LETTURE
MARIO LUNETTA
      

Depistaggi - fra critica e teoria

 

Onyx Editrice, Roma 2010, pp. 182, € 16,00

    

      


di Francesca Fiorletta

 

Il senso del depistaggio / Il depistaggio del senso

 

“Fedele a una linea materialistica che da Diderot e da Marx

si sviluppa dialetticamente nel Novecento in Benjamin e Brecht,

Depistaggi ci invita, con elegante sarcasmo e con affilata ironia,

a diffidare di ogni semplificazione e ad affrontare coraggiosamente

la complessità della realtà contemporanea.”

Aldo Mastropasqua

“Gli scritti qui raccolti sono stati scelti

ci si augura con sufficiente organicità tra quelli pubblicati

nell’ultimo venticinquennio su periodici come "Hortus Musicus" e "Fermenti",

Almanacco ODRADEK e la rivista on line "Le reti di Dedalus."

M. Lunetta

 

Tagliente e beffarda, programmaticamente dissidente, eppure mai fuori fuoco: la dialettica critica di Mario Lunetta viviseziona, con chirurgica puntualità, la temperie politica e culturale dell’ultimo trentennio italiota, affondando l'anestetico bisturi del pensiero non-commercializzabile nelle membra(ne) sdilinquite di una società doppiogiochista, nel corpo attonito di un’economia macilenta, fattasi ormai patologico corpus per una letteratura parassitaria e ubiqua.

Nel ginepraio del senziente non-sense corrivo, minuziosamente sfrondato da Lunetta tra moti di spirito insurrezionalista e dispettosi singhiozzi crono-logici, l'esortazione, non peregrina, di Jacques Lacan è virgiliano viatico all’impervia lettura dei ventuno saggi di cui si compone la raccolta:

“Ritroviamo dunque la pista là dove ci si mette fuori pista”1.

Altra bussola sagace, un’attenta tripartizione degli interventi critici proposti prospetta già all’inizio una panoramica In campo lungo sulla fenomenologia evolutiva del dato linguistico, in un’analitica campionatura meta-storica che esclude di netto qualunque indugio mitizzante di nostalgica eco, svincolandosi altresì dalla modaiola e condiscendente indulgenza stilistica nei confronti dell’attuale prassi scrittoria.

“In questi anni in cui la cosiddetta dignità dell’uomo sembra scesa a livelli da sottoscala, più che da caverna, – apostrofa infatti il critico – anche la dignità delle parole è sottoposta a una devastazione esiziale.”2

Ecco allora spiegata l'urgenza di un prontuaristico scorcio sostantivato, a de-opacizzare alcune delle espressioni più beceramente dileggiate, bassamente offese nella loro purezza etimologica originaria, asservite ad un incolto mercimonio pubblicitario dalle intenzioni fraudolente, rimasticate dalla sfrontata campagna elettorale odierna, che affonda le proprie storpie radici capitalistiche nell’imbonimento, tanto autocratico quanto autoreferenziale, tipico di un opinionismo da “promoter un po’ fané del tutto privo di senso dello humour.” 3

Se, dunque, “un neopaganesimo invasivo è alle porte” 4, ridotta ormai, con intrigante malizia, l’ottica marxista del materialismo tout court ad un vizio di forma egoisticamente avventizio e arraffone, ben si comprende la parabola involuta, secondo la quale “oggi, nel mondo denominato ‘postindustriale’, la felicità non è più uno stato della psiche, ma un prodotto pubblicitario, un ‘bene’ da acquistare che ha vari livelli di prezzo.” 5

A farne le spese, con buona pace – appunto! – del gioco di parole, risulta, non da ultimo, il linguaggio stesso, arruolato al soldo dell’offerente più populista, a chiudere la trincea di una laicità esacerbante e guerrafondaia, in un regime anti-democratico che fomenta il consenso indotto e l’assopimento neuronale coercitivo.

“La lingua di una cultura asservita ha quindi due strade: quella dell’accettazione precettistica o quella della critica, apertamente polemica fin quando è possibile, sottilmente corrosiva quando la prima possibilità le sia preclusa.” 6

 

Non è difficile intuire quale strada abbia da sempre scelto di percorrere, in primis, lo stesso Mario Lunetta, che non lesina qui, per l’appunto, salaci scudisciate alla degenerazione attuale di un’espressione critica sempre più patetica, ossia in definitiva mellifluamente tendente al raggiungimento stanco di un pathos preconfezionato ad arte (o meglio, a guisa d’arte) dalla faciloneria mass-mediatica imperante, profferta sotto l’egida di un pessimo gusto etico ed estetico, che solo apparentemente vuole attestare il proprio valore sociale su una subdola base fintamente egualitaria e liberale.

“Vediamo la fretta, l’abborracciamento diffuso, l’improvvisazione premiata sulla competenza, il dilettantismo borioso che troppo spesso schiaccia la professionalità sperimentata.”7

Ancora una volta, dunque, il linguaggio è fertile e dissodato terreno di scontro per una tenzone mai esausta tra le opposte fazioni della comunicazione: se l’una tende al ribasso culturale, celando i propri intenti misantropi dietro una cortina che si vuole oziosamente ‘democratica’, in quanto immediatamente fruibile ad ampio spettro, l’altra, sempre in lotta in favore di una ritrovata onestà intellettuale, viene tacciata di sciorinare elitariamente certi fronzoli ‘aristocratici’, poco comprensibili ai più, a causa di un denso portato ideologico e culturale, non sapienziale, non svenduto all’asta del consenso pubblicitario, non sdoganato da slogan per tifosi, bensì inevitabilmente critico nel dettaglio, poetico nella vocazione, civile nell’impegno, prima che umano nel suo dispiegarsi complessivo.

