LETTURE
GERARDO PICARDO, NERIA DE GIOVANNI, MARILENA CAVALLO, MICOL BRUNI, PIERFRANCO BRUNI
      

Il canto delle pietre. Brigantesse e briganti nella letteratura dei vinti e il destino di Maria Sofia.


Luigi Pellegrini Editore, Cosenza, 2011, pp. 95,
€ 12,00

    

      


di Rossella Grasso

 

 

Le pietre da sempre sono testimoni mute della storia e delle storie di chi le ha calpestate, lanciate, usate. Oggi sono le pietre del Sud d’Italia che prendono parola – cantano – nel breve saggio dal titolo Il canto delle pietre. Brigantesse e briganti nella letteratura dei vinti, raccolta di saggi scritti da Gerardo Picardo, Neria De Giovanni, Marilena Cavallo e Micol Bruni, contenente anche la poesia Cantos di Pierfranco Bruni. “L’Unità d’Italia è arrivata al Sud per volontà e protagonismo di una minoranza” ha scritto Isabella Rauti nella sua introduzione del libro, “la maggioranza ne è rimasta esclusa, ha cercato di contrastarla e l’ha subita; l’Unità è costata ‘lacrime e popolo’ e c’è stata una vera e propria guerra civile”. È questo l’assunto da cui parte l’analisi dei cinque autori che promettono da subito e a chiare lettere di non voler contestare l’ Unità d’Italia, ma di voler analizzare come questa sia stata effettuata e come sia stata vissuta dalle popolazioni del Sud, di quell’antico Regno delle Due Sicilie che fu distrutto proprio nel 1861.

La festante retorica dell’ultimo anno, infatti, ha trattato le vicende relative all’Unità in modo univoco e omogeneo, rispecchiando solo una parte delle ideologie e degli intenti di quanti parteciparono e contribuirono in vario modo all’evento. Ma chi furono i vinti? Cosa stimolò la reazione violenta che produsse il brigantaggio? Cosa pensarono le masse rurali del Sud dell’Unità? Questi e altri interrogativi sono stati messi da parte probabilmente dalla voglia e dall’entusiasmo di sentirsi Italiani, o probabilmente dalla volontà (o necessità?) dei promotori degli eventi di risvegliare questo sentimento patriottico nei cittadini. Tutto ciò non ha permesso di scavare nella storia dei popoli vinti e nella sconfitta del Regno di Napoli. Infatti – non al posto di – ma accanto all’Unità d’Italia da celebrare, c’è anche una guerra civile da ricordare, quella che vide protagonisti i briganti del Sud, che si organizzarono in bande per combattere per la libertà. Una reazione popolare e contadina all’Unificazione vissuta come un’annessione al Piemonte ed etichettata come piaga e male endemico del Sud, come fenomenologia delinquenziale che sembra essere sempre stata nel Dna della popolazione. Per dar voce a chi ha combattuto la propria battaglia, gli autori fanno rivivere nel libro le esistenze di coloro che non vedevano – e non ricevevano – nessun vantaggio dall’Unità d’Italia, e che anzi, videro peggiorate le loro condizioni economiche, vissero l’incomprensione della nuova classe dirigente dislocata al Nord e con una mentalità troppo distante dalle problematiche del Sud, subirono l’aumento delle tasse e dei prezzi dei beni di prima necessità in un momento di seria arretratezza. Probabilmente il Sud era ancora troppo diverso, culturalmente e politicamente per accettare e capire l’Unità per poi parteciparvi attivamente.

Francesco Saverio Nitti già all’epoca scriveva che “Per le plebi meridionali il brigante fu assai spesso il vendicatore e il benefattore: qualche volta fu la giustizia stessa  Il popolo delle campagne meridionali non conosce assai spesso nemmeno i nomi dei fondatori dell’Unità d’Italia”. Così il Sud ha vissuto il suo Risorgimento e i suoi protagonisti. Oggi la questione del brigantaggio visto come fenomeno politico desta qualche perplessità tra gli studiosi. È certo però che fu un fenomeno forte, tanto da preoccupare i nuovi governi che furono costretti a esercitare una pesante repressione militare che causò numerose vittime. Il canto delle pietre si propone di ridare dignità storica a quei briganti non dipingendoli come eroi, ma come militanti del loro Risorgimento. “Nessuna santificazione per i briganti e i vinti”, scrive Gerardo Picardo, “ma non chiamateli pezzenti e terroristi. Non fecero ’resistenza’: vissero per ciò che credevano. E seppero morire, anche nei lager dei Savoia”. A loro, i briganti, Pierfranco Bruni ha dedicato la lunga poesia dal titolo Cantos che sembra quasi un vero e proprio canto di briganti con un linguaggio moderno dai toni poundiani, nel suo modo di raccontare recitando la Storia fatta da quelle minoranze culturali che hanno come inciso la cultura della lealtà.

