LETTURE
FEDERICO SCARAMUCCIA
      

Come una lacrima

(duemila uno)

 

Edizioni d'if, Napoli, 2011, pp. 40, € 10,00

 

* Vincitore del Premio di Letteratura i miosotìs intitolato a Giancarlo Mazzacurati e a Vittorio Russo, V Edizione – 2010/11

    

      


 

 

di Francesca Fiorletta

 

 

Si articola per immagini carnali e sintomatiche, orrorifiche e perforanti, il parto poetico e ideologico di un autore, Federico Scaramuccia, dalla vena critica spiccatamente percettiva e smarcatamente sardonica, che trasla con perizia, preconizzata e rifratta, l’ecatombe assolutizzante del Ground Zero, sviscerata, dileggiata, slabbrata in un dramma in due atti, intimamente rimodulato su un congruo e inconcusso andamento ritmico, plastificato e agglutinante, tutt’affatto distensivo.

 

Prologo

gente di corsa al principio del giorno

non ne attende l’arrivo né il ritorno

 

Come una lacrima, dunque, rievoca magistralmente quella debordante esasperazione prospettica che, a partire dall’11 settembre di dieci anni fa, ha distillato, ricompresso e rimestato le sorti del panorama storico e civile, culturale e mediatico della nostra surrettizia contemporaneità.

 

Congedo

come una lacrima rimane un velo

 

Nel tentativo, seppur ossimorico in nuce, di restituire una sorta di tassonomia ontologica al declino, incontrovertibile e famelico, degli squilibrati eventi odierni, Scaramuccia si impegna a calcare, programmaticamente, le forme più dissonanti del dolore e dello sconforto umano, imbrigliandole entro i ranghi di una griglia allocutoria demistificata e corretta, iper annunciata, passo dopo passo, come per autodifesa dialettica, ma mai priva di risvolti ironicamente spiazzanti.

 

Epilogo

gente che si sforza e si accende a turno

come una torcia alla fine del giorno

 

Si evince con chiarezza, allora, il senso, vitalistico e straniante, che soggiace a una scrittura morfologicamente ipertrofica, dai convergenti spunti paratattici; il sapido soddisfacimento corale di un bisogno comunicativo profondo, che si espleta nel tentativo, stilisticamente impeccabile, di porre un freno alla furia, elementale e panica, dell’esistere disumanizzato, viene dall’autore perseguito, e, al contempo, stigmatizzato, nell’atto, politico e letterario, di incanalare il flusso disturbante della quotidianità, al più malsana, entro possenti argini metricologici e paratestuali.

 

Riepilogo

gente rimasta nella morsa il giorno

dopo con l’occhio fisso annaspa intorno

 

Una repentina e inaspettata conclusione aperta, scandisce dunque, assolutamente di netto, tutta la prima parte dell’opera, protrattasi, fin quasi allo spasimo, assecondando un complesso gioco allegorico di forme poetiche parossistiche, rincorse e articolate in capitoli ternari, attraverso cui Scaramuccia sceglie di sottolineare abbondantemente la patologica, pur mortifera, fascinazione del vuoto, attardando l'indugio sul sentimento psicotico dell'attesa intima, e sulla fisicità analitica dell'ancora ignota, per quanto tragicamente imminente, declinazione futura.

 

Ripresa

non ancora sereno ancora un velo

una buca in terra una macchia in cielo

 

Diametralmente oppositiva, invece, risulta, quasi a sorpresa, la seconda parte del dramma, violentemente monologica e pressocché balbettata, che dilaga finalmente, con drastica chirurgia, in succosi e pungenti distici a rima baciata, salacemente omogeneizzati, epurati e sorretti dall’intendimento precipuo di enucleare e, insieme, devitalizzare un fantomatico e cristallizzato proscioglimento delle pregresse, eterogenee turbolenze storiche, antropomorfiche e socializzate, tanto barbaramente sovraesposte e manipolate da ieratiche processualità comunicative, al fine di penetrare, più empaticamente, nelle viscere di un disagio etico, carnale e mediatico, senza pari.

 

Tornata

il vento solleva da terra un velo

come una lacrima che annebbia il cielo

 

Procede, dunque, compenetrata da una studiata e sapiente prosodia, dispettosamente speculare, quella che si lascia agevolmente definire come un’alacre architettura delle sospensioni espressive, diatribiche e mai laconiche, virtuosamente orchestrata da Federico Scaramuccia, a edificare un’opera, essenzialmente chiusa e magmatica, che si comporta, però, a tutti gli effetti, Come una lacrima: un nucleo apparentemente solido e ricompattato, una bolla gnoseologica e polisemantica, attraverso la quale filtra e si spande una severa osservazione, puntuale e distopica, sul presunto reale oggettivato, sui terrori fisiologici globalizzati e sulle deformazioni concettuali odierne.

 

Coprologo

gente accorsa che spinge alcuni intorno

altri nella fossa come in un forno

 




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