LETTURE
VITTORIO SPINAZZOLA
      

Alte tirature

La grande narrativa d’intrattenimento italiana

 

Il Saggiatore, Milano 2012, pp. 191, € 19,50

    

      


di Sergio D’Amaro

 

 

Col bestseller nazionale si può scrivere un’altra letteratura italiana

 

Un libro coraggioso, brillantemente scritto, giustamente provocatorio. Alte tirature di Vittorio Spinazzola non lascia indifferenti nella saggistica che conta, anche perché è stato realizzato da uno che la letteratura contemporanea la segue accanitamente da molto tempo, tenendola aggiornata con i quaderni annuali intitolati appunto alle tirature. Che cosa ha scoperto il nostro acuto critico? Che forse nell’ultimo cinquantennio di contraddittoria storia d’Italia, vista nell’ottica delle belle lettere, la letteratura cosiddetta d’intrattenimento si è guadagnata qualche blasone rispetto alla letteratura cosiddetta alta.

 

Si tratta, alla fin fine, di levarsi gli occhiali del pregiudizio e capire i meccanismi complessi che scattano nella capacità d’invenzione di un autore, sondare le reazioni psicologiche profonde che legano i lettori ad un certo prodotto con i suoi protagonisti, le sue trame, le sue impalcature strutturali, la sua riconoscibilità. Qualcuno ha messo in campo il criterio della ‘leggibilità’, la semplicità di un linguaggio e di uno stile che rispondono più da vicino alle proprie aspettative e al profilo di una cultura non esigente. Doti che certo si ritrovano in un bestseller, che s’impone per un quid indeterminabile, per un dispositivo retorico e tematico che sprofonda nelle zone più recondite di masse sterminate di lettori.

  

Fatte salve alcune costanti storiche ormai acquisite, e cioè che in Italia vi è una netta divisione tra letteratura seria e impegnata e letteratura popolare imperniata soprattutto su generi e filoni ben riconoscibili (giallo, rosa, satira, eros, horror, fantascienza ecc.), quest’ultima praticamente ignorata dalla critica, il dibattito vola alto quando si prendono in considerazione le alte tirature e specialmente le alte quote di vendita e di successo che il secondo tipo di scrittura ha saputo conquistarsi non in migliaia, ma in milioni di italiani. Chi tra i grandi scrittori ha saputo fare questo nel Bel Paese a memoria del secondo Novecento e oltre? I nomi che salgono alle labbra sono soltanto Tomasi di Lampedusa, la Morante ed Eco, che ebbero l’onore di un successo davvero popolare. Andare alle grandi cifre del marketing, come fa Spinazzola, significa tuffarsi in un’altra dimensione, le cui caratteristiche risultano altrettanto interessanti anche se occorre abbandonare i criteri del ‘grande stile’, della ‘necessità’, del romanzo come strumento di conoscenza e di riflessione.

 

Nel libro sono analizzati dodici autori nell’ordine cronologico delle loro opere significative. Si parte dal Fantozzi di Paolo Villaggio nel 1971 (che sfrutta opportunamente l’uscita preventiva a puntate su un giornale a larga diffusione, per poi diventare anche film), per considerare via via Porci con le ali di Rocco e Antonia, Un uomo della Fallaci, Anna dagli occhi verdi della Casati Modignani, Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano di Gino e Michele, Va’ dove ti porta il cuore della Tamaro, Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Brizzi, Il ladro di merendine di Camilleri, Io uccido di Faletti, Cento colpi di spazzola di Melissa P., Tre metri sopra il cielo di Moccia e infine Gomorra di Saviano.

 

Si arriva così al 2006, coprendo un arco di oltre quarant’anni e dimostrando che la cosiddetta letteratura d’intrattenimento ha saputo progressivamente conquistarsi fette importanti di pubblico, sopravvivendo a sessantottismi, debolismi e annesse escatologie e palingenesi. Lungo il nastro drammatico degli eventi, questo parallelo canale letterario ha saputo inventarsi un suo linguaggio, una sua tecnica narrativa, sue tematiche originali accarezzando e suggestionando l’immaginario del popolo italiano. Questo ha voluto dimostrare Spinazzola nei suoi impegnati saggi monografici, cercando di smontare quegli artifici narrativi e di spiegare perché sono piaciuti tanto, che fossero il surreale Fantozzi, o la saggia nonna della Tamaro, o il precario universo adolescenziale di Moccia.




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