LETTERATURE MONDO
CARTOLINE
DA BRUXELLES (6)
Quando la parola
di Dio arriva tramite
video-citofono

      
Nella capitale belga i ‘miliziani’ del proselitismo religioso si spartiscono i quartieri della città in base ad aree etnico-linguistiche. E conducono tenacemente la loro missione di fede, porta a porta, promettendo la salvezza prima che il Signore distrugga la terra per i peccati dell’uomo. Tra i paradossi interculturali quello di uno studente islamico che, dopo una visita a Roma, giudica gli italiani dei bigotti medievali (esattamente quello che la più parte degli abitanti italici pensa dei musulmani).
      




   

di Daniele Comberiati

 

 

La settimana scorsa sono rimasto una mattinata intera a lavorare a casa. Mentre dalla finestra guardavo il sole della primavera più calda degli ultimi anni, almeno nell’Europa del nord, mi sono trovato a riflettere sul vantaggio di lavorare tramite internet, sulle distanze che si sono accorciate, su quanto sia cambiato, oggi, il concetto di “vivere all’estero”. È stato proprio in quel momento che ha suonato il citofono.

All’inizio ho tirato un sospito di sollievo: è da più di un mese che aspetto una rivista che ho comprato su internet, ma ho il terrore che, per i motivi più disparati, il volume non arrivi o si perda. Temo che non entri nella cassetta della posta, che venga rubato da un passante mentre non ci sono (o dal postino, o dall’addetto delle poste), o infine (è l’eventualità che più mi terrorizza) che vada a finire nel famigerato luogo in cui sono raccolti “tutti i pacchi spediti e mai arrivati”. Una sorta di mondo parallelo, non più in contatto con il nostro, in cui vegetano, immobili, libri o oggetti di cui avremmo disperatamente bisogno e che rappresentano molto per noi, dal punto di vista affettivo o professionale.

Così mi sono avvicinato al citofono speranzoso. C’era il sole, avrei lavorato con calma e finalmente avrei potuto leggere “quella” rivista: la giornata prometteva bene. Ho alzato la cornetta e guardato l’immagine. Ho il video-citofono, un lusso talmente raro nel quartiere che la proprietaria dell’appartamento lo aveva persino inserito nell’annuncio dell’affitto: “ampio salone, ben collegato, doppia esposizione, video-citofono”. Non serve assolutamente a nulla, tanto più che le finestre danno sulla strada, ma tant’è.

Nel piccolo riquadro accanto alla cornetta, ho visto i visi di due signore sessantenni. Ho iniziato a temere che non fossero lì per la mia rivista. La prima ha domandato, con voce stridula: – Monsieur Camberiati? – Ho risposto di sì, anzi di “oui”, senza precisare che in realtà mi chiamo Comberiati, con la “o”, e non Camberiati con la “a”. La signora più lontana rimaneva immobile. – Vous êtes italien? – ha continuato la prima.

Alla mia risposta affermativa, ha preso a parlare italiano. – Buongiorno signor Camberiati, siamo qui per portarle una buona notizia. C’è bisogno di buone notizie in questo momento, non trova? – Mentre parlava, il viso della signora dietro di lei ha iniziato ad illuminarsi, e la donna ha cominciato ad annuire.





Maria Andreozzi, Holy Mary 1926, 2010


Per un brevissimo istante ho avuto l’illusione che la buona notizia riguardasse la mia rivista, ma mi sono dovuto ricredere subito, non appena la donna ha ripreso a parlare: – Lei sa che Dio distruggerà il mondo, vero? Distruggerà tutto il mondo, perché noi uomini siamo stati orribili, abbiamo peccato continuamente –. La sua amica continuava ad annuire, mentre mi chiedevo: che razza di buona notizia è?

– Lei, però, può essere salvato. Le interessa essere salvato, vero? –

I Testimoni di Geova. O un altro gruppo simile. Che palle! Ho risposto seccato: – No, grazie, non mi interessa –.

– Ma come? – le due donne erano sconvolte – non le interessa essere salvato? –

– No, in effetti non mi interessa –.

Contrariamente a quanto temevo, non si sono dimostrate affatto insistenti. Dalla finestra ho potuto vedere la loro andatura saltellante, la gonna grigia sotto le ginocchia, le scarpe nere con il mezzo-tacco che mi ricordavano gli anni Sessanta. Erano vestite uguali e non sembravano nemmeno molto deluse.

