LIBROSFERA
MIX - NEWS
GIUGNO 2010

a cura di Massimo Vecchi

   

 

RAPPORTO EUROSTAT 2011

La cultura europea in cifre

L’Italia maglia nera

 

Siamo ultimi. Qualsiasi campo si vada a esplorare, qualsiasi statistica si compili, qualsiasi confronto si proponga, l’Italia è sempre in coda. Se il terreno di ricerca è la cultura, poi, i risultati registrati dal nostro Paese compongono un quadro desolante. Sorge qualche domanda: perché gli italiani non sono tagliati per la cultura? Perché la terra più ricca di tesori artistici al mondo, feconda in misura ineguagliata di civiltà di primaria valenza storica ha prodotto discendenti tanto mediocri? Perché un passato costellato di inarrivabili autori di capolavori da Dante a Petrarca, da Ariosto a Manzoni, da Giotto a Michelangelo, da Leonardo a Machiavelli, da Verdi a Manzù, e la smetto qui per non esagerare, ci fa vivere un presente così degradato? Non ci sono risposte. Qualcuno può obiettare che non bisogna esagerare con il catastrofismo, che in fondo qualche voce c’è. È vero ma bisognerebbe assecondarla, bisognare potenziare la scuola, promuovere la lettura, finanziare iniziative culturali. Impegni che competono al Governo. Ebbene, se c’è un governo in Europa che ha spicconato il mondo della cultura assestandole colpi sempre più violenti è quello toccato all’Italia.

  

Veniamo alle cifre. Cominciamo con la lettura, il punto più dolente dell’intero disastro nazionale. Sono dati che sappiamo, ma in questo rapporto il confronto è con gli altri Paesi d’Europa e l’impatto è ancora più deprimente. In Italia i lettori di almeno un libro l’anno sono solo il 45% della popolazione, il che ci pone al penultimo posto della classifica europea: peggio fa soltanto il Portogallo. Al primo posto Svezia e Finlandia, dove quasi il 30% dei cittadini ha letto più di dodici libri in un anno, una media di uno al mese. Quindi, sono gli svedesi ad avere nelle loro case le librerie più fornite: la metà di loro possiede oltre cento volumi, rispetto al 30% degli italiani. L’ultimo posto ci tocca nella classifica relativa alla  lettura dei quotidiani dato che il 22% della popolazione maschile italiana e il 46% di quella femminile non legge mai un quotidiano.

  

C’è la crisi, dicono i benpensanti (quelli che stanno al potere e perciò smorzano i toni) ma è una falsa giustificazione perché queste lacune ci tarpano da tempo. Comunque, sempre per guardare all’Europa si è riscontrato che in questi anni di rincari dei prezzi le popolazioni europee hanno rinunciato a varie spese per il tempo libero ma non a quelle per la cultura. Solo il 9% degli intervistati ha diminuito la spesa nelle attività culturali. Si può ricordare che tra il 2005 e il 2010, è cresciuto il costo di musei e concerti (+13,3%), così come quello dei libri: 6,5% nella media europea. Ma l’ interesse non è calato, nei giovani in particolare. Gli studenti universitari impegnati in corsi legati alle arti sono 725 mila, ossia il 3,8% del totale, con punte massime nel Regno Unito (6,8%) e in Irlanda (6,6%).

 

Nel variegato settore culturale l’anno scorso hanno lavorato 3,6 milioni di persone (1,7% del totale) in Europa, più donne che uomini, in maggioranza con contratti a termine e precari. In Italia si verifica un paradosso: siamo tra i primi Paesi che danno lavoro al più alto numero di addetti: 120mila tra scrittori, artisti, editori, registi, musicisti, e così via, superati solo da Germania, Gran Bretagna e Francia. Ma il nostro consumo culturale pesa appena il 3% sul bilancio annuale di una famiglia, pari a 833 euro, tra i più bassi d’ Europa.

Fatti i conti, nei settori di libri, cinema, teatro, concerti, mostre, si deve constatare che i migliori sono gli scandinavi. In particolare le famiglie norvegesi spendono più di tutti, ben 1.600 euro ogni anno.

  

Passando all’esame delle classifiche riguardanti i musei e i beni artistici, nel 2009 i visitatori del Circuito Archeologico Colosseo e Palatino sono stati 4,5 milioni contro 8 milioni di visitatori del Museo del Louvre di Parigi e 6 milioni della Tate a Londra. In linea generale i visitatori dei tesori italiani denunciano l’insufficienza dei servizi, la limitata presenza di panel informativi, la scarsa utilizzazione della tecnologia e, infine, la mancanza di bookshop e caffetterie. Solo il 27% degli italiani ha visitato un museo o un sito archeologico.

Anche per il cinema, risultati negativi: il 46% degli italiani frequenta una sala cinematografica almeno una volta l’anno, contro il 54% dei francesi, il 57% degli inglesi per arrivare agli islandesi che battono tutti con il 70%. Nell’ ultimo anno, solo il 30% degli italiani è andato a vedere uno spettacolo dal vivo.

  

Altro settore che ci vede staccati di molte lunghezze dai nostri vicini europei è quello di Internet. Nelle classifiche di Eurostat del 2009 i Paesi del Nord Europa vantano un collegamento con la Rete dell’80 per cento, lasciandoci indietro di circa 30 punti percentuali. Questo gap tecnologico si estende all’acquisto online di beni o prodotti culturali. Siamo indecisi, diffidenti e anche se gli utenti che effettuano transazioni online sono aumentati dal 5% del 2006 al 12% del 2009 è incolmabile il distacco dagli  inglesi attestati sul 57% e dai dei norvegesi (49%) che tra l’altro hanno automatizzato in buona misura la biglietteria nazionale relativa ad eventi culturali. Per quanto riguarda i libri, i nuovi acquirenti on line, tra il 2006 e il 2010, sono cresciuti di un solo punto percentuale dal 6 al 7%. Per canzoni e film crescita zero.

 

L’indagine dell’Eurostat ha rilevato un miglioramento degli scambi culturali: il 56% di quello che leggiamo o guardiamo proviene da Paesi extracomunitari. In media il 19% dei cittadini europei guarda spesso la televisione e i film in lingua straniera, ma gli svedesi con il 73% e i finlandesi con il 59% fanno segnare dati eccezionali. Gli italiani, come al solito, arrancano in fondo alla classifica con il 3% che è disposto a guardare una pellicola non doppiata. In effetti, nel 2009 l’Unione Europea nel suo complesso ha continuato a esportare una notevole quantità di prodotti culturali tanto che la bilancia import-export si è chiusa con un surplus di 1,9 miliardi di euro.

Tornando da capo, a causa della gravissima crisi economica mondiale, tutti i governi hanno dovuto sforbiciare i bilanci pubblici, ma nessuno come quello di centro destra che opera a Palazzo Chigi. Tale esecutivo ha stabilito di investire nella politica culturale lo 0,18% del nostro Prodotto interno lordo.

 





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