SPAZIO LIBERO
GENNARO GAUDINO
Lo sport come cultura e metafora della vita


      
L’ultima pubblicazione di questo giornalista, esperto studioso del calcio in Campania, è dedicato all’insieme delle attività sportive a Pozzuoli, ripercorrendone sia le storie che le leggende. Dal resto da Saba a Pasolini, da Sartre a Eliot, da Galeano a Soriano, sono molti gli scrittori che hanno sostenuto l’importanza culturale e sociale del linguaggio sportivo.
      



      

di Giorgio Moio

 

 

È dal lontano 1994, con la pubblicazione del suo primo volume (Diavoli Rossi. La tradizione calcistica flegrea, Ed. Riccardi) che Gennaro Gaudino, giornalista pubblicista, nonché accreditato ed esperto studioso del calcio campano, ci diletta e ci nutre di cultura – è proprio il caso di dire – con le sue pregevoli pubblicazioni (Puteolana, 2007; Storia di un cuore granata, 2009; Viaggio storico nel calcio flegreo, 2009; Storia e personaggi della tradizione calcistica puteolana, 2011), cariche di un lavoro oculato e certosino, di documenti, di notizie e foto sovente inedite, scovate tra la polvere e la muffa di archivi e biblioteche o tra le pagine ingiallite dal tempo di giornali d’epoca: unico protagonista dei suoi lavori, il calcio flegreo. Queste pubblicazioni avvalorano anche il contesto socio-culturale dove essi nascono e attingono notizie, il più delle volte (anzi, quasi sempre) riscontrando una vacua disponibilità e sensibilità da parte delle amministrazioni locali ed imprenditoriali. Eppure la cultura di un luogo, di una città, si divulga soprattutto attraverso i libri, anche se l’argomento è lo sport.

È un problema annoso, c’è poco da fare, che non incontra spiragli di soluzione: la mancanza di solidarietà e sostegno economico da parte delle istituzioni è il motivo principale che frena iniziative del genere o per cui molte società sportive falliscono. Ma Gennaro Gaudino, imperterrito, al limite della testardaggine, prosegue il suo lavoro di divulgazione dello sport puteolano, col volume fresco di stampa e in elegante veste tipografica, Lo sport a Pozzuoli. Storia e leggenda (Tipolitografia “Grafica Montese”, Monte di Procida, 2012, pp. 144, euro 40,00). Nel leggere questa ennesima fatica di Gaudino, si ha ancor più netta la convinzione – se mai ce ne fosse bisogno – che la cultura di una città, come accennato all’inizio, passi anche attraverso lo sport, non fosse altro che per i personaggi legati ad esso che hanno contribuito negli anni a scrivere pagine importanti e/o eccezionali, sovente assurti alla ribalta nazionale.





D’altronde se lo sport, e in particolare il calcio, occupa pagine importanti in alcuni volumi di poesia, un’arte sensibilmente alta e protervia di umanità, vorrà pur dire qualcosa: dunque, non è azzardato sostenere che sport e poesia allietano gli animi e preparano (nel fisico e nella mente) gli uomini ad accogliere l’altro da sé, a vivere in sintonia col proprio mondo. Mi piace, ora citare una poesia di Saba, che ritengo esemplare per quanto detto:

 

SQUADRA PAESANA

Anch’io tra i molti vi saluto, rosso-
alabardati,
sputati
dalla terra natia, da tutto un popolo
amati.
Trepido seguo il vostro gioco.
Ignari
esprimete con quello antiche cose
meravigliose
sopra il verde tappeto, all’aria, ai chiari
soli d’inverno.

Le angoscie
che imbiancano i capelli all’improvviso,
sono da voi così lontane! La gloria
vi dà un sorriso
fugace: il meglio onde disponga. Abbracci
corrono tra di voi, gesti giulivi.

Giovani siete, per la madre vivi;
vi porta il vento a sua difesa. V’ama
anche per questo il poeta, dagli altri
diversamente ‒ ugualmente commosso.

 

Il gioco del calcio (ma lo sport in genere) diventa linguaggio attraverso i poeti e gli scrittori, i segni che ci trasmette sono fonemi del linguaggio parlato:

 

Esso ha tutte le caratteristiche fondamentali del linguaggio per eccellenza, quello che noi ci poniamo subito come termine di confronto, ossia il linguaggio scritto-parlato. 

Infatti le “parole” del linguaggio del calcio si formano esattamente come le parole del linguaggio scritto-parlato. Ora, come si formano queste ultime? Esse si formano attraverso la cosiddetta “doppia articolazione” ossia attraverso le infinite combinazioni dei “fonemi”: che sono, in italiano, le 21 lettere dell’alfabeto. 