Mi sono ributtato sul computer e per un po’ non ci ho pensato più. È stato a pranzo che mi sono tornate in mente. Le ho ricollegate a un episodio simile che mi era accaduto lo scorso anno, sempre a Bruxelles e sempre nello stesso quartiere. In un’altra casa, però. Abitavo al quarto piano senza ascensore e il citofono era perennemente in panne: si sentiva il suono, ma non era possibile ascoltare la voce della persona che parlava. Una mattina, al terzo squillo ero sceso di malavoglia, pensando al faticoso ritorno in salita. Poiché però attendevo la visita della polizia per il certificato di residenza, ho pensato che potevano essere loro. Invece era un uomo alto, sulla cinquantina, e un po’ gobbo. Fu molto gentile con me.

– Buongiorno, lei è italiano vero? Sto contattando tutti gli italiani di Schaerbeek per portare loro la parola di Cristo –.

Auguri, ho subito pensato. Schaerbeek è un quartiere di forte emigrazione italiana, la parola di Cristo lo costringerà a giornate intere di insulti e risposte acide. Mi chiese se per caso non volessi una Bibbia, ovviamente gratuita.

– Me la regala direttamente Cristo? – risposi per fare il simpatico, ma non capì la battuta o si offese. Comunque rifiutai e mi riavviai per i faticosi quattro piani con mezzanina.

Legato alle due signore al videocitofono, questo episodio mi appare più chiaro: basta avere un cognome italiano per essere immediatamente associato alla religione? Davvero ci credono così bigotti? Per caso a Bruxelles ha preso piede il proselitismo etnico?

Immagino sedicenti imam al quartiere turco o marocchino, e pastori protestanti che citofonano a tutti i nomi fiamminghi della città, praticamente una follia...

Recentemente insieme agli studenti abbiamo organizzato un viaggio a Roma, presso l’Academia Belgica. Uno studente marocchino è ritornato da San Pietro sconvolto: mi sembrava di essere nel Medio Evo, mi ha confidato. Ma perché la gente in Italia dà tanta importanza al Papa? Perché incide così tanto nella politica del vostro paese?

Lì per lì mi sono sentito offeso. Non è proprio così, ho cercato di rispondergli, la situazione è più complessa, e poi anche nei paesi islamici, magari anche in Marocco, la religione incide nella politica...

No, no, mi ha subito zittito. Noi seguiamo l’islam, ma poi facciamo la nostra vita, non ci faremmo mai fregare da un tizio che dice di incarnare la parola di Allah in terra. Piuttosto, seguiamo direttamente Allah.

A questo punto non sapevo più cosa dire.





Bill Viola, Five Angels for the Millennium, video opera, 2001


Tornato a Bruxelles, ho parlato dell’episodio delle due signore ad un’amica giornalista. – Ci perseguitano perché siamo italiani – le ho detto – ci vedono come devoti, bigotti, creduloni e ci rompono le palle al citofono –.

– Non è proprio così – mi ha risposto cercando di calmarmi – sono organizzati per aree linguistico-culturali. I portoghesi vanno a portare la parola di Dio dai portoghesi, gli spagnoli dagli spagnoli e così via... Si leggono i cognomi e si studiano la conformazione dei quartieri, è un proselitismo etnicamente mirato –.

Mi vengono i brividi ad immaginare bande di signore sessantenni con la gonna sotto le ginocchia e le scarpe con il mezzo-tacco che davanti a una cioccolata calda si scelgono le aree della città. Quando gli italiani emigrarono per lavorare nelle miniere, il governo aiutò le associazioni cattoliche per evitare la diffusione di idee sovversive fra i lavoratori. Acli, preti e gruppuscoli vari dovevano bloccare sul nascere ogni istanza di ribellione. E, in alcuni casi, riferire a chi di dovere. Ciononostante, alcuni preti presero le parti dei lavoratori, vi fu addirittura chi si spretò in miniera. Oggi la parola di Dio arriva direttamente al video-citofono.

Un dubbio, al di là di tutto, continua a preoccuparmi: davvero potevo essere salvato?

 

 

 

 




Scarica in formato pdf  


   
Sommario
Letterature Mondo

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006