LETTERATURE MONDO
INEDITI
Antologia
della poesia cipriota contemporanea

      
Presentiamo un ampio e assai ricco florilegio di autori, tradotti per la prima volta in italiano, che sono tra i principali protagonisti della poesia greca di Cipro degli ultimi cinquant’anni. Si tratta di una scena letteraria in versi molto articolata e sfrangiata dove le tensioni ad un ‘nuovo lirismo’ si intrecciano con echi sociali, esistenziali, filosofici, e con riferimenti alla situazione di divisione politica dell’isola. Nei poeti del secondo Novecento abbondano i guizzi prosastici, quotidiani, la ricerca di una forma autoriflessiva e comunicativa in cui investire la propria intera vita. Come scrive Jorgos Moràris: “Abbiamo vissuto la poesia come incubo della sua assenza”.
      




   

di Crescenzio Sangiglio                                                                     

 

 

Si è soliti dar inizio alla moderna letteratura (e poesia) cipriota con la raccolta delle Rime d’amore di autore ignoto(o di autori ignoti) del XVI secolo, un complesso di 156 poesie la maggioranza delle quali scritta in endecasillabi (il tipico metro della poesia italiana), anche se non mancano composizioni nel classico metro decapentasillabico della tradizione greca, glorioso erede dell’antico tetrametro giambico.

La silloge comprende anche 26 sonetti, i primi in assoluto della letteratura in lingua greca. Si tratta comunque di un’opera  che, pur principiando la storia letteraria moderna cipriota, non fruisce di nessun seguito giacché proprio in quegli anni (1571) Cipro cade nelle mani dei turchi, in sostanza in una quasi totale oscurazione culturale che durerà fino alla fine del XIX secolo. Fa comunque notevole eccezione il componimento anonimo in poesia e prosa del XVIII secolo dal titolo Risultati d’amore ossia storia etico-amorosa con canzoni costantinopolite, pubblicato però a Vienna nel 1792, che costituisce anche il primo esempio di prosa nelle lettere neogreche di ogni tempo e luogo.

Sin dallo scorcio dell’800, con il passaggio dell’isola agli inglesi, le direttive letterarie appartengono ad autori residenti a Cipro, ma provenienti dalle varie zone d’influenza greca del Mediterraneo orientale oppure ad autori greci che operano appunto nei principali centri di tali zone quali Smirne, Alessandria d’Egitto e sopra tutto Atene. La produzione che ne risulta riverbera le contingenze della centralità ellàdica e i principali orientamenti che la definiscono, senza alcun vero rapporto con la locale realtà cipriota.

Quest’ultima si rende presente nell’ultimo decennio del XIX secolo con l’introduzione a Cipro della tipografia e successivamente con l’apparizione della stampa quotidiana e delle riviste soprattutto satiriche. In pieno clima romantico, ormai tuttavia in fase calante, i poeti che pubblicano negli anni fino alla prima guerra mondiale sono certamente di mediocre qualità e indistintamente senza particolari pretese.

Non così invece la poesia dialettale che in Vassilis Michailìdis (1850-1917) e Dimitris Lipèrtis (1866-1937) si erge ad un livello di preminenza addirittura nazionale, ponendo le basi per una letteratura di ampio respiro e superiore qualità.

I primi decenni del ’900 e fino alla vigilia del 2o conflitto mondiale sono gli anni del neo-palamismo (atteggiamento poetico derivato dall’opera del vate nazionale greco Kostìs Palamàs) e del post-simbolismo sulle tracce di un tardivo mallarmeismo. Nel contempo l’ideologia della Sinistra propone i suoi primi autori, mentre nessun influsso dalla famosa generazione ellenica del ’30 sembra inserirsi nella creazione poetica cipriota fino alla fine degli anni ’50. Parimenti, insignificanti e piuttosto peregrine appaiono le risultanze della proposta surrealista che pur negli anni tra le due guerre vive in Europa la sua stagione più impressionante e autentica.

Già però negli anni ’40 e poi nel successivo decennio emerge la personalità di uno dei più carismatici poeti ciprioti, Kostas Mondis (1914-2004), dopo un fertile sodalizio ideale prima con Kariotakis e poi con Kavafis. La sua poesia spicca per un pluridirezionale realismo apoftegmatico e copre non solo personali momenti, ma la più notevole parte della recente storia del Paese.

Nel 1955 scoppia la rivolta contro il regime colonialista britannico, che si concluderà militarmente nel 1958 e politicamente nel 1960 con la proclamazione della Repubblica Cipriota. Ed è appunto nel 1960 che viene datata la prima generazione letteraria con i più cospicui rappresentanti in Sofoklìs Lasàru (1932), Andreas Pastellàs (1932), Theodòssis Nikolàu (1930-2004), Theoklìs Kujàlis (1936), Pitsa Galàsi (1940), Elli Peonìdu (1940), Kiriakos Charalambìdis (1940), Dina Pajàssi-Katsùri (1941), Michalis Passiardìs (1941), preceduti dalla genialità di Pandelìs Michanikòs (1928-1979) – una generazione immediatamente immersa nell’incontrollabile acutizzarsi delle tensioni intercomunitarie, preludio alla tragedia del 1974.

Prevale un nuovo lirismo, conciso, di immediato impatto sentimentale, di frammentata esposizione come frammentate diventano le vite degli stessi ciprioti. In tal modo si inaugurano originali sperimentazioni dialettiche nell’orizzonte di aperture mentali mai prima concepite, così da porre in essere una reale rivoluzione letteraria e le fondamenta di una primigenia cultura poetica che col passato non ha in genere nulla a che vedere. In sostanza, è l’inizio di un divezzamento da quello sminuente, a mio parere, e realmente improduttivo asservimento al modello ellàdico e di dipendenza dai suoi postulati in pieno rigoglio negli anni 1920-1940.

Agli autori precedentemente menzionati vengono così ad aggiungersi Fivos Stavrìdis (1938), Kleri Anghelìdu (1932), Kostas Vassilìu (1939), Jorgos Moleskis (1946), Jorgos Petussis (1943), Andreas Thomà (1942-2002), Polìvios Nikolàu (1941), Vera Korfioti (1939), che ulteriormente arricchiscono la creazione poetica cipriota sin oltre il 1974, anno del secondo e di gran lunga più scioccante scontro della popolazione con un avvenimento questa volta militare di tragiche conclusioni.

La poesia cipriota acquisisce in questo periodo la sua più dolorosa e sanguinosa maturità e coscienza. Una nuova germinazione di poeti ha modo di manifestare così in maniera da un lato meno lamentosa, direttamente vissuta, violenta e clamorosa, ma dall’altro più meditata, intimamente e penosamente assimilata, si direbbe più amaramente somatizzata, la propria denuncia e censura dei “giochi” dei potenti, la propria disperazione per uno stato di cose avviato verso una permanenza ingiusta, insopportabile e opprimente.

È la c.d. generazione del ’74 che, detto per inciso, non ha nulla in comune con la quasi parallela generazione del ’70 in Grecia. Ne fanno parte sopras tutto Andis Kanakis (1946), Lefkios Zafirìu (1948), Nikos Orfanìdis (1949), Luis Perendòs (1948), Eleni Theochàrus (1953), Tassos Aristotelus (1955), Mona Savvidu-Theodùlu (1949), Christos Chazìpapas (1947), Christos Mavrìs (1954).

