SPAZIO LIBERO
RENATO BARISANI
(1918 – 2011)
L’arte come invenzione
del mondo


      
Si è svolta lo scorso ottobre presso il Lavatoio Contumaciale di Roma “Segnali Organici”, una mostra postuma dell’artista napoletano morto di recente. Un’esposizione che comprendeva anche un ‘omaggio’ in forma di performance audiovisiva “AVflying Project”, a cura del figlio Fabio e del musicista Luca Spagnoletti. Esimio esponente dell’astrattismo italiano, nella sua assai lunga carriera ha contemperato grandi installazioni e lavori monumentali con opere di pittura, grafica e scultura, sempre all’insegna di una sperimentazione di tecniche e materiali, che ha riguardato anche il design di tessuti, gioielli, ceramiche, vetrofusioni e arazzi.
      



      

di Stefania Zuliani





Renato Barisani, Struttura oscillante, 1964


Ha la perfezione dell’haiku, di un gesto inesorabile che è, assieme, pensiero e immagine, la pittura (il disegno, la scultura) di Renato Barisani. Dagli anni Cinquanta senza interruzioni o pentimenti, con la certezza quieta che quello dell’artista non è soltanto un mestiere da imparare e da trasmettere con umiltà e rigore ma anche un modo di guardare il mondo, di dare ordine, come ha insegnato Mondrian, al caos della natura attraverso la misura umana della forma, Barisani ha lavorato con pazienza e felicità ad un progetto di arte che è, consapevolmente, un progetto etico.

 

«Formare è un impegno morale di partecipazione alla realtà, esprime la coscienza d’essere nella realtà, è agire»: così l’artista, assieme a Renato De Fusco, Guido Tatafiore ed Antonio Venditti, allora suoi compagni di avventura, aveva dichiarato nel manifesto Perché arte concreta (1954), e soltanto qualche anno fa, in un dialogo con Olga Scotto di Vettimo, Barisani non aveva avuto esitazione alcuna nel ribadire l’attualità, la immutata validità di quella affermazione, vecchia di oltre mezzo secolo eppure ancora così affilata. Anzi, forse ancora più vera e necessaria oggi che, venute meno le convinzioni e le utopie, i grandi racconti che avevano orientato la rivoluzione – di linguaggio e di vita – di quelle Avanguardie cui il giovane Barisani aveva guardato con devozione, i discorsi dell’arte (e, diversamente, della critica) conoscono un’incertezza che non ha direzione e vivono di brevi illuminazioni, di successi folgoranti quanto provvisori, di rapide e spesso fragili fortune, senza veramente riuscire a interpretare, e tanto meno a determinare, i cambiamenti e le prospettive del nostro presente.

 

Eppure Renato Barisani non aveva rinunciato ad aver fiducia nella capacità dell’arte di essere uno spazio di conoscenza e di trasformazione, convinto ancora che «l’arte non produce solo oggetti, ma esperienza alla quale partecipa anche chi la contempla», nei recinti protetti, e per questo insidiosi, del museo o della galleria e nell’aperto della città, negli spazi impuri dell’urbano dove si mescolano esistenze e desideri. Di questa fiducia, che non è, va detto, banale ostinazione ma rispetto per il potere dell’immagine, che comunque ci riguarda (Didi-Hubermann), sono frutto i lavori che più esplicitamente si relazionano all’architettura e alla città, da sempre un luogo privilegiato per la ricerca di Barisani, a partire dagli arredi e dalle decorazioni per i locali pubblici realizzati subito dopo la guerra a Napoli, città in cui l’artista era nato nel 1918, ai numerosi interventi di arte pubblica proposti anche di recente in molte località italiane, ma lo dichiarano con eguale intensità anche le opere destinate ad intrattenere un rapporto più intimo e privato con il pubblico.

 

Le tele, le carte, anche i gioielli, veramente “sculture da indossare”, che Renato Barisani presenta in questa sua personale postuma partecipano infatti al pari delle opere monumentali di una identica qualità progettuale. Sono segnali organici che, nella costruzione libera eppure controllatissima del colore e nella pratica sperimentale dei materiali, dicono di una sensibilità lungamente addestrata alla precisione e che proprio per questo può osare l’azzardo di combinare sostanze e texture differenti – la carta, la stoffa, il legno, la sabbia… – riscrivendole in sorprendenti geometrie barocche. Ogni dipinto, grafica, scultura che esce dall’atelier dell’artista, un laboratorio silenzioso in cui si concentrano segni e pensieri, porta in sé l’impronta inequivocabile della ricerca di un equilibrio (armonia e disarmonia) artificiale e perciò raro e prezioso.





