di Crescenzio Sangiglio
Si è soliti dar
inizio alla moderna letteratura (e poesia) cipriota con la raccolta delle Rime d’amore di autore ignoto(o di
autori ignoti) del XVI secolo, un complesso di 156 poesie la maggioranza delle
quali scritta in endecasillabi (il tipico metro della poesia italiana), anche
se non mancano composizioni nel classico metro decapentasillabico della tradizione
greca, glorioso erede dell’antico tetrametro giambico.
La silloge
comprende anche 26 sonetti, i primi in assoluto della letteratura in lingua
greca. Si tratta comunque di un’opera
che, pur principiando la storia letteraria moderna cipriota, non fruisce
di nessun seguito giacché proprio in quegli anni (1571) Cipro cade nelle mani
dei turchi, in sostanza in una quasi totale oscurazione culturale che durerà
fino alla fine del XIX secolo. Fa comunque notevole eccezione il componimento
anonimo in poesia e prosa del XVIII secolo dal titolo Risultati d’amore ossia storia etico-amorosa con canzoni
costantinopolite, pubblicato però a Vienna nel 1792, che costituisce anche
il primo esempio di prosa nelle lettere neogreche di ogni tempo e luogo.
Sin dallo scorcio
dell’800, con il passaggio dell’isola agli inglesi, le direttive letterarie
appartengono ad autori residenti a Cipro, ma provenienti dalle varie zone
d’influenza greca del Mediterraneo orientale oppure ad autori greci che operano
appunto nei principali centri di tali zone quali Smirne, Alessandria d’Egitto e
sopra tutto Atene. La produzione che ne risulta riverbera le contingenze della
centralità ellàdica e i principali orientamenti che la definiscono, senza alcun
vero rapporto con la locale realtà cipriota.
Quest’ultima si
rende presente nell’ultimo decennio del XIX secolo con l’introduzione a Cipro
della tipografia e successivamente con l’apparizione della stampa quotidiana e
delle riviste soprattutto satiriche. In pieno clima romantico, ormai tuttavia in
fase calante, i poeti che pubblicano negli anni fino alla prima guerra mondiale
sono certamente di mediocre qualità e indistintamente senza particolari
pretese.
Non così invece
la poesia dialettale che in Vassilis
Michailìdis (1850-1917) e Dimitris
Lipèrtis (1866-1937) si erge ad un livello di preminenza addirittura
nazionale, ponendo le basi per una letteratura di ampio respiro e superiore
qualità.
I primi decenni
del ’900 e fino alla vigilia del 2o conflitto mondiale sono gli anni
del neo-palamismo (atteggiamento poetico derivato dall’opera del vate nazionale
greco Kostìs Palamàs) e del post-simbolismo sulle tracce di un tardivo
mallarmeismo. Nel contempo l’ideologia della Sinistra propone i suoi primi
autori, mentre nessun influsso dalla famosa generazione ellenica del ’30 sembra
inserirsi nella creazione poetica cipriota fino alla fine degli anni ’50.
Parimenti, insignificanti e piuttosto peregrine appaiono le risultanze della
proposta surrealista che pur negli anni tra le due guerre vive in Europa la sua
stagione più impressionante e autentica.
Già però negli
anni ’40 e poi nel successivo decennio emerge la personalità di uno dei più
carismatici poeti ciprioti, Kostas
Mondis (1914-2004), dopo un fertile sodalizio ideale prima con Kariotakis e
poi con Kavafis. La sua poesia spicca per un pluridirezionale realismo
apoftegmatico e copre non solo personali momenti, ma la più notevole parte
della recente storia del Paese.
Nel 1955 scoppia
la rivolta contro il regime colonialista britannico, che si concluderà militarmente
nel 1958 e politicamente nel 1960 con la proclamazione della Repubblica
Cipriota. Ed è appunto nel 1960 che viene datata la prima generazione
letteraria con i più cospicui rappresentanti in Sofoklìs Lasàru (1932), Andreas
Pastellàs (1932), Theodòssis Nikolàu
(1930-2004), Theoklìs Kujàlis (1936),
Pitsa Galàsi (1940), Elli Peonìdu (1940), Kiriakos Charalambìdis (1940), Dina Pajàssi-Katsùri (1941), Michalis Passiardìs (1941), preceduti
dalla genialità di Pandelìs Michanikòs
(1928-1979) – una generazione immediatamente immersa nell’incontrollabile
acutizzarsi delle tensioni intercomunitarie, preludio alla tragedia del 1974.
Prevale un nuovo
lirismo, conciso, di immediato impatto sentimentale, di frammentata esposizione
come frammentate diventano le vite degli stessi ciprioti. In tal modo si
inaugurano originali sperimentazioni dialettiche nell’orizzonte di aperture
mentali mai prima concepite, così da porre in essere una reale rivoluzione
letteraria e le fondamenta di una primigenia cultura poetica che col passato
non ha in genere nulla a che vedere. In sostanza, è l’inizio di un divezzamento
da quello sminuente, a mio parere, e realmente improduttivo asservimento al
modello ellàdico e di dipendenza dai suoi postulati in pieno rigoglio negli
anni 1920-1940.
Agli autori
precedentemente menzionati vengono così ad aggiungersi Fivos Stavrìdis (1938), Kleri
Anghelìdu (1932), Kostas Vassilìu
(1939), Jorgos Moleskis (1946), Jorgos Petussis (1943), Andreas Thomà (1942-2002), Polìvios Nikolàu (1941), Vera Korfioti (1939), che ulteriormente
arricchiscono la creazione poetica cipriota sin oltre il 1974, anno del secondo
e di gran lunga più scioccante scontro della popolazione con un avvenimento
questa volta militare di tragiche conclusioni.
La poesia
cipriota acquisisce in questo periodo la sua più dolorosa e sanguinosa maturità
e coscienza. Una nuova germinazione di poeti ha modo di manifestare così in
maniera da un lato meno lamentosa, direttamente vissuta, violenta e clamorosa,
ma dall’altro più meditata, intimamente e penosamente assimilata, si direbbe
più amaramente somatizzata, la propria denuncia e censura dei “giochi” dei
potenti, la propria disperazione per uno stato di cose avviato verso una
permanenza ingiusta, insopportabile e opprimente.
È la c.d. generazione
del ’74 che, detto per inciso, non ha nulla in comune con la quasi parallela
generazione del ’70 in Grecia. Ne fanno parte sopras tutto Andis Kanakis (1946), Lefkios
Zafirìu (1948), Nikos Orfanìdis (1949),
Luis Perendòs (1948), Eleni Theochàrus (1953), Tassos Aristotelus (1955), Mona Savvidu-Theodùlu (1949), Christos Chazìpapas (1947), Christos Mavrìs (1954).
L’allontanamento,
che credo assai consistente e fors’anche definitivo, dalla matrice ellàdica
avviene con questi autori: la poesia cipriota vi acquisisce una propria
fisionomia e carattere sostanziale eminentemente differenziati dalle
prospettive letterarie sviluppate in Grecia. Gli anni ’60 e ’70 costituiscono,
specie in poesia, l’avvio e la concretizzazione del nuovo percorso autonomo
cipriota nel generale solco della cultura europea.