L’allontanamento, che credo assai consistente e fors’anche definitivo, dalla matrice ellàdica avviene con questi autori: la poesia cipriota vi acquisisce una propria fisionomia e carattere sostanziale eminentemente differenziati dalle prospettive letterarie sviluppate in Grecia. Gli anni ’60 e ’70 costituiscono, specie in poesia, l’avvio e la concretizzazione del nuovo percorso autonomo cipriota nel generale solco della cultura europea.

Dopo il 1985-90, infine, la poesia prende ad elaborare i propri moduli espressivi in una nuova organica molteplicità, varietà e variabilità di personali tematiche introversive pur in connessione con le comunque insormontabili implicazioni del mondo esterno, sociale e storico come venuto a conformarsi. Pertanto la produzione cipriota si allinea e procede con i più diversi esiti della contemporanea meditazione poetica in un mondo in cui necessità, aspettazioni, destini, società, cultura tendono sempre più a costituire una gigantesca rete di comune appiglio e comune futuro.

Questi sono pertanto i pionieri del “nuovo corso” cipriota nella poesia: Jorgos Kalosòis (1963), Leonìdas Galàsis (1962), Andriana Kritikù (1962), Nadia Stilianù (1963), Pabos Kusàlis (1964), Jorgos Fràngos (1962), Vakis Loisìdis (1962) che precedono il principale corpo dei validi “successori” Maria Theristì (1968), Jorgos Christodulìdis (1968), Nena Filùssi (1969), Maria Kiriakù (1969), Linos Ioannìdis (1972), Michalis Papadòpulos (1972), Dafni Nikìta-Longhìnu (1973), Panajotis Nikolaìdis (1974), Andreas Jorgallìdis (1975), Eleni Kefàla (1975), Christiana Avraamìdu (1978), Lili Michailìdu (1979), Maria Thomà (1980), Maria Siakallì (1980), Christina A. Jeorghìu (1980), nella disposizione di un generale ricchissimo contesto produttivo che senza dubbio conforma la colonna vertebrale dell’attualità poetica cipriota oltre che, ovviamente, del prossimo e remoto futuro. L’abbondanza delle pregevoli formulazioni letterarie che ne deriva credo possa legittimamente autorizzare le più favorevoli previsioni di esemplari sviluppi demiurgici intellettuali.

Fissati in tal modo per sommi capi i termini dello sviluppo nel tempo del pensiero poetico a Cipro, la breve antologia che segue si riferirà, per ovvie ragioni di maggior interesse per il lettore di oggi, alla produzione poetica contemporanea, in pratica quella degli ultimi cinquanta anni, dal 1960 al 2010, con autori nati ugualmente nel cinquantennio dal 1930 al 1980.





Anna Boschi, Lettera a un volo della memoria, 2009, cm 40x40, mixed media


***

 

A N T O L O G I A

 

Theodòssis NIKOLÀU

 

Le riflessioni di San Lazzaro

 

                                         A Fivos Stavridis

 

I

Ridono quelli che non hanno udito il suono

dei solidi passi. Ma chi può udire

dentro tutto il tumulto e il vocìo del mondo?

Ci si affanna ad accrescere il nostro amore

per ciò che la sensazione accresce e ingabbia.

E l’anima affranta come conchiglia sulle nostre prede,

che il mare alla fine alleggerisce con interminabile moto

e deposita sulla sabbia.

Oppure talora la mano rinfrancata

con abile torsione

stacca con facilità dalla roccia.

 

Ho visto il capitano ridere

fumando la pipa

mentre la sua nave stava colando a picco.

 

Ridono ancora perché non hanno disceso

la scala uno scalino dopo l’altro

e il loro udito non è stato saccheggiato

dal ferrame arrugginito mentre andavano a sbattere

sul ferrame. Non hanno udito le chiavi

girare due o tre volte nelle toppe,

e quelle voci di dolore annerire

nelle immense stanze la tenebra

non hanno udito.

 

“Se avessimo saputo

forse sarebbe fiorito sulle nostre labbra

soltanto un piccolo sorriso amaro

come quello che si vede sui volti delle statue

scolpito dagli artefici greci

nell’epoca in cui s’innamoravano delle pietre”.

 

                                      da  Immagini

 

 

Kleri ANGHELÌDU

 

Momenti I

 

                           A Nikos

Aranceti e case

porto

or sono trentatre anni

nel palmo dell’anima.

Voci della pioggia

nel cortile della memoria,

risate di bambini

e sussurri d’amore,

le ombre dei gelsomini

che profumavano

‒ e come profumano ancora! –

venti della gioventù

e le stelle dell’aurora.

La notte sempre al chiaro di luna

e vermigli riverberi.

L’amore

dappertutto s’annidava

nelle stanze

gli scalini,

il giardino.

Il tetto a guardare il cielo

ed aspettar le rondini.

 

                        da  Specchio d’anima

 

 

 

Andreas PASTELLÀS

 

Europa ventesimo secolo

 

Tace Montesquieu

tenendosi stretto sul petto

lo spirito delle leggi

e la Rivoluzione Francese è stata collocata

nel museo del Louvre.

A Giovanni il Povero

hanno portato via l’unico fondo che possedeva,

la Magna Charta.

La Comédie Française rappresenta la commedia

“I diritti dell’uomo”,

spettacolo popolare pomeridiano

e la corale del Consiglio d’Europa

intona la Marseillaise.

Domani solenne prima di:

“La legge e l’ordine”

direttore d’orchestra – di comune accordo –

sua altezza il barone, già maresciallo sir John Harting.

Migliaia di londinesi sono rimasti svegli

per il dramma di un cane.

 

Nella nebbia mattutina

sopra gli anneriti camini delle città

ondeggiano appesi gl’impenitenti terroristi delle colonie,

cori di bambini neri uccisi del Kenya

cantano le canzoni natalizie

e il Big Ben suona la fine di un mondo.

 

                            da  Luogo di dispersione

 

 

Theoklìs KUJÀLIS

 

Il condominio di fronte

 

Di fronte a casa mia si erge

un condominio di quattro piani

introverso e vanitoso.

Come formiche i suoi inquilini entrano ed escono

senza parlarsi. Neanche un buongiorno.

Non li conosco e non mi conoscono

mi ignorano, li ignoro ma li accetto

e spero che anch’essi mi abbiano accettato

come un male necessario

quantunque sia palese che mi hanno rifiutato.

Il destino dei piccoli.

 

Di recente è venuta ad abitare al piano attico

una bella signora intorno ai quaranta

solitaria, del tutto insocievole.

 

Mi sono accorto nondimeno (non è un miraggio!)

che talvolta di nascosto getta uno sguardo dalla mia parte,

e addirittura giorni fa la vicina di casa mi disse

che di me chiedeva con insistenza.

Forse le piace la poesia?

oppure (meglio ancora)

scrive poesie anche lei?

 

“Ultimamente guardi un po’ troppo di fronte”,

mia moglie mi riporta alla realtà

e mi sento allora come un bambino che un’onda

gli demolisce le torri costruite sulla sabbia.

 

                                    da  Uomo nella nebbia

 

 

Fivos STAVRÌDIS

 

Versi per la musica

 

Non troverai più il volto

dietro la foglia verde del silenzio

la musica s’è già spenta, le luci

si sono abbassate: non so, quali promesse,

quali travedimenti potrà sostituire

la serietà di un’altra decisione.

