LIBROSFERA
NOVITÀ - COMINCIAMO DAL PRINCIPIO
APRILE 2011

a cura di Massimo Vecchi

   

 

 

JONATHAN FRANZEN

Libertà

Traduzione di Silvia Pareschi

Ed. Einaudi, 2011

pp. 623, € 22,00

 

Nato a Western Springs il 17 agosto 1959,  Jonathan Franzen è cresciuto a WebsterGroves, nel Missouri, ha studiato al Swarthmore, alla Freie Universität di Berlino. Vive a New York. Esordisce nel 1988 con La ventisettesima città, ma è nel 2002 con Le correzioni che viene consacrato dalla critica e ottiene fama internazionale, ricevendo il National Book Award nella sezione Romanzo e il James Tait Black Memorial Prize per la narrativa. Pubblica regolarmente racconti e saggi sul New Yorker e su Harper's, ed è uno dei compilatori dei lemmi del Futuro dizionario d'America (The Future Dictionary of America, 2005). Poco fa il Time  ha dedicato a Franzen la copertina. Dopo La ventisettesima città (Twenty-Seventh City) Einaudi, 2002, trad. di Ranieri Carano Franzen ha pubblicato Forte movimento (Strong motion, 1992) Einaudi, 2004, trad. di Silvia Pareschi, Le correzioni (The corrections, 2002) Einaudi, 2002, trad. di Silvia Pareschi, Come stare soli (How to be alone: essays, 2002) Einaudi, 2003, trad. di Silvia Pareschi, Zona disagio (The Discomfort Zone, 2006) Einaudi, 2006, trad. di Silvia Pareschi.

 

«Le notizie su Walter Berglund non vennero riprese dalla stampa locale – lui e Patty si erano trasferiti a Washington due anni prima, e ormai non contavano più niente per St Paul –, ma la nuova borghesia urbana di Ramsey Hill non era cosi leale alla propria città da non leggere il New York Times. Secondo un lungo e assai poco lusinghiero articolo del Nyt, Walter, nella capitale della nazione, aveva mandato a rotoli la propria vita professionale. I suoi vecchi vicini avevano qualche difficoltà a conciliare la descrizione del quotidiano («arrogante», «tirannico», « eticamente compromesso») con l’uomo generoso, sorridente e rubicondo dei loro ricordi, l’impiegato della 3M che risaliva Summit Avenue sulla sua bici da città nella neve di febbraio; sembrava assurdo che Walter, più verde di Greenpeace e cresciuto in campagna, fosse finito nei guai per connivenza con l’industria del carbone ai danni dei contadini. Ma nei Berglund, d’altra parte, c’era sempre stato qualcosa che non andava.

Walter e Patty erano stati i giovani pionieri di Ramsey Hill, i primi laureati a comprare una casa in Barrier Street da quando il vecchio cuore di St Paul era caduto in disgrazia, trent'anni prima. Avevano speso pochissimo per la loro villetta vittoriana, e poi avevano impiegato dieci anni per ristrutturarla, ammazzandosi di lavoro. Nei primi tempi, della gente molto risoluta gli aveva incendiato il garage e scassinato l’auto due volte prima che riuscissero a ricostruirlo».

 

 

JESS WALTER

La vita finanziaria dei poeti

Traduzione di Elisa Banfi

Ed. Guanda, 2011, Narratori della Fenice

pp. 305, € 18,00

 

Giornalista e scrittore, Jess Walter vive a Spokane, Washington. Suoi articoli sono apparsi su Newsweek, The Washington Post, Los Angeles Times, The Boston Globe. Ha pubblicato i romanzi Citizen Vince e The Zero, per i quali ha ricevuto numerosi premi.

 

«Un altro 7/11

 

«Li ritrovi sempre qua – i ragazzi piegati, lessati

e bevuti, sfasciati, rossi occhi, secca bocca,

strafatti, battono corridoi stretti luminosi

a caccia di cibo fritto come loro, irrequiete

mani rollano banconote depositate

sul bancone, così beati, così

orgogliosi, neanche l’avessero

creato loro, l'uso ricreativo...

