LIBROSFERA
MIX - NEWS
APRILE 2011

a cura di Massimo Vecchi

   

ESCE NEGLI STATI UNITI

 

Un pezzo di David Foster Wallace

nelle pagine de “Il Re Pallido”

il romanzo lasciato incompiuto

 

 

Una valanga di prenotazioni ha sommerso i punti vendita di libri all’annuncio della casa editrice Little, Brown and Company che sta per uscire in America The Pale King (Il Re Pallido), terzo romanzo dell’amatissimo David Foster Wallace, lo scrittore che si è tolto la vita il 12 settembre 2008 a causa di una depressione che lo tormentava da anni e che lui non riusciva a fronteggiare. Il  romanzo rimasto incompiuto è stato ritrovato nel garage della casa di Claremont, California, dove David Wallace viveva con la moglie Karen Green, grazie alla paziente opera di recupero compiuta da Karen e da Bonnie Nadell, amica e agente letteraria di Wallace, che per giorni e giorni, spazzando via polvere e tele di ragno, hanno frugato nell’enorme archivio che David aveva accatastato in disordine anno dopo anno. Pile di libri, bozze delle sue opere, migliaia di appunti, inizi di racconti, pacchi di lettere scambiate con gli amici e i suoi editor, dizionari che studiava parola per parola, poesie sconosciute scritte da quando era alle elementari fino al liceo. Un materiale sterminato che testimonia il lavoro assiduo, infaticabile compiuto da Wallace per quasi quarant’anni (era nato a Ithaca, Stato di New York, nel 1962) e fa capire come la ricerca della forma perfetta fosse per lui quasi un’ossessione, prima nella stesura dei testi con le modifiche, le aggiunte delle note, il cambiamento di una parola ripetuto più volte consultando il vocabolario, fino a raggiungere il livello di scrittura desiderato, e poi nella correzione delle bozze, ripetuta più d’una volta in revisioni successive, ciascuna indicata con un colore diverso.

Il Re pallido, che arriverà in Italia nel prossimo autunno edito da Einaudi Stile Libero, è stato portato a termine da Michael Pietsch, l’editor di Foster Wallace, che ha recuperato e ordinato lunghi capitoli, ma anche appunti, brani, frasi che l’autore aveva conservato pensando di poterle inserire successivamente. A darne un’anticipazione fu  lo stesso David Foster Wallace cinque anni fa in Italia, in un convegno a Capri, dove era stato invitato per leggere un suo testo. Lo scrittore lesse alcune pagine che presentò come Estratto senza titolo da un qualcosa di più lungo che ancora non è lontanamente finito. Era l’inizio di un romanzo al quale stava lavorando da tempo e al quale si sarebbe dedicato ancora a lungo, purtroppo, come sappiamo ora, senza riuscire a finirlo: Il Re pallido.

È stato invece il New Yorker nella primavera del 2009, circa sei mesi dopo che David Foster Wallace si era impiccato, a dare la notizia del ritrovamento del manoscritto del Re Pallido nel suo garage e a pubblicare un brano del nuovo romanzo. Secondo il metodo di lavoro adottato in tutti i suoi scritti, Wallace progettava di realizzare una prima stesura di circa cinquemila pagine, da ridurre via via a circa mille al momento della pubblicazione. Lo ha spiegato lui stesso parlando con l’amico Dave Eggers (l’autore di La struggente opera di un formidabile genio). «Di solito il mio modus operandi – confidava – consiste nel mettermi a lavorare contemporaneamente su un sacco di cose diverse, che a un certo punto o prendono vita (ai miei occhi) oppure no. Una buona metà non prende vita e a me manca la disciplina-costanza di lavorare a lungo su qualcosa che mi sembra morto, perciò lo lascio perdere o lo metto via o gli rubo dei pezzi per altre cose». Alla fine, diceva, arriveranno al lettore «solo le cose che per me, a livello empatico, sono vive. Solo quelle vale la pena di finirle, sistemarle, editarle, adeguarle alle norme redazionali, ritoccarle nei minimi dettagli e così via (so che conosci l’angoscia e la fatica esistenziale di dover tornare e ritornare mille volte su quelle cazzo di pagine quando stai per pubblicarle)».

Quelle due anticipazioni e qualche altra indiscrezione ci ha fatto conoscere la struttura del Re Pallido, che presenta due novità: David Foster Wallace è tra i protagonisti del romanzo e lo spaccato sociale raccontato è permeato da un’angoscia esistenziale senza vie d’uscita. Un gruppo di esattori dell’Ufficio del Fisco di Peoria, una cittadina dell'Illinois, vive una sorta di routine dolente e desensibilizzata tanto da dover seguire corsi di sopravvivenza alla noia. È concesso loro un solo spazio di riscatto: la libertà di rifugiarsi in se stessi per dedicarsi a pensare e a compiere qualche piccolo gesto genuino.