 

Giù nella valle delle farfalle

non ritroverai più i passi perduti:

adesso l’erba cresce lì fino alle ginocchia

e forse inaccessibile sarebbe la tua solitudine

nella spoglia possibilità

di una nuova attesa.

 

Disegnando coi numeri

 

Innanzi tutto definiamo la direzione:

poi viene dalla casa il lavoro, al lavoro

segue la casa, ti perseguitano le duecento finestre

delle case, ti perseguitano gli occhi che non ti guardano,

le tue piccole lettere rotonde che parlano di una inutile

battaglia: qui tutto esiste per ferirti

per produrre situazioni irreparabili

e poi ne sei invischiato e non puoi sfuggirvi

la prospettiva esiste solo per quelli che vengono assimilati.

 

                                                           da  Poesie

 

 

Pitsa GALASI

 

XIX                             

      

                Giovanna di Giovanni

 

Nessuno ha parlato al mandorlo

delle decapitazioni dei Poeti

Scudo di silenzio cospirativo

di sedicenti ferite psichiche

e il sudicio cotone

avvolgeva la lama della verità

in cofani invernali

 

La fortuna dei precursori su silenziosa carta assorbente

E la retroguardia con le berrette per la notte

bolliscono uova e bruciano semi in corto circuito

 

Nessuno ha mai sentito

dei cacciatori di frodo

che a più riprese prendono di mira con la fionda

gigantesche lampadine le teste dei poeti

Nessuno per l’oblio delle rondini

dopo le cerimonie

 

Solo il silenzio pieno di putridi peli

si sforza di pettinarsi

la fine di Gennaio

con una luna

a insanire la mia adolescente sorella

che si lancia nei campi

a chiedere e rammemorare

Finché in un gelido rogo brucia

Giovanna con le sue visioni

piccola pròdroma della poesia

 

I poeti precorrono

I poeti predicono

Dovete temerli

Soffiate, gelate, perseguitate

e bruciateli

Le loro teste mozze trofei del vostro adattamento

                           secondo Amathùndas1

 

1) Amathùnda: antica città-regno a Cipro, le cui rovine si trovano nei pressi dell’attuale Lemessòs, nel sud dell’isola. Per “adattamento” s’intende un particolare modo di transazione allora in vigore in quella città.

 

                                                                                     da  Segnalatori

 

 

Elli PEONÌDU

 

Ània da Berlino

 

Domenica alle nove e un quarto inizia la sua vita

lettera color del mare. Sto bene grazie

per il messaggio. Mi spiace per la nonna.

 

Ore dieci, a rapidi passi in Central Park quasi di corsa.

Musei e Pinacoteche in ordine alfabetico

e poi a gambe incrociate spuntino

alla fontana. Alle cinque al cinema.

Sette e un quarto: la vita finisce.

 

Au pair  a  New Jersey. Due bambini, una casa grande.

Sono gentili, mi lasciano telefonare

naturalmente non interurbane.

All’apertura dell’Ingresso in volo tra i primi.

Accantonati i progetti di lauree. Dottore...

 

I suoi occhi cenere di tristezza

madre, padre scrittori non famosi.

Ogni domenica scrive loro in fretta

davanti al Metropolitan.

 

Aveva anche una nonna con un orto e dei meli.

 

                                 New York, giugno 1992

                                 Lemessòs, gennaio 1996

       

                                                                      da  Percorsi

 

 

Dina PAJÀSSI-KATSÙRI

 

Apri la porta

 

Non startene semplicemente a fianco dei miei sogni.

Apri la porta ed entra.

Io avrò apprestato il letto

con le coltri e i drappi di seta.

Avrò preparato profumi e unguenti

per lavarti i piedi,

compresse calde per ravvivarti il volto

condizionamento per calmare le tue membra affaticate.

 

Uno specchio vicino alle coperte,

dipinti sui muri,

fossili marini sugli scaffali,

un gatto bianco e nero

che si aggira fra i miei piedi,

alla finestra la minacciosa

bandiera turca con la mezzaluna

completano l’immagine di un atteso

festino d’amore o altro.

Vieni

vuoi che facciamo l’amore

o giochiamo a scacchi?

 

                                                  da  Mi sentiii?

 

 

 

Kiriakos CHARALAMBIDIS

 

Invito a cena

 

I

 

È come se Iddio ti invitasse alla Cena del suo Regno e tu gli dicessi: Grazie, non vengo perché digiuno (oppure: ho già mangiato).

– Vieni, anche solo per una bibita, un caffè, un frutto.

– Purtroppo non posso. Mi... aspettano!

E lui ad insistere: Vieni a stare almeno in nostra compagnia senza prendere nulla. Almeno per averti con a noi.

Gli rispondi: Non è possibile un’altra volta?

E lui amaramente piangendo per te annulla la Cena del suo Regno. E quelli che stavano preparandosi a prendervi parte, entrano tranquillamente nelle loro auto, tornano a casa per dormire. La notte li copre insieme con la neve. Ormai vergine piede non penetra nella zona neutra. Un gallo canta.

 

II

 

Vi sono però altri che ardono dal desiderio di venire alla Cena – lo desiderano con tutta la loro anima, ma esitano per paura, si spaventano per inettitudine, volgono altrove il viso per difetto, credo, di socialità.

Questi Dio li invita ogni volta con la massima gentilezza.

– No, no, no.

E dice loro: passate, venite, luce e alito mio, ritornate alla mia mensa!

Ma è proprio questo che li spaventa. Chi ha detto al Signore che questi non vorrebbero essere i primi e i migliori alla sua Cena? Hanno molta fame. Sono mesi e anni che non assaporano una pietanza, mesi e anni che non si abbracciano e si baciano a vicenda.

Non dite che Iddio non ha tentato di portarli alla Cena e onorarli degnamente schiudendo porte e tendaggi, affinché potessero entrare col loro invisibile seguito.

Come sempre con caritatevole prepotenza li attira verso la sua dimora. Chiama il suo domestico e gli dice: Prendi questi inviti e “obbliga ad entrare” quelli che incontri per strada “affinché si riempia la mia casa”: se all’alba assumo le mie ali, ti prendo con me – dice così il Salmo.

E il domestico esce. Nella fretta però inciampa, precipita, si perde.

Il Signore della Cena aspetta. E passano i giorni, i mesi, gli anni, come macchinari d’assedio. Dio mio, dice Iddio, e adesso cosa faccio?

Trova una bambola di panno, la più vecchia, la più spelacchiata dei suoi anni d’infanzia: la mette alla sua destra. Nel nome degli Assenti, degli Affamati e degli Assetati, nel nome della stessa indivisibile Santa Trinità, cominciamo a ricordare le squisite vivande.

 

marzo 1993

 

                                                                                da  Metastoria

 

 

Jorgos PETÙSSIS

 

A Modena

 

                    A Stella, la mia fedele compagna e consorte nel viaggio

 

A Modena alla trattoria

i muri adorni di vecchi violini,

mandolini e antichi strumenti a corda.

Al tavolo accanto,

“vicino a noi”1

accosto, in una bella divisa con lo spadino

un giovane dell’Accademia militare

la nonna e il fratello.

 

Guardando il giovane

parlavamo

di vecchi violini, mandolini

strumenti a corda,

dei nostri ragazzi

della musica della festa

e della nostra vita così bella

sfilata davanti ai nostri occhi

che diventa vapore o lampi e tuoni.

Un solo bagliore.

