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di Rita
Balestra
Il 23
giugno scorso, in un prestigioso edificio sito in di via degli Avignonesi al
civico 32, a due passi da piazza Barberini in pieno centro storico, si è
inaugurata la Casa delle Traduzioni di Roma, prima istituzione pubblica
dedicata alla comunità dei traduttori. A “tagliare il nastro” della nuova
biblioteca c’era, tra le autorità, il Presidente delle Biblioteche di Roma
Francesco Antonelli. L’evento è stato inoltre salutato da una nutrita
partecipazione di pubblico di addetti e non, che ha letteralmente affollato gli
spazi della neonata Casa delle Traduzioni, attratto dall’irrinunciabile
richiamo che, un simile evento, suscita in quanti attendono da tempo la
realizzazione di uno spazio ad hoc.
Come
mai, ci siamo chiesti, tanto interesse e tanta curiosità? Era davvero così
attesa la nascita di questa realtà, tutta dedicata alla traduzione e al mondo
che le ruota attorno, da parte di chi ne è parte? Eppure non mancano momenti di
visibilità del traduttore, di volta in volta ospitati in saloni del libro,
fiere dell’editoria, festival di letterature; così come non mancano giornate
dedicate alla traduzione letteraria, incontri, seminari e laboratori di
traduzione e per traduttori, forum e spazi virtuali di scambio e confronto.
«Abbiamo scelto di chiamare questo spazio “casa” e non “collegio” o “istituto”
perché volevamo trasmettere l’idea di un luogo accogliente e tranquillo dove
poter lavorare e dove potersi sentire come a casa propria»: le parole di
Silvana Sari, Direttore della struttura, pronunciate nel discorso inaugurale,
costituiscono già una prima risposta ai nostri interrogativi.
Ritenendo dunque importante conoscere più da
vicino la nuova realtà, e soprattutto farla conoscere a quanti non risiedono
nella capitale, e darle tutto il risalto che merita, abbiamo incontrato Simona
Cives, responsabile della Casa delle Traduzioni di Roma, che ha risposto in
modo esaustivo e puntuale alle nostre curiosità, a partire dalla sua genesi.
«La
nuova Casa delle Traduzioni», ci racconta Simona Cives «nasce grazie alla
generosa donazione della vedova del poeta Armando Patti (cui la biblioteca è
intitolata, n.d.r.), Velia Scurria, che nel 2003 decise di donare gli immobili
di via degli Avignonesi all’istituzione Biblioteche di Roma - la quale ne è
entrata in possesso definitivamente nel 2008 -
per dare il via alla creazione di un centro che avesse il duplice
obiettivo di qualificare il lavoro del traduttore e di promuovere la diffusione della
lingua e della letteratura italiana nel mondo, poiché in Italia se ne sentiva la mancanza. In realtà già vent’anni
fa, negli anni Ottanta», continua «esisteva una casa del traduttore a Procida,
nata dall’iniziativa di un privato, Anna Maria Galli Zugaro, che aveva deciso
di mettere a disposizione dei traduttori una biblioteca specializzata e una
serie di alloggi. Ma si trattava di un’iniziativa assolutamente privata, non di
un’istituzione: fu l’estrema sensibilità al tema della traduzione che portò la
Galli Zugaro ad avviare questa iniziativa».
Con la
scomparsa della signora però, anche la casa delle traduzioni è venuta meno.
