LUOGO COMUNE
RICORDI
Ignazio Delogu, poeta locale
e universale


      
Un docente dell’Università di Sassari traccia un breve profilo dell’autore sardo, morto un anno fa. Figura eclettica di politico, giornalista, studioso, critico, saggista, traduttore, drammaturgo, narratore e scrittore in versi. La sua vena lirica di nobile umanista isolano, che si esprimeva sia in dialetto che in lingua qui viene attestata da una piccola silloge di suoi testi poetici.
      



      

di Michele Pinna

 

 

Ignazio Delogu: un poeta geografo preoccupato del destino della polis

 

Ignazio Delogu rappresenta per la letteratura sarda il vero modello di poeta locale universale. Tutta la sua produzione e la sua attività di poligrafo plurilingue (poeta, narratore, saggista, drammaturgo, critico), ma anche di conferenziere e di singolare affabulatore, è caratterizzata da una forte tensione di scavo interiore che, via via. si espande verso i luoghi più prossimi dell’esperienza esistenziale (la comunità, la gente, le cose, la memoria, il sogno) fino ad elevarsi e sospingersi verso la dimensione del progetto e del valore che conferisce alla sua opera un significato etico oltre che estetico. In tal senso la dimensione estetica serve da mediurn espressivo e comunicativo attraverso cui la parola, il gesto, il suono, la forma e lo stile materializzano e costruiscono un continuum creativo in cui il giudizio sul mondo non si pone come espressione di astratte categorie o di sintesi concettuali entro le quali archiviare la realtà, ma diventano spazio, luogo, tempo concreti degli uomini; carne e sangue, in una parola: vita.

La connotazione locale della sua poetica, animata da una profonda adesione, patriottica e matriottica, che lo lega alla sua terra attraverso la lingua ed una spessa segnatura antropologica, non impedisce alla poesia di Ignazio Delogu, che anzi, della dimensione locale sembra favorirsi e avvantaggiarsi, di esplorare i sentimenti più profondi dell'uomo provenienti dalle viscere del sentire umano quali l’amore e il dolore.

 

Poeta lirico, cantore e scrittore egocentrico, nell’accezione più alta e più rischiosa, ma anche più deviante, che espone l’io biografico alle tensioni e alle regole dell’io poetico, e che, insieme, gl’impongono di scostarsene, attraverso la costruzione di un proprio stile e di una propria lingua, Delogu è anche in grado di dare corpo ad una singolare dimensione geografica della letteratura dove la natura dei luoghi, i paesaggi, la storia, le dinamiche comunicative, gli aspetti economici e produttivi di una terra martoriata e spesso lacerata dall’odio e dalla divisione interna, come la Sardegna, configurano la mappa fedele di una società e di una cultura che nella sua marginalità e nelle sue velocità non disdegna il confronto con il mondo e ad aprirsi ad esso. La voglia del poeta di contribuire al cambiamento del mondo e alla sua costruzione, in maniera che l'umanità possa vivere meglio ed il cammino della storia possa consentire ad ogni individuo di esprimere la sua presenza e la sua riconoscibilità, trova nella produzione dell’autore un suo stile ed una sua linea di senso.

 

Scrittore autentico e identitario, nella sua adesione e nella sua profonda lealtà a se stesso, Delogu, nella sua opera, sente e mostra di sentire tutta la responsabilità dell’uomo che pensa e che agisce, dell’uomo che sogna e che realizza, dell’uomo che dissacra e che costruisce, dell’uomo che decide e che sceglie. In tal senso l’opera di Delogu è anche un'opera “politica” ma nell’accezione più alta e più aristocratica del termine; e che, perciò, niente ha da spartire con la pochezza della politica dei nostri tempi. Una politica che non assume responsabilità, che non decide e che non sceglie, che non agisce e che non realizza, neanche quando a guidare la repubblica, sotto le mentite spoglie di consulenti e di intellettuali a gettone, sono i filosofi. Lo stesso Platone ne resterebbe deluso, e chi sa che, in una nuova repubblica tutta da costruire, non sia giunto il tempo di ridare ascolto e cittadinanza ai poeti e alla poesia, nella sua antica accezione di capacità di fare, costruire, inventare e, perché no, sognare mondi concreti dove gli uomini possano vivere se non felici, almeno un po’ meno infelici. Peccato che il lettore di questa antologia non possa avere a disposizione se non pochi versi, dell’opera di Delogu, strappati al loro contesto, costituito dalla silloge A boghe sola della quale abbiamo avuto modo di occuparci più diffusamente in altre occasioni. Invitiamo il lettore ad una esplorazione dell’opera del Nostro, approfondendo le note biobibliografiche che appaiono in nota.