 

Modena, 13.3.1993

 

1) In italiano, con lettere greche, nel testo originale.

 

                                                           da  Fine tempo

 

 

Klitos IOANNIDIS

 

Apòcrifo

 

L’eco delle parole

la tua poesia, Cristo

Vaddah Efkid Ruel

gridasti

e tenebra divenne grande.

 

Allora la sacra progenie delle donne

lacrimò senza peccato.

Il corpo di Dio

testimoniò con te, Altissimo

nell’aramaico del Tuo volto.

 

Piccolo il grande, ci dicesti

e seme di senape il regno.

Ed era la tenebra così indistruttibile

così immota la luce.

Insostenibili speranze di trasporto del

Vello d’Oro

e cambio di navi nel mare dell’eterno.

 

Sigillate esistenze

in anni e giorni non sospetti

e una qualche Itaca è in agguato per noi

trappola d’amore o inganno mentale

memorie di corpi benedetti

e amari rimasugli di irremovibile bellezza.

 

                                                        da  Poesie

 

 

Dimitris GOTSIS

 

Segreti I

 

Non hai nessun segreto, la dimenticanza

è ormai giunta fino all’oblio dei tuoi gridi.

 

Quando albeggia la tua bocca è muta

alla bellezza del mondo. L’incontri

dentro un rombo senza suono, in foreste silenziose

della riflessione per la tua nascosta aurora.

 

In essa i colori di ogni dolore

crollano nel fiume del tuo sangue,

che sempre più si attarda. Lo arricchiscono

con il flusso della libertà di vecchi compagni,

rimasto dietro ad essi prima della Notte.

 

Ed è allora incantato ciò che vedesti,

statue immobili, vocali di luce –

una nuvolaglia dell’amarezza che guida

trasparente e per nulla ti separa

dal cielo deserto dell’alba

 

Non ha segreti: questi durano

quanto la bellezza nel mondo

e il tempo incolpevole –

 

Tu non hai segreti, tranne che te stessa.

 

                                                     da  Di Efròni

 

 

Jorgos MOLÈSKIS

 

Il grande sogno

 

È interminabile la strada verso l’intimo.

Con le parole della poesia ti immergi

fin là dove il fuoco e l’acqua,

il lupo e la pecora

sono fratelli e ancor più profondamente

negli oscuri labirinti che puoi

attingere solo con una sesta sensazione.

 

La poesia prova un cammino di anni-luce,

passaggio dentro la fornace

e il refrigeratore del mondo.

Con esplosioni di luce incombusta

a dare sussistenza all’insignificante,

a dischiudersi transito di visibilità nelle tenebre

ed ottenere chiarezza da tutto ciò che è ambiguo.

 

Simulacri coperti di ruggine e lava rappresa

a detergersi per rivelare il loro vero aspetto.

Asportare il sigillo pietrificato

perché dai vasi antichi si possa delibare

il vino per secoli custodito

e il grande sogno sognare

dell’eternità.

 

                                              da  Attesa della pioggia

 

 

 

Jorgos MORÀRIS


Là sull’albero

 

Là sull’albero come mammelle

due ceste di frutta

poggiatevi sopra parti

di cui mai sapremo il volto.

Sotto la sua radice

la nostra notte sepolta

alza un mormorio verso la sua cima

quando il vento svaria

dietro all’orizzonte dei nostri giorni.

Abbiamo vissuto la poesia come incubo della sua assenza.

 

Lettera dalla battaglia dimenticata

 

Tu che precipiti come lacrima dalla tua esistenza,

in ginocchio a tutte le suppliche.

Nessuna speranza  s’innalza più in su della sua forza.

Là nella pianura del respiro tronco

che svuota nelle trombe la sua aria

hanno passato le frontiere dell’effimero sonno

la polvere lasciando in eredità.

 

                                               da  Frequentazioni del silenzio

 

 

Michalis ZAFÌRIS

 

Parte prima: la Genesi

 

Non era ancora nata l’assoluta esistenza del tempo. Nessuno governava il caos e la sola cosa esistente era l’iniziale super-denso punto materiale che in un indefinito quanto ambiguo termine temporale esplose in innumerevoli molecole. Così fu creato il primo secolo glaciale destinato a governare per parecchi millenni-luce le galassie dell’universo che si stava formando. L’automatica genesi e le radioonde circolavano incuranti, né vi era alcuna previsione di errore. Così, nella quarta dimensione in qualche isolato e insignificante pianeta venne a crearsi il dio che abitava nelle nuvole e il diavolo che comandava nelle viscere della lava. Questo piccolo pianeta lo chiamarono Terra, e insieme coi suoi signori, uno nelle nuvole e l’altro nella lava, si diffuse in una massa viscida che, come disse un certo Darwin, con lo scimpanzé quale ultima fase evolutiva, produsse l’uomo e cominciò la secolare guerra per cui era previsto che uno si nutrisse con le carni dell’altro secondo le arbitrarie leggi del sistema capitalistico.

                                                                   

                                                                                                      da  La fisionomia dell’inesistente

 

 

Christos CHAZÌPAPAS

 

Sonnambulismo

 

È quella porta chiusa

dentro il sonno

che ogni tanto fa emergere

il capo oscuro

del vuoto. Si apre e chiude

 

come desiderio di donna

che dalla brama si difende

peccato

nel subcosciente lenzuolo

del mattino.

 

Non possiamo

di questa porta parlare

per non svegliare i sonnambuli

che con i loro corpi immateriali

camminano

lancieri

 

nel nostro sonno.

 

                                                  Inediti

 

 

Niki MARANGÙ

 

Nel cortile di San Lazzaro

 

Eppure il riso risonava

nel cortile di San Lazzaro

mentre si camminava nella strada deserta

prima di cena.

Stavi parlando del salone

dove s’udì per la prima volta il compianto

per Alessandro

ti dicevo dello sguardo che avevo gettato

all’altro mondo

dietro le gabbie dei falchi

e delle civette

dove un biodo sfiorava l’altro,

volgari gabbie

fatte di canne dalle paludi del sud

in qualche modo legate con un filo

come il filo che lega le nostre vite.

Si apprestavano al grande viaggio le anime

sulle coste della Siria, a Petra, a Gerico,

strade di Strabone, di Tolomeo,

per giungere sul far della sera

alla Porta dei Leoni.

Ricordi la civetta che piangeva, lì

sempre la sera, alla stessa ora?

 

ott. 1993

 

                                                                             da  Divan

 

 

 

Lùis PERENDÒS

 

XX

 

Nel mio sonno piombano delfini antropomorfi

confondono le gomene delle navi

cercando i nauti anzitempo annegati.

 

Sono numerosi e i loro gridi

spaventano i gabbiani e le alghe

 

incurvano le acque e perforano

una ad una le onde della memoria

 

l’ingiusto che così presto ha colpito

la separazione con i suoi gialli perché

la morte per davvero installata

i bastimenti partiti senza ritorno.

 

Sul far del giorno

sopra gli scogli si abbattono stronfiando

accorrono i giovani per metterli in salvo

inutilmente stropicciando le fasciature.

 

Accorro anch’io tirandoli

per portarli indietro nel mio sonno.

 

                              da  Amori dell’assoluto

 

 

 

Mona SAVVÌDU-CHRISTODÙLU

 

Poesia e memoria

 

I

 

1. E làcrimi sulla linea verde1

   Testimonianza la poesia...