Tuttavia, questa prima “casa” di Procida ebbe un ruolo importante nella
costituzione della rete internazionale dei traduttori, tanto da lasciare
traccia nel regolamento della rete RECIT (Réseau Européen des Centres
Internationaux de Traducteurs littéraires, www.re-cit.eu), che si chiama appunto la
“Charte de Procida” del 21 settembre 1991. A partire dagli anni Ottanta,
dunque, ma ancor prima a Straelen in Germania, dove la Casa del Traduttore
nasce nel 1978, cominciano a nascere in tutta Europa queste strutture destinate
a qualificare il lavoro del traduttore: ne nascono ad Arles, a Tarazona, ad
Atene. E poi in Gran Bretagna, in Olanda, in Svezia e nel 1989 a Procida. Attualmente ce ne sono tredici che, a partire
dal 2000 si sono costituite nella rete RECIT, il cui regolamento stabilisce
quali sono i requisiti per accedere alla rete: una biblioteca specializzata
sulla traduzione, una foresteria a disposizione dei traduttori che vengono da
altri paesi e attività costanti e periodiche sulla traduzione, sul mestiere del
traduttore letterario, giornate di orientamento, momenti di approfondimento,
laboratori, seminari, presentazioni di libri e quant’altro.
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Uno degli spazi di lavoro della nuova Casa delle Traduzioni
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Simona Cives è responsabile del
progetto dal 2008, ma anche quando la “casa” non c’era ancora, ha lavorato alla
realizzazione di iniziative per i traduttori da cui è nata una rete, oramai
consistente, di traduttori che lavorano insieme alla struttura. Prosegue la
responsabile: «Lavoriamo moltissimo con associazioni di categoria, con i
network. Fin dall’inizio esiste una stretta collaborazione con la Sezione
Traduttori del Sindacato Nazionale Scrittori, con Biblit- Idee e Risorse per
Traduttori Letterari di Marina Rullo; poi con tutti i traduttori e le varie
iniziative che si organizzano in Italia intorno alla traduzione».
Fin dal 2008, l’Istituzione
Biblioteche partecipa alle Giornate della Traduzione Letteraria di Urbino, con
seminari sugli strumenti bibliografici che sono utili al traduttore e a partire
dalla prossima edizione (Pesaro, 30 settembre - 2 ottobre 2011), sarà
presentata la nuova Casa delle Traduzioni. Altre iniziative a cui l’istituzione
partecipa, o è stata invitata, abitualmente sono: il Salone del Libro di
Torino, il Pisa Book Festival, e ultimamente anche il Salone della Parola a
Pesaro. La collaborazione con Biblit di Marina Rullo, che risale a quando
ancora il progetto era su carta, ha prodotto giornate di orientamento alla
professione di traduttore letterario e, con Fabrizio Megale, di approfondimento
sul tema del diritto d’autore del traduttore. Si annoverano, inoltre,
molteplici presentazioni di novità editoriali, per citarne alcune: Il mestiere di riflettere (Roma, Azimut,
2008), raccolta di saggi scritti da traduttori, a cura di Chiara Manfrinato e
con la postfazione di Marina Rullo; Gli
Autori Invisibili: incontri sulla traduzione letteraria (Lecce, Besa
editrice, 2008) curato da Ilide Carmignani. E infine la presentazione del libro
di Susanna Basso Sul tradurre. Esperienze e divagazioni militanti
(Milano, Bruno Mondadori, 2010), all’interno della IX edizione della Fiera
nazionale della piccola e media editoria “Più libri più liberi” di Roma.
La Casa delle Traduzioni si
occupa anche di tematiche specifiche, come la traduzione da lingue non
veicolari, e ha promosso e organizzato, sempre in collaborazione con Biblit,
l’interessante ciclo di incontri dal titolo “Scriverne di tutti i colori: la
letteratura di genere raccontata dai traduttori”, tenutosi nel 2009, suddiviso
in quattro appuntamenti sulla traduzione di letteratura di genere: il Giallo,
il Rosa, il Noir e il Fantasy.
Un’altra collaborazione
importante è quella con la Sezione Traduttori del SNS: «In quanto responsabile
della Casa delle Traduzioni sono stata invitata al seminario di formazione
annuale [Settignano, 18-20 novembre 2011] organizzato dalla Sezione Traduttori
SNS, dove illustrerò le regole di funzionamento della biblioteca e della
foresteria». Nel 2009 la sezione ha donato un piccolo fondo di libri tradotti,
con la dedica dei traduttori: l’incontro “Con gli omaggi del traduttore” «ha
rappresentato un momento di condivisione, in cui i traduttori hanno parlato
della loro attività», sottolinea Simona Cives.
