LETTERATURE MONDO
SGUARDI SUL PARAGUAY
Il paese dove
le donne fumano sigari

      
Una rassegna informativa sui pochi libri ed autori che si sono occupati a vario titolo in Italia della nazione latino-americana che era e rimane ‘non di moda’ per la nostra editoria. A partire da un volume settecentesco di Muratori sulle missioni dei gesuiti, passando per le “Lettere mediche” delle escursioni ottocentesche di Paolo Mantegazza e per un romanzo di Emilio Salgari, per giungere all’opera di viaggio di Arnaldo Fraccaroli, ad un saggio di Cancogni e Boris, fino a una più recente antologia narrativa di sedici autori contemporanei uscita nel 2001. Ma nel complesso c’è un grande disinteresse per una realtà in via di molteplice sviluppo, sociale e culturale, che sarebbe meritevole di ben altra attenzione
      




   

di Maria Gabriella Dionisi

 

 

“In uno dei miei viaggi in paesi lontani, scoprii un’isola. Al ritorno, feci visita ad un famoso geografo. Mi ascoltò, consultò a lungo libri e mappe, poi mi disse: L’isola che hai scoperto non esiste. Non c’è sulle cartine.”

 

In questo breve apologo, il giornalista spagnolo Rafael Barrett  espresse ad inizio del XX secolo un dato ampiamente riconosciuto da quanti si occupano di quella che è stata definita – per la sua mediterraneità – “isola senza mare”. Il Paraguay, infatti, è stato e in qualche modo continua ad essere il paese meno conosciuto dell’America del Sud, sia geograficamente che culturalmente. Coacervo di razze, di modelli politici e sociali come la Repubblica Cristiana Socialista dei Gesuiti, esempio di isolamento completo durante il governo di José Gaspar Rodríguez de Francia, saggio di totalitarismo assoluto durante la lunga notte della dittatura di Alfredo Stroessner, il “corazón de América” ha scritto la sua storia in solitudine, dimenticato volontariamente o involontariamente dal resto del mondo.

L’ignoranza su tale realtà è evidente anche nel nostro paese dove i libri a essa dedicati e scritti da italiani, o le traduzioni di opere letterarie di autori paraguayani o di altre nazionalità si riducono a poche decine e hanno avuto una diffusione tanto saltuaria da non sortire alcun effetto concretamente divulgativo.

Così, nel tentativo di sopperire in piccola parte a tale situazione, un po’ per ricordarli, e un po’ per sollecitarne la rilettura e aprire un dibattito in merito, in queste brevi note proverò a dare di alcuni di essi un rapido cenno, seguendo l’ordine cronologico di pubblicazione, che permette di comprendere anche gli sviluppi della costruzione di una determinata immagine del Paese, oscillante tra verità e fantasia.

Partiamo così dal primo, Il Cristianesimo felice nelle missioni dei padri della Compagnia di Gesú nel Paraguai, scritto da Ludovico Antonio Muratori nel 1743 – quando l’esperienza missionaria in quei territori era al suo culmine – e ristampato da Sellerio nel 1985. Scopo del libro era, affermava l’autore, parlare di un paese di cui “poco o nulla viene conosciuto”, e allo stesso tempo intrattenere i buoni cattolici con la narrazione di uno spettacolo “degno degli occhi del Paradiso…[ossia]… vedere lo stato e la maniera di vivere dei novelli cristiani del Paraguay, per quel che concerne lo spirito e l’anima”. Naturalmente tutto era destinato ad esaltare l’opera dei confratelli, ma al lettore di oggi si offre come una prova “testimoniale” dei risultari di un’impresa che rimane unica nella storia della conquista e che merita di essere rivalutata.

Ma, tale idillica rappresentazione ebbe una dolorosa contropartita con la pubblicazione nel 1837 della traduzione del libro di due medici svizzeri Rengger y Longchamp, Il dottor Francia ed il Paraguay, la cui narrazione affrontava in modo diretto la situazione socio economica della neonata nazione senza tralasciare di denunciare le torture inflitte nelle carceri sotto il governo dell’uomo più enigmatico della storia ispanoamericana.

Tale visione negativa fu avallata da un nostro eminente medico e naturalista, Paolo Mantegazza che, secondo la moda dell’epoca, tenne aggiornati i lettori della “Gazzetta Medica Italiana sui viaggi compiuti tra il 1858 e il 1859 e sulla situazione in quella che definisce una Repubblica “stranissima”, una “piccola China americana”, il paese “più singolare di tutta quanta l’America”.