2. E nostalgia della memoria

    la poesia...

3. rivoluzionaria della passione

4. la credenziale

    dell’entusiasmo

    che non si esaurisce

    nei margini del silenzio...

5. Hanno smesso di seguirti

    le tue cellule

    e tu Devozione...

6. alla credenziale

   del cielo

   senza linea verde

7. E non possiamo incontrarci

   neppure nell’orizzonte...

 

1) Si chiama “linea verde” la linea di demarcazione tra Nicosia greco-cipriota e Nicosia turco-cipriota. Per estensione, poi, tutta la linea di confine tra la libera Cipro della Repubblica Cipriota e Cipro occupata dalle truppe turche.

 

                                                                              da  L’eccedenza del silenzio

 

 

Andonis PILLÀS

 

Assenza

 

I

 

Profonda carezza inevasa fluisce la luce del sole

sui tetti e sulle strade bianche.

Un cielo immenso rievoca

sulle sponde dei zefiri

il tuo sguardo dove i giorni

placidi hanno instillato

i colori del tramonto,

col tuo profondo indicibile cruccio.

E il tuo canto – sottile spiga  

tenuta nell’azzurro –

irrorato di gocce di rugiada,

nella mèmore ombra degli alberi s’acquieta

e sale nel cielo vuoto.

 

II

 

Adesso il tuo volto

rinchiuso nelle ganasce del tempo,

mi parlerà disperato della luce

di antiche estati:

piccola goccia amara il tuo sangue,

cadrà nella

cisterna

del mio silenzio:

sfogliandosi una luna antichissima

nei venti del tempo

mi offrirà dell’oblio l’acqua amara.

 

                                                         da  Fessure      

 

 

Eleni THEOCHÀRUS

 

Scuola di delicati amanti

                                     Una fantasia infantile   

 

- Anch’io ti amo, le disse,

mentre lei lo abbracciava

dentro la sua auto piena di buchi

ferma in un luogo isolato.

Intesseva desideri sulle vene del suo collo,

tremando baciava i suoi begli occhi,

e sulle piccole gocce del suo sudore

ricamava passioni e sulle sue forti braccia

ricamava voluttà e sovversioni,

 

- anch’io ti amo, le disse...

 

Dov’è la parola che taglia il tempo in due

e lo imbarazza...

- Hai sentito quello che hai detto, gli chiese la donna impaurita.

Sai cosa dici? gli chiese quasi svenuta.

 

Le accennò di sì.

Nel terreno in abbandono

angolo di via Idìli e via Idònu

dentro la vecchia automobile poco dopo la mezzanotte...

 

di che genere d’amore dunque le stava parlando?

 

Poggiò comunque la donna leggermente

i suoi pensieri sopra un singhiozzo,

lottò con abnegazione contro

un nodo alla sua voce

e mentre svanivano timori e dubbi

e ritegni

si sentì piegar le ginocchia per la dolcezza

e l’attesa!

 

                                               da  Dei magi greco-siriani

 

 

 

Frossùla KOLOSSIÀTU

 

Lucciole qwantiche

 

Nel gioco delle comunicazioni mondializzate

la desalinizzazione degli astri

verrà presentata dalla telepresentatrice digitale

in qualche sito del cyberspazio

il progresso dei nostri tempi crea storie da Frankestein

e del fatto devono occuparsi

scienziati specialisti

ghiacci provenienti dal nulla riempiono ogni luogo

i senzatetto trovano un posto solo in un ghetto

e lo spettacolo dei transgenici comincia

le diossine del terrorismo

proteggono l’odierna raccolta coatta di bambini

portantini dell’ONU trasportano

nelle capitali del mondo i miserabili del 2000

ranocchi vanno nello spazio

per ore confabulano con una moderna nevrosi

che si diffonde e ricopre ogni cosa

in una pubblicità da gigante coi piedi d’argilla

una profonda preoccupazione intorbida le sguardo del sole

una assenza...

sempre con lo stesso sapore.

                                       

                                                     da  Come se accaduto

 

 

Vakis LOISÌDIS

 

Giorno delle anime

 

Sulla strada coi pellicani

la gente di fatica canta

durante le ore di lavoro.

Nella stessa strada uomini

istruiti discutono

sulle espressioni della grecità nell’arte.

Uomini che se qualcuno definisce intellettuali

crescono di due centimetri.

E un dizionario ti serve per capire

una parola su due che pronunciano.

Non tarderanno a smarrirsi

nel labirinto che han creato con le belle parole.

 

Ma  d’un tratto scende il silenzio

all’apparire di una venerabile figura

sbucata nel vicolo

con un piatto di kòliva1 fatti in casa.

È il giorno delle anime2

che hanno forse dimenticato gli uomini dell’intelletto

non riuscendo a sopportare di trovarsi di fronte

alla grecità nella luce del tramonto.

 

Più delle loro parole alate

contava il silenzio.

 

1) Kòliva: grano bollito mischiato a zucchero, uva passa, farina abbrustolita distribuito dopo la commemorazione di un defunto al fine del suo buon ricordo.

2)  Giorno, di solito un sabato, destinato al culto dei defunti alle cui tombe si rende visita nei cimiteri.

 

                                                                                          da  Monumenti mobili

 

 

Maria THERISTÌ

 

Del tutto uguale

 

Nel condominio

il fornaio, la hostess

pensionati e bambini e dipendenze

divorziati passeggiate nei fine settimana

Non protestano anche se intronati con il rock

“Continuità” prima della convocazione delle Commissioni

per le assunzioni

Non protestano

Il condominio s’incrina

vado da un condominio all’altro

Il trucco è vecchio

Tengo il medesimo apparecchio stereo

e non smetto di conoscere gente nuova

nei Consigli convocati in loco

I condomìni mi vogliono bene

Non li guardo con ripugnanza mentre bisticciano

e alla fine ci scambiamo dei dischi

suoni condominiali

prove che non siamo davvero spacciati

dico bene?

 

                                    da  Un quarto d’ora prima

 

 

Linos IOANNIDIS

 

Mantello

 

Più tardi giungendo in una locanda, ho liberato i miei cavalli. Li ho ritrovati tempo dopo in una dimostrazione, mentre tutti si lamentavano per una sommossa che non ha mai avuto luogo. All’improvviso scoppiò una pioggia e ci avvolgemmo con le lenzuola dell’ospedale centrale che in quei momenti sventolavano alle finestre. Più oltre guardammo i caliginosi edifici (più tardi furono messi nel dimenticatoio come  fossero asili per i poveri). Fu allora, dicono, che nella greve nebbia dei tempi evasero i pazzi, quelli che non si erano inquadrati. Un po’ più in su si vedeva il fonografo e si udiva la voce di sotto, nei ristagni “Sono preesistiti in questi luoghi. Non sono io lo straniero”.

Sono stato sui bastioni

a tirar di scherma con gli antenati

a tirar di scherma coi venti.

 

                                                                      da Balcone

 

 

Stèfanos STAVRÌDIS

 

Rinnovamento

 

La mela marcia non ridiventa sana

e nessuno berrà

il vino versato sul tavolo.

La corda spezzata della chitarra però

né l’amico che parte

all’eterna solitudine.

l’amico che parte.

 

È precaria la bellezza del lago.

Il viaggio nuovo t’impaura,

ma è possibile e inevitabile;

vattene da questo lago

prima che diventi palude

(ma nel tuo cuore fotògrafalo,

il bel lago ch’è ancora).

