TEATRO E CRITICA (5)
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“SIGNORINA GIULIA”
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“Teatro è politica / teatro e politica”
Un quarto di secolo fa, nel 1987, si tenne ad Ivrea il Convegno per un Nuovo Teatro intitolato “Memorie e Utopie”. Convegno che intendeva riflettere e fare un bilancio artistico a vent’anni dal precedente, storico Convegno di Ivrea del 1967 che fu la prima grande assise dell’avanguardia scenica italiana. Pubblichiamo qui l’intervento di uno dei promotori dell’evento, forse colui che più incarnava la figura del critico come sperimentatore di pensieri e di visioni, di intuizioni e di brillanti sintesi classificatorie. Il suo intervento riassume i passaggi cruciali e problematici di tre decenni di teatro per riaffermare la necessità di riannodare l’essenziale rapporto tra artisticità, eticità e politicità.
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di Giuseppe Bartolucci
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Uno Strindberg in falso movimento
Valter Malosti è il regista e interprete di questa messinscena che affronta il dramma dell’autore svedese mercè un parossismo luministico, sonoro e gestuale che finisce per raddoppiare e iperbolizzare il parossimo sado-psichico che è già nel testo. Così, la protagonista Valeria Solarino quasi mai trova i toni giusti per incarnare sia gli smarrimenti infantili, sia i soprassalti adulti del suo personaggio, progressivamente attanagliato dal senso di colpa e dalla brama di morte. Là dove il suicidio ordinatole dal servo-amante invece di avvenire fuori scena, viene grossolanamente spettacolarizzato in un climax da discoteca.
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di Marco Buzzi Maresca
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TEATRO E CRITICA (4)
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TEATRO E MODERNITÀ
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Il teatrante come geologo, studioso del profondo
Un quarto di secolo fa, nel 1987, si tenne ad Ivrea il Convegno per un Nuovo Teatro intitolato “Memorie e Utopie”. Convegno che intendeva riflettere e fare un bilancio artistico a vent’anni dal precedente, storico Convegno di Ivrea del 1967 che fu la prima grande assise dell’avanguardia scenica italiana. Pubblichiamo qui l’intervento di uno dei protagonisti della prima scena di ricerca romana degli anni ’60-’70, tuttora attivo, che già al tempo avvertiva l’usura della formula ‘nuovo teatro’ e, in linea con le posizioni di Pasolini, dichiarava la sua opzione anti-moderna e anti-novità, contro la banalizzazione modaiola del ‘nuovo’ fatta propria dalla società di massa. Rovesciando la tradizionale ‘verità’ della finzione, nella finzione della ‘verità’, come gesto forte, radicale, dal ‘basso’, di tragicità ritrovata.
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di Pippo Di Marca
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Alle radici della rottura del patto mimetico
Sulle piste delle riflessioni del filosofo Franco Rella, una ricapitolazione della rivoluzione estetica maturata già a metà dell’Ottocento e che eleva il principio della dissonanza a principio ontologico dell’arte. La disarmonia, il disordine, il caos nell’opera artistica e dunque anche nell’atto teatrale designano la bellezza non come fine in sé, ma in quanto veicolo per manifestare la verità del mondo. Senza la convenzione della mimesi il linguaggio poggia, così, soltanto sulla responsabilità etico-estetica di chi lo produce.
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di Alfio Petrini
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TEATRO E CRITICA (3)
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FORMAZIONE TEATRALE (2)
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L’utopia è per quale pubblico oggi dover creare
Un quarto di secolo fa, nel 1987, si tenne ad Ivrea il Convegno per un Nuovo Teatro intitolato “Memorie e Utopie”. Convegno che intendeva riflettere e fare un bilancio artistico a vent’anni dal precedente, storico Convegno di Ivrea del 1967 che fu la prima grande assise dell’avanguardia scenica italiana. Pubblichiamo qui l’intervento di uno degli organizzatori dell’incontro, il critico Franco Quadri. Una lucida analisi, la sua, tra pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà. Da una parte la convinzione di agire a margine di un’attività marginale per la cultura nazionale come quella teatrale. Dall’altra la visione di un paese ricchissimo di teatro, ma incapace di amministrarlo, a cui additare la risorsa del ‘laboratorio permanente’ e la necessità di ‘costruire’ degli spettatori pensanti.
