PRIMO PIANO
TEATRO VALLE OCCUPATO
Una scena
‘indigesta’
per la politica


      
Dallo scorso 14 giugno la storica sala romana è luogo di una occupazione promossa da un folto gruppo di lavoratori dello spettacolo per scongiurare la sua privatizzazione. La proposta che è stata messa a punto nel corso di varie assemblee è che questo spazio teatrale venga riconosciuto come “bene pubblico” e che a gestirlo sia una fondazione o ente con la precisa missione di dedicarsi alla drammaturgia italiana e contemporanea, sul modello del Royal Court Theatre di Londra o del Schaubühne di Berlino. Una proposta forte e innovativa che ha spiazzato tutte le istituzioni locali e nazionali, che stanno prendendo tempo in attesa di capire cosa può accadere.
      



      


di Alessandro Trigona

 

 

Che il Teatro Valle di Roma sia occupato ormai non fa quasi più notizia. Ne hanno parlato – bene o male – tutti i giornali. Tutti i media. È un’occupazione che fa notizia, riempie gli spazi dei giornali, tra una pubblicità e l’altra, suscitando attenzione. Almeno temporanea. Nel “mondo dell’immagine”, tutto passa, scorre e sembra quasi non dover o poter lasciare traccia di sé. Ma, in effetti, l’occupazione del Valle forse qualche segno lo lascerà e non solo per la sua temporale lunghezza – dal 14 giugno!!! – ma perché ha scombinato i piani dell’Amministrazione locale e nazionale sollevando una questione fondamentale che attiene al teatro, allo spettacolo, alla cultura in genere proponendo e non solo protestando. Facendosi latore di una proposta sconvolgente nella sua semplicità e che in un paese normale – l’Italia non è un Paese normale, né mai lo sarà – non potrebbe che essere sostenuta dalle Istituzioni e, magari, favorevolmente accolta.

L’idea è quella non solo che il Teatro Valle rimanga pubblico piuttosto che dato in gestione a privati (magari con soldi pubblici), ma quello che esso venga riconosciuto come “bene pubblico” e in quanto tale tutelato; che a gestirlo sia una fondazione o ente con la precisa missione di dedicarsi alla drammaturgia italiana e contemporanea. Il modello è quello estero del Royal Court Theatre di Londra, del Thèâtre de la Colline di Parigi, del Schaubühne di Berlino. Insomma il Teatro Valle deve essere svincolato da dinamiche di gestione localistiche e politiche (il Teatro di Roma lo è) divenendo Istituzione di riferimento a livello nazionale e internazionale.





Il Teatro Valle di Roma è stato occupato il 14 giugno,
subito dopo la vittoria del "Sì" ai quattro referendum


Ma il Nuovo Valle dovrebbe anche strutturarsi in modo da svolgere attività anche nella formazione per tecnici di palcoscenico, valorizzando un’arte italiana riconosciuta per il suo valore in tutto il mondo.

Insomma una struttura che in Italia non esiste e – temo – non esisterà mai.

Ad affiancare l’attività degli attori, tecnici, lavoratori del mondo dello spettacolo che occupano il Valle, il docente di diritto civile dell’Università di Torino, professor Ugo Mattei, che si è preso l’incarico di estendere una bozza di Atto costitutivo e Statuto dell’ipotizzata struttura che preveda forme nuove e innovative di gestione “etica”. L’idea è di prevedere una direzione artistica plurale con garanzie di turnazione, l’equilibrio nella distribuzione delle risorse fra piccole e grandi produzioni, tra produzione e ospitalità, politiche dei prezzi al fine di renderle accessibili e progressive, organismi di controllo, trasparenza dei bilanci, elaborazione di un codice “etico” che, per esempio, imponga al direttore artistico di non poter – sottolineo il punto – mettere in scena propri spettacoli.

 

Come si vede una proposta non solo interessante ma certamente rivoluzionaria. E per questo più “indigesta” per la politica.

