LETTURE
STEFANO PIVATO
      

Il secolo del rumore

 

ed. Il Mulino, Bologna 2011, pp. 172, € 14,00

    

      


di Cosimo Ruggieri

 

Il rumore non dimostra nulla. Spesso una gallina che ha appena

fatto un uovo schiamazza come se avesse fatto un asteroide.

Mark Twain

 

Ora non ho più bisogno di un pianoforte:

 ho la 6th Avenue con tutti i suoi suoni.

John Cage

 

 

All’ inizio era il silenzio… Jacques Attali, trenta anni fa, sosteneva che da venticinque secoli la cultura occidentale cerca di guardare il mondo, ma non ha capito che il mondo non si guarda ma si ode, non si legge ma si ascolta. Il nostro secolo e anche il precedente – il 1900 – è il secolo per eccellenza del suono e dunque anche del rumore...

Lo storico passaggio dal silenzio al rumore ci viene descritto nel libro di Stefano Pivato intitolato Il secolo del rumore. Pivato usa l’espediente della macchina del tempo e parte per  questo suo affascinante viaggio. Tutto ha inizio  da una poesia di Giacomo Leopardi intitolata “Esterni” che illustra a pieno la situazione dell’Ottocento, il cui sfondo sono i rumori della natura e del lavoro degli  artigiani: un “lieto rumore”, secondo il poeta degli infiniti silenzi – “ ove per poco il cor non si spaura”.

Il silenzio oltre a caratterizzare l’atmosfera del borgo del Conte Leopardi, caratterizza anche le dimore della borghesia che, del silenzio, fa un tratto di distinzione, poiché una buona educazione è caratterizzata dalla morigeratezza e dalla fuga dagli eccessi. Manuali di comportamento come il Galateo di Monsignor della Casa insegnavano, ad esempio, che “la voce non  vuole essere né roca né aspera…”.

Se il silenzio è borghese, il rumore è proletario.

Edmondo de Amicis descrive Palermo cosi: “è un formicolio che vi confonde la vista, uno strepitio che vi introna la testa”. Proust aveva fatto tappezzare una delle sue camere di sughero nel tentativo di attutire la rumorosità della città. Per la morte di un grande personaggio come Giuseppe Verdi si cerca di tornare al silenzio impedendo ai conducenti di tram di suonare il clacson quando passano davanti all’albergo dove il Maestro soggiornava.

Il passaggio dal silenzio al rumore è sconvolgente: pensate al rumore del treno cui si aggiungono anche i rumori delle macchine, e a farne le spese sono soprattutto gli animali, come i cavalli che,  abituati al silenzio della natura, con il frastuono delle automobili si imbizzarriscono. A volte, tuttavia, sono gli stessi uomini a non capire, come racconta Pivato. Ci narra, infatti, che i ragazzini spaventati dal passaggio delle autovetture le prendevano a sassate “quasi a voler ricacciare il progresso che avanza e ridurre al silenzio il suo simbolo più rappresentativo”.  Ma se nell’Ottocento il rumore era disordine, nel Novecento esso si prende la sua rivincita e diventa sinonimo di sviluppo e di progresso.

Diventa uno dei miti dell’arte futurista; famosa è l’opera di Filippo Tommaso Marinetti che nel poemetto Zang Tumb Tumb riproduce i rumori dell’assedio di Adrianopoli. Simili nei risultati, ma diverse nell’intento e di parecchi anni successive, le pagine finali del libro Big Sur di Jack Kerouac, il quale, come in una improvvisazione Jazz, riprodurrà i suoni dell’Oceano Pacifico nel poema finale incluso nel libro. In seguito al concerto che Francesco Balilla Pratella tenne nel marzo 1913 al Teatro Costanzi a Roma, il pittore e compositore Luigi  Russolo scrisse il suo manifesto intitolato L’Arte dei Rumori “la rivoluzione industriale aveva dato agli uomini moderni una maggiore capacità di apprezzare i suoni più complessi”. Nelle poesie e nella letteratura futurista il rumore era espresso attraverso le onomatopee o l’uso del colore.

Compositori come Edgard Varèse e George Antheil usavano strumenti musicali come la pianola e la sirena, con l’intento di creare una musica che rispecchiasse il più fedelmente possibile il rumore del mondo moderno. Negli anni Quaranta John Cage prepara un pezzo  per percussioni che si intitola Living Room Music totalmente realizzato utilizzando gli oggetti che compongono l’arredo di un salotto, o anche Radio Music, composto con l’ausilio di otto apparecchi radio National Panasonic WHF/Arcraft/FM/AM/MB/SW. Oltre a Cage, ci sono stati altri compositori di musica contemporanea, come Karlheinz Stockhausen e molti altri, che hanno compiuto studi sulle composizioni basate sul suono.

Anche nel Jazz lo studio del suono si radicò in musicisti come John Coltrane, Pharoah Sanders, Ornette Coleman, Cecil Taylor, Eric Dolphy. Nel  rock vanno ricordati album come il doppio LP di Lou Reed, Metal Machine Music (1975) fatto completamente di feedback di chitarra suonati a varie velocità senza un ritmo o una melodia. Nello stesso periodo, in Inghilterra nasceva un genere musicale chiamato “industrial”  che, tra i suoi fautori, vedeva gruppi come i Throbbing Gristle o gli Einstürzende Neubauten che suonavano mescolando percussioni metalliche, chitarre e strumenti non convenzionali.

La musica classica non si è sottratta al compito di interpretare lo sviluppo economico e le sue sonorità, uno per tutti il compositore Luigi Nono che ha registrato i rumori dell’Italsider di Taranto, in una composizione, per soprano coro e nastro magnetico, che intende denunciare le pessime condizioni degli operai e che si intitola La fabbrica illuminata (1964). Il genere musicale noise rock unisce il rock al rumore,la matrice rock di questo genere  è nella strumentazione (voce, chitarra, basso e batteria), le canzoni sono composte usando la forma classica dei brani ma con un uso possente di rumori. Da ricordare il gruppo americano dei Sonic Youth che, come segno riconoscitivo del loro suono, hanno accordature “alternative” degli strumenti,  uso di feedback e improvvisazione come uso creativo. Intanto ora, dopo un secolo di ricerca sul rumore (si pensi ad un ultimo cantore come Wim Wenders che gira a Lisbona), in linea con la teoria dell’eterno ritorno, torna in voga lo struggimento per il silenzio e i suoi misteri e si anela al silenzio del deserto o di montagne incontaminate!  

 

 

COLONNA SONORA

 

Thelonious Monk and Sonny Rollins

Clifford Brown - Jazz Immortal

Charles Mingus - Oh Yeah!

Coleman Hawkins - Body & Soul

W.A. Mozart - Clarinet Quintet

W.A. Mozart - Sonata in E minor KV 304

Sonic Youth - Daydream Nation

Miles Davis - Chronicle: The Complete Prestige Recordings (1951-1956)

Kenny Dorham - Kenny Dorham Quintet

Willie Dixon, Memphis SlimWillie’s Blues

Sonny Rollins - The Complete RCAVictor Recordings

Sonic Youth - Murray Street

 




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