 

                            da  Rapide patrie

 

 

Lili MICHAILÌDU

 

Diario di viaggio

 

Di notte sdipanava il paesaggio

Scivolava in silenzio dagli angoli

infilandosi

tra falpalà e fronzoli

fra tuniche e caschetti

respirava aliti       ’briachi

accarezzava i pelosi corridoi

 

strappava i cuori

e allontanava l’amore

dai corpi imbrattati

 

Così si pagava la passione

colmandosi i polmoni con aguardiente

la notte trascorrendo nelle bettole

di Toledo...

 

Ama...

 

Ama solo la luce

che fa giorno ogni tua notte...

 

Non è l’amore che mi ferisce

ma la crapula del suo pensiero...

 

                                         da  Forme a rilievo e strade...

 

 

Maria THOMÀ

 

                         Perché sono una casa di campagna e d’estate arrivi da sola e dormi

                                 e ogni tanto ti svegli a mezzanotte e accendi la lampada e ricordi

                                                                                       Perché ricordi  

                                                                                       Perciò ti amo […]

                                                                                  D.P.Papadìtsas, A bassa voce

 

Perché i tuoi occhi sono oblunghi afflitti,  castani luminosi con

striature e zone di luce sovrannaturale

il colore e la forza del pardo e la stessa capacità

di concentrazione sul bersaglio

Perché dormi con le braccia aperte e così abbracci il

peso accuminato di una rivoluzione circolare

mi parlasti come fossi un bambino, sapendo che ogni

imperizia proviene dalla tristezza medesima

Perché quando ricordo la tua figura crollo, era un momento senza

potere libertà o visione

 

                                              da  Benvenuto a Micene

 

                           

 

NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE

 

 

Theodossis NIKOLAU

 

È nato a Pafos nel 1930. Laureato in lettere all’Università di Atene e Pedagogia all’Università di Londra, fino al 1990 è stato insegnante nell’istruzione media.

Opere poetiche: Atti, Làrnaka, 1980; Immagini, Làrnaka, 1988; La casa, Atene, 2002.

Prose:  Radici nella terra, racconti, Làrnaka; Papadiamàndis, breve abbozzo sulla sua vita e la sua opera, saggio, Làrnaka, 1961; Il poeta T.S. Eliot, saggio, Làrnaka, 1969; Il profilo spirituale di Ammòchostos, saggio, Làrnaka, 1988.

È morto nel 2004.

 

 

Kleri ANGHELIDU

 

È nata ad Ammòchostos, attualmente sotto occupazione turca, nel 1932. Laureata in Lettere all’Università di Atene, ha svolto attività di insegnamento nell’istruzione media. Deputata nel 1991 e ministro dell’istruzione pubblica dal 1993 al 1997.

Opere poetiche: Poesie, Ammòchostos, 1967; Lo sradicamento, Lemessòs, 1975; Giorno del rimpatrio, Lemessòs, 1982; Nel demo di Amathùndas, Lemessòs, 1988, 19892; Mio figlio, il Pentadàttilo, Lefkossìa, 1991, 19942; Il silenzio delle statue, Lefkossìa, 1994; Venerabile Mare, Lefkossìa, 1998; Alìanthos, Lefkossìa, 2001; Brezze di Salamina, Lefkossìa, 2004; Terre, Lefkossìa, 2005; Specchio dell’anima, Atene, 2007.

Prose: La strada, racconto, Atene, 1997; Colloquio con mia sorella Ammòchostos, saggio, Lefkossìa, 2001.

 

 

Andreas PASTELLAS

 

Nato a Kàto Pafos nel 1932, da giovane però residente a Lemessòs. Studi in Lettere all’Università di Atene e insegnamento nell’istruzione media.

Opere poetiche: Spazio di disseminazione, Atene, 1970; 19882; Spretato post mortem, Atene, 1995.

Prose: Forme di strutture antitetiche nella poesia e nella poetica di K. Palamàs, saggi, Lemessòs, 2002; Strada facendo, saggi, Lefkossìa, 2002; Grigio verso scuro profondo, saggi, Lefkossìa, 2003.

 

 

Theoklis KUJALIS

 

È nato a Defterà (Lefkossìa) nel 1936. Bachelor of Arts e Master of Science in Pedagogia negli USA, con perfezionamento a Londra. Funzionario ispettivo del Ministero dell’Istruzione Pubblica cipriota.

Opere poetiche: Segni di matita a margine, Lefkossìa, 1959; Alla mia fine, Lefkossìa, 1964; Ma forse no, Lefkossìa, 1968; Carichi segreti, Lefkossìa, 1971; Il ritorno, 1976; Mitològio, 1981; Icone, 1986; La mia Defterà, 1989; Trenta anni di poesia, 1959-1989, Lefkossìa, 1994; Aerùssa, Lefkossìa, 1996; Encomio, Lefkossìa, 2000; Uomo nella nebbia, Lefkossìa, 2004; In intelletto, Lefkossìa, 2009.

 

 

Fivos STAVRIDIS

È nato a Làrnaka nel 1938. Laurea in Farmacia presso l’Università Americana a Beirut. Editore della rivista letteraria Ciclo negli anni 1980-1986. Coeditore della rivista Microfilologhikà.

Opere poetiche: Poesie, Làrnaka, 1972; Smitizzazione, Lefkossìa, 1978; Terza persona, Làrnaka, 1992.

Prose: Il poeta come scultore. Dieci anni dalla morte di Pandelìs Michanikòs, Lefkossìa, 1990.

Insieme con Leftheris Papaleondìu e Savvas Pavlu ha redatto la Bibliografia della Letteratura Cipriota (Da Leòndios Macheràs ai nostri giorni), Lefkossìa, 2001.

Redattore della Bibliografia della Poesia Popolare Cipriota (1884-1960), Lefkossìa, 2002.

 

 

Pitsa GALASI

 

Nata nel 1940 a Lemessòs, dove tuttora risiede. Studi in Scienze Politiche e Sociologia all’Università di Atene. Già funzionario presso l’Ente Radiofonico di Cipro.

Opere poetiche: Attimi di adolescenza, Atene, 1963; Ai margini dei tempi, Atene, 1968; Città bianca, Atene, 1968; Alberi e mare, Atene, 1969; Mosaico, Atene, 1973; La sorella di Alessandro, Atene, 1973; Ipnopèdia, Atene, 1979; Segnalatori, Atene, 1983; Il bel Arturo o Artur Rimbaud nell’isola di Cipro, Lefkossìa, 1992; Gli uccelli di Efstòlios e l’Ènglistos, Atene, 1997; Gli e di Elena, Atene, 1997.

Prose: Odos Emilios Churmùsios, saggi, Lefkossìa, 2005.

 

 

Elli PEONIDU

 

Nata a Vassa Kilanìu nei pressi di Lemessòs nel 1940. Studi in Economia Domestica alla Scuola Superiore Charokòpio in Atene. Giornalista.

Opere poetiche: Palmo dischiuso al sole, Lefkossìa, 1964; Ore di Lefkossìa, Lefkossìa, 1967; Terra di Cipro, Lefkossìa, 1971; Il Ciclo della Denuncia, Atene, 1977; Canzoni della perduta menta, Lefkossìa, 1979; Ore, Atene, 1983; Clessidra, Lefkossìa, 1987; Percorsi, Atene, 1997.

