SPAZIO LIBERO
MUSICA LIVE
“1000 Concerti che ci hanno cambiato la vita” o il paradiso dei fans


      
Il librone di Enzo Guaitamacchi (oltre novecento pagine) ripercorre, carico di entusiasmo e di tante emozioni vissute, una sorta di storia delle esibizioni dal vivo dagli anni ’50 ad oggi. Passando da Charlie Parker a Muddy Waters, da Miles Davis e Gil Evans a Bob Dylan, dagli Who ai Rolling Stones, dai Pink Floyd ai Led Zeppelin, dai Doors a Jimi Hendrix. Ricordando quando Pete Townshend distruggeva sul palco le chitarre, e di quella volta in cui il batterista dei Kinks, Mick Avery, cercò di decapitare il chitarrista, Dave Davies, lanciandogli contro un piatto della batteria.
      



      

di Cosimo Ruggieri

 

Non aver paura o vergogna delle tue esperienze ,

del tuo linguaggio e delle tue conoscenze.

Scrivi ricordando e sorprendi te stesso.

Jack Kerouac

 

 

KICK OUT THE JAMS , MOTHERFUCKER !!!!

( ovvero “infrangete le barriere”)

MC5





Condividiamo tutti l’esperienza simultanea di dimenticare chi siamo durante un concerto rock di perdere completamente la nostra identità. Quando la musica è così stimolante… tutti per un secondo dimenticano completamente chi sono e dove sono”, diceva Pete Townshend.

Personalmente, sono stato da entrambe le parti sia dalla parte dei musicisti che dalla parte del semplice spettatore. Ricordo con gioia entrambe le cose. Patti Smith  diceva: “So soltanto che c è un momento ogni sera, quando mi sento presa dalla musica che mi faccio la pipì addosso oppure  ho un orgasmo in scena”. I concerti possono avere importanza  per più aspetti:  per l’epoca in cui si sono svolti oppure per le persone che hanno suonato, per il luogo, per l’affluenza, oppure per un dettaglio o semplicemente per un fatto scatenante… Non è una regola aurea, anche perché l’ho inventata io di sana pianta,  ma secondo  me è come una equazione matematica, il concerto perfetto è proprio come la tempesta perfetta, può contenere uno di questi elementi o anche tutti insieme ed è proprio questo che rende un concerto unico per ognuno di noi, per come lo viviamo ma soprattutto per come lo ricorderemo per il resto dei nostri giorni. Ce ne sono tanti di concerti che mi hanno cambiato la vita o semplicemente emozionato tantissimo; prima i concerti di musica classica\contemporanea e  gli spettacoli teatrali con i miei genitori, poi  Jovanotti agli esordi ‒ quando cantava ancora in inglese ‒ con mio cugino d’estate in Puglia, da soli; gli Spandau Ballet al Palaeur, nel 1986, l’ultimo giro del baraccone di Tony Hadley e soci; Michael Jackson ‒ quello di Bad ‒ allo stadio Flaminio; i Public Enemy e i Run Dmc (i maestri della musica rap in assoluto ) al tenda Strisce; gli Agonistic Front (il mio primissimo concerto hardcore); l’immenso concerto del Monsters of Rock a Modena con gli Iron Maiden e i Black Sabbath (con Ronnie James Dio ‒ vale lo stesso anche se a cantare non c’era “il re delle tenebre” Ozzy Osbourne );  i Body Count di Ice T, con entrata di straforo da un buco al Tenda Strisce; il vecchio B. B. King a Villa Celimontana, con molto stupore perché nonostante l’età ancora bruciava dentro d’amore come un ragazzino; i miei amati Pearl Jam al Palaeur, regalo inaspettato di una ex…; di nuovo al Palaeur a vedere Francesco De Gregori con una esilarante perquisizione da parte del servizio d’ordine; e molti altri.

