SPAZIO LIBERO
CINEPRIME –
“MAGNIFICA PRESENZA”
Un gruppo
di personaggi
in cerca d’attore


      
Ambientato a Roma, nel quartiere di Monteverde, il nuovo film di Ferzan Ozpetek è un assai personale mix di dramma e di commedia. Il protagonista (Elio Germano) è un giovane siciliano che sogna una carriera attorale e si trova ad andare a vivere in una casa infestata di fantasmi, con citazioni plurime da Eduardo a Kubrick, da Almodòvar a Pirandello, da Fellini a Coppola. Però, la pluralità dei registri del racconto non è sempre ben calibrata e l’intonazione da ‘giallo’ che pretende risposte tanto razionali quanto prevedibili nuoce all’esito della pellicola.
      



      

di Enzo Natta

 

 

Roma, quartiere di Monteverde Vecchio. Un ambiente fermo nel tempo, intriso di nostalgia del passato, di un qualcosa di indefinibile e di inafferrabile che vive soltanto nel ricordo. Un ambiente che sembra uscito da un libro di fiabe, sospeso fra cielo e terra, tipico per favorire quelle misteriose alchimie che Conrad intravedeva in uno strano malessere che tormentava i vecchi marinai, condannati dalla navigazione a vela a un isolamento forzato per mesi e mesi, e che Tim Burton aveva descritto in Big Fish. Ideale condizione di stallo dove la fantasia si accende per poter evadere dalla solitudine, evocare fantasmi, sogni, ossessioni che si mischiano alla realtà e finiscono per sovrastarla.

È quel che capita a Pietro, 28 anni, arrivato a Roma dalla Sicilia spinto dal grande sogno di fare l’attore. Ragazzo timido, solitario, divide provvisoriamente lo stesso appartamento con la cugina. Un giorno, finalmente, Pietro trova una casa tutta per sé, un appartamento d’epoca in una zona tranquilla e appartata di Monteverde Vecchio. Per un po’ tutto procede tranquillo, poi cominciano a manifestarsi strani scricchiolii, rumori molesti e  segnali inquietanti. È evidente che  assieme a lui c’è qualcun altro in quella casa. Ma chi?  Le misteriose creature che non tardano a rivelarsi sono elegantissime, eccentriche, in abiti da sera e perfettamente truccate...

Caso o necessità? si chiedeva Monod. È un caso che il cinema sia nato assieme alla psicoanalisi o ha obbedito a una pressione prepotente e massiccia di folle sempre più numerose liberando l’inconscio collettivo che nella sala buia ha trovato lo strumento più idoneo per consentire un transfert di massa? È stato il caso o la necessità manovrata dalla misteriose creature a calamitare Pietro nel villino fatiscente di Monteverde Vecchio?

Aspirante attore, sensibile, discreto, Pietro è la persona adatta a stabilire un contatto. Come attore, e dunque sempre pronto a calarsi in una miriade di personaggi in una continua ricerca di identità, trova finalmente in quei “personaggi in cerca d’autore” dopo una recita forzatamente interrotta l’opportunità e l’occasione di rianimarli innestando quel magico processo che lega il teatro alla vita. Interagendo con loro, Pietro avvierà così una doppia liberazione: sua e della “magnifica presenza” che si è disvelata nella villa.





Per una buona metà tutto si svolge sul piano dell’ambiguità (la stessa omosessualità latente e repressa del protagonista è il segno di un’ambiguità sessuale) e la prima ora è la parte migliore del film, con citazioni a go-go, da Shining di Kubrick a The Others, passando per Eduardo di Questi fantasmi e le cifre stilistiche di Almodòvar (personaggi e colori caricati all’eccesso in forme manieriste e barocche) fino ai Sei personaggi in cerca d’autore che andò per la prima volta in scena il 9 maggio 1921 al Teatro Valle di Roma (lo stesso che si vede nel film, altro omaggio). Più debole il finale, quando la vicenda si tuffa nella realtà fino a rappresentarla nell’osceno ludibrio della sartoria affollata di trans, con Platinette che fa il verso al Kurtz di Apocalypse Now (ancora citazioni) e quando si incarta in un “giallo” prevedibile fin dalle prime battute nonché in un pedaggio didascalico che pretende una risposta razionale a ogni risvolto. Questa pluralità di intonazioni non sempre ben amalgamate si accompagna a inserti di taglio marcato subito sfumati nel gusto per un melodramma a base di colpi di scena annunciati e rivelazioni regolarmente anticipate.     

Un flusso torrentizio investe l’ossatura del racconto e lascia il segno nell’intensità cromatica della fotografia oltreché nelle maschere grottesche che caratterizzano numerosi personaggi dando forma a un film personalissimo (ma quale film di Ferzan Ozpetek non lo è in modo pronunciato?). Esempio di quel mix di commedia e dramma oggi tanto in voga e che gli americani chiamano dramedy, popolato di personaggi fantasmagorici e rutilanti, Magnifica presenza si nutre di questo artifizio mantenendosi stabilmente sopra le righe nel tessere la doppia tela del passato e del presente (proprio come nella Finestra di fronte) oltre a quella del travestitismo usato come strumento di fuga dalla realtà (altre citazioni, Fellini e Giulietta degli spiriti, Matteo Garrone e la sartoria-prigione dei cinesi di Gomorra). Altre costanti seriali del cinema di Ozpetek. Magnifiche presenze.

 

 

 

Regia: Ferzan Ozpetek. Interpreti: Elio Germano, Giuseppe Fiorello, Margherita Buy, Vittoria Puccini, Paola Minaccioni, Anna Proclemer.




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