Prose: Sotto lo stesso cielo, cronaca, Sofia, 1980; Viso a viso, racconti, Atene, 1985; Maddalena, Magda, Maggy, romanzo, Atene, 2004.

Inoltre, 17 libri di favole per bambini.

 

 

Dina PAJASSI-KATSURI

 

È nata ad Ammòchostos nel 1941. Studi di Giornalismo ad Atene. Funzionario presso l’Ente Radiofonico di Cipro. Produttrice di programmi per la gioventù.

Opere poetiche: Poesie, Lefkossìa, 1964; Composizione, Lefkossìa, 1966; Il Principe, Atene, 1969; Memorandum, Lefkossìa, 1978; Anti-tesi, Atene, 1987, Mi senti?, Lefkossìa, 1996; Afrodite e Adone, Lefkossìa, 2006.

Prose: Tra Dio e l’Angelo, racconti, Atene, 2001.

È l’editrice della rivista letteraria Anef.

 

 

Kiriakos CHARALAMBIDIS

 

È nato ad Achna, attualmente nei territori occupati dai turchi, nel 1940. Studi di Storia e Archeologia presso l’Università di Atene. Insegnante di Lettere nella istruzione media e funzionario dell’Ente Radiofonico cipriota.

Opere poetiche: Prima fonte, Atene, 1961, L’inconsapevolezza dell’acqua, Atene, 1967; Il vaso con le Forme, Lefkossìa, 1973; Costa degli Achei, Lefkossìa, 1977, Atene, 20032; Ammòchostos Regnante, 1982, 19972; Cupola, Atene, 1989, 19982; Metastoria, Atene, 1995; Mola, Atene, 2000; Visita litoranea, Atene, 2003; Mela cotogna, Atene, 2006.

Prose: Viscida tela, saggi, 2 voll., Atene, 2009; Una città nella letteratura: Lefkossìa, Atene, 2010.

Teatro: Ammòchostos Regnante, Lefkossìa, 1993, L’Amore e il Mito, Lefkossìa, 2007.

 

 

Jorgos PETÙSSIS

 

È nato a Lemessòs nel 1943 e ivi risiede. È tra i fondatori e Presidente della Società degli Scrittori di Lemessòs.

Opere poetiche: All’ombra della morte, Lemessòs, 1977; Intuizione. Lemessòs, 1980; Mio fratello Onìssilos, Lemessòs, 1995; Dolorosa immersione, Lemessòs, 1995; Un’isola in pericolo, Lemessòs, 2003; Fine tempo, Lemessòs, 2010.

Prose: La raffigurata profezia per mano dell’Arcangelo – Inchiesta, saggio, Lemessòs, 1999, 20002.

 

 

Klitos IOANNIDIS

 

Nato a Mutullà nel 1944, è laureato alla Accademia Pedagogica di Cipro e presso l’Università di Parigi in Filosofia e Scienza delle Religioni. Ha svolto plurime funzioni direttive presso società di Lettere e Filosofia.

Opere poetiche: Generazione Sesta, Lemessòs, 1967; Kuriti scudati, Lefkossìa, 1971; Tharghìlia, Lefkossìa, 1975; Poesie 1967-1977, Lefkossìa, 1977; Funebri, Lefkossìa, 1981; Iota Uno, Lefkossìa, 1987; Poesie 1967-1987, Lefkossìa, 1988 e, in inglese e francese, Lefkossìa, 2007.

Prose: Storia della più recente letteratura cipriota, Lefkossìa, 1986; Chicco di senape, saggi, Lefkossìa, 1990; Nostalgia di Dio, saggi, Lefkossìa, 1994; Rapporti, saggi e articoli, Lefkossìa, 1996; Uno solo necèssita, saggi, Atene, 2002; Saggi filosofici, Lefkossìa, 2004; Essays-Essais, Nicosia, 2009.

 

 

Dimitris GOTSIS

 

È nato a Thessaloniki (Grecia) nel 1945. Dal 1986 risiede a Lefkossìa, dove esercita la professione medica.

Opere poetiche: Estor, Lefkossìa, 1989; Vestiti, Lefkossìa, 1990; “... e montano il Giardino”, Lefkossìa, 1992; Cortile di Pasqua, Lefkossìa, 1994; Termini di viaggio, Lefkossìa, 1998; Di Efròni, Lefkossìa, 2001; Concentrico in tre persone, Lefkossìa, 2003.

 

 

Jorgos MOLESKIS

 

È nato a Cipro nel 1946. Laureato in Letteratura Russa all’Università Lomonosov a Mosca. È stato funzionario direttivo presso il Comune di Làrnaka e presso il Ministero dell’Istruzione Pubblica e Cultura a Lefkossìa.

Opere poetiche: Bel Paese, Cipro, 1967; La Strada, Cipro, 1970; Autobiografia, Cipro, 1972; Com’era grande la luna, Cipro, 1980; L’albero al nord, Cipro, 1981; Primavera passeggera, Cipro, 1984; Disegni di Skaliòtis, Cipro, 1987; La cisterna degli amori, Cipro, 1987; La casa e il tempo, Cipro, 1990; Poesie 1980-1990, Cipro, 1993; L’acqua della memoria, Lefkossìa, 1998; Dal minimo, Lefkossìa, 2001; Attesa della pioggiapoesie 1980-2001, Atene, 2008; Dentro il flusso, Lefkossìa, 2009.

Prose: L’uva rubata, Cipro, 1985; Pavlos Liassìdis. La forza di un genio poetico, saggio, Cipro, 1995

 

 

Jorgos MORARIS

 

Nato a Lemessòs nel 1946, si è laureato in Filosofia nell’Università di Atene, dove vive e insegna Lingua.

Opere poetiche: Relazioni di silenzio, Atene, 1991; Fiori di ramno, Atene, 1999; Rosmarino, Atene, 2008.

 

 

Michalis ZAFÌRIS

 

È nato a Làrnaka nel 1947, ma risiede a Lefkossìa. Studi secondari a Lefkossìa e di Medicina ad Atene.

Opere poetiche: Cerchi successivi intersecano il piano schizofrenico o il ragazzo   partito in viaggio verso le stelle, Atene, 1978; Viaggio nell’abbaglio del tempo, Lefkossìa, 1980; Pub Vento, Atene, 1983; Due plotoni di vendetta, Lefkossìa, 1984; Resistenza passiva, Lefkossìa, 1989; Poesie 1978-1989, Lefkossìa, 1998; Odòs Stàvros Stilianìdis, Lefkossìa, 2000; Diacrònico sussiego, Lefkossìa, 2001; In ordine di scrittura, Lefkossìa, 2004; La fisionomia dell’inesistente, Lefkossìa, 2008.

Prose: Testi, Lefkossìa, 2005; La variazione dell’amore, Lefkossìa, 2008; Il giorno spunta appena, Lefkossìa, 2010.

 

 

Christos CHAZÌPAPAS

 

È nato a Cipro nel 1947 e si è laureato in Medicina Veterinaria all’Università di Sofia. Risiede a Lefkossìa ed è Presidente dell’Unione Scrittori di Cipro.

Opere poetiche: Endoscopio, Lefkossìa, 1969; Introduzione alla tragedia, Lefkossia, 1979.