 

******





Un'immagine giovanile di Ignazio Delogu


Le traduzioni dal sardo sono a cura dell’Autore.

 

 

Oe già ses bella

 

Oe già ses bella oe già ses galana

ses in sa gloria de sa tua ermosura

oe ses pitzinna oe ses criadura

terra antiga che pedra in fundu

’e mare colore no bind’at chi

no ti deghet sos ojos tuos sun

ojos de allegria terra ’estida

de prendas e lugores ma sene

immentigare sos suores

chi as pretesu pro ti trabagliare.

Oe est die ’e festa tempus de

incunzare custa bellesa tua

tottu isplendore.

 

 

Oggi sei bella

 

Oggi sei bella oggi sei graziosa

sei nella gloria della tua bellezza

oggi sei bambina sei proprio piccolina

terra antica pietra in fondo

al mare non c’è colore che non

ti si addica i tuoi occhi sono

occhi d’allegria terra vestita

di gioie e di splendori senza

dimenticare mai i sudori che

hai preteso per farti coltivare.

Oggi è giorno di festa tempo di

godere questa bellezza tua

tutta splendore.

 

***

 

Su corpus tou

 

Mi piaghet su corpus tou

a manzanile cando isgiarin

sas umbras in s’imbena

e s’avverat su sole in sos cabijos

iscalo montes che valo in baddijos

fintzas a t’abbratzare sos benujos

tando ti miro pasida in sos ojos

e reposo sene pius disitzos.

 

 

Il tuo corpo

 

Mi piace il corpo tuo

quando al mattino diradano

le ombre del tuo pube e sorge

il sole sopra i tuoi capezzolí

scalo montagne esploro le tue valli

per abbracciarti infine le ginocchia

guardo allora sereni gli occhi tuoi

e in te riposo senz’affanno ormai.

 

***

 

 

Ti naro chi t’istimo

 

Ti naro chi t’istimo

ca ses sa piùs galana

sa picciocca piùs bella

e risulana. Cun sos ojos

tue ries e cun sas laras

mi giamas cun sos peigheddos

tuos curres a mi chircare

in su mentras chi cantat

sa ’oghe tua che abba ’e riu

chi curret a mare.

 

 

Ti dico che ti amo

 

Ti dico che ti amo

perché sei la più bella

la ragazza più bella

e ridanciana. Cogli occhi

ridi e con le labbra

mi chiami con i piedini tuoi

mi vieni incontro e canta

la tua voce come l’acqua del fiume

che corre verso il mare.

 

***

 

Serenada

 

Mortos che sun sos fogos

de sa festa, ma un’atteru

in su coro s’est atzesu

no est fogu chi s’istudat

da-e attesu, ma cun sas abbas

de s’amore ebbia.

sa notte est isteddada

e su lentore falat serenu

in sa notte astrada.

Beni, sienda mia, ti so

isettende sene torrare

alenu tremulende.

In s’iscurore t’ido caminende

cun sos peigheddos tuos lebios

che fotza e su risu chi

giughes in coro. Bella già ses

che prammaera sas laras rujas

che melagranada e su sinu

biancu che nie.

Beni, istimada, curre

fintzas a mie. No est ora

de t’istentare. Est notte manna

fatta pro ti amare.

 

 

Serenata

 

Sono ormai spenti i fuochi

della festa ma un altro

dentro il cuore resta acceso.

