LIBROSFERA
MIX - NEWS
DICEMBRE 2011

a cura di Massimo Vecchi

   

LETTERATURA

 

Alla domanda “che cos’è il romanzo oggi?”

nessuno risponde


  

Il romanzo è morto, è solo cambiato, sta benissimo, una stagione d’oro, semmai qualche malanno ma un’infreddatura  niente di che: quella del romanzo è una crisi ricorrente, non c’è scampo.

 

Alfonso Berardinelli, critico di prima fila, ha pubblicato da Marsilio un libro di 288 pagine (€ 21,00) a cui ha dato il titolo Non incoraggiate il romanzo. In una nota l’autore denuncia l’involuzione attuale del romanzo, scaduto a genere non più letterario, bensì editoriale e merceologico, ma in verità riempie le non poche pagine del libro con le sue analisi critiche su ventidue romanzi usciti dal 2004 a oggi, alcuni giudicati davvero belli, come quelli di Villalta, Lagioia, Savinio, Antonio Debenedetti.

Tornando al tema romanzo, Filippo La  Porta, che ha recensito Berardinelli sulla Domenica, supplemento del Sole 24 Ore, scrive: «Osservava Leslie Fiedler che quando Dio muore rinascono gli dei. Così anche alla morte del romanzo subentra il politeismo, fioriscono una molteplicità di generi e sottogeneri». Libri assai diversi tra loro, precisa: «descrizione della società, meditazione morale, costruzione di personaggi-guida, polemica con il proprio tempo, introspezione, gusto della narrazione, pensiero critico, autobiografia. Spetta al lettore ricomporre i vari pezzi e dunque ricostruire, all’interno della propria multiforme esperienza di lettura, il “romanzo” che sia all’altezza dei tempi». 

  

“La verità, vi prego, sul romanzo”, titolo di un lungo articolo di Giorgio Ficara sempre su Domenica, è anch’esso una invocazione, come Berardinelli ma più smarrita. Questo l’inizio: «Non so più che cosa sia un romanzo. Un mondo che ancora oggi mi include e anzi migliora la mia percezione del mondo vero e proprio. Una macchinazione che mi rende più reale. Una chiave che aumenta o disorienta le mie conoscenze. Oppure un malato al cui capezzale gemono e trafficano cerusici capziosi. Ma so che oggi, come ieri, il romanzo è vivo o non è ancora perfettamente morto».

Però «la mia fede vacilla» quando leggo le perplessità di Berardinelli o quando vedo che Andrea Cortellessa sostiene che l’Italia è un paese senza scrittori. «Tutto, non solo in Italia, suggerirebbe che il romanzo stia morendo per eccesso di narrazione-informazione, di plotting non cognitivo, di immediatezza. Qual è, formalmente, il grado di innovazione dei leggendari Franzen e Safran Foer? Non avrà del tutto ragione il vecchio santone Harold Bloom a parlare di soap operas?».

 

A questa situazione possono dare una risposta due romanzi, scrive Ficara: La marea umana di Franco Cordelli (edito da Rizzoli) e Signore delle lacrime di Antonio Franchini (Marsilio). Quella del primo libro «malinconico e intelligente» è una risposta aristocratica, «aristocraticamente evasiva», portata da «personaggi che non sono personaggi ma quaestiones, scivolamenti metafisici, arretramenti e vertigini sul crinale della psiche». Un modo nuovo di narrare «non solo rispetto a quello vecchio e stantio del neoromanzo borghese, ma anche rispetto al cosiddetto nuovo dell’antiromanzo».

La risposta di Franchini con il suo resoconto di un viaggio in India, «racconto filosofico o réportage narrativo-critico è invece democratica e pertinente» visto che si presenta come «una variazione sul tema del viaggio in Italia di Yorick-Sterne, in cui a ogni tappa corrispondeva un’idea o un turbinio di idee, un “sentimento”».

Qui, la narrazione «è il contrario del movimento o flusso privo di barriere di molti romanzieri contemporanei: è sosta arbitraria e cruciale, impuntatura del cavallo di fronte al suo ostacolo».

  

La scelta di Ficara è caduta su questi due libri, spiega, perché «ci dicono  che qualcosa nell’ordigno romanzo sta scricchiolando». Gli attuali «personaggi-uomo, da Franzen a Eco, mancano di “curvatura” (il termine è di E.M. Forster), cioè non sono modellati sull’uomo ma su un suo feticcio mediatico».


In definitiva, il romanzo non è ancora perfettamente morto, sostiene Giorgio Ficara. «Ha assunto oggi la forma dispettosa di quella pietra che Montale diceva fosse la poesia: una pietra d’inciampo. Sta negli angoli di altri libri e discorsi, diventa divagazione, digressione, si nasconde nei crocicchi dei generi, all’intersezione di erti sentieri peregrini. Come pietra d’inciampo fa quello che può».

 

 

 

 





Scarica in formato pdf  


   
Sommario Librosfera

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006