Prose: La grande menzogna, Atene, 1981; Assolutamente naturale, Lefkossìa, 1984; Il colore del giacinto azzurro, Atene, 1989; Nell’attrazione della luna nera, Atene, 1993; Nell’occhio del serpente, Atene, 2000; Amore in ardore, Atene, 2001; L’instabile passo, Atene, 2009.

 

 

Niki MARANGÙ

 

È nata a Lemessòs nel 1948. Studi di Sociologia all’Università di Berlino. Oltre che poeta e prosatrice, è altresì valente pittrice e incisore con diverse esposizioni personali a Cipro e all’estero.

Opere poetiche: Cose dai giardini, Atene, 1980; Inizio dell’Indizione, Lefkossìa, 1987; Divan 1967-2000, Atene, 2005; Per una pallida idea, Lefkossìa, 2008.

Prose: Uno strato di sabbia, Atene, 1990; Favole di Cipro, Atene, 1994; È viva la pantera, Atene, 1998; Medico di Vienna, Atene, 2003; Il dèmone della pornografia, Atene, 2007; Jezul, Atene, 2010.

 

 

Lùis PERENDÒS

 

Nato a Làrnaka nel 1948, ivi risiede. Già funzionario di banca, ha svolto e svolge attività culturali ed artistiche nel quadro di enti pubblici (Comune di Làrnaka) e privati.

Opere poetiche: Trasparenti, Làrnaka, 1973; Pachidermi, Làrnaka, 1977; Ad Erisichtione, Làrnaka, 1979; Il subconscio di un piccolo borghese, Làrnaka, 1982; Cìpride la fatalità, Làrnaka, 1987; Amori dell’assoluto, Làrnaka, 2008.

Prose: Rappresentazioni teatrali a Làrnaka, 1879-1913, Làrnaka, 1992, 19992; Risultati dei Concorsi per la festa del Diluvio a Làrnaka, 1946-2004, Làrnaka, 2005.

 

 

Mona SAVVIDU-CHRISTODULU

 

È nata a Lemessòs nel 1949 ed è laureata in Lettere all’Università di Atene. Svolge attività di insegnamento nell’istruzione media.

Opere poetiche: A quelli coinvolti, Lemessòs, 1978; Nove poesie, Lemessòs,n 1986; Un Argonauta in mezzo alle Simplègadi, Lemessòs, 1986; Con licenza poetica di Leòndios Macheràs, Lemessòs, 1994; Specchio d’amore e di morte, Lemessòs, 1997; L’eccedenza del silenzio, Lemessòs, 2003; Un quarto d’ora prima, Atene, 2003.

Prose: Alèxandros Emmanuìl Kechajòglu, racconti, Lefkossìa, 1994; Vera Panajotìdu Korfiòti, saggio, Lefkossìa, 1998; Sei poeti ciprioti, saggio, Lefkossìa, 1999; Panìkos Peonìdis, saggio, Lefkossìa, 2004; Dimitris Gotsis, saggio, Lefkossìa, 2006.

Teatro: Axiothèa, 1982.

 

 

Andonis PILLÀS

 

È nato a Pafos nel 1950. Studi in Pedagogia all’Università di Lefkossìa e Letteratura Neogreca all’Università di Ioànnina (Grecia). Già insegnante nell’istruzione media.

Opere poetiche: Voci  della  mia  terra,  Lefkossìa, 1975;  Epitaffio,  Lefkossìa,  1979, 19892;  Fessure, Lefkossìa, 1989; Aurora,  Lefkossìa, 1989; Ritorno, Lefkossìa, 1991;  In  alabastro unguento,  Lefkossìa,  1993;  Bel  Paese,  Lefkossìa, 1993;  Frammenti, Lefkossìa, 2001; Giacchio, Lefkossìa, 2004.

 

 

Eleni THEOCHARUS

 

È nata ad Amianto nel 1953. Studi  in Medicina e Filosofia in Grecia, U.S.A. e Regno Unito.  Già  deputata  del   Parlamento  cipriota,  è   attualmente  deputata   presso   il Parlamento Europeo.

Opere poetiche:  Atto  poetico  e  collaborazione  politica,  Lefkossìa,  1990;   Morte Causale  Angelo mio,  Lefkossìa, 1996; I  Grandi  Terzi, Lefkossìa, 2000; Dei Magi greco-siriani, Lefkossìa, 2008.

Prose: Pigra estate, racconti, Lefkossìa, 2008.

 

 

Frossula KOLOSSIATU

 

È, nata a Làrnaka nel 1954 e si è laureata in Letteratura inglese all’Università di Atene, dove tuttore risiede.

Opere poetiche: L’epoca dell’occupazione, Atene, 1979, Condotta, Atene, 1981; Età, Atene, 1995; Come accaduto, Atene, 2002; Quando partono i flamingo, Atene, 2005; Attraverso vecchi oblò, Atene, 2008.

 

 

Vakis LOISIDIS

 

È nato a Lefkossìa nel 1965. Studi in Economia e Commercio ad Atene e studi postuniversitari in Economia Turistica nel Regno Unito. Attività di pittore.

Opere poetiche: Poesia e collage, Lefkossìa, 1995; Orione manufatti a macchina, Lefkossia, 1999; Monumenti mobili, Lefkossìa, 2002; All’ora di punta, Atene, 2005; Ramoscello si rompe, Atene, 2007; Cose elementari, Atene, 2009.

Prose: Chi ha rubato il sogno, padre?, favola, Lefkossìa, 2008.

 

 

Maria THERISTÌ

 

È nata nel 1968 ad Ajos Serjos presso Ammòchostos. Studi in Giurisprudenza e Giornalismo ad Atene. Attualmente esercita la professione forense a Lemessòs.

Opere poetiche: Appunti d’ufficio, Lemessòs, 1999; Un quarto d’ora prima, Atene, 2003.

 

 

Linos IOANNIDIS

 

È nato a Lefkossìa nel 1972, ma risiede ad Atene.

Opere poetiche: Balcone, Lefkossìa, 1993; Bianco, Lefkossìa, 1994; Descrizione di forma, Lefkossìa, 1998; Il tempo dell’inattesa ora, Lefkossìa, 2001; Voce scritta, Lefkossìa, 2006.

 

 

Stefanos STAVRIDIS

 

È nato a Lefkossìa nel 1972. Studi universitari e postuniversitari in Biblioteconomia e Scienze dell’Informazione negli U.S.A. . Lavora presso la Biblioteca dell’Università di Cipro.

Opere poetiche: Rapide patrie, Làrnaka, 1998; La realtà conica, Lefkossìa, 2004.

Prose: Corrispondenze private, racconti, Làrnaka, 2000; La biblioteca di Ravel, racconti, Atene, 2008.

 

 

Lìli MICHAILIDU

 

È nata a Lefkossìa nel 1979. Studi in Lettere e Pubbliche Relazioni a Lefkossìa.

Opere poetiche: L’alchimia del tempo, Atene, 2001; Forme in rilievo e strade, Atene, 2003; Ricordo di un Oriente, Atene, 2004; Allusioni, Atene, 2007.

 

 

Maria THOMÀ

 

È nata a Lefkossìa nel 1980. Studi in Letteratura greca ad Atene e Teoria della Letteratura a Leicester. Attualmente dipendente del Ministero dell’Educazione e Cultura a Lefkossìa.

Opere poetiche: Una storia per il cielo, Atene, 2001; Benvenuto a Micene, Atene, 2008.

 

 

 

© Tutte le traduzioni di Crescenzio Sangiglio

 

 

 

 

 




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