Si direbbe un autoritratto di Foster Wallace, raccontato attraverso il suo alter ego spinto dentro le pagine del romanzo, la denuncia di una disperazione sconfinata, una premonizione o la previsione della fine ineluttabile. Ma chi può dirlo. Forse è tutto il contrario. E’ un tentativo di esorcizzazione. David, malato di una depressione soverchiante, descrivendo il disagio esistenziale che opprime quel gruppo di uomini e donne impiegati del Fisco a Peoria, vuol dire che il male è diffuso, epidemico, inarrestabile e dunque accettabile. È una condizione comune e dunque bisogna rassegnarsi, è dolorosa ma non insopportabile.

Si può concludere riportando il giudizio espresso da Zadie Smith in un suo volume di analisi saggistica. «L’ultimo saggio del mio libro prende in esame l’opera di David Foster Wallace, autore di grande talento sia nella narrativa che nella saggistica. Non posso offrire migliore esempio di uno scrittore la cui nausea verso il romanzo abbia raggiunto uno stato acuto, le cui obiezioni filosofiche verso la forma  romanzo di immaginazione siano state più serie ed assidue, ma che nel contempo abbia avuto le palle e il puro talento di scriverli lo stesso. Come ogni grande scrittore di narrativa, Foster Wallace risulta di difficile lettura ad altri scrittori, i quali, a loro volta, vengono colti dalla nausea  alla lampante evidenza della sua naturale abilità di scrittura. Ma è proprio questa la caratteristica della narrativa: ti schernisce con lo spettro di una perfezione che non sei in grado di raggiungere. Allo stesso tempo, il saggio ti stuzzica con la possibilità della perfezione, di un compito quantificabile e comprensibile che può essere contenuto e tirato a lucido fino a splendere. Per il lettore la cui preoccupazione primaria è la perfezione, esistono molti percorsi secondari della letteratura che sono sofisticati, belli ed aforistici e che ti portano alla salvezza, lontano dalla volgarità del romanzo con le sue trame, ambientazioni e personaggi. Mi vengono subito in mente le seguenti opere: Reader’s Block di David Markson, The Weight of the World di Peter Handke, Esercizi di stile di Raymond Queneau, Species of Spaces and Other Pieces di Georges Perec e Blu Octavo Notebooks di Kafka.

 Ma dopo aver sfogato la propria furia contro l’insopportabile artificialità del raccontare storie, una volta che si è urlato, insieme a Kafka “ E poi? Niente poi?”, forse ci si ritrova al bivio di “E poi, e poi”, anche solo per fare una capatina e vedere che succede da quelle parti. Perché rimane ancora un po’ di magia in quella formula antica, un po’ di quello che Werner Herzog parlando recentemente del valore della narrativa descriveva con le parole “verità estatica”. E di tanto in tanto qualche scrittore, ricchissimo di immaginazione sicuramente vi farà gustare le delizie di quel “E poi”».

 

 

 

Biografia (da Wikipedia)

David Foster Wallace nasce a Ithaca, New York, il 21 febbraio 1962 da Donald Wallace e Sally Foster Wallace. Fino alla quarta elementare, Wallace ha vissuto a Champaign, Illinois, per poi trasferirsi a Urbana, dove ha frequentato la Yankee Ridge School. Iscritto alla stessa università del padre, l'Amherst College, si è laureato nel 1985 in letteratura inglese e in filosofia, con una specializzazione in logica modale e matematica. La sua tesi in filosofia sulla logica modale, intitolata Richard Taylor’s ‘Fatalism’ and the Semantics of Physical Modality, soggetto del saggio del 2008 del New York Times, Consider the Philosopher, è stata premiata con Gail Kennedy Memorial Prize. Nel 1987 ha ottenuto un Master of Fine Arts in scrittura creativa alla University of Arizona. Ha insegnato alla Illinois State University per gran parte degli anni novanta e nell'autunno del 2002 è diventato professore di scrittura creativa e letteratura inglese al Pomona College, in California. Il suo romanzo d'esordio, La scopa del sistema, si ispira alla sua seconda tesi universitaria, ed esce nel 1987. Il mondo della critica letteraria nota subito il talento di Wallace che, a soli venticinque anni, si distingue per il suo stile ironico, complesso e acuto. Nel 1989 esce negli Stati Uniti La ragazza con i capelli strani, una raccolta di racconti che tocca temi tipici di Wallace e viene considerata un suo manifesto poetico e stilistico. Il secondo romanzo, Infinite Jest, esce nel 1996 e Wallace diviene in poco tempo un autore di culto internazionale. La rivista Time lo include nella lista pubblicata nel 2006 dei 100 migliori romanzi di lingua inglese dal 1923 al 2006. Il romanzo, considerato il capolavoro dello scrittore americano, descrive la complessità della società contemporanea: le difficoltà nei rapporti interpersonali, l'uso delle droghe, il ruolo sempre più importante del mondo dello spettacolo, dei media e dell'intrattenimento, l'esasperata competizione sociale, raccontata attraverso il tennis, sport praticato a livelli agonistici dallo stesso Wallace. Definito dal New York Times un "Émile Zola post-millennio" e "la mente migliore della sua generazione", la critica ha spesso paragonato David Foster Wallace ad autori celebrati come Thomas Pynchon, Don DeLillo, Vladimir Nabokov, Jorge Luis Borges. Considerato uno dei rappresentati della corrente letteraria Avantpop, ha ricevuto diversi premi, tra cui il MacArthur Fellowship. Wallace è stato trovato dalla moglie, Karen Green, impiccato nel patio di casa sua a Claremont, in California, la sera del 12 settembre 2008.

