LETTURE
ANTONIO SPAGNUOLO
      

Misure del timore

Antologia poetica dai volumi 1985-2010


Kairόs edizioni, Napoli 2011, pp. 168,
€ 14,00

    

      


di Ciro Vitiello

 

 

Per i tipi della casa editrice Kairos, giunge in libreria Misure del timore, antologia in cui  è raccolta la parte più significativa della produzione poetica di Antonio Spagnuolo dal 1985 ad oggi.

In verità, è un’autoantologia, che ha curato lo stesso poeta, il quale ubbidisce alla propria percezione piuttosto che, come accade per il critico, a criteri di metodo: è un’autoantologia aperta, in quanto l’ultima sezione è costituita da un testo inedito, che dà il titolo all’opera.

 

L’attività poetica di questo fecondo poeta è divisibile in tre tempi:

1) dal 1953 (Ore del tempo perduto, che piacque a Saba) al 1980 (Graffito controluce, prefato da Raboni);

2) dal 1981 al 1984, (periodo in cui il poeta rompe con il proprio passato per addentrarsi nella ricerca formale e stilistica (L’ingresso bianco, Le stanze, Fogli dal calendario);

3) dal 1985 a tutt’oggi (Candida, Dieci poesie d’amore, Infibul/azione, Dietro il restauro, Attese, Rapinando alfabeti, Corruzioni, Per lembi, Fugacità del tempo, Fratture da comporre).

 

L’autoantologia contiene i testi più incisivi, espressivamente vigorosi, che hanno la forza di significare, emblematicamente, caratteri precipui della poesia spagnuoliana; e manifesta la rappresentazione di una visione del mondo fondata sull’esplosiva energia dell’eros, sotto il profilo sia della concettualizzazione fenomenica dell’esistenza e sia della pulsione generativa delle passioni struggenti al ritmo dei travagli.

 

Il poeta dalla estremizzazione del linguaggio passa, in una sottesa voracità di sensibilità appercettiva, a una composta coerenza della scrittura, in cui l’impossibile della realtà, tramite la fattiva immaginazione, diventa, sapientemente, possibile come visione psico/erotica preveggente:

 

1)  “Rimane un trucco nel fondo della scena /  che ci contende, / per quel che siamo, / e lascia che la cronaca riveli fantasie sconvenienti / complici del buio che sopravviene”;

 

2)  “Asfissiante il vuoto non risparmia / le troppe ombre che ciascuno / tenta di ritrovare tra rovine e affanni”.

 

 

 

 




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