“Lo status del cittadino è stato livellato sulla pura zoologia del consumatore. Al lector, sempre più generico e privo di antenne sensibili, è stata imposta la fabula che parla, sempre e comunque, ‘d’altro’.” 8

Quali pertugi può e deve scandagliare, dunque, hic stantibus rebus, l'autentica critica letteraria odierna?

Questo il focus del Close-Up a seguire, puntualissima collazione di esperienze artistiche e di ricerca intellettuale, citate da Lunetta quali antidotiche necessità di opposizione alla dilagante “cultura del quiz” che “avvince il popolo delle scimmie teleutenti.” 9

Significativi, in tal senso, i contributi e le dichiarazioni riportate di studiosi e letterati illustri, in grado di esplicare con appassionato vigore la loro lucidissima visione sociale e artistica in questa inesausta selva meta-culturale andante.

Lunetta inquadra, ad exemplum, in Marcello Carlino la preponderanza fattiva del progetto contro la suggestione, il valore d’uso contro il valore di scambio globalizzato”, in un’accorta ‘battaglia procedurale’ che sveli l’equivoca macchinazione secondo la quale “la perdita dell’identità significa nell’arte un semplice (e semplicistico) affidarsi alla pretesa del Bello assoluto, in cui le soluzioni di linguaggio non sono più relazionate a un’ipotesi di utilità né a una ‘disposizione alla critica’, cioè alla consapevolezza, ma solo alla passività di una fruizione eterodiretta che non abbia altro scopo che il proprio lusso estetizzante.” 10

Francesco Muzzioli ammonisce in accordo: “A spingerla fino in fondo, la critica sarà critica di se stessa e quindi parodia, autoironia tagliente; e farà uscire la poesia da se stessa, onde non lasciarla ad accontentarsi di risultati meramente estetici, della soddisfazione tecnica per il prodotto o per il conseguimento di un effetto di suggestione.” 11

Al lamento sconsolato di Romano Luperini, secondo il quale “Oggi manca, intorno ai critici, una società civile: il critico ha intorno a sé il vuoto”12, fa gustosa eco la satira di Daniele Giglioli “La critica è il contrario di ciò che si vuole identico a se stesso, ma l’ossessione più forte è la salvaguardia della propria identità.” 13

Da Borelli a Sanavio, sulle damagogiche (mal)interpretazioni circa le dialettiche di Manganelli e Céline, molte e altre ancora sono le voci non corali da ascoltare, per tratteggiare una toponomastica del vizio (a)reale che percorra in toto la civiltà contemporanea.

Non ultimo spunto, l’estro interdisciplinare di un brillante quanto lungimirante Gadda: “Qui voglio aggiungere che il sentimento ossia l’indicazione sintesi che risulta dalla somma geometrica di infinite indicazioni subordinate risulterà in certa misura spostabile o arbitrabile secondo i limiti che il sistema assegna e intuisce e prescrive a se medesimo.” 14

L’imperituro circolo storico-linguistico non poteva concludersi che con l’ennesimo vortice di Dissolvenze Incrociate, in un inesausto turbinio che comprime le Sacre Scritture a ridosso dei Carmina Burana, squadernando Voltaire e Manzoni, fino ad arrivare all’intestardita trashezza (im)popolare odierna, accatastatasi quale imbelle coronamento della chiara imponenza filosofico-letteraria che ha alimentato lo scorso Novecento.

La scrittura di Mario Lunetta è formidabile forma di un incontenibile contenuto storico, politico e culturale, mai paga delle proprie esperienze conoscitive, né prona alle esigenze modaiole di una società ormai divenuta anti-sociale, bensì alla continua ricerca di campi espositivi autenticamente rispondenti al salubre, vitale istinto della differenza.

“Ecco perché, oggi più che mai, è necessario muoversi nei territori estetici mettendo in opera una serie di pratiche critiche ‘eversive’ capaci di produrre uno straniamento violento sia rispetto all’opera che al fruitore. L’esercizio della critica come destabilizzazione e, per così dire, depistaggio permanente che lasci al fruitore la responsabilità di riscoprire le tracce, al di là del senso comune indotto, insomma. Pare questo a chi scrive uno dei pochi possibili modi in cui il critico può sfuggire alla triste omologazione del supemercato culturale odierno, chiamarsi fuori dagli inciuci infiniti, essendo monade aperta e nomade non inutilmente vagabondo.” 15

 

 

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1   Seminario su "La lettera rubata", J.L. 1956

2  "Ordigni esplosivi a tempo", M.L. 2004

3  "Ordigni esplosivi a tempo", M.L. 2004

4  "La rivincita di Dio", M.L. 2006

5  "Felicità: non un'elegia ma un progetto", M.L.

6  "Le lingue dei vinti", M.L.

7  "L’entropia manovrata", M.L. 2003

8  "Appendice odierna" M.L. 2009

9  "La danza del cammello", M.L. 2007

10  "Le armi della critica: Marcello Carlino 1 - 2 - 3", M.L. 2008

11  "Le armi della critica: Francesco Muzzioli 1- 2", M.L.  2009

12  "Della critica e di altre colpevoli inezie" M.L. 2009

13  "Della critica e di altre colpevoli inezie" M.L. 2009

14  "Uscire indenni dal sabba. Gadda e il desiderio filosofico" M.L. 2004

15  "Il senso della letteratura. La letteratura del senso" M.L. 1985

 

 

 

 

 




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