Tra le iniziative intraprese di
recente figura anche la costituzione di una banca dati dei traduttori
editoriali, pubblicata online dal Centro per il Libro e la Lettura e con il
contributo fondamentale dell’Istituzione Biblioteche di Roma, grazie alla quale
è stato costituito a tal proposito un comitato scientifico, coordinato da Ilide
Carmignani, per la definizione della struttura stessa della banca dati.
La Casa delle Traduzioni è stata
inoltre sostenuta da due editori che lavorano molto sulla traduzione e che
hanno deciso di “adottare” la nuova biblioteca: l’editore Voland, che da sempre
pubblica libri in traduzione e che valorizza la figura del traduttore
pubblicandone il nome in copertina; ed Europa Editions, che nasce come costola
dell’editore E/O, e che si occupa di tradurre letteratura europea in lingua
inglese allo scopo di diffondere la letteratura europea nel mercato anglofono.
A queste due prestigiose adozioni si aggiunge il dono del fondo di libri
tradotti di Elsa Morante, volumi donati dall’attore Carlo Cecchi, erede
testamentario dell’intero archivio Morante: libri che documentano la fortuna
della scrittrice in Europa e nel mondo. E gli scatti del fotografo Rino
Bianchi, che ritraggono scrittori italiani contemporanei, alcuni al lavoro nei
loro studi: anche queste foto servono ad illustrare l’importanza e la
diffusione della letteratura italiana nel mondo.
Si è detto che il compito della
Casa delle Traduzioni è duplice: da una parte, qualificare il lavoro dei traduttori,
mettendo a loro disposizione una biblioteca specializzata, contenente strumenti
di reference vari (dizionari, manuali di traduttologia, lessici e enciclopedie
varie); dall’altra, promuovere e incoraggiare la diffusione della letteratura
italiana all’estero, mettendo la foresteria a disposizione dei traduttori
stranieri che abbiano già un contratto di traduzione, per tradurre un libro
italiano nella loro lingua, come avviene nelle altre case della traduzione in
Europa. Le chiediamo quindi se anche un traduttore italiano ha accesso e può
fruire dei loro servizi. «Senz’altro», ci risponde, «la nostra biblioteca fa
parte a tutti gli effetti della rete delle Biblioteche di Roma, è la 37ª
biblioteca del circuito delle biblioteche romane disseminate nella città. Siamo
aperti per ora tre giorni a settimana e garantiamo agli utenti i consueti
servizi di consultazione e prestito. Il nostro intendimento è quello di mettere
questa biblioteca a disposizione di tutti i traduttori, italiani e non».
«All’interno della nuova
biblioteca», continua, «lavoreranno anche stagisti, laureandi o neolaureati: ci
teniamo molto a questa attività perché vogliamo che la biblioteca sia messa a
disposizione del pubblico, ma sia anche uno spazio di lavoro e di apprendimento
per i giovani studiosi e per chi aspira a fare e il lavoro del bibliotecario e
il lavoro del traduttore. Pensiamo che i giovani inseriti nella struttura,
anche aiutandoci possano imparare davvero tanto», conclude.