Sono tanti i nomi di persone sepolti dall’oblio. Tra questi ci sono anche quelli delle donne, le brigante, rispetto agli uomini minori solo nel numero. Nel brigantaggio post-unitario molte donne si diedero alla macchia non solo accanto agli uomini, ma anche come capi riconosciuti e attive nelle imboscate. Giravano pesantemente armate, come concesso solo ai capibanda e nessun uomo mise mai in discussione il loro ruolo: più di ogni altro queste donne affermarono il diritto alla libertà non solo politica ma anche personale, il coraggio di affrancarsi da imposizioni sociali e culturali inviolabili. Nomi come Filomena Pennacchio, Arcangela Cotugno ed Elisabetta Blasucci con le loro storie contribuiscono a restituire alle donne di ogni tempo dignità. Alcune volte furono proprio le sorti di queste brigantesse a dare maggiore impulso alla ribellione come nel caso di Michelina de Cesare da Caspoli, icona del brigantaggio post-Unitario al femminile, che venne catturata dai piemontesi, sottoposta a tortura, spogliata ed esposta nella piazza del paese, come monito alle popolazioni, riscuotendo l’effetto opposto sulla gente che riorganizzò la reazione armata antiunitaria. Altre volte furono capi come la terribile Maria Capitanio. Di molte brigantesse si trovano scarne notizie, ma le loro immagini appena abbozzate sono dirompenti nella Storia. Di alcune di loro rimane qualche foto: la loro figura è imponente e fiera nello sguardo intenso, molto più forte rispetto alla loro bellezza, come se quest’ultima non fosse importante quanto la loro forza d’animo. “Briganta, non donna di brigante” si definì Maria Orsola Cardana , detta “La Bizzarra”, nel romanzo di Maria Rosa Cutrufelli, una definizione perfetta per ciò che furono le brigantesse post-Unitarie.

Tra le donne del Sud che furono importanti nel tempo dell’Unità d’Italia spicca l’immagine di Maria Sofia. Regina di Napoli, consorte di Francesco II di Borbone, al contrario di quanto riporta la storia ufficiale, fu amata e stimata dalla popolazione per la sua partecipazione attiva durante tutto il periodo. Si racconta che durante l’assedio di Gaeta, ultima roccaforte borbonica, curò e sostenne in prima persona i combattenti e che avesse continuato ad aiutare il suo popolo anche dall’esilio. Maria Sofia resta nell’immaginario popolare come l’ultima regina del Sud. “Nel mito di un personaggio si può anche leggere la strategia di una politica mancata agli appuntamenti” ha scritto Micol Bruni nel saggio conclusivo dedicato alla regina. E infatti come sarebbero andate le cose se l’Unità fosse partita proprio dal Sud, appoggiata dai Borbone e non dai Savoia?

Il canto delle pietre è un contributo storico, antropologico e letterario ai 150 anni dell’Unità d’Italia e fa parte del progetto sul “Risorgimento, Unità d’Italia e Brigantaggio”, una delle attività del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Con le sue argomentazioni agili e di facile lettura, pone molti stimoli a farsi domande e a non dare per scontata la storia ufficiale, contrapponendo ad essa la storia dei vinti. “Oltre le retoriche celebrative chiediamo un atto di sincerità per un popolo che non smette di recitare la sua identità” ha spiegato Pierfranco Bruni. Una discussione articolata e leale che riguarda la tragedia collettiva e individuale della gente del Sud, le cui ferite hanno segnato, e forse ancora segnano, una “condizione meridionale” che ancora riguarda tutti. Essere italiani, ed essere uniti, significa conoscere bene la Storia della propria Nazione, anche nelle sue zone d’ombra, e interrogarsi sulle motivazioni che hanno mosso gli eventi.  

 

 

 

 

 

 

 




Scarica in formato pdf  


      

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006