Dopo il 1985-90,
infine, la poesia prende ad elaborare i propri moduli espressivi in una nuova
organica molteplicità, varietà e variabilità di personali tematiche
introversive pur in connessione con le comunque insormontabili implicazioni del
mondo esterno, sociale e storico come venuto a conformarsi. Pertanto la
produzione cipriota si allinea e procede con i più diversi esiti della
contemporanea meditazione poetica in un mondo in cui necessità, aspettazioni,
destini, società, cultura tendono sempre più a costituire una gigantesca rete
di comune appiglio e comune futuro.
Questi sono
pertanto i pionieri del “nuovo corso” cipriota nella poesia: Jorgos Kalosòis (1963), Leonìdas Galàsis (1962), Andriana Kritikù (1962), Nadia Stilianù (1963), Pabos Kusàlis (1964), Jorgos Fràngos (1962), Vakis Loisìdis (1962) che precedono il
principale corpo dei validi “successori” Maria
Theristì (1968), Jorgos
Christodulìdis (1968), Nena Filùssi
(1969), Maria Kiriakù (1969), Linos Ioannìdis (1972), Michalis Papadòpulos (1972), Dafni Nikìta-Longhìnu (1973), Panajotis Nikolaìdis (1974), Andreas Jorgallìdis (1975), Eleni Kefàla (1975), Christiana Avraamìdu (1978), Lili Michailìdu (1979), Maria Thomà (1980), Maria Siakallì (1980), Christina A. Jeorghìu (1980), nella
disposizione di un generale ricchissimo contesto produttivo che senza dubbio
conforma la colonna vertebrale dell’attualità poetica cipriota oltre che,
ovviamente, del prossimo e remoto futuro. L’abbondanza delle pregevoli
formulazioni letterarie che ne deriva credo possa legittimamente autorizzare le
più favorevoli previsioni di esemplari sviluppi demiurgici intellettuali.
Fissati in tal
modo per sommi capi i termini dello sviluppo nel tempo del pensiero poetico a
Cipro, la breve antologia che segue si riferirà, per ovvie ragioni di maggior
interesse per il lettore di oggi, alla produzione poetica contemporanea, in
pratica quella degli ultimi cinquanta anni, dal 1960 al 2010, con autori nati
ugualmente nel cinquantennio dal 1930 al 1980.
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Anna Boschi, Lettera a un volo della memoria, 2009, cm 40x40, mixed media
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A N T O L O G I A
Theodòssis NIKOLÀU
Le riflessioni
di San Lazzaro
A Fivos Stavridis
I
Ridono quelli
che non hanno udito il suono
dei solidi
passi. Ma chi può udire
dentro tutto il
tumulto e il vocìo del mondo?
Ci si affanna ad
accrescere il nostro amore
per ciò che la
sensazione accresce e ingabbia.
E l’anima
affranta come conchiglia sulle nostre prede,
che il mare alla
fine alleggerisce con interminabile moto
e deposita sulla
sabbia.
Oppure talora la
mano rinfrancata
con abile
torsione
stacca con
facilità dalla roccia.
Ho visto il
capitano ridere
fumando la pipa
mentre la sua
nave stava colando a picco.
Ridono ancora
perché non hanno disceso
la scala uno
scalino dopo l’altro
e il loro udito
non è stato saccheggiato
dal ferrame arrugginito
mentre andavano a sbattere
sul ferrame. Non
hanno udito le chiavi
girare due o tre
volte nelle toppe,
e quelle voci di
dolore annerire
nelle immense
stanze la tenebra
non hanno udito.
“Se avessimo
saputo
forse sarebbe
fiorito sulle nostre labbra
soltanto un
piccolo sorriso amaro
come quello che si
vede sui volti delle statue
scolpito dagli
artefici greci
nell’epoca in
cui s’innamoravano delle pietre”.
da Immagini
Kleri ANGHELÌDU
Momenti I
A Nikos
Aranceti e case
porto
or sono
trentatre anni
nel palmo
dell’anima.
Voci della
pioggia
nel cortile
della memoria,
risate di
bambini
e sussurri
d’amore,
le ombre dei
gelsomini
che profumavano
‒ e come
profumano ancora! –
venti della
gioventù
e le stelle
dell’aurora.
La notte sempre
al chiaro di luna
e vermigli
riverberi.
L’amore
dappertutto
s’annidava
nelle stanze
gli scalini,
il giardino.
Il tetto a
guardare il cielo
ed aspettar le
rondini.
da
Specchio d’anima
Andreas PASTELLÀS
Europa ventesimo
secolo
Tace Montesquieu
tenendosi
stretto sul petto
lo spirito delle
leggi
e la Rivoluzione
Francese è stata collocata
nel museo del
Louvre.
A Giovanni il
Povero
hanno portato
via l’unico fondo che possedeva,
la Magna Charta.
La Comédie
Française rappresenta la commedia
“I diritti
dell’uomo”,
spettacolo
popolare pomeridiano
e la corale del
Consiglio d’Europa
intona la
Marseillaise.
Domani solenne
prima di:
“La legge e
l’ordine”
direttore
d’orchestra – di comune accordo –
sua altezza il
barone, già maresciallo sir John Harting.
Migliaia di
londinesi sono rimasti svegli
per il dramma di
un cane.
Nella nebbia
mattutina
sopra gli
anneriti camini delle città
ondeggiano
appesi gl’impenitenti terroristi delle colonie,
cori di bambini
neri uccisi del Kenya
cantano le
canzoni natalizie
e il Big Ben
suona la fine di un mondo.
da Luogo
di dispersione
Theoklìs KUJÀLIS
Il condominio di
fronte
Di fronte a casa
mia si erge
un condominio di
quattro piani
introverso e
vanitoso.
Come formiche i
suoi inquilini entrano ed escono
senza parlarsi.
Neanche un buongiorno.
Non li conosco e
non mi conoscono
mi ignorano, li
ignoro ma li accetto
e spero che
anch’essi mi abbiano accettato
come un male
necessario
quantunque sia
palese che mi hanno rifiutato.
Il destino dei
piccoli.
Di recente è
venuta ad abitare al piano attico
una bella
signora intorno ai quaranta
solitaria, del
tutto insocievole.
Mi sono accorto nondimeno
(non è un miraggio!)
che talvolta di
nascosto getta uno sguardo dalla mia parte,
e addirittura
giorni fa la vicina di casa mi disse
che di me
chiedeva con insistenza.
Forse le piace
la poesia?
oppure (meglio
ancora)
scrive poesie
anche lei?
“Ultimamente
guardi un po’ troppo di fronte”,
mia moglie mi
riporta alla realtà
e mi sento
allora come un bambino che un’onda
gli demolisce le
torri costruite sulla sabbia.
da Uomo
nella nebbia
Fivos STAVRÌDIS
Versi per la
musica
Non troverai più
il volto
dietro la foglia
verde del silenzio
la musica s’è
già spenta, le luci
si sono
abbassate: non so, quali promesse,
quali
travedimenti potrà sostituire
la serietà di
un’altra decisione.
Giù nella valle
delle farfalle
non ritroverai
più i passi perduti:
adesso l’erba
cresce lì fino alle ginocchia
e forse
inaccessibile sarebbe la tua solitudine
nella spoglia
possibilità
di una nuova
attesa.
