nulla rima
nulla
come prima rima
disteso
al sole è vuoto il campo
marzio
e senza remi e ritmo
gioca
a dadi e virtual tunnelling
cazzeggia,
e questi anni passati
a
cercarti sull’onda fantasma
come
un leptone impazzito
alla
deriva della tua fellatio
sciantosa
per tante insonnie
sono andato augenblick, un colpo
d’occhio e via al rinculo un surf
nel cocktail dello sciame instabile
senza uno stabile che non sia il dollaro
qui più del dolore e dell’amore
per delle ore e ore è il televisore
domeneddio evasore alla finestra
per darsi di fascismo un detonatore
carismi e risme di bandane, banane
dei tanti nani come mute di cani
fiorite sono le piazze delle morre
giochi di borse catastrofi e collassi
per i soliti vizi rasi e lassi
che scandalo il potlach, il lusso
delle guerre e della pubblicità
di Marat la frugalità del terrore
non ha mai avuto tante città
né un vandalo di tanto vanto
le menti all’ammasso globale
e il corpo sventrati dementi
come spumanti e fendenti
nati hi-phi sono new town
per Messina dolente e Aquila vol-
ante di popolo in carriola e
liolà il popolo della libertà
di infamità largo e impertinente
che dire ancora allora per questa
notte struggente e boreale
alla gente se non actio e fellatio
fino alla morte, speriamo del re
e della repubblica delle fame?
10 aprile 2010
overture di corpi
contano
i corpi che cantano e vanno
e
hanno cicatrici ferite, il grido
questo
urlo tifone che spazza
overture
ici in caduta la lettura
la
polvere come un gioco di secoli,
sospesi
decollati
sforbiciati interferenze
i
desideri senza scala dei terremoti
e
moto d’onda tu, la carne scavata
incavata
dalle fenditure del volto
rinculo
il cielo esposto alla violenza
lenza
che pesca le profondità del vuoto
assente
l’odore della rotondità, le ore
le
dimore del tempo incanto e disonore
così
sordo sordido conto di guerra
e
canto che ingabbia il nostro delirio
crudele
fra le dita e la vita, nudo
intrisa
ditta di verità e tocco di stanze
pareti
fluttuanti vetture di lampi ampi
campi
ionici onde disarmoniche
o
conici orizzonti di relative distanze
e
armonica unica non scampi fonone
tu
corda evanescente dissonanza
la
danza e la mattanza delle risonanze
in
quella camera a nebbia dei nostri sogni
2
maggio 2010
Draga
agra
è questa notte rotta
e
ferita è la memoria ora
magazzino
fra le nuvole
fuori
rotta e draga l’aorta
il
rischio della tua voce
cuoce
un carico d’argento
e
una pioggia acida casino
incrocia
il vento in silenzio
non
c’è un angolo di riposo
un
mondo la guerra posa
e
la cricca consenso osa
per
radionde e non senso
finanza
è questa merda
campagna
del Capitale
guerra
a bassa intensità
dal
sociale allo stato penale
l’esperanto
della ragione
è
guerriglia e calda griglia
inversamente
a maraviglia
o
digitale amore in canale
va…
va… così è il mio orario
infernale
più di un carnevale
e
in deliro per un tuo orale
boccale
baccanale venale
21
maggio
2010
la sosta degli amanti
Presto
ci lasceremo, come sempre
come
le nubi che il vento allontana
dopo
un tratto di volo nella corrente
e
onde che si abbracciano nelle risacche
l’amore
non è che una sosta
e
gli amanti non amano che sparire
spiccare
il salto nel vuoto degli spari
lasciando
l’attrito del campo
ecco
perché ci allontaniamo da tutti
da
tutti che non amano le gru
le
migrazioni che lasciano una terra
per
una terra che non ama la guerra
ecco
perché in questa notte cadente
di
frammenti luminosi fuori orbita
io
alzo gli occhi al cielo delle stelle
d’agosto
e cerco una compagna
una
compagna che non mi appartiene
e
che non mi possieda sedendo insieme
dove
non si può godere che del transito
e
di uno spartito senza partito
certo
ero partito da altre spiagge
e
ora non mi resta che continuare
tra
una sosta e una soglia cercarti
come
una libertà che non si concede
per
piantare alberi e fiori d’altra
generazione.
Per alzarci sopra le macerie
abbiamo
il profumo della memoria
degli
amanti morti durante il volo!
11
agosto 2010