Fernando Gutiérrez, Senza titolo, Biennale d'Arte di Venezia 2011


Le sue Lettere Mediche furono poi riunite in un volume di grande successo. In esso era possibile trovare una gran quantità di informazioni, ancora oggi di grande interesse per chi voglia avvicinarsi alla conoscenza di quegli anni politicamente tanto conflittuali, ma soprattutto per avere una idea scientificamente corretta non solo della fauna e della flora, ma anche del carattere dei paraguayani.

Tali testi dovettero risvegliare un certo interesse se negli stessi anni, nella versione nostrana de “Il Giro del Mondo. Giornale di viaggi, geografia e costumi” fu pubblicato un lungo reportage di Alfred Demersay, in cui fornisce una propria immagine della popolazione che considera di “tempra dolce ed effeminata” e perennemente “rassegnata, dolce, paziente, flemmatica, buona”. E se, qualche anno dopo, vengono accolte con entusiasmo le relazioni di italiani che per ragioni diverse visitano o vivono nella terra dei guaraní. In tutti, ciò che più affascina è l’entusiasmo con cui rappresentano il paesaggio che si apre dinanzi ai loro occhi: “il fiume Paraguay […] è bellissimo, presenta per l'immaginazione gentile e per la pittura spettacoli incantevoli. […] gli uccelli di mille colori attratti per un clima soave abbondano considerevolmente […] il profumo che mandano tutte queste piante, è soavissimo”.

Anche Emilio Salgari dovette rimanere colpito da tali letture se nel 1894 propone al suo pubblico, prima a puntate e poi in volume, un romanzo intitolato Il tesoro del presidente del Paraguay.

Il libro fu un vero best-seller, bruciando 5 edizioni in 5 anni. A metà strada tra romanzo d’avventura e romanzo storico, in esso veniva rivalutato, in opposizione all’opinione corrente, il ruolo di Francisco Solano López, presidente in carica durante la guerra più sanguinosa dell’America Latina, combattuta dal Paraguay contro Argentina, Uruguay e Brasile uniti nella Triplice Alleanza. Primo e unico romanzo scritto in Italia sull’argomento, allora come ora rappresenta un (con)tributo notevole alla storia di quell’evento.

È durante gli anni ’30 che nel tentativo di promuovere l’emigrazione italiana verso quel territorio, considerato ancora “terra di opportunità” si diffondono altri libri di viaggio, come quello di Arnaldo Fraccaroli, Splendori e ombre del Paraguay. Con uno stile discorsivo e leggero, in esso viene tracciato un grazioso quadro di costume, in cui sono più le particolarità eclatanti che il giudizio di valore ad avere il sopravvento: “fumar sigari? Sì il Paraguay è il paese delle donne che fuman sigari per la strada, in casa, in campagna, a cavallo; dappertutto, sempre”.  

Ma tale processo (seppur saltuario) di diffusione di informazioni subisce poco dopo una battuta di arresto e risulta ancor più incredibile in considerazione dell’ attenzione a tutta l’America Latina dimostrata di lì a poco, e soprattutto tra il 1970 e il 1980, dalle case editrici italiane.

Nei decenni delle grandi rivoluzioni e della lotta armata, del rifiuto di qualsiasi forma di dittatura e durante i quali si accolgono a braccia aperte gli esiliati politici di ogni latitudine, il Paraguay oppresso dal governo militare di Stroessner, passa quasi inosservato. Restano così casi isolati e inascoltati il saggio storiografico di grande rilevanza di Manlio Cancogni e Ivan Boris Il Napoleone del Plata, testo imprescindibile per conoscere le varie fasi della guerra della Triplice Alleanza; il raffinato volume distribuito dell’editore Franco Maria Ricci che, proponendo le opere del pittore argentino Cándido López, dà una rappresentazione iconografica dello stesso avvenimento; le traduzioni dei saggi etno-antropologici de Pierre Clastres (di cui nel 2003 Ombre corte ha proposto la riedizione di La società contro lo Stato), che riportano l’attenzione sulle tribù guaraní, fondamento della identità paraguayana. Anche a livello puramente letterario, viene dato poco spazio agli autori che, come tutti quelli del cosidetto “boom”, denunciavano la violenza e i soprusi di cui era vittima la popolazione paraguayana. Solo Gian Giacomo Feltrinelli accetta di dare alle stampe le traduzioni dei due primi romanzi di quello che diventerà il più conosciuto narratore paraguayano, Augusto Roa Bastos. Ma i testi (Io, il Supremo e Figlio di uomo), ricercati nello stile e pregni del mondo magico guaraní, non superano l’ambito accademico e lasciano indifferente il pubblico di massa, tanto da essere in breve tolti dal catalogo della casa editrice.