Disegnando coi
numeri
Innanzi tutto
definiamo la direzione:
poi viene dalla
casa il lavoro, al lavoro
segue la casa,
ti perseguitano le duecento finestre
delle case, ti
perseguitano gli occhi che non ti guardano,
le tue piccole
lettere rotonde che parlano di una inutile
battaglia: qui
tutto esiste per ferirti
per produrre
situazioni irreparabili
e poi ne sei
invischiato e non puoi sfuggirvi
la prospettiva
esiste solo per quelli che vengono assimilati.
da Poesie
Pitsa GALASI
XIX
Giovanna
di Giovanni
Nessuno ha
parlato al mandorlo
delle
decapitazioni dei Poeti
Scudo di silenzio
cospirativo
di sedicenti
ferite psichiche
e il sudicio
cotone
avvolgeva la
lama della verità
in cofani
invernali
La fortuna dei
precursori su silenziosa carta assorbente
E la
retroguardia con le berrette per la notte
bolliscono uova
e bruciano semi in corto circuito
Nessuno ha mai
sentito
dei cacciatori
di frodo
che a più
riprese prendono di mira con la fionda
gigantesche
lampadine le teste dei poeti
Nessuno per
l’oblio delle rondini
dopo le
cerimonie
Solo il silenzio
pieno di putridi peli
si sforza di
pettinarsi
la fine di
Gennaio
con una luna
a insanire la
mia adolescente sorella
che si lancia
nei campi
a chiedere e
rammemorare
Finché in un
gelido rogo brucia
Giovanna con le
sue visioni
piccola pròdroma
della poesia
I poeti
precorrono
I poeti
predicono
Dovete temerli
Soffiate,
gelate, perseguitate
e bruciateli
Le loro teste
mozze trofei del vostro adattamento
secondo Amathùndas1
1) Amathùnda:
antica città-regno a Cipro, le cui rovine si trovano nei pressi dell’attuale
Lemessòs, nel sud dell’isola. Per “adattamento” s’intende un particolare modo
di transazione allora in vigore in quella città.
da Segnalatori
Elli PEONÌDU
Ània da Berlino
Domenica alle
nove e un quarto inizia la sua vita
lettera color
del mare. Sto bene grazie
per il
messaggio. Mi spiace per la nonna.
Ore dieci, a
rapidi passi in Central Park quasi di corsa.
Musei e
Pinacoteche in ordine alfabetico
e poi a gambe
incrociate spuntino
alla fontana.
Alle cinque al cinema.
Sette e un
quarto: la vita finisce.
Au pair a New Jersey. Due bambini, una casa grande.
Sono gentili, mi
lasciano telefonare
naturalmente non
interurbane.
All’apertura
dell’Ingresso in volo tra i primi.
Accantonati i progetti
di lauree. Dottore...
I suoi occhi
cenere di tristezza
madre, padre
scrittori non famosi.
Ogni domenica
scrive loro in fretta
davanti al
Metropolitan.
Aveva anche una
nonna con un orto e dei meli.
New York, giugno
1992
Lemessòs,
gennaio 1996
da Percorsi
Dina PAJÀSSI-KATSÙRI
Apri la porta
Non startene
semplicemente a fianco dei miei sogni.
Apri la porta ed
entra.
Io avrò
apprestato il letto
con le coltri e
i drappi di seta.
Avrò preparato
profumi e unguenti
per lavarti i
piedi,
compresse calde
per ravvivarti il volto
condizionamento
per calmare le tue membra affaticate.
Uno specchio
vicino alle coperte,
dipinti sui
muri,
fossili marini
sugli scaffali,
un gatto bianco
e nero
che si aggira fra
i miei piedi,
alla finestra la
minacciosa
bandiera turca
con la mezzaluna
completano
l’immagine di un atteso
festino d’amore
o altro.
Vieni
vuoi che
facciamo l’amore
o giochiamo a
scacchi?
da Mi sentiii?
Kiriakos CHARALAMBIDIS
Invito a cena
I
È come se Iddio
ti invitasse alla Cena del suo Regno e tu gli dicessi: Grazie, non vengo perché
digiuno (oppure: ho già mangiato).
– Vieni, anche
solo per una bibita, un caffè, un frutto.
– Purtroppo non
posso. Mi... aspettano!
E lui ad
insistere: Vieni a stare almeno in nostra compagnia senza prendere nulla.
Almeno per averti con a noi.
Gli rispondi:
Non è possibile un’altra volta?
E lui amaramente
piangendo per te annulla la Cena del suo Regno. E quelli che stavano
preparandosi a prendervi parte, entrano tranquillamente nelle loro auto,
tornano a casa per dormire. La notte li copre insieme con la neve. Ormai
vergine piede non penetra nella zona neutra. Un gallo canta.
II
Vi sono però
altri che ardono dal desiderio di venire alla Cena – lo desiderano con tutta la
loro anima, ma esitano per paura, si spaventano per inettitudine, volgono
altrove il viso per difetto, credo, di socialità.
Questi Dio li invita
ogni volta con la massima gentilezza.
– No, no, no.
E dice loro:
passate, venite, luce e alito mio, ritornate alla mia mensa!
Ma è proprio
questo che li spaventa. Chi ha detto al Signore che questi non vorrebbero
essere i primi e i migliori alla sua Cena? Hanno molta fame. Sono mesi e anni
che non assaporano una pietanza, mesi e anni che non si abbracciano e si
baciano a vicenda.
Non dite che
Iddio non ha tentato di portarli alla Cena e onorarli degnamente schiudendo
porte e tendaggi, affinché potessero entrare col loro invisibile seguito.
Come sempre con
caritatevole prepotenza li attira verso la sua dimora. Chiama il suo domestico
e gli dice: Prendi questi inviti e “obbliga ad entrare” quelli che incontri per
strada “affinché si riempia la mia casa”: se all’alba assumo le mie ali, ti
prendo con me – dice così il Salmo.
E il domestico
esce. Nella fretta però inciampa, precipita, si perde.
Il Signore della
Cena aspetta. E passano i giorni, i mesi, gli anni, come macchinari d’assedio.
Dio mio, dice Iddio, e adesso cosa faccio?
Trova una
bambola di panno, la più vecchia, la più spelacchiata dei suoi anni d’infanzia:
la mette alla sua destra. Nel nome degli Assenti, degli Affamati e degli
Assetati, nel nome della stessa indivisibile Santa Trinità, cominciamo a
ricordare le squisite vivande.
marzo 1993
da
Metastoria
Jorgos PETÙSSIS
A Modena
A Stella, la mia fedele compagna e consorte
nel viaggio
A Modena alla
trattoria
i muri adorni di
vecchi violini,
mandolini e antichi
strumenti a corda.
Al tavolo
accanto,
“vicino a noi”1
accosto, in una
bella divisa con lo spadino
un giovane
dell’Accademia militare
la nonna e il
fratello.
Guardando il
giovane
parlavamo
di vecchi
violini, mandolini
strumenti a
corda,
dei nostri
ragazzi
della musica
della festa
e della nostra
vita così bella
sfilata davanti
ai nostri occhi
che diventa
vapore o lampi e tuoni.
Un solo
bagliore.
Modena,
13.3.1993
1) In italiano,
con lettere greche, nel testo originale.
da
Fine tempo
Klitos IOANNIDIS
Apòcrifo
L’eco delle
parole
la tua poesia,
Cristo
Vaddah Efkid
Ruel
gridasti
e tenebra
divenne grande.