Renato Barisani, Monile in oro e calcedonio, 2006


Una ricerca senza fine che si riflette ora nello specchio elettronico di un inedito Omaggio a Barisani, un’opera multimediale con cui Fabio Barisani, da molti anni impegnato in un lavoro di studio e di sperimentazione nell’ambito dei linguaggi audiovisivi e delle scritture collettive, ha voluto tradurre nelle cifre immateriali della tecnologia digitale il senso e non la lettera del lavoro del padre. Quello di Fabio Barisani è stato un lavoro di creazione, costruzione e decostruzione visiva che non «occupa il tempo», come intendeva fare Warhol con i suoi film, piuttosto lo struttura in un teso, e assolutamente libero, dialogo con la partitura sonora di Luca Spagnoletti, il musicista e compositore con cui nel 2009 aveva fondato lo AVflying project. Immagini in movimento che si sottraggono ad ogni tentazione narrativa, ad ogni svolgimento lineare e a qualsiasi mimetismo per dare forma, ogni volta diversa, al sentire contemporaneo, un sentire sinestetico e mediatico in cui agisce, paradossale quanto riconoscibile, quello che Perniola – e prima di lui Benjamin – ha definito il «sex -appeal dell’inorganico»

 

Ed è proprio qui, in questa ricerca della giusta distanza dal dato naturale, che il lavoro delle due generazioni di Barisani si incontra, nell’astrazione che segna i due, per il resto così diversi, itinerari artistici. Un’astrazione che significa, ed è appena ovvio, evitare ogni immediato referenzialismo ma che soprattutto implica la responsabilità di creare una nuova forma per poi lasciarla vivere, disponibile al cambiamento, nello spazio – reale o virtuale – di tutti: «dalle possibilità della poesia – ha detto Tzara – è nata l’invenzione del mondo».

 

 

 

*  Renato Barisani, Napoli 1918 - 2011. Dal 1950 è stato tra i maggiori esponenti dell’astrattismo italiano. Allievo, alla fine degli anni trenta, di Marino Marini e Pio Semeghini, degli architetti Agnoldomenico Pica e Giuseppe Pagano all’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Monza. Renato Barisani partecipa dal 1947 al 1950 alle esperienze del “Gruppo Sud” di Napoli; dal 1950 al 1955, insieme a R. De Fusco, G. Tatafiore ed A.Venditti, costituisce il “Gruppo Arte Concreta” napoletano, muovendosi nell’ambito di una ricerca astratta di respiro internazionale; dal 1953 al 1957 è presente nel “Movimento Arte Concreta” di Milano, con il quale ha partecipando alle mostre storiche in Italia e all’estero; dal 1960 al 1963 è nella “Nuova Scuola Europea” di Losanna. Nel 1948, 1965 e 1986 è invitato ad esporre alla Quadriennale di Roma, nel 1962 e nel 1972 alla Biennale di Venezia. Nel Natale 1970, Barisani, coerente alla sua ricerca sulla luce, realizza l’installazione di un grande oggetto luminoso in piazza Carità a Napoli. Nel 1977 gli viene dedicata la prima importante antologica al Museo di Villa Pignatelli a Napoli, esponendo opere realizzate tra il 1940 e il 1975. Nel 1993 la Krasner Foundation di New York gli conferisce il premio Pollock. Nel 1999 l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici presenta i suoi fotogrammi realizzati tra il 1954 e il 1997. Nell’Ottobre 2000 la Città di Napoli gli dedica una grande mostra antologica al Castel dell’Ovo, con opere dagli anni ’50 al 2000. Nel 2002 partecipa alla mostra “Dal Futurismo all’Astrattismo - un percorso di avanguardia nell’arte italiana del primo novecento”, tenutasi al Museo del Corso in Roma. Dal 2001 al 2004 ha realizzato opere destinate alla nuova metropolitana di Napoli. Nel 2008 il Palazzo delle Arti di Napoli gli dedica una mostra personale con le opere più recenti. Sin dagli anni ’50, coerentemente alla sua costante sperimentazione di tecniche e materiali, Barisani è stato attivo nel design di tessuti, gioielli, ceramiche, vetrofusioni e arazzi. Numerose le pubblicazioni che hanno riguardato Barisani, sue opere sono presenti in spazi urbani, in vari musei pubblici ed in collezioni private in Italia e all’estero.





Renato Barisani, Ballerina, collage su tela cm. 48x68, 2011





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