SPAZIO LIBERO
BIO-DOCUMENTARI
Alla scoperta
del “Santo de
la Guitarra”


      
È stato presentato lo scorso agosto all’Asolo Art Film Festival un lungometraggio diretto da Carlos Salcedo Centurión che ricostruisce la “historia fantástica” del maestro paraguaiano Agustín Pío Barrios Mangoré, uno dei più grandi compositori ed interpreti di chitarra classica di tutti i tempi. Il film ricostruisce le vicissitudini esistenziali ed artistiche di questo straordinario musicista, nato nel 1885 e morto nel 1944, e reputato per il suo virtuosismo chitarristico il ‘Paganini’ delle sei corde.
      



      

di Manuel Tornato Frutos





Nella cornice della trentesima edizione dell’Asolo Art Film Festival, il 26 Agosto scorso, l’Ambasciata del Paraguay ha presentato, fuori concorso, in anteprima nazionale, Santo de la Guitarra: la historia fantástica de Agustín Pío Barrios Mangoré, il primo documentario finora realizzato sulla vita e le opere di uno dei più grandi compositori ed interpreti della chitarra classica di tutti i tempi, il maestro paraguaiano Agustín Pío Barrios “Mangoré” (1885-1944), “icona panamericana” nell’ambito della cultura chitarristica mondiale.

 

Il regista Carlos Salcedo Centurión ha filmato ed investigato, per ben dieci anni, tutto ciò che riguarda la storia dell’eroe romantico della chitarra paraguaiana e dei suoi seguaci, in giro per l’America e l’Europa, seguendo il “cammino mangoreano” (ossia il percorso fisico ed artistico di Mangoré), lungo i territori di El Salvador, Venezuela, Brasile e Cuba, presso i quali ha trovato diverse tracce di Barrios che ha integrato sapientemente durante la sua esplorazione meta-musicale.

 

Difatti, il lungometraggio narra le vicissitudini esistenziali ed artistiche del semi-sconosciuto concertista paraguaiano (se non nell’ambito della chitarra classica internazionale), attraverso i racconti di alcuni suoi discepoli, ormai anziani, che lo conobbero personalmente, e dei principali musicologi e ricercatori che impiegarono gran parte della loro vita a riscattare e diffondere l’eredità musicale mangoreana, seguendo ferventemente le orme del “Paganini della chitarra” (così come era conosciuto all’epoca), in cerca di dati, reperti ed aneddoti storici che lo riguardassero. Tra questi, spiccano il più grande collezionista di dischi per chitarra classica nel mondo, il brasiliano Ronoel Simôes; il più importante compilatore delle opere di Barrios, il chitarrista paraguaiano Sila Godoy; ed il musicologo americano, Richard Stover, autore della biografia di Barrios intitolata “Sei Raggi Lunari d’Argento. La vita ed il tempo di Augustín Barrios Mangoré”, tradotta e pubblicata in Italia dalla rivista specializzata “Guitart”, nel 2000.

 

Il film, che si sviluppa principalmente in El Salvador ed in Paraguay, svela il vissuto drammatico di questi personaggi che hanno passato il resto della loro vita all’ombra del genio di Barrios, utilizzando, per la colonna sonora dell’opera, tanto le incisioni originali dello stesso Mangoré quanto quelle di altri chitarristi dell’epoca e contemporanei, nel tentativo di descrivere la variopinta cultura musicale dei diversi paesi latinoamericani, toccati dalle corde musicali e vitali dell’errabondo musicista paraguaiano.





Agustín Pío Barrios


Ognuno dei racconti dei diversi protagonisti della vicenda storico-filmica va addentrando lo spettatore in un universo sconosciuto di “chitarre perse e maestri dimenticati”, rappresentando un pezzo mancante dell’immenso rompicapo dell’incredibile (ma vera) storia del geniale autore di capolavori come La Catedral, Danza Paraguaya, Las Abejas, e di molte altre opere che costituiscono la quintessenza della letteratura chitarristica mondiale.      

 

L’ossessione e la passione per Agustín Pío Barrios, vissute tanto intensamente da parte della setta dei suoi “vecchi” seguaci – irriducibili nel loro continuo affanno di rivendicare il talento infinito dell’irraggiungibile maestro – emozionano e commuovono allo stesso tempo, nel ripercorrere le tappe dello sfortunato genio paraguaiano, sottovalutato in quell’epoca da colleghi contemporanei come lo spagnolo Andrés Segovia che, un pò per invidia ed un po’ per gelosia, proibiva ai suoi allievi di interpretare le opere del maestro Mangoré.

 

Rimane, comunque, l’immensa e fondamentale eredità musicale di questo “Santo della Chitarra”, che continua ad essere studiato e venerato da concertisti di tutto il mondo, perché, citando il musicologo americano Richard Stover, “da qualche parte, ora, in Svezia, Giappone o Nuova Zelanda, in questo preciso momento, ci sono dei chitarristi che stanno suonando un pezzo di Barrios”.

 

Il documentario paraguaiano verrà presentato a fine Ottobre anche nel Festival del Cinema Latinoamericano di Trieste, ed è in corso di lavorazione la traduzione italiana della nuova edizione aggiornata della sopracitata biografia di Mangoré, nel tentativo di far conoscere e promuovere in Italia la figura geniale di Barrios, uno dei maggiori riferimenti della chitarra classica del XX secolo.





Agustín Pío Barrios come Nitsuga Mangoré (1939 circa)





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