LUOGO COMUNE
MERCATO EDITORIALE 2010: UN BILANCIO
Un anno ricco
di promesse, ma vissuto sotto
la ‘minaccia’
della rivoluzione digitale


      
Nonostante la difficile decifrazione della realtà, si assiste al trionfo della narrazione perché ogni cosa è diventata storia. Quanto alle rapide trasformazioni tecnologiche (vedi ebook) è meglio chiedersi se la letteratura saprà assorbire il nuovo supporto, come ha fatto passando dal papiro alla pietra, alla carta e allo schermo. Un esame dettagliato delle varie classifiche dei libri più venduti.
      



      

di Massimo Vecchi

 

 

Che anno quell’anno. Dico il 2010, appena ieri. L’anno della narrativa. Le cronache ci fanno sapere che lo “storytelling” è l’unica lingua riconosciuta. In verità è Alessandro Baricco, che, dopo aver riletto il libro di Walter Benjamin Il narratore, ora ripubblicato da Einaudi (pp. 110, € 9,00), sostiene che «il ruolo del racconto» è di straordinaria attualità e che siamo di fronte a «Il trionfo della narrazione», determinato dal fatto che «ogni cosa è diventata storia». Cioè, una volta una aranciata era semplicemente una spremuta d’arancio, oggi è un prodotto industriale e dunque c’è tutto un percorso che porta dal frutto alla bevanda, in pratica un passaggio in varie tappe che diventa “una storia”. Se ne deduce che nel mondo d’oggi il trionfo della narrazione modifica, modifica, addirittura annulla il rapporto tra la realtà e il racconto della realtà.

A proposito di narrativa e realtà, la definizione che «il romanzo di oggi è un telefilm» è stata pronunciata al Festival della mente di Sarzana, nei dibattiti di cui sono stati protagonisti lo scrittore irlandese John Banville (i cui romanzi sono tradotti in Italia da Guanda) e il critico Ranieri Polese, lo spagnolo Enrique Vila-Matas (scuderia Feltrinelli) e lo scrittore Andrea Bajani. Insomma il romanzo è sempre in discussione: c’è chi lo vede morto e sepolto, chi ancora agonizzante, chi in trasformazione verso forme snaturate.

  

A pensarci questo processo al romanzo dura da molti anni. Di più, da molti decenni. La sua è una malattia, ma non letale e nemmeno terminale. Certo i problemi ci sono quando si scrive un romanzo: inventare una storia che meriti di essere raccontata, creare una costruzione credibile di vicende e personaggi, vincere la paura della pagina bianca e scrivere un incipit che catturi il lettore, per dire i passi principali. Qualcuno rimpiange le saghe familiari dell’Ottocento, ricche di intrecci, di eroi ed eroine affascinanti. Ma oggi è un altro mondo, un altro modo di vivere e un altro modo di scrivere.

 

Ecco, la vera difficoltà che devono affrontare gli autori è di dover raccontare il presente. Lo guardano, lo studiano, ma sembra indecifrabile. Troppo confuso, multiforme, mobile, mutevole. Cercano altre strade, per esempio si rifanno alla storia, riraccontando con la penna di oggi, cioè interpretando, confrontando, penetrando, un episodio del passato storicamente documentato e dunque di per sé decifrato. Un titolo per tutti, I traditori, revisione del Risorgimento italiano di Giancarlo De Cataldo (Einaudi Stile Libero, pp. 582, € 21,00). Oppure prendono a base della narrazione la biografia di un personaggio storico, ma anche la propria biografia. Altra soluzione, il metaromanzo, ossia il romanzo che ha come tema il romanzo che si sta scrivendo, sinteticamente la narrazione della narrazione. Tra gli ultimi usciti, Vita e morte di un giovane impostore scritta da me, il suo migliore amico di Cristiano de Majo (edito da Ponte alle Grazie) e altri riconducibili a tale genere Sonetti del Badalucco nell’Italia odierna di Attilio Vecchiatto di Gianni Celati (ed. Feltrinelli), Prima esecuzione di Domenico Starnone (ed. Feltrinelli) e Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoi di Nicola Lagioia (ed. minimum fax).





