LETTURE
CARLA CORONA
      

La Malerba (nonmuoremai)

Guida Editore, Napoli, 2011, pp.165, € 13,00

    

      


di Rossella Grasso

 

Una moglie, una figlia, un’amante, un impiegato appena licenziato: tutti accomunati da profondo odio nei riguardi della vittima. Chi è l’assassino? Quale verità si nasconde dietro il controverso caso sul quale indaga il giovane commissario Mario Martinelli? È proprio la verità, nelle sue varie rappresentazioni, la protagonista indiscussa del primo romanzo pubblicato dalla scrittrice partenopea Carla Corona. “Ci si poteva vedere dentro quel che si voleva, come con le nuvole in viaggio, come con il cuore degli uomini” scrive la Corona. Tutti cerchiamo la verità: qualcuno per lavoro, come per il Commissario, altri per trovare risposte alle domande della vita. La verità è qualcosa di fugace e indistinguibile che prende ogni volta una forma diversa e truffa gli uomini, inducendoli all’errore e a farli perdere sempre di più in quella rete intricata che è la vita.

Difficili da riconoscere, a volte irraggiungibili, la verità e la ricerca della felicità sono il motore che spinge l’uomo ad agire. Lo stesso vale per i personaggi del giallo di Carla Corona: l’autrice ne dipinge abilmente i profili, caratterizzandoli secondo tipologie complesse, uomini e donne che si incontrano tutti i giorni, e di cui non è difficile trovare pensieri e modi di fare in comune. Descrive le loro azioni e i loro pensieri, a cui il lettore facilmente si affeziona, segue le loro vicende e si immedesima nel loro punto di vista: le loro passioni sono così umane che sembra quasi di sentirle. La Malerba (nonmuoremai) non è solo l’inseguimento di un assassino, ma un viaggio attraverso la ricerca personale di ognuno nei sentimenti dell’uomo: odio, amore, compassione, tristezza, amarezza, indecisione e la tanto sospirata felicità. Ma anche la cattiveria, che esiste ed è sempre in agguato, appunto una “malerba” che non muore mai, anche se la si prova ad estirpare con la forza. Non è qualcosa di astratto, ma un dato di fatto, qualcosa di talmente radicato nella società a cui bisogna imparare a rapportarsi senza spirito di rassegnazione. Con lucido senso critico, la Corona tratta la cattiveria non come una favoletta pedagogica, ma semplicemente come una realtà, senza alcun intento moralistico. Con lo stesso spirito affronta le grandi tematiche di ogni giorno come la condizione della donna in qualità di madre o di figlia, di amante o succube, di dipendenza o indipendenza.  

Per affrontare le varie tematiche Carla Corona ha ambientato la storia nel ricco Nord-Est italiano, nella zona tra il Brenta e  Dolo, luoghi emblematici dove per prima si è sviluppata un tipo di società fatta di ricchi imprenditori rampanti, senza scrupoli, dove l’egoismo e la spregiudicatezza sono all’ordine del giorno. Dove le persone, come le cose, possono “servire” e vanno “sfruttate” al massimo. Potrebbe trattarsi di un clichè? Forse, ma è certo che l’autrice, ‒ campana di origine, ma che conosce molto bene il Nord-Est italiano ‒ ha voluto raccontare, almeno per una volta, un reale aspetto negativo del Nord: “perché noi napoletani dobbiamo essere sempre succubi di chi dall’esterno critica e pretende di conoscere il sud meglio di chi lo abita?”, ha spiegato scherzosamente la Corona alla presentazione del libro. Il romanzo è solo il primo di una trilogia che la scrittrice ha già in cantiere: tutto destinato a girare sempre intorno alla figura del commissario Martinelli e sarà ambientato ogni volta in altre zone d’Italia. In questa occasione la scelta di ambientare il romanzo al Nord dipende anche dalla volontà di trattare un altro problema italiano molto attuale: la delocalizzazione delle aziende nostrane all’estero, nei paesi poveri dell’Est, con il conseguente sfruttamento massiccio di manodopera straniera. Una speculazione che purtroppo colpisce anche e soprattutto le donne che vivono in condizione di miseria e il più delle volte costrette alla prostituzione. Dei romeni si parla quasi esclusivamente male, ignorando completamente la miseria e la disperazione in cui vivono. Non è un caso che uno dei personaggi evidentemente più cari alla Corona sia proprio Helena, una donna rumena dal passato ombroso, ma con una tempra forte, che affronta la vita e i ricordi con coraggio e determinazione: è forse l’unico personaggio che non perde mai di vista la sua verità, cioè il motivo per cui vale sempre la pena di lottare, nel suo caso il proprio essere madre. 

La scrittura del romanzo è piana e per nulla ampollosa: la scrittrice onnisciente scompare per mettere in evidenza la storia e i temi affrontati. Nonostante la gravezza di questi ultimi, l’autrice non appesantisce nessuna riga con difficili elucubrazioni morali o filosofiche. Al contrario la sua scrittura è sagace e leggera, accarezza i temi trattati con leggerezza e ironia, senza tralasciare nessun particolare. Uno stile vivace, veloce e fresco rapisce il lettore dall’inizio alla fine del romanzo. Complice anche la scelta dei vocaboli, molto vicini al parlato e ai modi di dire dei più giovani, vista l’ età della maggior parte dei personaggi. Infatti la Corona è molto legata al mondo dei più giovani, sia per la sua professione – insegna in un liceo ‒ sia perché segue con passione il loro modo di vivere la vita ricercando la verità e trovandola spesso in un luogo ideologico, sebbene talvolta rimanendone delusi, proprio come fa il giovane investigatore protagonista del suo libro. Più che l’affermazione di verità assolute, il libro si propone come un pensiero aperto, che lascerà riflettere il lettore e farsi una propria idea.

Ciò che rende il romanzo della Corona assolutamente originale è la particolare struttura circolare dei capitoli che crea una connessione costante tra inizio e fine, rendendo fluido il testo e corale l'opera. Il tutto sottolineato dalla numerazione al contrario dei capitoli. Questi iniziano sempre con un breve incipit con frasi che provengono dai vari mondi della comunicazione: dalla pubblicità alle canzoni, dalla radio alle formule chimiche, come a voler raggruppare tutti assieme i vari aspetti della realtà per immergervi le vicende del romanzo.

Ma la vera sorpresa è nel finale, dove trionfa non la verità assoluta ma quella di ciascuno. La giustizia universale non vince: sembra quasi che questa non esista e che comunque non venga applicata. Sembra essere “solo sulla carta e per alcuni”.

 

 

>  Per visionare il book-trailer:  http://www.youtube.com/user/cirilloisabella?blend=2&ob=5




Scarica in formato pdf  


      

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006