I “fonemi” sono dunque le “unità minime” della lingua scritto-parlata. Vogliamo divertirci a definire l’unità minima della lingua del calcio? Ecco: “Un uomo che usa i piedi per calciare un pallone è tale unità minima: tale “podema” (se vogliamo continuare a divertirci). Le infinite possibilità di combinazione dei “podemi” formano le “parole calcistiche”: e l’insieme delle “parole calcistiche” forma un discorso, regolato da vere e proprie norme sintattiche. 

I “podemi” sono ventidue (circa, dunque, come i fonemi): le “parole calcistiche” sono potenzialmente infinite, perché infinite sono le possibilità di combinazione dei “podemi” (ossia, in pratica, dei passaggi del pallone tra giocatore e giocatore); la sintassi si esprime nella “partita”, che è un vero e proprio discorso drammatico. 

I cifratori di questo linguaggio sono i giocatori, noi, sugli spalti, siamo i decifratori: in comune dunque possediamo un codice. 

Chi non conosce il codice del calcio non capisce il “significato” delle sue parole (i passaggi) né il senso del suo discorso (un insieme di passaggi).

 

[Pier Paolo Pasolini, Saggi sulla letteratura e sull’arte, Vol. II, Meridiani Mondadori, Milano 1999]  





Pier Paolo Pasolini calciatore, con la maglia rossoblu del 'suo' Bologna


E ancora Pasolini:

 

Il gioco del calcio è lo sport nazionale per eccellenza non solo in Italia; l’unico che unisce in un comune sentimento di entusiasmo e partecipazione tutte le fasce sociali e che riesce a tenere desta l’attenzione ben prima e ben dopo l’ora e mezza di durata della partita. Che sia il mezzo televisivo o la visione diretta a comunicare le immagini del gioco, l’eccitazione del pubblico si mantiene sempre a un livello molto alto e la tensione quasi mai si acquieta con la fine del gioco, ma lo trascende e ha modo di scaricarsi nelle strade cittadine, coinvolgendo anche chi l’incontro agonistico non l’ha seguito. È un gioco che, proiettato oltre gli stadi ufficiali, si reinventa quotidianamente nelle migliaia di campi sportivi più o meno improvvisati, nelle scuole e nei cortili delle case, ovunque si ritrovino un gruppo di ragazzi intorno a un pallone.

Registrare questo fenomeno, con spirito di partecipazione, con la serena ottica dell’interesse culturale, con l’acuta indagine della curiosità è la sfida che hanno lanciato, nel tempo, giornalisti, fotografi, sociologi, filosofi, pittori, scultori e anche letterati.

 

Il calcio è una metafora della vita, secondo Jean-Paul Sartre; la vita è una metafora del calcio, per il filosofo Sergio Givone; Eugenio Montale sogna «che un giorno nessuno farà più gol in tutto il mondo»; anche Thomas Stearnes Eliot sostiene il binomio calcio-cultura: “il calcio è un elemento fondamentale della cultura contemporanea”. Addirittura per Eduardo Galeano, lo scrittore uruguaiano che, unitamente all’argentino Osvaldo Soriano, ha trasformato il calcio in una moderna forma epica,  “il calcio continua a voler essere l’arte dell’imprevisto”.    

 

Ritornando al Nostro, con un linguaggio senza fronzoli, che bada al sodo, ma piacevole nella sua fluidità, ci dà riscontro, dopo accurate ricerche, di alcuni personaggi ed eventi puteolani che, specie nel secolo scorso, hanno maggiormente dato lustro alla città di Sophia Loren: Luigi Fasulo, che arrivò alla soglia del titolo italiano dei pesi Gallo; il compianto Enzo D’Angelo, protagonista della pallanuoto mondiale; il presidente della Puteolana anni ’50 Alfonso Artiaco, divenuto senatore della Repubblica; la mitica Fulgor Puteoli che partecipò alla Seconda Serie Nazionale di basket, etc.

Dunque, ricerca e passione è il binomio che accompagna le pubblicazioni di Gaudino, un lavoro importante ed istruttivo che non ha mai riscontrato il sostegno economico e l’incoraggiamento da parte degli amministratori locali (esclusa la giunta Mobilio che sostenne Diavoli Rossi), che ci costringe ancora una volta a sottolineare la poca attenzione verso lo sport da parte dei politici, almeno non nella misura in cui si spendono per i loro loschi affari. Tuttavia, dovete rassegnarvi: Gennaro Gaudino continuerà, testardo com’è, a regalarci libri di qualità, ed io già mi sto preparando all’ennesima piacevole ed entusiasmante lettura.

 

 




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