Allora la sacra
progenie delle donne
lacrimò senza
peccato.
Il corpo di Dio
testimoniò con
te, Altissimo
nell’aramaico
del Tuo volto.
Piccolo il grande,
ci dicesti
e seme di senape
il regno.
Ed era la
tenebra così indistruttibile
così immota la
luce.
Insostenibili
speranze di trasporto del
Vello d’Oro
e cambio di navi
nel mare dell’eterno.
Sigillate
esistenze
in anni e giorni
non sospetti
e una qualche
Itaca è in agguato per noi
trappola d’amore
o inganno mentale
memorie di corpi
benedetti
e amari
rimasugli di irremovibile bellezza.
da Poesie
Dimitris GOTSIS
Segreti I
Non hai nessun
segreto, la dimenticanza
è ormai giunta
fino all’oblio dei tuoi gridi.
Quando albeggia
la tua bocca è muta
alla bellezza
del mondo. L’incontri
dentro un rombo
senza suono, in foreste silenziose
della
riflessione per la tua nascosta aurora.
In essa i colori
di ogni dolore
crollano nel
fiume del tuo sangue,
che sempre più
si attarda. Lo arricchiscono
con il flusso
della libertà di vecchi compagni,
rimasto dietro
ad essi prima della Notte.
Ed è allora
incantato ciò che vedesti,
statue immobili,
vocali di luce –
una nuvolaglia
dell’amarezza che guida
trasparente e
per nulla ti separa
dal cielo
deserto dell’alba
Non ha segreti:
questi durano
quanto la
bellezza nel mondo
e il tempo
incolpevole –
Tu non hai
segreti, tranne che te stessa.
da Di
Efròni
Jorgos MOLÈSKIS
Il grande sogno
È interminabile
la strada verso l’intimo.
Con le parole
della poesia ti immergi
fin là dove il
fuoco e l’acqua,
il lupo e la
pecora
sono fratelli e
ancor più profondamente
negli oscuri
labirinti che puoi
attingere solo
con una sesta sensazione.
La poesia prova
un cammino di anni-luce,
passaggio dentro
la fornace
e il
refrigeratore del mondo.
Con esplosioni
di luce incombusta
a dare
sussistenza all’insignificante,
a dischiudersi transito
di visibilità nelle tenebre
ed ottenere
chiarezza da tutto ciò che è ambiguo.
Simulacri
coperti di ruggine e lava rappresa
a detergersi per
rivelare il loro vero aspetto.
Asportare il
sigillo pietrificato
perché dai vasi
antichi si possa delibare
il vino per
secoli custodito
e il grande
sogno sognare
dell’eternità.
da Attesa
della pioggia
Jorgos MORÀRIS
Là sull’albero
Là sull’albero
come mammelle
due ceste di
frutta
poggiatevi sopra
parti
di cui mai
sapremo il volto.
Sotto la sua
radice
la nostra notte
sepolta
alza un mormorio
verso la sua cima
quando il vento
svaria
dietro all’orizzonte
dei nostri giorni.
Abbiamo vissuto
la poesia come incubo della sua assenza.
Lettera dalla
battaglia dimenticata
Tu che precipiti
come lacrima dalla tua esistenza,
in ginocchio a
tutte le suppliche.
Nessuna
speranza s’innalza più in su della sua
forza.
Là nella pianura
del respiro tronco
che svuota nelle
trombe la sua aria
hanno passato le
frontiere dell’effimero sonno
la polvere
lasciando in eredità.
da Frequentazioni
del silenzio
Michalis ZAFÌRIS
Parte prima: la
Genesi
Non era ancora
nata l’assoluta esistenza del tempo. Nessuno governava il caos e la sola cosa
esistente era l’iniziale super-denso punto materiale che in un indefinito
quanto ambiguo termine temporale esplose in innumerevoli molecole. Così fu
creato il primo secolo glaciale destinato a governare per parecchi
millenni-luce le galassie dell’universo che si stava formando. L’automatica
genesi e le radioonde circolavano incuranti, né vi era alcuna previsione di
errore. Così, nella quarta dimensione in qualche isolato e insignificante
pianeta venne a crearsi il dio che abitava nelle nuvole e il diavolo che
comandava nelle viscere della lava. Questo piccolo pianeta lo chiamarono Terra,
e insieme coi suoi signori, uno nelle nuvole e l’altro nella lava, si diffuse
in una massa viscida che, come disse un certo Darwin, con lo scimpanzé quale
ultima fase evolutiva, produsse l’uomo e cominciò la secolare guerra per cui
era previsto che uno si nutrisse con le carni dell’altro secondo le arbitrarie
leggi del sistema capitalistico.
da
La fisionomia dell’inesistente
Christos CHAZÌPAPAS
Sonnambulismo
È quella porta
chiusa
dentro il sonno
che ogni tanto
fa emergere
il capo oscuro
del vuoto. Si
apre e chiude
come desiderio
di donna
che dalla brama
si difende
peccato
nel subcosciente
lenzuolo
del mattino.
Non possiamo
di questa porta
parlare
per non
svegliare i sonnambuli
che con i loro
corpi immateriali
camminano
lancieri
nel nostro
sonno.
Inediti
Niki MARANGÙ
Nel cortile di
San Lazzaro
Eppure il riso
risonava
nel cortile di
San Lazzaro
mentre si
camminava nella strada deserta
prima di cena.
Stavi parlando
del salone
dove s’udì per
la prima volta il compianto
per Alessandro
ti dicevo dello
sguardo che avevo gettato
all’altro mondo
dietro le gabbie
dei falchi
e delle civette
dove un biodo
sfiorava l’altro,
volgari gabbie
fatte di canne
dalle paludi del sud
in qualche modo
legate con un filo
come il filo che
lega le nostre vite.
Si apprestavano
al grande viaggio le anime
sulle coste
della Siria, a Petra, a Gerico,
strade di
Strabone, di Tolomeo,
per giungere sul
far della sera
alla Porta dei
Leoni.
Ricordi la
civetta che piangeva, lì
sempre la sera,
alla stessa ora?
ott. 1993
da Divan
Lùis PERENDÒS
XX
Nel mio sonno
piombano delfini antropomorfi
confondono le
gomene delle navi
cercando i nauti
anzitempo annegati.
Sono numerosi e
i loro gridi
spaventano i
gabbiani e le alghe
incurvano le
acque e perforano
una ad una le
onde della memoria
l’ingiusto che
così presto ha colpito
la separazione
con i suoi gialli perché
la morte per
davvero installata
i bastimenti
partiti senza ritorno.
Sul far del
giorno
sopra gli scogli
si abbattono stronfiando
accorrono i
giovani per metterli in salvo
inutilmente
stropicciando le fasciature.
Accorro anch’io
tirandoli
per portarli
indietro nel mio sonno.
da Amori
dell’assoluto
Mona SAVVÌDU-CHRISTODÙLU
Poesia e memoria
I
1. E làcrimi
sulla linea verde1
Testimonianza la
poesia...
2. E nostalgia
della memoria
la
poesia...
3. rivoluzionaria
della passione
4. la
credenziale
dell’entusiasmo
che
non si esaurisce
nei
margini del silenzio...