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Un'altra sala-biblioteca della Casa
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A questo punto, la responsabile
della struttura si sofferma sul programma dell’inaugurazione articolato su due
giorni: «La mattina del 23 giugno, c’è stato un momento istituzionale di saluto
da parte delle autorità per l’apertura ufficiale della biblioteca (erano
presenti: il Presidente delle Biblioteche di Roma Francesco Antonelli, i
Consiglieri del Consiglio di Amministrazione Alessio Gioannini,
Antonio Guidi e Paolo Solvi; l'Assessore alle Politiche Culturali e Centro
Storico Dino Gasperini, il Presidente della
Commissione Cultura di Roma Capitale Federico Mollicone
e il Direttore delle Biblioteche di Roma Silvana Sari; Vincenzo Barca della
Sezione Traduttori SNS e Marina Rullo di Biblit); seguito nel
pomeriggio, dallo spettacolo Bar Lume
di Vincenzo Stango, aperto a tutti gli utenti delle Biblioteche di Roma, non
solo al pubblico specializzato dei traduttori, con la lettura di passi da
autori italiani. Il giorno dopo abbiamo dato inizio alle vere attività
qualificanti della casa del traduttore, con due laboratori di traduzione, il
primo a cura di Ilide Carmignani dallo spagnolo su un passo di Sepulveda; il
secondo a cura di Daniele Petruccioli e Andreina Lombardi Bom su due passi
dall’inglese. Ai traduttori che si sono candidati a frequentare i due
laboratori, sono stati forniti qualche giorno prima i brani da tradurre, quindi
i laboratori sono stati dei veri momenti di lavoro, di confronto e di revisione
su passi già tradotti. Poi ci sono stati gli incontri con Lorenzo Enriques
(Zanichelli), che ha parlato del rapporto del giovane traduttore con il mondo
dell’editoria, e l’incontro-lezione di Renata Colorni, direttore editoriale dei
Meridiani Mondadori che, parlando della sua recente traduzione de La montagna magica di Thomas Mann, ha
spiegato filologicamente perché il titolo della celebre opera di Mann debba
essere tradotto così e non più La
montagna incantata». Appuntamenti che hanno riscontrato molto successo e
hanno dato grande prestigio all’apertura della nuova sede, ci confessa con soddisfazione.
Infine, le chiediamo di parlarci
più da vicino della foresteria, quanti traduttori può ospitare, secondo quali
criteri selettivi, se il soggiorno è limitato. «Sì, la permanenza va da un
minimo di quindici giorni a un mese e mezzo al massimo», risponde la
responsabile, «la foresteria può ospitare fino a tre traduttori e attualmente
stiamo lavorando alla stesura del regolamento interno».
Se si prevede il versamento di una quota
associativa o partecipativa da parte dei traduttori ospiti: «Orientativamente,
i criteri devono essere ancora definiti e approvati dal CdA; la nostra proposta
è quella di chiedere un contributo di 20€ al giorno al traduttore, per coprire
le spese di gestione minuta della struttura, e di versare al momento
dell’arrivo una quota di iscrizione di 30€ che vale tutto l’anno. Allo stesso
modo, per incoraggiare e sostenere la struttura neonata da parte della comunità
dei traduttori, chiediamo a tutti gli utenti di sottoscrivere la Bibliocard, la
tessera che fidelizza la nostra utenza qui presso la Casa delle Traduzioni,
perché il contributo (5€) versato per la Bibliocard verrà utilizzato per
l’acquisto di libri e di nuove attrezzature».
A fine intervista, e a mo’ di
saluto finale, lasciamo che Simona Cives rivolga un appello speciale di
incoraggiamento e sostegno per le attività future, ai lettori della nostra
rivista: «Abbiamo un nucleo bibliografico essenziale per la biblioteca, però le
varie sezioni hanno ancora bisogno di essere arricchite, perciò siamo aperti a
qualsiasi dono, a qualsiasi proposta di lavoro, a qualsiasi forma di sostegno
alla nostra struttura». Benvenuta Casa delle Traduzioni!
www.bibliotechediroma.it
http://www.mediatecaroma.it/mediatecaRoma/home.html

via degli Avignonesi 32, 00187 ROMA
accesso ai disabili parziale
* Rita Balestra traduce dall’inglese e dal francese; scrive saggi e versi più o meno
sciolti; interpreta e presenta cose di altri; insegna inglese e francese a
bambini con difficoltà varie. Quasi antropologa, quando non traduce e non
interpreta vola Altrove ad osservare i modi degli Altri.
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