LUOGO COMUNE
ANTOLOGIE
“Narratori
degli Anni Zero”:
il catalogo è questo


      
La rivista “L’illuminista” ha affidato al critico Andrea Cortellessa la responsabilità di selezionare i venticinque più interessanti autori italiani in prosa dell’ultima generazione. È un’operazione che si oppone all’attuale ‘mercatocrazia’ e alla prevalenza del romanzo più o meno convenzionale, per privilegiare la ricerca di uno stile polimorfo e polisenso, l’esposizione di scritture capaci di occupare assieme uno spazio immaginativo e teorico di forte profilo e variamente radicato e declinato.
      



      

di Francesca Fiorletta

 

Dopo la discussa e importante antologia poetica curata da Vincenzo Ostuni, Poeti degli Anni Zero, appunto, ecco che L’illuminista, la rivista di cultura contemporanea diretta da Walter Pedullà, decide di focalizzare l’attenzione anche sulla scrittura in prosa. Con Narratori degli Anni Zero (Edizioni Ponte Sisto, 2011, Roma, pp. 656, € 30,00), l’arduo scettro del curatore è affidato all’ottimo critico Andrea Cortellessa, che ha dunque selezionato venticinque tra i migliori scrittori del panorama letterario contemporaneo, analizzandole compiutamente le varie tipologie stilistiche e espositive, soprattutto in relazione al periodo storico che stiamo vivendo e alla tanto delicata situazione sociale presente.

Fin nell’articolata introduzione all’antologia, perciò, Cortellessa si trova ad affrontare lo spinoso problema del mercato editoriale odierno, in relazione al noto “orizzonte d’attesa” dei lettori, che sarebbe in gran parte volto, per la verità, al privilegiare la forma più classica del romanzo, a discapito delle pure numerose sperimentazioni narrative ibride, oggi tuttavia parecchio interessanti.

Stando alle parole di Cortellessa e, ahinoi, alle pur adulterate classifiche di vendita, si assiste oggi a una «mercatocrazia» assai diffusa e generalizzata, che concorre all’appiattimento anche della stessa tipologia-romanzo, ormai ridotta quasi esclusivamente a una narrazione quanto più possibile lineare e standardizzata, diremmo mainstream, se non quando addirittura scialba e assai sterile.

Siamo nel pieno di un vero e proprio «ritorno all’ordine» del genere romanzesco tutto, sempre dicendola con Cortellessa, che invece ricorda giustamente come proprio il Novecento sia stato il grande secolo d’oro del romanzo sperimentale, con un’attenzione intelligente e vitalissima delle forme linguistiche e intersemiotiche di una narrazione innovativa e ardimentosa.

Una narrazione che, al contrario, oggi sembra essersi svuotata e semplificata oltre ogni misura, risentendo anche della fagocitazione intermediale delle strategie comunicative derivanti dalle fiction televisive, ad esempio, o dal cinema per famiglie, dal web e persino dalla pubblicità.





Ecco il motivo principe che soggiace alla cernita degli autori coinvolti in quest’antologia, dunque: la ricerca di uno stile polimorfo e polisenso, di scritture che sappiano occupare uno spazio fisico e teorico forte e radicato, tanto sulla pagina scritta quanto nel pure sconfortante panorama narrativo editoriale odierno.

La dispersione, quasi traumatica, di forme e contenuti, perciò, interessa tanto le voci narranti qui coinvolte, quanto l’intero universo letterario da esse stesse rappresentato. Un universo, in sintesi, prima slabbrato e poi forse ricompreso, sempre e comunque dialogante con un lettore non sia pigro, che non sia assuefatto alla noia merceologica, che sia anzi ansioso di compenetrarsi con la distrazione e la casualità che soggiacciono alla nostra più autentica quotidianità.

Gli autori presenti nell’antologia, perciò, quegli autori la cui scrittura può ben considerarsi «compiutamente emersa» in questi primi dieci anni del Duemila, presentano peculiarità e modi espressivi anche molto distanti fra loro, sia per il diffratto stile letterario che prediligono, che in special modo per le tematiche trattate: possiamo così leggere i testi più brillanti di Tommaso Pincio e di Antonio Pascale, commuoverci e riflettere coi brani di Laura Pugno e Andrea Bajani, godere dell’acuta intelligenza delle parole di Giorgio Vasta…

Ad ogni modo, questo progetto antologico, portato avanti magistralmente da Andrea Cortellessa, non intende tanto focalizzarsi sull’elezione, per così dire, pro capite dei singoli autori presenti, bensì tende a riflettere sull’andamento globale della scrittura, in relazione ai mutamenti di questo nuovo e affollato millennio che stiamo affrontando con fatica, sia dal punto dei vista sociale che più strettamente creativo e artistico.

Da ultimo, per dirla con Paolo Nori:

Comunque mi mettevo a cercare, che non si sa mai. Che anche la letteratura italiana, prima di leggere, io pensavo Fa schifo, la letteratura italiana contemporanea. Dopo ho letto, ho visto che certi scrittori italiani contemporanei sono bravi, a scrivere i libri.

 




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