5. Hanno smesso
di seguirti
le
tue cellule
e tu
Devozione...
6. alla
credenziale
del
cielo
senza
linea verde
7. E non
possiamo incontrarci
neppure nell’orizzonte...
1) Si chiama
“linea verde” la linea di demarcazione tra Nicosia greco-cipriota e Nicosia
turco-cipriota. Per estensione, poi, tutta la linea di confine tra la libera
Cipro della Repubblica Cipriota e Cipro occupata dalle truppe turche.
da L’eccedenza
del silenzio
Andonis PILLÀS
Assenza
I
Profonda carezza
inevasa fluisce la luce del sole
sui tetti e
sulle strade bianche.
Un cielo immenso
rievoca
sulle sponde dei
zefiri
il tuo sguardo
dove i giorni
placidi hanno
instillato
i colori del
tramonto,
col tuo profondo
indicibile cruccio.
E il tuo canto –
sottile spiga
tenuta
nell’azzurro –
irrorato di
gocce di rugiada,
nella mèmore
ombra degli alberi s’acquieta
e sale nel cielo
vuoto.
II
Adesso il tuo
volto
rinchiuso nelle
ganasce del tempo,
mi parlerà
disperato della luce
di antiche
estati:
piccola goccia amara
il tuo sangue,
cadrà nella
cisterna
del mio
silenzio:
sfogliandosi una
luna antichissima
nei venti del
tempo
mi offrirà
dell’oblio l’acqua amara.
da Fessure
Eleni THEOCHÀRUS
Scuola di
delicati amanti
Una fantasia
infantile
- Anch’io ti
amo, le disse,
mentre lei lo
abbracciava
dentro la sua
auto piena di buchi
ferma in un
luogo isolato.
Intesseva
desideri sulle vene del suo collo,
tremando baciava
i suoi begli occhi,
e sulle piccole
gocce del suo sudore
ricamava
passioni e sulle sue forti braccia
ricamava voluttà
e sovversioni,
- anch’io ti
amo, le disse...
Dov’è la parola
che taglia il tempo in due
e lo imbarazza...
- Hai sentito
quello che hai detto, gli chiese la donna impaurita.
Sai cosa dici?
gli chiese quasi svenuta.
Le accennò di
sì.
Nel terreno in
abbandono
angolo di via Idìli
e via Idònu
dentro la
vecchia automobile poco dopo la mezzanotte...
di che genere
d’amore dunque le stava parlando?
Poggiò comunque
la donna leggermente
i suoi pensieri
sopra un singhiozzo,
lottò con
abnegazione contro
un nodo alla sua
voce
e mentre svanivano
timori e dubbi
e ritegni
si sentì piegar
le ginocchia per la dolcezza
e l’attesa!
da Dei magi
greco-siriani
Frossùla KOLOSSIÀTU
Lucciole
qwantiche
Nel gioco delle
comunicazioni mondializzate
la
desalinizzazione degli astri
verrà presentata
dalla telepresentatrice digitale
in qualche sito
del cyberspazio
il progresso dei
nostri tempi crea storie da Frankestein
e del fatto
devono occuparsi
scienziati
specialisti
ghiacci
provenienti dal nulla riempiono ogni luogo
i senzatetto
trovano un posto solo in un ghetto
e lo spettacolo
dei transgenici comincia
le diossine del
terrorismo
proteggono
l’odierna raccolta coatta di bambini
portantini
dell’ONU trasportano
nelle capitali
del mondo i miserabili del 2000
ranocchi vanno
nello spazio
per ore
confabulano con una moderna nevrosi
che si diffonde
e ricopre ogni cosa
in una
pubblicità da gigante coi piedi d’argilla
una profonda
preoccupazione intorbida le sguardo del sole
una assenza...
sempre con lo
stesso sapore.
da Come se accaduto
Vakis LOISÌDIS
Giorno delle
anime
Sulla strada coi
pellicani
la gente di
fatica canta
durante le ore
di lavoro.
Nella stessa
strada uomini
istruiti
discutono
sulle
espressioni della grecità nell’arte.
Uomini che se
qualcuno definisce intellettuali
crescono di due
centimetri.
E un dizionario ti
serve per capire
una parola su
due che pronunciano.
Non tarderanno a
smarrirsi
nel labirinto
che han creato con le belle parole.
Ma d’un tratto scende il silenzio
all’apparire di
una venerabile figura
sbucata nel
vicolo
con un piatto di
kòliva1 fatti in casa.
È il giorno
delle anime2
che hanno forse
dimenticato gli uomini dell’intelletto
non riuscendo a
sopportare di trovarsi di fronte
alla grecità
nella luce del tramonto.
Più delle loro
parole alate
contava il
silenzio.
1) Kòliva: grano
bollito mischiato a zucchero, uva passa, farina abbrustolita distribuito dopo
la commemorazione di un defunto al fine del suo buon ricordo.
2) Giorno, di solito un sabato, destinato al
culto dei defunti alle cui tombe si rende visita nei cimiteri.
da Monumenti
mobili
Maria THERISTÌ
Del tutto uguale
Nel condominio
il fornaio, la
hostess
pensionati e
bambini e dipendenze
divorziati
passeggiate nei fine settimana
Non protestano
anche se intronati con il rock
“Continuità”
prima della convocazione delle Commissioni
per le
assunzioni
Non protestano
Il condominio
s’incrina
vado da un
condominio all’altro
Il trucco è
vecchio
Tengo il
medesimo apparecchio stereo
e non smetto di
conoscere gente nuova
nei Consigli
convocati in loco
I condomìni mi
vogliono bene
Non li guardo
con ripugnanza mentre bisticciano
e alla fine ci
scambiamo dei dischi
suoni
condominiali
prove che non
siamo davvero spacciati
dico bene?
da Un
quarto d’ora prima
Linos IOANNIDIS
Mantello
Più tardi
giungendo in una locanda, ho liberato i miei cavalli. Li ho ritrovati tempo
dopo in una dimostrazione, mentre tutti si lamentavano per una sommossa che non
ha mai avuto luogo. All’improvviso scoppiò una pioggia e ci avvolgemmo con le
lenzuola dell’ospedale centrale che in quei momenti sventolavano alle finestre.
Più oltre guardammo i caliginosi edifici (più tardi furono messi nel
dimenticatoio come fossero asili per i
poveri). Fu allora, dicono, che nella greve nebbia dei tempi evasero i pazzi,
quelli che non si erano inquadrati. Un po’ più in su si vedeva il fonografo e
si udiva la voce di sotto, nei ristagni “Sono preesistiti in questi luoghi. Non
sono io lo straniero”.
Sono stato sui
bastioni
a tirar di
scherma con gli antenati
a tirar di
scherma coi venti.
da Balcone
Stèfanos STAVRÌDIS
Rinnovamento
La mela marcia
non ridiventa sana
e nessuno berrà
il vino versato
sul tavolo.
La corda
spezzata della chitarra però
né l’amico che
parte
all’eterna solitudine.
l’amico che
parte.
È precaria la
bellezza del lago.
