TRADUCENDO MONDI
I ‘GIOCHI’ LETTERARI DI HEMINGWAY
Quella Renata tanto erotica non era Adriana, bensì Marlene


      
È accertato che dietro la protagonista del romanzo “Across the River and Into the Trees” si celasse la giovane nobile veneziana A. Ivancich. Ma nei due scandalosi capitoli dell’amore in gondola, il modello femminile era la Dietrich, con cui lo scrittore americano aveva intrattenuto nel 1934 un torrido rapporto. Traducendo e rileggendo i libri e le lettere di Ernest, è possibile rendere giustizia al suo unico vero amore. E così celebrare ‘Papa’.
      



      

di Piero Ambrogio Pozzi

( con il contributo dei gruppi di discussione Biblit e [it-en] )

 

 

Corre il cinquantesimo anno dalla morte di Ernest Hemingway, e da tempo è andata via anche Adriana Ivancich, la ragazza della nobiltà veneziana, e poetessa, che ha ispirato Across the River and Into the Trees e The Old Man and the Sea. Adriana è stata la musa di Ernest, il suo grande amore, il modello per la Renata di Across the River, ma non per la ragazza che ha avuto ripetuti orgasmi in gondola col protagonista colonnello Cantwell. L’identificazione malevola anche di quella Renata con Adriana ha portato il dolore nella vita della ragazza vera, il rimorso e il dispiacere perpetuo per lo scrittore. Molte donne sono passate nella vita di Ernest, ma Adriana è rimasta nel suo cuore fino alla morte. Della vita di Adriana Ivancich, prima e dopo la scomparsa del suo partner nella White Tower Inc.[1], non si sa molto, e spesso si tratta di chiacchiere che hanno dato da mangiare ai maldicenti, ma che hanno segnato di sofferenza la sua non lunga esistenza, con recrudescenze connesse alla grandissima fama, alla costante attualità della storia di Hemingway. Anche se ormai accertata, l’identità della donna che ha ispirato la protagonista femminile di Across the River è ancora argomento di discussione. Per sessant’anni non si è mai capito se la scelta del nome Renata avesse una relazione con Adriana, e quale fosse. Credo di aver trovato la relazione, e l’ho commentata in un piccolo saggio dal quale traggo il materiale per questo articolo.

 

Hemingway ha scritto Across the River rifacendosi largamente al Notturno di Gabriele D’Annunzio, dove la figura parallela a Renata, che il colonnello Cantwell chiama Daughter (figlia), è la figlia del Vate e di Maria Anguissola Gravina contessa di Ramacca, nel libro Sirenetta o Cicciuzza, ma il cui vero nome è, davvero, Eva Renata Adriana: come non pensare che Hemingway abbia colto la coincidenza per dare il nome di Renata al personaggio incarnato dalla sua Eva, che si chiama davvero Adriana? Spero che la girandola di nomi non irriti chi legge… Il significato etimologico di Renata, il senso dunque di rinascita allo scrivere dopo sette anni di sterilità creativa, e la storia del ritratto che entra in scena al capitolo XII, presa da un episodio di un quarto di secolo prima riguardante la pianista Renata Borgatti, non fanno che rendere il nome obbligato.

 

Adriana è ammirata, desiderata, e irraggiungibile, ma almeno nel romanzo Ernest può soddisfare il suo desiderio di farle doni, di abbracciarla, stringerla e baciarla… e quanto costerà ad Adriana e alla sua famiglia lo scandalo che verrà dopo la pubblicazione! Il fratello Gianfranco, prima dell’uscita del libro, aveva trovato impiego all’Avana presso la società di navigazione Sidarma, favorendo indirettamente il viaggio di Adriana e della madre Dora a Cuba, dove sono invitati e ospitati da Papa Hemingway per più di tre mesi alla Finca Vigía, la sua residenza. Straordinaria occasione per dare fiato ai pettegolezzi, scoppiati nonostante Hemingway abbia ottenuto da Mondadori di ritardare la traduzione in italiano di Across the River. Ma nella buona società di Venezia la conoscenza dell’inglese è diffusa…

 

 

 

Adriana Ivancich al Ponte Pasqualigo, sullo sfondo del palazzo di famiglia, a Venezia, 1948.

(Dal libro La torre bianca, Mondadori, Milano, 1980.)

