LUOGO COMUNE
PAOLO DI PAOLO
Tra telepubblicità
e pifferai, festini ‘bunga bunga’
e disastri economici, “Dove eravate tutti”?


      
Il romanzo del 28enne scrittore romano accumula dati, proiezioni e ricordi narrando la propria-nostra era berlusconiana. Un quasi-ventennio horror rivissuto attraverso l’educazione politico-sentimentale di Italo e della sua sgangherata famiglia Tramontana. Quello che sgomenta è il ritratto ormai “in uscita” di un paese inconsapevole, acciaccato, stordito. E la chiamata di correità verso il Caimano per adesso detronizzato.
      



      

di Sarah Panatta

 

 

Fuori tempo massimo? Il Caimano si è trascinato nella sua palude, dopo anni immemori di innesti filamentosi da cranio. Figura da dagherrotipo rugginoso, Silvio abbandona il seggiolone, dopo essere stato copiosamente imboccato da una popolazione inerte, lassista spettatrice della propria creatura inceronata. Dopo colpi di fiducia raggelanti e puerili. Sbalzato, non ancora inghiottito (non i suoi scattanti bavosi accoliti, non la sua sottocultura in azioni fininvestite) dal buco nero da lui stesso innescato e sempre smentito. Androide indisturbato “ritirato” dallo scacco europeo. Auto deposto quando il tocco chirurgico superficiale non poteva più rattoppare decenni di sentenze (ancora) evitate. Ora dietro le quinte a raccogliere sonnacchioso frutti del suo iniquo regime bunga bunga.

Il ventottenne scrittore Paolo Di Paolo giunge premonitore e insieme già obsoleto nel turbine dei ribaltoni nostrani. Il suo nervoso e diluito attacco a diciotto anni di Italia retriva, paralizzata, indolente, strigliata da sprazzi di fragile anarchia, si arresta involontariamente sul colle dell’epocale avvicendamento. Nelle sue pagine siamo “in”, in questi giorni siamo confusamente “post”. Resta il quadro indelebile, la macchia scovata e ammonitrice. In Dove eravate tutti[1], frastagliato, a tratti felicemente lirico, semplificatore romanzo assemblage, Di Paolo fruga macerie di una società di plastilina, partendo dalla detonazione improvvisa di una famiglia medio borghese come tante. Al centro l’educazione politico-sentimentale di Italo, incastrata tra i balbettii del furgoncino del nonno e le angherie tardo infantili di Marangoni Thomas, ironico deus ex machina partorito dalla tv degli Amici. Per scavare al buio nella polvere ci si veste da antiquario, sciamano, vampiro. Come Orfeo, una baccante, uno spirito predatore, un folletto curioso, si agitano le mani nella mesta speranza di riesumare oggetti e persone.

Così, come in un carnevale tra biografia e immaginazione, si diverte a camuffarsi il protagonista di Dove eravate tutti. Cronache del “decennio senza nome” nell’impasto riflessivo del prolifico Paolo Di Paolo. Sulla scena l’Italietta immutabile, dal 1993 targata Berlusconi, “nave da crociera” su una rotta sconosciuta, con balere, campi da golf, festini perpetui, anche quando l’equipaggio perde indicazioni e direzione e a muoversi restano solo gli “ebeti” sodali del “Capo”. Ma anche la storia della scompaginata famiglia Tramontana e di sogni eccitanti e vaghissimi di Scirocco.





Ago della bilancia Italo, accanito conservatore di urlanti ritagli di giornale, svezza un’informe coscienza politica antiberlusconiana. Fogli schiacciati l’uno sotto il peso inconsistente dell’altro, giustapposti come “piccole tessere di verità o di ignoranza, di approssimazione… di bugie… di profezie sbagliate… mosaico in perenne rovina della storia”[2]  a testimoniare gli anni del “dove”, gli anni del vuoto gonfiabile/gonfiato in cui indicizzare precarietà universitaria e disagio filiale, retrocessione civile e ignavia codificata, fantocci sui tacchi, da essa cresciuti, e “opposizioni” superflue, ma anche pochi tragici cambiamenti internazionali assorbiti dall’atmosfera asfittica dello Stivale errabondo. Italo coltiva e cataloga un’archeologia privata di dolcezze, litigi, fughe materne, sbandate paterne, cotte sbagliate, mail infinite, tesi rimandate, appartamenti invasi da calzini sporchi, feste di birra, apologie di Harry Potter, profili facebookiani, trasferte estere, currywürst dolciastri e pesanti, stropicciamenti impacciati tra corpi algidi, gocce di brina alle finestre di un albergo silenzioso, album dimezzati pieni di torte giocattoli sorrisi e troppo bianco, distrazioni (in)evitabili, freddo teutonico scivolato sotto i pantaloni, anticaglia tremolante di consuetudini perse nel tempo, scatole di medicine che bombardano i giorni, giochi di prestigio andati a male, litigi molesti con genitori necessari, ragazze occhio verde che tornano cariche di segreta bellezza.

Quello che sgomenta non è la prosa saltellante di flashback. Né la matura e lieve analisi dello stato psicologico e sociale della generazione dei 25-30enni inebetiti dalle troppe possibilità calpestate, dalle lentezze burocratiche criminali e dal futuro incolore inaffrontabile. Bensì il ritratto “uscente” di un paese inconsapevole, acciaccato, stordito. Materializzato dallo shock post pensionistico di un padre pragmatico improvvisamente svuotato, che misteriosamente investe un suo ex alunno in seguito all’ennesimo rifiuto editoriale e viene in seguito proiettato sulla pericolosa china dell’editore-sineddoche truffaldino “Il Gomitolo”. Dal colpo di testa inammissibile di una madre serva che scappa in Germania e invia lettere laconiche. Dalle inconcludenti riunioni femminili della sorella adolescente. Dagli anni liquefatti di Italo, figlio modello, marzialmente educato, in rotta di collisione col padre disilluso e in crisi, e con il paese che lo ha cullato con carillon Mediaset e titoloni allarmanti di ripetitive catastrofi “universal-personali”. Dalla frana delle Torri Gemelle alla lotta al terrorismo, dalle guerre in Afghanistan e Iraq alla morte del Papa, dal disastroso G8 di Genova alla parabola di G.W. Bush, dai baci sfiorati con la linguista Livia al ricordo della piccola compagna delle elementari spuntata adulta su una minuscola pagina del web. Panta rei tutto uguale e smorto.

Intanto Italo/Paolo compila l’elenco dell’eredità di cose verbali da tramandare ai figli: “ecco cosa scompare… mangianastri walkman videocassette floppy disk cabine telefoniche cellulari con antenna telefoni a disco modem 56K televisori con tubo catodico polaroid diapositive macchine per scrivere… taxi gialli… pagine gialle, forse… i francobolli”[3]. Forse la fotografia sciocca di un omuncolo pelato cento denti che guidò alla ribalta e alla follia l’Italia di tante monnezze.

 

 



[1] Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 2011, pp. 219, € 15,00.

[2] Dove eravate tutti, pp. 109-110 (v. nota 1).

[3] Ivi, p. 134




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