Il viaggio nuovo
t’impaura,
ma è possibile e
inevitabile;
vattene da
questo lago
prima che
diventi palude
(ma nel tuo
cuore fotògrafalo,
il bel lago ch’è
ancora).
da Rapide
patrie
Lili MICHAILÌDU
Diario di
viaggio
Di notte
sdipanava il paesaggio
Scivolava in
silenzio dagli angoli
infilandosi
tra falpalà e
fronzoli
fra tuniche e caschetti
respirava aliti ’briachi
accarezzava i
pelosi corridoi
strappava i cuori
e allontanava
l’amore
dai corpi
imbrattati
Così si pagava
la passione
colmandosi i
polmoni con aguardiente
la notte
trascorrendo nelle bettole
di Toledo...
Ama...
Ama solo la luce
che fa giorno
ogni tua notte...
Non è l’amore
che mi ferisce
ma la crapula
del suo pensiero...
da Forme a
rilievo e strade...
Maria THOMÀ
Perché sono una
casa di campagna e d’estate arrivi da sola e dormi
e ogni tanto ti svegli a mezzanotte e accendi
la lampada e ricordi
Perché ricordi
Perciò
ti amo […]
D.P.Papadìtsas, A bassa voce
Perché i tuoi
occhi sono oblunghi afflitti, castani
luminosi con
striature e zone
di luce sovrannaturale
il colore e la
forza del pardo e la stessa capacità
di
concentrazione sul bersaglio
Perché dormi con
le braccia aperte e così abbracci il
peso accuminato
di una rivoluzione circolare
mi parlasti come
fossi un bambino, sapendo che ogni
imperizia
proviene dalla tristezza medesima
Perché quando
ricordo la tua figura crollo, era un momento senza
potere libertà o
visione
da Benvenuto
a Micene
NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE
Theodossis
NIKOLAU
È nato a Pafos nel 1930. Laureato in lettere
all’Università di Atene e Pedagogia all’Università di Londra, fino al 1990 è
stato insegnante nell’istruzione media.
Opere poetiche: Atti, Làrnaka, 1980; Immagini, Làrnaka, 1988; La casa, Atene, 2002.
Prose: Radici
nella terra, racconti, Làrnaka; Papadiamàndis,
breve abbozzo sulla sua vita e la sua opera, saggio, Làrnaka, 1961; Il poeta T.S. Eliot, saggio, Làrnaka,
1969; Il profilo spirituale di
Ammòchostos, saggio, Làrnaka, 1988.
È morto nel 2004.
Kleri
ANGHELIDU
È nata ad Ammòchostos, attualmente sotto
occupazione turca, nel 1932. Laureata in Lettere all’Università di Atene, ha
svolto attività di insegnamento nell’istruzione media. Deputata nel 1991 e
ministro dell’istruzione pubblica dal 1993 al 1997.
Opere poetiche: Poesie, Ammòchostos, 1967; Lo sradicamento, Lemessòs, 1975; Giorno del rimpatrio, Lemessòs, 1982; Nel demo di Amathùndas, Lemessòs, 1988,
19892; Mio figlio, il
Pentadàttilo, Lefkossìa, 1991, 19942; Il silenzio delle statue, Lefkossìa, 1994; Venerabile Mare, Lefkossìa, 1998; Alìanthos, Lefkossìa, 2001; Brezze
di Salamina, Lefkossìa, 2004; Terre,
Lefkossìa, 2005; Specchio dell’anima,
Atene, 2007.
Prose: La strada, racconto, Atene,
1997; Colloquio con mia sorella
Ammòchostos, saggio, Lefkossìa, 2001.
Andreas
PASTELLAS
Nato a Kàto Pafos nel 1932, da giovane però
residente a Lemessòs. Studi in Lettere all’Università di Atene e insegnamento
nell’istruzione media.
Opere poetiche: Spazio di disseminazione,
Atene, 1970; 19882; Spretato
post mortem, Atene, 1995.
Prose: Forme di strutture antitetiche nella
poesia e nella poetica di K. Palamàs, saggi, Lemessòs, 2002; Strada facendo, saggi, Lefkossìa, 2002; Grigio verso scuro profondo, saggi,
Lefkossìa, 2003.
Theoklis
KUJALIS
È nato a Defterà (Lefkossìa) nel 1936. Bachelor of
Arts e Master of Science in Pedagogia negli USA, con perfezionamento a Londra.
Funzionario ispettivo del Ministero dell’Istruzione Pubblica cipriota.
Opere poetiche: Segni di matita a margine,
Lefkossìa, 1959; Alla mia fine,
Lefkossìa, 1964; Ma forse no,
Lefkossìa, 1968; Carichi segreti,
Lefkossìa, 1971; Il ritorno, 1976; Mitològio, 1981; Icone, 1986; La mia Defterà,
1989; Trenta anni di poesia, 1959-1989,
Lefkossìa, 1994; Aerùssa, Lefkossìa,
1996; Encomio, Lefkossìa, 2000; Uomo nella nebbia, Lefkossìa, 2004; In intelletto, Lefkossìa, 2009.
Fivos
STAVRIDIS
È nato a Làrnaka nel 1938. Laurea in Farmacia
presso l’Università Americana a Beirut. Editore della rivista letteraria Ciclo negli anni 1980-1986. Coeditore
della rivista Microfilologhikà.
Opere poetiche: Poesie, Làrnaka, 1972; Smitizzazione, Lefkossìa, 1978; Terza persona, Làrnaka, 1992.
Prose: Il poeta come scultore. Dieci anni
dalla morte di Pandelìs Michanikòs, Lefkossìa, 1990.
Insieme con Leftheris Papaleondìu e Savvas Pavlu
ha redatto la Bibliografia della Letteratura
Cipriota (Da Leòndios Macheràs ai nostri giorni), Lefkossìa, 2001.
Redattore della Bibliografia della Poesia Popolare Cipriota (1884-1960), Lefkossìa,
2002.
Pitsa
GALASI
Nata nel 1940 a Lemessòs, dove tuttora risiede.
Studi in Scienze Politiche e Sociologia all’Università di Atene. Già
funzionario presso l’Ente Radiofonico di Cipro.
Opere poetiche: Attimi di adolescenza, Atene,
1963; Ai margini dei tempi, Atene,
1968; Città bianca, Atene, 1968; Alberi e mare, Atene, 1969; Mosaico, Atene, 1973; La sorella di Alessandro, Atene, 1973; Ipnopèdia, Atene, 1979; Segnalatori, Atene, 1983; Il bel Arturo o Artur Rimbaud nell’isola di
Cipro, Lefkossìa, 1992; Gli uccelli
di Efstòlios e l’Ènglistos, Atene, 1997; Gli e di Elena, Atene, 1997.
Prose: Odos Emilios Churmùsios, saggi,
Lefkossìa, 2005.
Elli
PEONIDU
Nata a Vassa Kilanìu nei pressi di Lemessòs nel
1940. Studi in Economia Domestica alla Scuola Superiore Charokòpio in Atene.
Giornalista.
Opere poetiche: Palmo dischiuso al sole,
Lefkossìa, 1964; Ore di Lefkossìa,
Lefkossìa, 1967; Terra di Cipro,
Lefkossìa, 1971; Il Ciclo della Denuncia,
Atene, 1977; Canzoni della perduta menta,
Lefkossìa, 1979; Ore, Atene, 1983; Clessidra, Lefkossìa, 1987; Percorsi, Atene, 1997.