 

Romanzi

La scopa del sistema (The Broom of the System) (1987), trad. Sergio Claudio Perroni, Roma: Fandango, 1999, 502 pp., Torino: Einaudi, 2008, 553 pp.; Infinite Jest (1996), trad. Edoardo Nesi con la collaborazione di Annalisa Villoresi e Grazia Giua, Roma: Fandango, 2000, 1434 pp., nuova ed. Torino: Einaudi, 2006, 1281 pp.; The Pale King (2011) (incompiuto)

 

Racconti

La ragazza con i capelli strani (Girl with Curious Hair) (1990), trad. Francesco Piccolo, postfazione di Mattia Carratello, Torino: Einaudi, 1998, 202 pp.; come La ragazza dai capelli strani, trad. Martina Testa, prefazione di Zadie Smith, Roma: minimum fax, 2003, 285 pp.; n. ed. con un racconto inedito, ivi, 2008, 339 pp. Verso Occidente l'impero dirige il suo corso (Westward the Course of the Empire) (1989), trad. Martina Testa, Roma: minimum fax, 2001, 217 pp. Brevi interviste con uomini schifosi (Brief Interviews with Hideous Men) (1999), introduzione di Fernanda Pivano, trad. Ottavio Fatica e Giovanna Granato, Torino: Einaudi, 2007, 288 pp. Oblio (Oblivion: Stories) (2004), trad. Giovanna Granato, Torino: Einaudi, 2004, 393 pp. Questa è l'acqua (This Is Water) (2009), a cura di Luca Briasco, trad. Giovanna Granato, Torino: Einaudi, 2009, 166 pp.

 

Saggi

Piccoli animali inespressivi (Little Expressionless Animals) (1988) in The Paris Review. Il libro, Roma: Fandango, 2010, 1111 pp. (dal n. 106 della rivista). Il rap spiegato ai bianchi (Signifying Rappers: Rap and Race in the Urban Present) (1990) - scritto con Mark Costello, trad. Christian Raimo e Martina Testa, prefazione di Frankie HI-NRG MC, Roma: minimum fax, 2000, 188 pp. Una cosa divertente che non farò mai più (A Supposedly Fun Thing I'll Never Do Again) (1997), trad. Gabriella D'Angelo e Francesco Piccolo, postfazione di Fernanda Pivano, Roma: minimum fax, 1998, 143 pp.; nuova ed. rivista, Roma: minimum fax, 2001, 140 pp., nuova ed. con un omaggio di Edoardo Nesi, Roma: minimum fax, 2010, 164 pp. Tennis, tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più) (A Supposedly Fun Thing I'll Never Do Again) (1997), trad. Vincenzo Ostini, Christian Raimo e Martina Testa, Roma: minimum fax, 1999, 317 pp. Up, Simba! (2000) Tutto, e di più. Storia compatta dell'infinito (Everything and More: A Compact History of Infinity) (2003), trad. Giuseppe Strazzeri e Fabio Paracchini, Torino: Codice Edizioni, 2005, 262 pp. Considera l'aragosta (Consider the Lobster) (2006), trad. Adelaide Cioni e Matteo Colombo, Torino: Einaudi, 2006, 382 pp. Roger Federer come esperienza religiosa (Roger Federer as Religious Experience) (2006), trad. Matteo Campagnoli, Ed. Casagrande, 2010, 56 pp.

 

 





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