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di Franco Quadri
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Uno sguardo sull’arte dell’attore/danzatore attraverso il processo organico
Lungo le direttrici pedagogiche dettate Stanislavskij, Grotowski, Eugenio Barba e Thomas Richards, un’ampia dissertazione sulle fonti e sulle forme del recitare a partire dalla metodologia delle ‘azioni fisiche’. Ossia l’allenamento a comporre una partitura autonoma ed endogena di atti, gesti, segni, motivazioni che dà corpo e sostanza all’organicità dello stare in scena. Si tratta di un metodo basilare che non vale soltanto per l’attore, ma che anzi si può e si deve applicare anche alla scrittura drammaturgica, stabilendo una stretta interconnesssione tra fare e pensare, tra presenza nello spazio e parola.
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di Alfio Petrini
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TEATRO E CRITICA (2)
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FORMAZIONE TEATRALE (1)
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Senza i venti dei viaggi teatrali non si può pensare al futuro
Quasi un quarto di secolo fa, nel 1987, si tenne ad Ivrea il Convegno per un Nuovo Teatro intitolato “Memorie e Utopie”. Convegno che intendeva riflettere e fare un bilancio artistico a vent’anni dal precedente, storico Convegno di Ivrea del 1967 che fu la prima grande assise dell’avanguardia scenica italiana. Pubblichiamo qui la lettera che il fondatore dell’Odin Teatret, impossibilitato ad essere presente, inviò al critico Franco Quadri che la lesse in pubblico. Il grande regista italo-danese richiama la necessità di un reciproco rispetto ed accettazione tra teatri diversi e invita a non ragionare ‘per categorie, per stili, per tendenze’, ma ad aprirsi all’ascolto delle tradizioni orientali e alle esperienze difficili della scena latino-americana.
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di Eugenio Barba
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Uno sguardo sull’arte dell’attore/danzatore attraverso alcuni libri di pedagogia scenica
Le scuole pubbliche e private di teatro in Italia sembrano non avere ancora metabolizzato il centro etico-estetico della rivoluzione artistica del ’900 che sottendeva un ‘atto totale’ e continuano a proporre un insegnamento suddiviso ‘per materie e per generi’ con decine di insegnanti, quando per imparare a recitare, bisogna ‘disimparare’ e, per questo, ci vuole un vero maestro. Una riflessione al riguardo, sviluppata attraverso l’esame dei recenti volumi di Sanford Meisner, di Paola Bertolone (dedicato a Alessandro Fersen), di Mariagiovanna Hansen, di Silvia Perelli e del famoso regista inglese Declan Donnellan.
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di Alfio Petrini
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TEATRO E CRITICA
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VIDEOCULT: “KING LEOR”
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“Il Museo Vivente”
Quasi un quarto di secolo fa, nel 1987, si tenne ad Ivrea il Convegno per un Nuovo Teatro intitolato “Memorie e Utopie”. Convegno che intendeva riflettere e fare un bilancio artistico a vent’anni dal precedente, storico Convegno di Ivrea del 1967 che fu la prima grande assise dell’avanguardia scenica italiana. Pubblichiamo qui l’intervento che fu allora pronunciato dall’attuale critico teatrale del Corriere della Sera, che ci sembra ancora di penetrante e stringente attualità, nonché di lucida rivendicazione di autonomia intellettuale e poetica.
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di Franco Cordelli
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Leo de Berardinis alle prove di “Re Lear”
Segnaliamo un
documento video di notevole importanza culturale, uno dei pochi in grado di
contrastare la dimenticanza che ha colpito il lavoro di Leo de Berardinis. Si
tratta di “King LeoR”, un documentario girato nel 1996 durante le prove
dello spettacolo “King Lear n° 1” e fatto circolare su YouTube, sotto
licenza Creative Commons, dal produttore Raffaele Rago e dal gruppo di registi (Emiliano
Battista, Patrizia Stellino, Silvia Storelli) che lo ha realizzato.
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Sommario
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