SPAZIO LIBERO
ARTISTI DI STRADA
“Urban Art”:
un Festival per colorare la città


      
Si è svolta la seconda edizione di “OutDoor”, la manifestazione romana che questa volta ha investito il quartiere Ostiense, proponendo un itinerario di installazioni, sculture, opere site specific e knitting art che si è diramato tra via del Porto Fluviale e il Gazometro, il Teatro India e il ponte dell’Industria. Come esortava nel suo gigantesco messaggio murale l’inglese Kid Acne: “Paint Over The Cracks”, dipingere la fantasia sulle innumeri crepe del mondo.
      



      

di Titti Danese

  

 

Un gigantesco cuore di stoffa rosso sangue dirama le sue arterie e le spalma, come fossero tentacoli, a una parete all’angolo di due strade, via delle Conce e via del Porto Fluviale.

Un segno che Maria Carmela Milano e Federica Terracina hanno voluto lasciare non lontano dal luogo dove sarebbe dovuta sorgere la loro immensa opera di knitting art, lavori a maglia e scampoli di stoffa a riscaldare la città e riempire di colori il ponte dell’Industria. Ma tutto è scomparso nel giro di pochi minuti, ignoti ladri? Magari dei vandali (qualcuno racconta di aver visto i materiali nelle acque del Tevere) mentre la tesi più suggestiva e consolatoria è un possibile passaggio degli alieni.

Prima tappa di un percorso che parte da questa via lunga e assolata e si snoda nella zona a cavallo del Tevere, nell’ex polo industriale di Roma.

 

Giunto alla sua seconda edizione OutDoor - Urban Art Festival – nessuno dica che sono stati gli alieni (14-15 ottobre u.s.), disegna un itinerario di installazioni, sculture, opere site specific e knitting art lasciando un segno alle generazioni future. Gli artisti colorano intere pareti a raccontare pezzi di vita, storie che vivranno fino a quando il tempo non le avrà cancellate. Mai puramente decorativa, oggi l’arte di strada si fa proposta parallela a quella istituzionale, conservando tuttavia la piena libertà di espressione che aveva caratterizzato gli inizi di questo nuovo linguaggio. Nato come strumento di denuncia e di protesta nelle periferie metropolitane.

 

E il quartiere Ostiense diventa un museo a cielo aperto in cui svettano le parole dell’inglese Kid Acne, lettere giganti per un messaggio chiaro e colorato lungo 50 metri: PAINT OVER THE CRACKS, esortazione a riempire le crepe, a riparare anche con l’arte le innumerevoli fratture della nostra società. Le sue opere. esposte in tutto il mondo, sono graffiti sui muri ma anche versi cantati al microfono in stile hip hop.

Sullo sfondo di un nero assoluto strane figure si stagliano sulla parete di un edificio in via del Gazometro, forme ambigue che scompaiono in pozze di acqua e fango fino all’altezza dei fianchi. Teste di donne da cui spuntano alberi e strani geroglifici, uomini incappucciati che rimandano a simboli iconici, una popolazione di alieni insediata tra gli umani.

Con uno stile elegante e rarefatto che ricorda l’Art Nouveau, l’artista brasiliano Herbert Baglione è arrivato in Europa con il suo circo di immagini fantastiche e inquietanti.





Kid Acne


E in via del Porto Fluviale, sulla facciata della Pescheria Ostiense, Agostino Iacurci, giovane talento nato a Foggia nel 1986, disegna un grande acquario urbano dove una figura nuota indisturbata in un mare immaginario e azzurrissimo. La bracciata lenta, solenne, accompagna il nuotatore in un viaggio verso un nuovo habitat di pacifica convivenza. Il tratto è pulito e lineare e i suoi lavori abitano paesi lontani come l’Algeria, il Giappone, la Corea e gli Stati Uniti.

Elegante e misurato è il segno grafico di Chiara Fazi, illustratrice romana che ci intriga con sei maxi-tavole sulla facciata ocra di un edificio a pochi passi dal grande cuore delle due artiste derubate della loro opera.

Alberi, autostrade, l’insegna di Cinema Paradiso, ragazzi distesi al sole, una data, Novembre 5, 1955. E poi un bacio, un bizzarro coniglietto, un viaggio on the road e un uomo che precipita nel vuoto. A ricordare 6 ‘sì’ che hanno fatto la storia del cinema degli ultimi quarant’anni. E puoi riconoscere la scena finale di “Il laureato” e il lungo viaggio di  “Marrakech Express”.

 

Ultima tappa il Teatro India dove alla bellezza struggente del vecchio cortile fa da sfondo il Gazometro, esempio mirabile di archeologia industriale. Qui, l’olandese Zedz artista poliedrico che spazia dal disegno alla grafica, alle grandi installazioni, posiziona grandi forme geometriche rosso arancio a disegnare strutture simmetriche su cui ci si siede o ci si arrampica a coltivare un senso di aggregazione. Ma sempre sono le 4 lettere del suo nome a comporre l’opera che  in questo caso si possono leggere dall’alto.

Così Urban Art si fa cortocircuito di cultura e di emozioni che cambia il volto di un quartiere e ci regala una Roma inedita e bellissima.





Zedz





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