Prose: Sotto lo stesso cielo, cronaca,
Sofia, 1980; Viso a viso, racconti,
Atene, 1985; Maddalena, Magda, Maggy,
romanzo, Atene, 2004.
Inoltre, 17 libri di favole per bambini.
Dina
PAJASSI-KATSURI
È nata ad Ammòchostos nel 1941. Studi di
Giornalismo ad Atene. Funzionario presso l’Ente Radiofonico di Cipro.
Produttrice di programmi per la gioventù.
Opere poetiche: Poesie, Lefkossìa, 1964; Composizione, Lefkossìa, 1966; Il Principe, Atene, 1969; Memorandum, Lefkossìa, 1978; Anti-tesi, Atene, 1987, Mi senti?, Lefkossìa, 1996; Afrodite e Adone, Lefkossìa, 2006.
Prose: Tra Dio e l’Angelo, racconti,
Atene, 2001.
È l’editrice della rivista letteraria Anef.
Kiriakos
CHARALAMBIDIS
È nato ad Achna, attualmente nei territori
occupati dai turchi, nel 1940. Studi di Storia e Archeologia presso l’Università
di Atene. Insegnante di Lettere nella istruzione media e funzionario dell’Ente
Radiofonico cipriota.
Opere poetiche: Prima fonte, Atene, 1961, L’inconsapevolezza dell’acqua, Atene,
1967; Il vaso con le Forme,
Lefkossìa, 1973; Costa degli Achei,
Lefkossìa, 1977, Atene, 20032; Ammòchostos
Regnante, 1982, 19972; Cupola,
Atene, 1989, 19982; Metastoria,
Atene, 1995; Mola, Atene, 2000; Visita litoranea, Atene, 2003; Mela cotogna, Atene, 2006.
Prose: Viscida tela, saggi, 2 voll.,
Atene, 2009; Una città nella letteratura:
Lefkossìa, Atene, 2010.
Teatro: Ammòchostos Regnante,
Lefkossìa, 1993, L’Amore e il Mito,
Lefkossìa, 2007.
Jorgos
PETÙSSIS
È nato a Lemessòs nel 1943 e ivi risiede. È tra i
fondatori e Presidente della Società degli Scrittori di Lemessòs.
Opere poetiche: All’ombra della morte,
Lemessòs, 1977; Intuizione. Lemessòs,
1980; Mio fratello Onìssilos,
Lemessòs, 1995; Dolorosa immersione,
Lemessòs, 1995; Un’isola in pericolo,
Lemessòs, 2003; Fine tempo, Lemessòs,
2010.
Prose: La raffigurata profezia per mano
dell’Arcangelo – Inchiesta, saggio, Lemessòs, 1999, 20002.
Klitos
IOANNIDIS
Nato a Mutullà nel 1944, è laureato alla Accademia
Pedagogica di Cipro e presso l’Università di Parigi in Filosofia e Scienza
delle Religioni. Ha svolto plurime funzioni direttive presso società di Lettere
e Filosofia.
Opere poetiche: Generazione Sesta, Lemessòs,
1967; Kuriti scudati, Lefkossìa,
1971; Tharghìlia, Lefkossìa, 1975; Poesie 1967-1977, Lefkossìa, 1977; Funebri, Lefkossìa, 1981; Iota Uno, Lefkossìa, 1987; Poesie 1967-1987, Lefkossìa, 1988 e, in
inglese e francese, Lefkossìa, 2007.
Prose: Storia della più recente
letteratura cipriota, Lefkossìa, 1986; Chicco
di senape, saggi, Lefkossìa, 1990; Nostalgia
di Dio, saggi, Lefkossìa, 1994; Rapporti,
saggi e articoli, Lefkossìa, 1996; Uno
solo necèssita, saggi, Atene, 2002; Saggi
filosofici, Lefkossìa, 2004; Essays-Essais,
Nicosia, 2009.
Dimitris
GOTSIS
È nato a Thessaloniki (Grecia) nel 1945. Dal 1986
risiede a Lefkossìa, dove esercita la professione medica.
Opere poetiche: Estor, Lefkossìa, 1989; Vestiti, Lefkossìa, 1990; “... e montano il Giardino”, Lefkossìa,
1992; Cortile di Pasqua, Lefkossìa,
1994; Termini di viaggio, Lefkossìa,
1998; Di Efròni, Lefkossìa, 2001; Concentrico in tre persone, Lefkossìa,
2003.
Jorgos
MOLESKIS
È nato a Cipro nel 1946. Laureato in Letteratura
Russa all’Università Lomonosov a Mosca. È stato funzionario direttivo presso il
Comune di Làrnaka e presso il Ministero dell’Istruzione Pubblica e Cultura a
Lefkossìa.
Opere poetiche: Bel Paese, Cipro, 1967; La Strada, Cipro, 1970; Autobiografia, Cipro, 1972; Com’era grande la luna, Cipro, 1980; L’albero al nord, Cipro, 1981; Primavera passeggera, Cipro, 1984; Disegni di Skaliòtis, Cipro, 1987; La cisterna degli amori, Cipro, 1987; La casa e il tempo, Cipro, 1990; Poesie 1980-1990, Cipro, 1993; L’acqua della memoria, Lefkossìa, 1998; Dal minimo, Lefkossìa, 2001; Attesa della pioggia – poesie 1980-2001, Atene, 2008; Dentro
il flusso, Lefkossìa, 2009.
Prose: L’uva rubata, Cipro, 1985; Pavlos Liassìdis. La forza di un genio
poetico, saggio, Cipro, 1995
Jorgos
MORARIS
Nato a Lemessòs nel 1946, si è laureato in Filosofia
nell’Università di Atene, dove vive e insegna Lingua.
Opere poetiche: Relazioni di silenzio, Atene,
1991; Fiori di ramno, Atene, 1999; Rosmarino, Atene, 2008.
Michalis
ZAFÌRIS
È nato a Làrnaka nel 1947, ma risiede a Lefkossìa.
Studi secondari a Lefkossìa e di Medicina ad Atene.
Opere poetiche: Cerchi successivi intersecano il
piano schizofrenico o il ragazzo
partito in viaggio verso le stelle, Atene, 1978; Viaggio nell’abbaglio del tempo,
Lefkossìa, 1980; Pub Vento, Atene,
1983; Due plotoni di vendetta,
Lefkossìa, 1984; Resistenza passiva,
Lefkossìa, 1989; Poesie 1978-1989,
Lefkossìa, 1998; Odòs Stàvros Stilianìdis,
Lefkossìa, 2000; Diacrònico sussiego,
Lefkossìa, 2001; In ordine di scrittura,
Lefkossìa, 2004; La fisionomia
dell’inesistente, Lefkossìa, 2008.
Prose: Testi, Lefkossìa, 2005; La variazione dell’amore, Lefkossìa,
2008; Il giorno spunta appena,
Lefkossìa, 2010.
Christos
CHAZÌPAPAS
È nato a Cipro nel 1947 e si è laureato in
Medicina Veterinaria all’Università di Sofia. Risiede a Lefkossìa ed è
Presidente dell’Unione Scrittori di Cipro.
Opere poetiche: Endoscopio, Lefkossìa, 1969; Introduzione alla tragedia, Lefkossia, 1979.