 

 

 

Purtroppo ai maliziosi non viene in mente che il personaggio di Renata può riassumere altre donne presenti nella vita di Hemingway, non solo desiderate, ma godute o sposate. Come è stato spesso osservato, lo scrittore trasporta nelle sue opere il vissuto personale, ed ecco che in Across the River finiscono altre donne, accanto alla figura dominante di Adriana. Già Ernest aveva raccontato a Eugene Jolas nel 1938 di aver avuto lovely experiences con Marlene Dietrich, la famosa attrice e cantante di origine tedesca. E già in For Whom the Bell Tolls aveva immaginato che la ragazza del libro somigliasse a Marlene giovane. L’episodio dell’amore in gondola sotto la coperta militare, in Across the River, si sovrappone molto bene a quello vissuto nel 1934 con la Dietrich su uno scafo… più grande, il nero transatlantico Île-de-France, con lo stesso champagne Perrier-Jouët nel secchiello del ghiaccio. L’uscita sulla nera gondola comincia – si noti – con Cantwell che invita Renata a immaginare che si parta per una gita in carrozza al Bois de Boulogne, a Parigi – nell’Île-de-France – davvero un riferimento singolare in un romanzo ambientato a Venezia, città tanto unica ed affascinante da non farne venire in mente nessun’altra, normalmente. Credo che l’accenno sia un ammiccamento alla Dietrich, che nessun altro lettore può ragionevolmente cogliere. A meno che il lettore non sia anche un traduttore impegnato a reperire e incrociare fonti per verificare il suo lavoro.

 

Questa ipotesi è avvalorata dalla dedica di una fotografia che Marlene ha donato a Ernest: “Papa – I write this on a picture so that you can’t lose it so easily. I love you unconditionally. That excludes being angry, offended etc. etc. It includes Plein Pourvoir for you concerning me. How do you like it now, Gentlemen. (signed)”[2]. E confortata anche da una lettera di Ernest a Marlene del settembre 1949, poco prima che finisse la stesura di Across the River: “Daughter, cerca per favore di stare in contatto d’ora in avanti perché sto ultimando un libro che dovrebbe essere completo tra circa tre settimane. Penso che ti piacerà moltissimo. Se ne hai piacere ti darò una copia carbone del manoscritto. Tu ci sei dentro e non c’è dentro nessun altro perché è tutto inventato. Ma è inventato bene come so fare io.” Evidentemente Ernest non è del tutto sincero con Marlene, che però dentro c’è davvero, anche per quel Daughter (figlia) che non è altro che una bandierina, essendo Ernest e Marlene coetanei. L’episodio che la riguarda, nei capitoli XIII e XIV, si stacca nettamente dal resto del romanzo, introdotto da un artificio inverosimile: la cena a due al Gritti Palace, nei capitoli XI e XII, vede successivamente vuotarsi una bottiglia di Capri bianco, una di Valpolicella e due di champagne Roederer, senza che nessuno accusi traccia di ebbrezza. E il vino va a diluire tre Montgomery a testa bevuti in precedenza all’Harry’s Bar, praticamente gin puro. L’artificio vale ad esaurire la piccola scorta di champagne Roederer in fresco al Gritti, fuori stagione turistica, e a fare uscire dalla ghiacciaia quella bottiglia di Perrier-Jouët, che accompagna la coppia in gondola. Un cambio di scena etilico, con un’altra Renata.

 

Esauriti gli indizi oggettivi circa la riconoscibilità di Marlene Dietrich nella Renata in gondola, se ne può intuire uno non oggettivo. Il capitolo XIII di Across the River ha nelle prime righe una citazione dissimulata dalla poesia The Tyger, dalle Songs of Experience, di William Blake. Questo l’incipit del capitolo:

 

They went out the side door of the hotel to the imbarcadero and the wind hit them. The light from the hotel shone on the blackness of the gondola and made the water green. She looks as lovely as a good horse or as a racing shell, the Colonel thought. Why have I never seen a gondola before? What hand or eye framed that dark-ed symmetry?           

 

Ecco la prima strofa della poesia:

 

Tyger! Tyger! burning bright

In the forests of the night,

What immortal hand or eye

Could frame thy fearful symmetry?

 

La nera gondola è dapprima paragonata a un buon cavallo o a una barca da corsa, e si può supporre che il riferimento sia ancora alla bruna Adriana, che Ernest chiamava Great Black Horse. Ma subito Ernest passa alla citazione di Blake, evocando una luminosa tigre che brucia nelle foreste della notte. Sono convinto che la sua intenzione cambi alla biondissima Marlene, che brucia felina nel buio delle sale cinematografiche e nelle notturne foreste del desiderio maschile, lei che è un sex symbol per definizione: per due capitoli palpiterà sotto la mano rovinata del colonnello Cantwell, in una scena che trasmette al lettore una tensione erotica incompatibile con l’ancora segreta femminilità di una nobile diciottenne educata rigidamente nella religione cattolica, dedita a opere di carità, mai ancora innamorata, per quanto sia bella ed esuberante come Adriana.

 

 


Marlene Dietrich

 

 

La citazione di Blake non risulta colta da nessun critico o biografo, finora. Nemmeno Adriana, che scrive poesia, ne parla mai. Marlene, avvisata (“Tu ci sei dentro…”), l’avrà colta sicuramente. Adriana avrà invece notato quell’elisabettiano dark-ed col trattino, di dark-ed symmetry (abbrunata armonia), bisillabico come fearful, perché proprio lei aveva spiegato a Ernest che nel 1630 la peste aveva messo a lutto le gondole, fino allora di diversi colori e riccamente ornate.

E poi, così recita la penultima strofa di The Tyger:

 

Did the stars threw down their spears,

And water’d heaven with their tears,

Did he smile his work to see?