Il Paraguay continuava ad essere, dunque, come aveva asserito Fraccaroli nel 1932, “un paese non alla moda”? E, il nuovo millennio con i suoi sofisticati mezzi di comunicazione, con Internet e facebook, concederà maggiore credito e possibilità alla conoscenza della realtà e della letteratura paraguayana?





Horacio Cordoba, El cielo, 2006


Per rispondere a queste domande ancora una volta ci atteniamo a dati concreti, elencando i vari volumi messi sul mercato nell’ultimo decennio che dimostrano (purtroppo) ancora la scarsa disponibilità delle case editrici a investire a vari livelli sull’argomento. È del 2001 la pubblicazione de Il Paraguay. La storia, il territorio, la gente (Antonio Pellicani ed.), una antologia di racconti di sedici autori contemporanei, molto attivi nel Paese e riconosciuti a livello internazionale, la cui realizzazione fu salutata positivamente dalla critica specializzata, tanto da stimolare la realizzazione della traduzione de I nodi del silenzio di Renée Ferrer (Oèdipus, Salerno 2005), ritenendolo espressione eccelsa della indiscussa maturità delle lettere paraguayane. Il romanzo, spietata denuncia della violenza nelle sue varie forme, affronta infatti con equilibrio e sapienza oltre che con uno stile altamente poetico il problema sempre attuale e mai risolto della condizione femminile in un contesto dittatoriale, ma universalizza il tema attraverso la contrapposizione e l’autoanalisi di due donne appartenenti a mondi geograficamente e culturalmente differenti.

Il 2005 è in realtà un anno “d’oro”, almeno in senso quantitativo: oltre al già citato romanzo, arrivano infatti in libreria altri due testi, di natura totalmente diversa. Parliamo della biografia romanzata Notizie dal Paraguay di Lily Tuck, per i tipi della Baldini e Castoldi Dalai, e del reportage Sulla tomba del maiale gonfiabile. Viaggio nel cuore del Paraguay tra dittatori, gesuiti e armadilli (Rizzoli) di John Gimlette.

Ma, espressione delle discutibili scelte editoriali - troppo soggette ai gusti del pubblico spesso più attirato dall’elemento scandalistico-spettacolare che da quello culturale - i due testi, mossi da una retriva visione eurocentrica, mostrano un volto artefatto del paese. Fidando sul successo avuto in Inghilterra da Gimlette, viene infatti proposta la versione italiana di un racconto di viaggio che, come si legge nella quarta di copertina, “diverte e informa, descrive e racconta in maniera scintillante e ricca di humour le ossessioni, i capovolgimenti e le stranezze che fanno del Paraguay un paese autenticamente esotico, dove l'unico luogo introvabile è il luogo comune.” (Il sottolineato è mio)

Una interpretazione certo poco condivisibile da quanti realmente conoscono il paese, che a tratti viene ridotto dallo scrittore-viaggiatore a fenomeno da baraccone.

Ancor meno “educativa” risulta la su citata biografia, opera della statunitense Lily Tuck, che riporta alla ribalta un discusso personaggio della storia del Paraguay, Elisa Alicia Lynch, la concubina del dittatore Francisco Solano López. Salutata in Italia come una opera interessante per aver dato voce ad una donna che aveva fatto molto scalpore all’epoca, è stata invece oggetto di un dibattito dai toni forti in Paraguay per il suo essere priva di veridicità storica. A questa ha fatto seguito nel 2010 un’altra biografia sullo stesso personaggio, scritta dall’irlandese Anne Enright, il cui titolo è anticipatore del suo contenuto, Il Piacere di Eliza Lynch.

I due testi hanno in comune non solo l’argomento ma anche il modo di affrontarlo, giacché mettono in luce non tanto il ruolo storico avuto dalla donna che contribuì a francesizzare il Paraguay, ma enfatizzano soprattutto il carattere considerato libertino delle relazioni sessuali tra i protagonisti, manifesto fin dall’incipit di taglio marcatamente erotico.

Un quadro dunque poco confortante che fa riflettere sulle possibilità concrete di arrivare ad una comprensione piena e libera da preconcetti di quella che invece è una realtà di grande interesse, meritevole di attenzione per i molti contributi umani e culturali che potrebbe dare a questo nostro stanco paese.

 




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