Prose: La grande menzogna, Atene,
1981; Assolutamente naturale,
Lefkossìa, 1984; Il colore del giacinto
azzurro, Atene, 1989; Nell’attrazione
della luna nera, Atene, 1993; Nell’occhio
del serpente, Atene, 2000; Amore in
ardore, Atene, 2001; L’instabile
passo, Atene, 2009.
Niki
MARANGÙ
È nata a Lemessòs nel 1948. Studi di Sociologia
all’Università di Berlino. Oltre che poeta e prosatrice, è altresì valente
pittrice e incisore con diverse esposizioni personali a Cipro e all’estero.
Opere poetiche: Cose dai giardini, Atene, 1980;
Inizio dell’Indizione, Lefkossìa,
1987; Divan 1967-2000, Atene, 2005; Per una pallida idea, Lefkossìa, 2008.
Prose: Uno strato di sabbia, Atene,
1990; Favole di Cipro, Atene, 1994; È viva la pantera, Atene, 1998; Medico di Vienna, Atene, 2003; Il dèmone della pornografia, Atene,
2007; Jezul, Atene, 2010.
Lùis
PERENDÒS
Nato a Làrnaka nel 1948, ivi risiede. Già
funzionario di banca, ha svolto e svolge attività culturali ed artistiche nel
quadro di enti pubblici (Comune di Làrnaka) e privati.
Opere poetiche: Trasparenti, Làrnaka, 1973; Pachidermi, Làrnaka, 1977; Ad Erisichtione, Làrnaka, 1979; Il subconscio di un piccolo borghese,
Làrnaka, 1982; Cìpride la fatalità,
Làrnaka, 1987; Amori dell’assoluto,
Làrnaka, 2008.
Prose: Rappresentazioni teatrali a
Làrnaka, 1879-1913, Làrnaka, 1992, 19992; Risultati dei Concorsi per la festa del Diluvio a Làrnaka, 1946-2004,
Làrnaka, 2005.
Mona
SAVVIDU-CHRISTODULU
È nata a Lemessòs nel 1949 ed è laureata in
Lettere all’Università di Atene. Svolge attività di insegnamento
nell’istruzione media.
Opere poetiche: A quelli coinvolti, Lemessòs,
1978; Nove poesie, Lemessòs,n 1986; Un Argonauta in mezzo alle Simplègadi,
Lemessòs, 1986; Con licenza poetica di
Leòndios Macheràs, Lemessòs, 1994; Specchio
d’amore e di morte, Lemessòs, 1997; L’eccedenza
del silenzio, Lemessòs, 2003; Un
quarto d’ora prima, Atene, 2003.
Prose: Alèxandros Emmanuìl Kechajòglu,
racconti, Lefkossìa, 1994; Vera
Panajotìdu Korfiòti, saggio, Lefkossìa, 1998; Sei poeti ciprioti, saggio, Lefkossìa, 1999; Panìkos Peonìdis, saggio, Lefkossìa, 2004; Dimitris Gotsis, saggio, Lefkossìa, 2006.
Teatro: Axiothèa, 1982.
Andonis
PILLÀS
È nato a Pafos nel 1950. Studi in Pedagogia
all’Università di Lefkossìa e Letteratura Neogreca all’Università di Ioànnina
(Grecia). Già insegnante nell’istruzione media.
Opere poetiche: Voci della mia terra,
Lefkossìa, 1975; Epitaffio,
Lefkossìa, 1979, 19892; Fessure,
Lefkossìa, 1989; Aurora, Lefkossìa, 1989; Ritorno, Lefkossìa, 1991; In
alabastro unguento,
Lefkossìa, 1993; Bel Paese,
Lefkossìa, 1993; Frammenti, Lefkossìa, 2001; Giacchio, Lefkossìa, 2004.
Eleni
THEOCHARUS
È nata ad Amianto nel 1953. Studi in Medicina e Filosofia in Grecia, U.S.A. e
Regno Unito. Già deputata del Parlamento
cipriota, è
attualmente deputata presso
il Parlamento Europeo.
Opere poetiche: Atto poetico e
collaborazione politica, Lefkossìa,
1990; Morte Causale Angelo mio, Lefkossìa, 1996; I Grandi Terzi, Lefkossìa, 2000; Dei Magi greco-siriani, Lefkossìa, 2008.
Prose: Pigra estate, racconti,
Lefkossìa, 2008.
Frossula
KOLOSSIATU
È, nata a Làrnaka nel 1954 e si è laureata in
Letteratura inglese all’Università di Atene, dove tuttore risiede.
Opere poetiche: L’epoca dell’occupazione,
Atene, 1979, Condotta, Atene, 1981; Età, Atene, 1995; Come accaduto, Atene, 2002; Quando
partono i flamingo, Atene, 2005; Attraverso
vecchi oblò, Atene, 2008.
Vakis
LOISIDIS
È nato a Lefkossìa nel 1965. Studi in Economia e
Commercio ad Atene e studi postuniversitari in Economia Turistica nel Regno
Unito. Attività di pittore.
Opere poetiche: Poesia e collage, Lefkossìa,
1995; Orione manufatti a macchina,
Lefkossia, 1999; Monumenti mobili,
Lefkossìa, 2002; All’ora di punta,
Atene, 2005; Ramoscello si rompe,
Atene, 2007; Cose elementari, Atene,
2009.
Prose: Chi ha rubato il sogno, padre?,
favola, Lefkossìa, 2008.
Maria
THERISTÌ
È nata nel 1968 ad Ajos Serjos presso Ammòchostos.
Studi in Giurisprudenza e Giornalismo ad Atene. Attualmente esercita la
professione forense a Lemessòs.
Opere poetiche: Appunti d’ufficio, Lemessòs,
1999; Un quarto d’ora prima, Atene,
2003.
Linos
IOANNIDIS
È nato a Lefkossìa nel 1972, ma risiede ad Atene.
Opere poetiche: Balcone, Lefkossìa, 1993; Bianco, Lefkossìa, 1994; Descrizione di forma, Lefkossìa, 1998; Il tempo dell’inattesa ora, Lefkossìa,
2001; Voce scritta, Lefkossìa, 2006.
Stefanos
STAVRIDIS
È nato a Lefkossìa nel 1972. Studi universitari e
postuniversitari in Biblioteconomia e Scienze dell’Informazione negli U.S.A. .
Lavora presso la Biblioteca dell’Università di Cipro.
Opere poetiche: Rapide patrie, Làrnaka, 1998; La realtà conica, Lefkossìa, 2004.
Prose: Corrispondenze private,
racconti, Làrnaka, 2000; La biblioteca di
Ravel, racconti, Atene, 2008.
Lìli
MICHAILIDU
È nata a Lefkossìa nel 1979. Studi in Lettere e
Pubbliche Relazioni a Lefkossìa.
Opere poetiche: L’alchimia del tempo, Atene,
2001; Forme in rilievo e strade,
Atene, 2003; Ricordo di un Oriente,
Atene, 2004; Allusioni, Atene, 2007.
Maria
THOMÀ
È nata a Lefkossìa nel 1980. Studi in Letteratura
greca ad Atene e Teoria della Letteratura a Leicester. Attualmente dipendente
del Ministero dell’Educazione e Cultura a Lefkossìa.
Opere poetiche: Una storia per il cielo, Atene,
2001; Benvenuto a Micene, Atene,
2008.
© Tutte le traduzioni di Crescenzio Sangiglio