Fuoco che non si spegne

da lontano ma solo

con le acque dell’amore.

La notte è tutta stelle

e la rugiada scende serena

nella fredda notte.

Vieni, tesoro mio, ti sto

aspettando senza riprender fiato

e sto tremando.

Nel buio ti vedo avanzare

coi piedini leggeri

come foglie e col sorriso

che porti nel cuore. Bella tu sei

come una palma hai labbra rosse

come melagrana ed il tuo seno

ha candore di neve.

Vieni, amata, di corsa

fino a me. Non puoi tardare

È notte fonda

fatta per amare.

 

***

 

 

A bortas mind’istracco

 

A bortas mind’istracco d’esser sardu

si mi siccan son ojos sas iaras si m’unfiana

e-i su coro comintzat a brincare che

puddedru in sa tanca. Tando

penso in logos anzenos furisteris

in tzitades inue die e notte sempere

sun allegras sas carreras b’at movimentu

e a dogn’ora b’at treatos e cinemas

e-i sa zente saludat e faeddat

comente in bidda no s’est bidu mai.

Zente tzivile de bonos sentimentos.

Michandonaromichando

a logu attesu furisteri cras michando

e no che torro pius saludo

a tiu Barore e a Damianu

a Totoi a Micheli e a Billia e

michando derettu.

A narrer chi los so intendende

setzidos in piatta in sa pedrissa:

Andendes es? In bon’ora...

si b’aguantas. Attere che a tie

bind’at partidu... S’in casu torcadinde

a cua mancari... A nois semper inoghe

nos agattas… Michando cras

o fortzis barigadu. Istanotte mi setzo

in su giannile cun un’ojada

mi dispido da-e su ’ighinadu e a manzanile

m’avvio sene mi ’oltare. Cheret

chi su tempus siat bonu e chi in carrera

non b’appat nisciunu ca s’ido zente,

l’isco, mi frimmo a arrajonare e

non nde tenzo coro de micch’andare.

O fatto mustra chi so già torradu

a leare cosa chi m’apo immentigadu...

 

 

A volte sono stanco

 

A volte sono stanco d’esser sardo

mi si seccano gli occhi le labbra mi si gonflano

e il cuore incomincia a saltare come

puledro nel campo. Allora

penso a luoghi lontani forestieri

città dove sono allegre le strade notte e

giorno c’è movimento e

sempre ci sono cinema teatri

e gente che saluta e parla

come da noi non succede mai.

Gente civile di buoni sentimenti.

Me ne vado – dico – me ne vado

in luogo lontano forestiero domani me ne vado

e non ritorno più saluto

zio Barore e Damiano

e Tottoi e Michele e Billia e

me ne vado senza neanche voltarmi.

Mi sembra di sentirli

seduti in piazza sui cantoni:

Stai partendo? In buon’ora...

se resisti... Altri che te ne

abbiam visto partire... Nel caso

magari di nascosto... Noi sempre qui

ci ritrovi... Me ne vado domani

o forse dopodomani. Stasera mi siedo

sulla soglia con uno sguardo

saluto i vicini senza una parola e all’alba

vado via senza voltarmi. Spero

che sia buon tempo e che per la strada

non trovi nessuno perché se vedo gente

lo so. mi fermo a chiacchierare e

non trovo più il coraggio di partire.

O dico che son già tornato a prendere qualcosa

che avevo dimenticato...

 

***

 

 

Cun tegus

 

Cun tegus deo ebbia

Tue mi naras ca emmo

(Deo allegru, vida mia)

Tue mi naras ca nono

(Deo tristu, vida mia)

cun tegus deo ebbia.

 

 

Con te

 

Con te solo io

Tu mi dici di sì

(Io allegro, vita mia)

tu mi dici di no

(Io triste, vita mia)

con te solo io.

 

 

 

*  Tutti i testi provengono dal volume antologico Città di Sassari – Lingue minoritarie, culture delle minoranze  (Ellis edizioni, 2009).

 

 




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