 

Ho letto dunque con particolare interesse il  libro di Enzo Guaitamacchi, intitolato 1000 Concerti che ci hanno cambiato la vita (Rizzoli, Milano 2010, pp. 944, € 22,50):  a tratti emozionante, carico di storia, ma soprattutto di musica di ogni genere. Un ottimo libro di consultazione  come il precedente Delitti Rock, un  libro di musica con una ottima introduzione dello stesso Guaitamacchi,  che inizia con questa interessante affermazione “Ma voi ci credereste se vi dico che ricordo meglio il primo concerto del mio primo bacio? dove racconta con molta dovizia di particolari il suo primo concerto dei Jethro Tull, e poi, preso come da una febbre, tutti quelli che è riuscito a vedere negli anni seguenti. Il libro si  srotola in schede  divise per  anni musicali, dal 1950 al 2010.  Si parte con il concerto alla Massey Hall del 15 maggio del 1953 di Charlie Parker, con musicisti del calibro di Dizzy Gillespie, Bud Powell, Max Roach e Charlie Mingus, per poi passare ai primi concerti di Elvis quando il “Re” era ancora magro e poteva sfoggiare un’ottima mossa anca\bacino. Scandaloso il tour di Jerry Lewis del 25 maggio del 1958, in Inghilterra, quando aveva appena sposato la cugina di terzo grado, minorenne, essendo ancora sposato con la  prima moglie Jane Mitcham e non divorziato.

Guaitamacchi ci traghetta negli anni Sessanta con i concerti di Muddy Waters al Newport Festival del 3 Luglio 1960,  dove  il grande Muddy Waters (nato McKinley Morganfield) sperava di influenzare nuovi musicisti neri e invece influenzò una generazione di  musicisti bianchi inglesi ‒ che resero famosa la musica blues ‒ come Yardbirds, Cream, Rolling Stone ‒ che prendono il nome da una canzone di Muddy Waters, Rolling Stone, appunto. Senza dimenticare il concerto di due grandi musicisti del calibro di Gil Evans e di Miles Davis, con un’orchestra di 21 elementi diretta dallo stesso Gil Evans alla Carnegie Hall, il 19 Maggio 1961, incontro dal vivo di un grande innovatore con un grandissimo compositore. La novità viene dal fatto che un quintetto jazz si esibiva insieme ad  una orchestra che rendeva il sound pieno ed espressivo. E poi il concerto di Bob Dylan ‒ atterrato a sorpresa all’ aeroporto di Fiumicino di Roma, dopo una session negli studi BBC a Londra,  per rintracciare la sua  fidanzata dell’epoca, Suze Rotolo. A quanto narra la leggenda, sembrerebbe che Dylan si sia esibito al Folkstudio, nella sua prima sede in via Garibaldi, davanti a una quindicina di persone, cantando una manciata di canzoni in modo informale. Molti dei quindici assicurano di averlo visto, altri sostengono che si tratta di un mito.





Una suggestiva immagine dal celebre concerto dei Pink Floyd a Pompei nel 1972


E ancora: Railway Tavern 1964: Pete Townsend distrugge la sua prima chitarra in pubblico, una Rickenbauer 12 corde, facendola sbattere contro il soffitto. Il pubblico non reagisce e lui decide quindi di continuare a distruggerla lanciando poi i pezzi alla platea, per poi prendere la chitarra di riserva e continuare a suonare come se l’episodio fosse premeditato. Al concerto successivo, Towshend lascia il compito al suo compagno Keith Moon… che distrugge la batteria. Pete Townsend la considerava una forma espressiva: “ non era solo distruzione, non era violenza cieca”. Uno dei concerti più incredibili della storia del rock è forse però quello in cui il batterista del gruppo musicale Kinks Mick Avery cerca di decapitare il chitarrista, Dave Davies, lanciando un  piatto della batteria. Nel mio piccolo, quando era batterista lanciavo anch’io le bacchette al chitarrista.  Nella famosa jam session del 1937, Jo Jones,  batterista dell’orchestra di Count Basie, tirò un piatto ai piedi di Charlie Parker che non riusciva a suonare I got rhythm, prima ancora del periodo “Ornitologico”, per dirla con Kerouac. I Kinks sono di ritorno da un tour nel mondo, siamo nel maggio del 1967 a Cardiff; leggenda vuole che, dopo aver suonato due pezzi,  Dave apostrofò Mick Avery: “Perché non te lo tiri fuori e ci suoni il rullante? Sarebbe meglio di ciò che stai facendo ora” e , non contento, comincia a colpire a calci la batteria provocando una reazione sconsiderata di Avery che lo colpisce ripetutamente con il charleston facendolo finire in ospedale. Viene arrestato, nega tutto, nonostante 5mila testimoni abbiano assistito alla scena.