 

E dietro il bancone gli occhi del paziente Rahjiv – le palpebre a mezz’asta – incrociano i miei mentre lui telefona a un altro dei suoi, ridanciano patchouli ambulante – Reese’s Pieces, schedine del Pick-6 Lotto, Red Bull e taquitos al formaggio – e intanto sicuramente pensa: Sti ragazzini, eh, Matt? – anche no, perché Rahjiv non sa come mi chiamo e io il cartellino con il nome non ce l’ho. Sono solo il cliente di mezza età che lascia la berlina grigio scuro accesa quando entra dopo mezzanotte. Quando non riesce a dormire. E ha dimenticato di comprare il latte in un negozio normale. Il latte per i cereali dei bambini. Per la colazione. Prima di andare a scuola.

Il latte viene più di due dollari al litro.

Da anni ormai gli immigrati recenti come Rahjiv sono un test di Rorschach politico: vedi turbante, pensi terrorista e sei Rosso. Oppure parti dal presupposto di avere davanti un neurochirurgo indiano che parla cinque lingue e si è ritrovato, pagato il minimo sindacale, a servire lo stronzo di passaggio a mezzanotte e sei Blu, come me. Non posso dimostrare che Rahjiv facesse il medico a Delhi, è chiaro, né del resto un camionista texano potrebbe dimostrare che è un bombarolo».

 

 

PHILIP ROTH

Nemesi

Traduzione di Norman Gobetti

Ed. Einaudi, 2011

pp. 184, € 19,00

 

Nato nel 1933 a Newark, nel New Jersey, Philip Roth ha studiato prima alla Bucknell University, poi alla Chicago University laureandosi in letteratura anglosassone. Ha insegnato scrittura creativa e storia della letteratura all'Iowa e a Princeton. Ha esordito nella narrativa con Goodbye, Columbus: sei racconti in cui rivela uno stile ironico, imbevuto di suggestioni culturali: la psicanalisi, il laicismo di matrice ebraica, la satira del contemporaneo. E’ considerato un capolavoro il terzo titolo. Portnoy's Complaint (Lamento di Portnoy). Seguon la saga che ha al centro il personaggio di Nathan Zuckerman (My Life As a Man, The Ghost Writer, Zuckerman Unbound, The Anatomy Lesson e The Counterlife). Successivamente Pastorale americana, che il New Yorker ha definito "epocale", Operazione Shylock, Il teatro di Sabbath, Ho sposato un comunista, La macchia umana, L'animale morente, Lo scrittore fantasma, Zuckerman scatenato, Chiacchiere di bottega, Il complotto contro l'America, Il seno, La lezione di anatomia, Inganno, L'orgia di Praga, Everyman, Patrimonio, Il fantasma esce di scena, Il professore di desiderio, Indignazione, L’umiliazione.  Roth si è aggiudicato una serie impressionante di National Book Award, mentre nel 1997 gli è stato assegnato il premio Pulitzer per Pastorale americana.

«Newark equatoriale

 

II primo caso di polio quell’estate si verificò agli inizi di giugno, subito dopo il Memorial Day, in un quartiere italiano povero all’altro capo della città rispetto al nostro. Dall’angolo sudoccidentale di Newark, nella zona ebraica di Weequahic, noi non ne venimmo a conoscenza, e non venimmo a conoscenza nemmeno dei casi successivi, una decina, sparpagliati in quasi tutti i quartieri tranne il nostro. Solo il 4 luglio, quando in città si registravano già quaranta casi, sulla prima pagina del quotidiano della sera comparve un articolo dal titolo Autorità sanitaria allerta i genitori contro la polio, in cui si riportavano i consigli alla famiglia del dottor William Kittell, direttore del servizio sanitario locale: tenere sotto stretta osservazione i propri figli e contattare un medico se un bambino mostravasintomi come mal di testa, mal di gola, nausea, torcicollo, dolori alle articolazioni o febbre. Pur riconoscendo che, in quella fase precoce della stagione, quaranta casi di polio erano più del doppio rispetto al consueto, intendeva mettere ben in chiaro che la città, con i suoi 429.000 abitanti, non si trovava affatto di fronte a un’epidemia di poliomielite. Quell’estate, come ogni estate, c’erano motivi di apprensione e si rendeva necessario adottare le corrette precauzioni igieniche, ma sarebbe stato ingiustificato, in quella fase, un allarmismo come quello mostrato dai genitori, “piuttosto comprensibilmente”, ventotto anni prima, durante il manifestarsi della malattia nella forma

più grave mai registrata».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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