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L’insostenibile leggerezza del pop


      
“Funziona così” è il disco d’esordio di Giacomo Docimo, trentenne cantautore romano già attivo come chitarrista in varie cover-band capitoline. Un cd di 14 brani dai ritmi tipicamente latini e nel solco della tradizione melodico-moderna della canzone italica. Il tema pressocché esclusivo è l’amore cantato con un’intonazione complessivamente ottimistica, piena di slanci di felicità, che si sforza sempre di ‘pensare positivo’ anche di fronte alle inevitabili contraddizioni della vita di coppia.
      



      

di Marco Palladini

 

 

Musica ‘leggera’ o l’insostenibile leggerezza del pop. È quella che promana dai quattordici brani di Funziona così, il disco d’esordio di Giacomo Docimo. Trentenne cantautore romano, già attivo come chitarrista in varie cover-band capitoline, che qui stempera la sua primigenia matrice rockettara vòlta ai ‘Golden Sixties’ per abbracciare ritmi allegri tipicamente latini o assumere cadenze melodico-pop nel solco di una tradizione canzonettara italica che qui svaria da Alex Britti a Eros Ramazzotti, fino al De Gregori più disimpegnato. Anche rispetto all’ultima ‘vaguecantautorale tricolore (da Pacifico ad Alessandro Mannarino), Docimo si situa infatti in una zona insensibile ai temi social-politici o più drammaticamente problematici. I suoi pezzi celebrano i giorni dell’amore cantato, con un’intonazione complessivamente ottimistica, piena di slanci di felicità, che si sforza sempre di ‘pensare positivo’ anche di fronte alle inevitabili contraddizioni del ménage di coppia. Così, può proclamare “Guarda che ora sono tranquillo, perché ho capito che rende tutto più vero e più bello, vivere insieme a te”. Soltanto nell’evocazione di un amorino al tempo della scuola (“La più bella del mondo”) per un attimo la realtà esterna balena sullo sfondo (“… Nelle notti bagnate, un normalissimo inverno, alla tele la guerra e quella storia là”). Per il resto Docimo come ogni cantante innamorato è concentrato unicamente sulla sua sfera personale, privata, sulla relazione sentimentale come alfa e omega dell’esistenza. E anche laddove compare il tema del tradimento (“Non c’è”), è incline a scivolar via leggero, a non farne un dramma, ad assolvere lo sbaglio, sono cose che capitano, meglio perdonare. Per certi versi, questo piacevole debutto discografico mi ha fatto pensare nel suo ‘mood’ ai primi dischi dei Beatles, come se Docimo idealmente inseguisse quella loro aurorale, spensierata, entusiasta, adolescenziale vena sentimentale che li faceva urlare in coro “She loves you, yeah, yeah, yeah” o “I want to hold your hand”.   

In ogni caso Docimo ha costruito bene il disco, attentamente calibrato sulle sue capacità vocali, agili e ‘easy’, mai forzate o pretenziose. In “E tutto suona di felicità” cita il ‘Kalimba de luna’ di Tony Esposito, in “Senza fiato” (proposta anche in versione francese) il sound si giova della illustre tromba ‘guest’ di Fabrizio Bosso, uno dei migliori jazzisti nazionali, in “Il successo” il ritmo incalzante della chitarra elettrica ne fa un pezzo quasi rock.

“Funziona così” è, poi, un titolo riferito all’amore (che “viene solo quando viene”), ma potrebbe anche essere l’involontaria spia di una visione di parecchi trentenni di oggi, disillusi e disincantati, del tutto estranei sia alla politica come alla militanza civile perché tanto il mondo ‘funziona così’ e non lo si può cambiare. Insomma, arresi o rassegnati allo ‘statu quo’. Esagero? Forse, ma si sa che il pop dice sempre più cose di quelle che pensa di dire. Oh Yeah.






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