Ma il 1967 è anche l’anno della psichedelia, dei primi concerti con rudimentali effetti speciali, come nel caso dei Pink Floyd e delle diapositive “liquide”. Durante l’esibizione del gruppo capitanato da Syd Barrett, gli addetti versano inchiostro dai colori brillanti tra due lastre di vetro, scaldate e illuminate da una torcia elettrica e raffreddate con un asciugacapelli, generando bolle colorate  semoventi. “Possa tutto ciò essere amore oppure solo confusione nata…”,  cosi c’era scritto dietro la chitarra Fender Stratocaster, bianca  distrutta – la prima di una serie da Jimi Hendrix alla conclusione dell’ultimo concerto al Savile Theatre di Londra del 4 giugno del 1967.  Ci sono poi i Doors, con i loro concerti  e con gli arresti di Jim Morrison, il 9 dicembre del 1969,  per oltraggio alla forza pubblica. Morrison sarà arrestato di nuovo, qualche tempo dopo per atti osceni in luogo pubblico: pare, ma non ci sono prove filmate, che Jim abbia mostrato i genitali al pubblico e la questione diventerà un affare di portata nazionale.

Eva Von Zeppelin ha detto del gruppo musicale Led Zeppelin: “Possono essere anche famosi in tutto il mondo, ma un gruppo di scimmie urlanti non riuscirà ad usare senza permesso il nome di una famiglia nobile”. Nel 1970, Robert Plant e soci si erano infatti esibiti sotto questo nome a Cophenhagen. Per riconciliarsi con la nobildonna, la invitarono ad un concerto presso una televisione danese, ma, a quanto pare, dopo aver visto la copertina del disco di Led Zeppelin I nel backstage di un altro concerto danese , con un dirigibile in fiamme in copertina, diede in escandescenze. Quindi decisero di esibirsi in Danimarca con il nome Nobs, un gioco di parole tra il cognome del promoter, Claude Nobs, il termine usato per indicare persone altolocate e anche in slang per dire pene. Ad un concerto degli Who è successo anche questo: durante l’esecuzione del classico Won’t get Fooled Again, il batterista Keith Moon cade dallo sgabello, svenuto a causa dell’eccessivo uso di brandy e tranquillanti, si rimette dopo un quarto d’ora,  ma sviene un’altra volta. Pete Townshend chiede se qualcuno tra gli spettatori 13.500 sappia suonare la batteria, si fa avanti tale Scott Halpin, di 19 anni,  il quale omette di dire  al promoter degli Who che non suona la batteria da un anno, comunque riesce a suonare tre pezzi. La rivista Rolling Stone nominerà Halpin  musicista di rimpiazzo dell’anno”.