A proposito di Lagioia, l’autore considerato il migliore “under 40” dai critici partecipanti a un sondaggio effettuato dall’inserto Domenica del Sole 24 Ore e poi vincitore del Premio Viareggio, sono interessanti i punti di vista espressi sulla narrativa che verrà in un dibattito organizzato dallo stesso giornale sopra citato. Riprendendo la questione romanzo vivo, romanzo morto, romanzo da cambiare, nel momento in cui irrompe la rivoluzione digitale, Lagioia afferma che la vera domanda da porre e da porsi è come la letteratura rivoluzionerà la rivoluzione tecnologica a proprio uso e consumo. E aggiunge che è un falso problema chiedersi quale shock produrrà la modifica del supporto della lettura (carta, ebook, web) perché il vero supporto della letteratura è il cervello umano. Oggi, scrive Lagioia, c’è una gran fame di realtà. «I media utilizzano la realtà per produrre narrazioni a ciclo continuo: Gli episodi di cronaca nera vengono smontati e rimontati in tv con una foga che farebbe sorridere il Queneau di Esercizi di stile. Questa continua produzione di narrazioni è, oggi, la lingua del potere, cioè l’antitesi di quella letteraria. L’una è bidimensionale, l’altra restituisce una complessità. La lingua letteraria esercita sulla lingua del potere una funzione di verità: svela cosa c’è dietro. La guerra ai tempi di Tolstoj è diversa dalla guerra ai tempi di Beckett. L’amore ai tempi di Saffo è diverso dall’amore ai tempi di Amici di Maria De Filippi». Insomma, conclude, «Non tutte le storie sono state già scritte», ne abbiamo tante da raccontare.

Nessun inaridimento della vena narrativa, anzi gli autori sprizzano voglia di raccontare e sono moltissimi che osservano, riflettono e prima o poi trovano la storia da narrare, una storia unica, il prodotto della loro creatività.

 

 

I LIBRI PIÙ VENDUTI NELL’ANNO 2010

 

Le classifiche dei best seller 2010 sembrano smentire clamorosamente che in questi anni si assista a un grande fiorire di narratori, visto il trionfo di un ricettario, Cotto e mangiato di Benedetta Parodi, il cui contenuto è quanto di più lontano da ogni pur elementare forma di racconto possa comparire in un libro e non ha assolutamente nulla di letterariamente creativo. Nessuno sa spiegare le ragioni di questo successo, che in cifre vale un milione e duecentomila copie vendute, e che trova conferma nelle vendite (già a quota 750 mila copie) di un secondo ricettario subito pubblicato dalla Parodi con il titolo Benvenuti nella mia cucina.

Ma vediamo chi è Benedetta Parodi. Laureata alla Cattolica in Lettere moderne, madre di tre figli, sposata con il popolare telecronista sportivo Fabio Caressa, lavora da anni come giornalista leggendo le notizie a Studio Aperto, il telegiornale di Italia 1, Gruppo Mediaset. Nel 2008, ha dichiarato, «mi è stato proposto questo piccolo spazio, da realizzare in coda al telegiornale delle 12.25, nel quale raccontare in un minuto e mezzo una ricetta. Così è nato Cotto e mangiato. La velocità rende quella rubrica diversa da tutti gli altri programmi di cucina. Il mio è un servizio brevissimo nel quale faccio tutto: dalla spesa al montaggio. Non sono Gualtiero Marchesi, ma semmai Nonna Papera». A parte la brevità, le ricette sono semplici, tradizionali (banali?) e fornite nel modo più ovvio: titolo del piatto, una breve descrizione, elenco delle dosi, qualche commento.

Dunque non si trova un dettaglio, un appiglio, un risvolto che riesca a portare a una motivazione di questo caso editoriale dell’anno che ha premiato la casa editrice Vallardi, che fa parte del Gruppo Mauri Spagnol assieme a Longanesi, Guanda, Fazi, Garzanti, Chiarelettere e Nord. Lo ripete anche l'editor della Vallardi Luigi Spagnol, che ha detto «Benedetta è un personaggio positivo, gradevole e rappresenta un modello per la gente. Ma se dovessi spiegare l’affermazione dei suoi libri, alla fine non saprei che cosa aggiungere. È un mistero».

