LUOGO COMUNE
ADDII
Silvano Zoi
tra satira
e introspezione filosofica


      
Lo scrittore aretino è morto lo scorso 28 giugno, a 87 anni, nella sua città. Redattore-capo di due importanti riviste letterarie nazionali come “Metaphorein” e “Molloy”, è stato un autore, lodato da autorevoli critici, tra i più originali del nostro secondo Novecento. Val la pena di ricordare della sua opera i romanzi “Una donna da sposare” con cui esordì negli anni Sessanta, e poi “La coda nell’acqua” (1972), “Il santo assassino” (1979), “Le donne. Controcanto” (1988), e da ultimo “Manuale dello scrittore” (1998), vasto e apprezzato ‘Bildungsroman’.
      



      

di Stefano Lanuzza

 

 

Insegnante di filosofia e fraterno maestro di più generazioni di liceali aretini che ancora ne ricordano la disponibilità umana e il tratto ironico non disgiunti da una cultura impareggiabile, Silvano Zoi (Arezzo, 1924-2011), già redattore-capo delle riviste letterarie nazionali “Metaphorein” e “Molloy”, è stato uno scrittore tra i più originali del nostro secondo Novecento.

 

Il suo Manuale dello scrittore, vasto ‘romanzo di formazione’ e bilancio d’una vita dedicata alla scrittura, è ‒ scrisse nel marzo 1998 l’italianista Giorgio Barberi Squarotti ‒ “il più originale romanzo che abbia letto da molto tempo a questa parte. Zoi ha veramente reinventato il genere e il linguaggio che al narrare compete”.

Datato 1998, il Manuale, prima parte d’una vasta trilogia comprendente gli inediti Il vulnerabile e La sopravvivenza, è inoltre l’ultimo libro, edito dalle fiorentine Edizioni delle Giubbe Rosse, pubblicato dallo scrittore che aveva esordito negli anni Sessanta con il romanzo autobiografico Una donna da sposare.

 

Nel 1971, Silvano Zoi pubblicò la raccolta di racconti Date, con l’emblema delle “date” a rappresentare ciò che in fondo resta delle vicende storiche o della stessa effimera vita degli uomini.

Seguì il romanzo La coda nell’acqua (1972), brillante opera d’ascendenza joyciana, ma non riducibile ai canoni d’'uno sperimentalismo già usurato negli anni Sessanta; e soprattutto un monologo straordinariamente profetico relativo allo stato di cose in Italia, dove la storia di ieri sembra fare da richiamo e specchio a quella odierna.





Silvano Zoi (1924-2011)


Il santo assassino, in libreria nel 1979 ma redatto nel 1974, può definirsi un vero e proprio ‘poema in prosa’: caratterizzato da un codice ritmato, musicalissimo, e da una satira corrosiva nei confronti di taluni poteri occulti annidati nei gangli delle istituzioni. Nella prefazione, lo storico della letteratura Giuliano Manacorda rilevò come questo scritto, per molti aspetti memorabile, rispecchi “il nostro paese nei nostri anni, con i suoi governanti e i suoi funzionari e i loro intrighi e la loro rete di menzogne e di inganni aventi per scopo non già la buona amministrazione dello Stato, ma la pura e semplice conservazione del potere”.

Sullo sfondo d’una certa provincia toscana dominata dal sottobosco politico e dalla borghesia agraria e neoindustriale, Zoi redige, per scorci illuminanti e suscitando riverberi sul nostro presente, una delle più veritiere metafore intorno alla ‘strategia della tensione’ coi suoi addentellati nei poteri deviati e nelle logge massoniche segrete che ebbero come base anche taluni ambienti aretini.

 

Con Le donne. Controcanto (1988), questo scrittore dotato d’una grande consapevolezza del proprio lavoro non disgiunta dalla severità autocritica e da una discrezione confinante col riserbo, probabilmente realizza il più bel romanzo psicologico italiano degli anni Ottanta: ancora un monologo, ora ‘al femminile’, incentrato sulle modulazioni emotive della voce sommessa di una donna alla ricerca della propria identità. Accompagnato da un prestigioso saggio del germanista Ferruccio Masini, che mette in evidenza la capacità dell’autore di sospendere la propria materia tra sottile ironia e intensa introspezione, il libro concentra tutta l’estetica e la filosofia esistenziale di Silvano Zoi: le quali, poi ‒ è stato rilevato ‒, includono una poetica di quella totalità del pensiero e dei sentimenti dell’uomo che forma l’identificazione intera e il senso profondo della stessa letteratura.

 

 




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