The Kinks, la band di Ray e Dave Davies negli anni '60


Nel 1982, mentre l’Italia freme per la finale dei mondiali di calcio tra Italia e Germania, in Spagna,  60.000 spettatori nello stadio comunale di Torino assistono al concerto dei Rolling Stones. Si esaltano quando vedono Jagger indossare la maglia numero venti  di Paolo Rossi  e pronosticare la vittoria dell’Italia per 3-1. Ancora musica e calcio: 1983 la Roma vince il suo secondo scudetto dopo quello del 1942  e come all’epoca inizia una travolgente festa popolare, a cui ho assistito con i miei occhi di bambino di 9 anni accompagnato, in quello che è il cuore del tifo romanista, da mio padre laziale, a Piazza Santa Maria Liberatice a Testaccio; il 15 maggio del 1983 Antonello Venditti festeggia e omaggia la squadra e il popolo giallorosso con un concerto al Circo Massimo, da cui poi prenderà il titolo anche il disco, con una scaletta che è una celebrazione della città di Roma, con canzoni come Roma Roma Roma, Roma capoccia e anche alcuni cavalli di battaglia degli anni ’70.Venditti replicherà la   festa  nel 2001 per un altro scudetto della squadra giallorossa. Avrei voluto esserci al concerto degli Iron Maiden ‒ tenutosi alla Long Beach Arena, dal 14 al 17 marzo 1985 dello“World Slavery Tour”, conosciuto ai più  come  Live after death”, perché per me è stato un iniziale ed essenziale  approccio sia alla musica metal sia alla batteria. Alla voce c’è Bruce Dickinson che si è avvicendato allo scadente Paul Di Anno, gli Iron Maiden suonano 13 brani del loro repertorio classico Aces High, 2 minutes to Midnight, Run to the Hills con una forza e una potenza che, nonostante siano passati ventisei anni, non perdono il calore e la forza e l’emozione di quando sono state suonate dal vivo. Ovviamente ce ne sono molti e molti altri ancora,  ad esempio il concerto degli U2 a Modena del 1986, di cui conservo gelosamente il vinile comperato da Rinascita e  che è stata la colonna sonora costante del mio primo anno al liceo classico, poi ancora gli U2, ma stavolta il concerto di capodanno, altro bellissimo bootleg con una “comparsata” di B.B King e la sua orchestra per suonare una manciata di canzoni. Negli anni ’90 un’altra colonna sonora immancabile nel mio walkman era il concerto alla Brixton Accademy di Londra dei Faith No More,  gruppo che con i Living Colour e i Red Hot Chili Peppers produsse un crossover fenomenale. Non si possono dimenticare i concerti nelle sale cinematografiche: ad es. il concerto intitolato Big Four, ovvero con quattro gruppi, quattro mostri sacri della musica metal, Anthrax, Megadeth, Stayer, Metallica che suonano per tre ore nel cinema vicino a casa. Ce ne sarebbero tantissimi altri, dai più celebrati ‒ come  quelli di  Woodstock, dell’isola di Wight ‒, ai meno conosciuti che sarebbero però senz’altro da raccontare e ricordare. Come me, anche i lettori appassionati troveranno in questo libro tanti concerti dove avrebbero voluto andare o dove sono stati o che hanno soltanto ascoltato. Insomma se avete sudato saltato amato cantato questo libro fa per voi!

 

 

 

COLONNA SONORA

 

Miles Davis – Walkin’

Miles Davis – Workin’

The Who - A Quick One

The Who - The Who Sell Out

Tom Waits - Foreign Affairs

Tom Waits - Swordfishtrombones

Tom Waits - Rain Dogs

Charlie Parker - Complete Charlie Parker On Verve

Billie Holiday - The Complete Billie Holiday On Columbia 1933-1944

Mogwai - Mr. Beast

Air - Moon Safari

The Who - The Who Sings My Generation

Bob Dylan - Another side of Bob Dylan

Mozart - Organ Sonatas and Solos

The Kinks - The Kink Kontroversy

The Kinks - The Kinks are the Village Green Preservation Society

Fugazi - 13 songs

Sonic Youth -  Daydream Nation

Sonic Youth - Dirty [Deluxe Edition]

Arovane - Icol Diston

Radiohead - Radiohead At The BBC - April 1 2008     

Mogwai - Young Team

Alice in Chains - MTV unplugged

 

 

 




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