Ma ciò che è anche da evidenziare, è la forza che gli “occupanti” sono riusciti a mettere in campo andando ben oltre la semplice occupazione (tante ne abbiamo viste). Infatti, negli ultimi anni, molte iniziative si sono svolte da quando il governo di destra aveva annunciato i tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo. Manifestazioni di piazza, nei luoghi dello spettacolo, solidarietà espressa ad altre categorie di lavoratori (metalmeccanici, insegnanti, scuola, università in particolare) in lotta.

Insomma il mondo della cultura e dello spettacolo (incluso il Sindacato Nazionale Scrittori CGIL) ha preso posizione e manifestato contro l’insofferenza della destra verso la produzione culturale in Italia. Un crescendo protestatario che aveva visto le categorie del mondo dello spettacolo occupare la Casa del Cinema prima, e quindi il “red carpet” del Festival del Cinema di Roma. Era il movimento “tutti a casa” che non poco ha contribuito alle dimissioni del Ministro Bondi. Ciò che, però, solo sei mesi fa stupiva era la quasi assenza del mondo del teatro alle manifestazioni in difesa del FUS. Sembrava quasi che la questione non dovesse riguardare il teatro nel suo complesso. Certo si occupava il Carlo Felice, per esempio, ma sempre e soltanto in termini di difesa della propria realtà.

Ora invece qualcosa è successo andando ben oltre alle semplici rivendicazioni di categoria o tutela di una realtà specifica, per quanto importante sia. E questo è merito dei “ragazzi” del Valle, degli “occupanti” che si sono mossi, partendo sì dalla difesa del teatro romano, ma ponendo in essere questioni di carattere nazionale e istituzionale. Come detto, infatti, non si vuole solo “difendere” ma piuttosto “attaccare”: vogliamo di più. Un centro nazionale con tutte le prerogative qui semplicemente riassunte. Insomma si è posta una questione culturale, rivendicando la creazione di Istituzioni necessarie e di cui il paese ha bisogno e di cui è carente.





Elio Germano è stato tra i primi attori a sostenere attivamente l'occupazione del Valle


Di là, quindi, di ogni altra considerazione politica (un certo idealismo romantico che li muove), i “ragazzi” hanno fatto centro, spiazzando il Ministero, la Regione Lazio, la Provincia e il Comune di Roma e l’universo intero che si muove intorno al mondo dello spettacolo dal vivo. Hanno saputo ben utilizzare gli strumenti dell’informazione e creato intorno a loro attenzione aggregando tutta una serie di realtà in verità diverse tra loro. Hanno saputo anche gestire i “nomi” – quelli “noti” intendo – coinvolgendoli in iniziative di sostegno e prospettando una ipotetica “gestione”, “programmazione” teatrale che, se realmente attuata, potrebbe far “vivere” il teatro ben oltre la semplice “messa in scena” di uno spettacolo.  Qualcuno di fronte all’uso dei “nomi” ha storto il naso: “i soliti noti” è stato il commento. Ma ciò è inevitabile. Nel “mondo dell’immagine”, come quello di oggi, piuttosto che di sostanza, occorre “far clamore”, “richiamare attenzione” e chi può meglio farlo se non coinvolgendo quei personaggi che effettivamente richiamano attenzione, quello dei “media”, intendo.

“Se non appari non esisti” – ne sapeva qualcosa Andy Warhol – così, anche strumentalmente l’effetto è stato raggiunto.

Adesso occorrerà attendere gli eventi. L’imbarazzo generale è totale, ma ciò che si muove contro gli “occupanti” è il tempo. Quanto riusciranno a durare? Quanto i semi da loro lanciati produrranno piante forti e capaci di crescere e proliferare?

Nel mese di agosto c’è il richiamo delle vacanze. Ma ciò che diviene più temibile è una tradizione storica che vuole che gli eventi più tragici – colpi di stato, attentati, putsch di ogni genere – avvengano in agosto.

La gente è distratta. In vacanza. In viaggio e “sgombrare” il teatro dagli “occupanti” possibile, se non probabile.

 

 

 

www.teatrovalleoccupato.it

 

 




Scarica in formato pdf  


      
Sommario Primo Piano

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006