  

Archiviato il caso Parodi riprendiamo l’esame delle classifiche. Quella rilevata da Eurisko e Informazioni editoriali per la Repubblica vede alle spalle di Cotto mangiato (pp. 251, € 14,90), Le perfezioni provvisorie di Gianrico Carofiglio, edito da Sellerio (pp. 336, € 14,00), poi Il cimitero di Praga di Umberto Eco (Bompiani, pp. 523, € 19,50), La caccia al tesoro di Andrea Camilleri (Sellerio, pp.271, € 14,00), Il tempo che vorrei di Fabio Volo (Mondadori, pp. 294, € 18,00), Acciaio di Silvia Avallone (Rizzoli, pp. 357, € 18,00), Acqua in bocca di Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli (minimum fax, pp. 108, € 10,00), Canale Mussolini di Antonio Pennacchi (Mondadori, pp.460, € 20,00), L’eleganza del riccio di Muriel Barbery (Edizioni e/o, pp. 384, € 18,00), La caduta dei giganti di Ken Follet (Mondadori, pp. 999, € 25,00).

  

Ma sulle vendite dei libri, quest’anno sono spuntate alcune novità. Per esempio Repubblica, accanto alla classifica sopra riportata ne ha pubblicato un’altra realizzata in proprio: i dieci titoli migliori dell’anno indicati da una giuria formata da redattori, collaboratori e anche dal fondatore del quotidiano: Stefano Bartezzaghi, Nadia Fusini, Gabriele Romagnoli, Roberto Saviano, Eugenio Scalfari e Benedetta Tobagi, ognuno dei quali poteva dare cinque voti, motivando la scelta. In testa all’elenco Solar di Ian McEwan (Einaudi), al secondo posto il romanzo Anatomia di un istante di Javier Cercas (Guanda), terzo il saggio La bellezza salverà il mondo di Tzvetan Todorov (Garzanti), quarto Se niente importa, saggio di Jonathan Safran Foer (Guanda), quinto Questo bacio vada a tutto il mondo di Colum McCann (Rizzoli). Gli altri cinque posti sono occupati nell’ordine da Una vita come le altre di Alan Bennett (Adelphi), il romanzo Homer & Langley di E.L. Doctorov (Mondadori), La vita oscena di Aldo Nove (Einaudi Stile Libero), Anche se avessi torto, saggio di Philippe Forest (Alet), Il libro rosso, diario segreto di Carl Gustav Jung (Bollati Boringhieri). Come si vede non c’è alcuna parentela con la Top Ten precedente, nessun nome tra quelli scelti dalla giuria di letterati compare nella classifica compilata sulla base delle rilevazioni del mercato.





Anche la Domenica del Sole 24 Ore ha scelto un modo originale per indicare i migliori libri usciti nel 2010. Ha deciso di guardare più in grande, esaminando non solo la produzione libraria italiana ma quella dell’intero globo e senza limitarsi alla letteratura ma analizzando tutte le discipline, dall’economia allo sport, dalla politica alla religione. Per realizzare questo quadro si è rivolta ai migliori specialisti dei vari Paesi: per Economia e finanza Lucrezia Reichlin della LSI di Londra, per la Politica Andrea Romano, per la Politica internazionale Edward N. Luttwak, per la Letteratura italiana la scrittrice Michela Murgia, per la Letteratura Straniera lo scrittore statunitense Nathan Englander, per la Religione Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, per la Storia Miguel Gotor dell’Università di Torino, per la Scienza Gilberto Corbellini, per la Geopolitica Franklin Foer, editor di The New Republic, per le Professioni Alessandro De Nicola, docente di Business law alla Bocconi, per la Filosofia Roberto Casati, per l’Arte Angela Vettese, per la Poesia Davide Rondoni, per lo Sport Giorgio Casadio. Lasciando da parte i libri per noi irraggiungibili o non omogenei con quelli selezionati nelle classifiche di cui di occupiamo, possiamo riferire che Michela Murgia ha indicato Il primo passo nel bosco di Alessandro De Roma (Il maestrale), Ho rubato la pioggia di Elisa Ruotolo (Nottetempo) e Chiedo scusa di Francesco Abate e Valerio Mastrofranco (Einaudi). Per Miguel Gotor i migliori libri sono Imperi dell’Atlantico di John Elliott (Einaudi), Lepanto, la battaglia dei tre imperi di Alessandro Barbero (Laterza) e Le lettere di Tommaso Campanella (Leo S. Olschki), infine Rondoni ha scelto la traduzione di Jonathan Galassi di Giacomo Leopardi: Canti per Farrar Strauss & Giroux, N.O.F.4 Centottantadue metri di follia di Maria Grazia Carraroli (Le Voci della Luna) e Una città chiamata le sei di mattina di Valerio Grutt (Edizioni della Meridiana). Anche in questo caso non c’è un titolo uguale a quelli delle altre classifiche.