Did he who made the Lamb make thee?

 

Chissà se, citando The Tyger per Marlene, Hemingway non avrà anche pensato ad Adriana in questa penultima strofa, e in quella che è la poesia sorella di Blake, cioè The Lamb, nelle Songs of Innocence. Tigre e agnello, esperienza e innocenza…

 

Little Lamb, who made thee?

Dost thou know who made thee?

 

Dicevo che nella buona società veneziana dell’epoca la conoscenza dell’inglese è diffusa, e il romanzo originale, giunto in Italia durante il soggiorno di Adriana e della madre alla Finca, scatena un putiferio di pettegolezzi malevoli, tanto da far decidere la madre (Adriana ha appena compiuto ventun anni, ma le è soggetta) a lasciare Cuba e a tornare a Venezia per riparare il riparabile dell’onore di famiglia. Ernest patisce un grande dolore, ma cerca di proteggere la reputazione di Adriana in tutti i modi, fino a impedire la traduzione in italiano di Across the River, che infatti esce solo quindici anni più tardi, e dopo la sua morte. Ernest si preoccupa di Adriana fino all’ultimo. Quattro mesi prima di morire fa firmare al suo agente e sceneggiatore Hotchner una scrittura privata che previene ogni sceneggiatura cinematografica, teatrale, radiofonica o televisiva di Across the River in Europa. Nessun limite per le altre sue opere, ma le sceneggiature di Across the River, potenzialmente più pericolose dell’originale, non devono arrivare in Europa.

 

Il personaggio di Renata riassume altre donne. Marlene, come si è visto, ma anche la moglie Mary. Il colonnello Cantwell ha ricevuto in regalo da Renata una fiaschetta d’argento con dedica incisa: Ernest aveva ricevuto una fiaschetta identica, ma dalla moglie. Una citazione che suona inevitabilmente come un contentino per Mary, in aggiunta alla dedica del libro. Però essenzialmente Renata è Adriana, come Hemingway scrive ancora a Charles Scribner nel settembre del 1950: “Il libro [Across the River] non l’hai capito e non ti è piaciuto, né credevi che esistessero ragazze come Renata finché non hai incontrato A[driana]. Ma nella vita futura, se vivrai, (…) lo capirai e ti renderai conto che il passaggio in Veneto da Latisana, dove ho incontrato A. che da due ore aspettava sotto la pioggia per andare a caccia di anatre, non è preso dal Baedeker né dalla Guida Michelin. È preso dal cuore, o da qualcosa del genere, o da qualcosa di terribile come dicevamo una volta.”

 

Bene, spero che sia evidente quale silenzioso dramma abbia vissuto Ernest Hemingway negli ultimi suoi anni di vita. Ha amato una donna più di qualsiasi altra, e non l’ha potuta tenere con sé. Per di più ha portato in cuore dolore e rimorso per averla trascinata in uno scandalo che non ha saputo prevedere in tutta la sua asprezza. Se questo articolo vale a dare un’immagine più giusta della sua Adriana, Ernest ne avrà un po’ di pace, e difficilmente si potrà celebrare meglio uno scrittore tanto famoso e mal conosciuto.

 

 

 

 

 

*  Piero Ambrogio Pozzi ha 66 anni e si occupa di traduzione letteraria dal 2000. Fino al 2002 è stato progettista in una azienda metalmeccanica dell’hinterland milanese. Si dedica ora principalmente alla trascrizione e alla traduzione dell’opera poetica di Emily Holmes Coleman, in collaborazione con due studiosi americani, Jeffrey Rudick e Joseph Geraci, e con le Special Collections dell’Università del Delaware, sede del Fondo Coleman. Ha vinto il Premio Città di Forlì 2005 per la traduzione di due poesie di Rudick, e ancora l’edizione 2010 per la traduzione di due poesie della Coleman. Alcune poesie di Emily sono state pubblicate sul n. 227 della rivista di Manni Editore l’immaginazione, altre sono reperibili sui siti di Biblit e di Bibliomanie. Della Coleman ha tradotto anche il romanzo The Shutter of Snow, uscito nel 2008 presso Robin Edizioni di Roma, col titolo Il manto di neve.

 



[1] La società fondata da Ernest con Adriana nella Torre Bianca della sua residenza cubana. Ernest & Adriana, bookmakers, cioè autori di libri e raccoglitori di scommesse sul proprio futuro.

[2] “Papa – te lo scrivo su una fotografia così che tu non lo possa perdere tanto facilmente. Ti amo senza riserve. Ciò esclude che mi possa arrabbiare, offendere, ecc. ecc. Comprende Plein Pourvoir [Fornitura Completa] per te riguardo me stessa. E adesso come la mettiamo, signori? (firma)” Si noti che Hemingway amava usare la frase ‘How do you like it now, Gentlemen?’ nelle occasioni più disparate, senza spiegarne il significato, né l’origine. La frase è presente nella parodia del 1761 The Rehearsal, del secondo Duca di Buckingham, George Villiers.




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