   

Ritornando alle classifiche tradizionali, Tuttolibri, inserto de La Stampa, ha pubblicato l’elenco dei cento best seller del 2010, realizzato dalla società Nielsen Bookscan che settimana dopo settimana compila la Top Ten, analizzando i dati raccolti in un campione di novecento librerie italiane. Anche qui i primi dieci libri più venduti assegnano il vertice a Cotto e mangiato della Parodi, ma il numero 2 è Il cimitero di Praga di Eco e al terzo posto ritroviamo la Parodi con Benvenuti nella mia cucina, mentre Le perfezioni provvisorie di Carofiglio scende al quarto. Il tempo che vorrei di Volo si conferma quinto, quindi La caccia al tesoro di Camilleri si colloca in sesta posizione. Seguono Acciaio della Avallone, Canale Mussolini di Pennacchi, La caduta dei giganti di Follet e, saltati la coppia Camilleri Lucarelli e la Barbery, guadagna l’ultimo posto Appunti di un venditore di donne di Faletti (Baldini-Castoldi-Dalai € 20,00).

  

Ma la Nielsen e Tuttolibri ci offrono l’opportunità di proseguire l’esame dei più venduti. Vediamo la seconda decina dei titoli: il numero 11 è Io e te  di Ammaniti (Einaudi), il 12 La solitudine dei numeri primi di Giordano (Mondadori), il 13 Acqua in bocca di Camilleri e Lucarelli (minimum fax) e poi L’eleganza del riccio di Muriel Barbery (e/o), Il sorriso di Angelica di Camilleri (Sellerio), L’ultima riga delle favole di Gramellini (Longanesi), Le ricette di Casa Clerici della Clerici (Rizzoli), I dolori del giovane Walter della Littizzetto (Mondadori), Il peso della farfalla di De Luca (Feltrinelli) e Il piccolo principe di Saint-Exupéry (Bompiani).





Proseguendo nell’esplorazione, scopriamo quali e quanti scrittori, oltre al vanto di far parte dei cento preferiti dal pubblico, si sono accaparrati più posti nel listone. I primatisti per il 2010, che hanno accumulato cinque citazioni, formano un quintetto: Gianrico Carofiglio, che compare al quarto posto con Le perfezioni provvisorie, al trentunesimo con Non esiste saggezza, al quarantanovesimo con La manomissione delle parole, all’ottantaduesimo con Testimone inconsapevole e al novantottesimo con Ad occhi chiusi; Fabio Volo, che è quinto con Il tempo che vorrei, ventitreesimo con è una vita che ti aspetto, ventinovesimo con Il giorno in più,   trentaseiesimo con Un posto nel mondo e quarantaquattresimo con Esco a fare due passi; Carlos Ruiz Zafòn, che non compare tra i primi dieci, ma conquista la ventiquattresima e venticinquesima posizione con, rispettivamente, L’ombra del vento e Il palazzo della mezzanotte e poi si colloca al sessantasettesimo posto con Il gioco dell’angelo e al settantacinquesimo con Marina; Stephenie Meyer trentacinquesima con Breaking dawn, quarantottesima con Eclipse, cinquantaquattresima con La breve seconda vita, sessantaduesima con Twilight e settantasettesima con New Moon; infine Andrea Camilleri numero 6 della graduatoria con La caccia al tesoro, n.13 assieme a Carlo Lucarelli con Acqua in bocca, n. 15 con Il sorriso di Angelica, n. 34 con Il nipote del Negus e n.83 con L’intermittenza.

Nessuno è riuscito a ottenere quattro ingressi nella classifica dei cento best seller. A quota tre si sono piazzati in due: Stieg Larsson con i soliti tre titoli: Uomini che odiano le donne (58°), La regina dei castelli di carta (79°) e La ragazza che giocava con il fuoco(81°) e Niccolò Ammaniti che ha fallito di un soffio la Top Ten arrivando undicesimo con Io e te, al quale ha aggiunto Che la festa cominci, sessantunesimo, e Io non ho paura, novantatreesimo.

Tra le case editrici domina il campo il Gruppo Mondadori con un totale di 43 titoli pubblicati (33 da Mondadori, 8 da Einaudi e 2 da Piemme). Seguono il Gruppo Rizzoli con 17 (Rizzoli 8, Bompiani 4, Adelphi 1, Marsilio 4), il Gruppo Mauri Spagnol con 10 titoli (Longanesi 2, Fazi 5, Garzanti 1, Nord 2), Feltrinelli 5 e poi gli altri.

 




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