LETTURE
TIZIANA COLUSSO
      

La lingua langue

 

Eurolinguistica Sud, Roma 2010, pp. 144, 10,00

    

      


di Fiamma Lolli

 

 

Le tante lingue di un languore solo

 

 

La lingua langue è una strana bestiolina.

Ci sono libri che sono case, altri che sono paesaggi, altri ancora canzoni, mele, zolle di terra. Libri che puoi abitare, rifugiartici quando fuori è freddo e sale il buio, o che non finisci mai di risistemare e nemmeno così riesci a sentirli tuoi.

Altri che osservi sapendo che mai ne farai parte, che ti sono esterni, che contengono spazi in cui avvengono tramonti, albe, piogge.

Altri ancora ti si ficcano sotto i capelli, sotto la pelle, ti cullano o ti tormentano con note perfette anche perfettamente insostenibili e finisci per impararli a memoria quando non vuoi oppure ti sfuggono, canzoni senza cuore né testa.

Libri che puoi addentare, divorare fino al torsolo che sputi o mangi (è così piacevole il sapore dei semi, simile a quello delle mandorle ma appena meno amaro), e anche le parti che non mastichi le butti giù, faranno fibra, ti percorreranno per una notte prima di diventare rifiuto o concime.

Libri-zolla, da voltare e rivoltare, riducendoli a particelle sempre più fini, sempre più fertili poi seminare e far crescere spetta a te.

E poi ci sono i libri bestioline, curiosi, in eterno movimento, quando più quando meno selvaggi ma sempre legati all’istinto, sempre con i sensi all’aria, costantemente sulle tracce di qualche cosa e loro stessi produttori di tracce. Si fanno inseguire, ma anche se li accosti non li riesci a prendere: o se li prendi è per poco. Loro ripartono, si spostano (balzano avanti, volano via, si rituffano) e a te non resta che la sensazione di averli sfiorati.

La lingua langue è uno di questi.

Pensi che sia un libro di poesie, di quelli che ne hai visti, aperti, sfogliati e letti tanti: ma non fai nemmeno in tempo ad aprirlo che già ti avverte è onesto, come gli animali: translated into, dichiara in copertina, Arabic, Bengali, Bulgarian, Danish, English, French, Japanese, Latvian, Romanian, Slovak, Spanish, Ukrainian. E allora? E allora sai già che potrai accostartici, ma non lo potrai capire: non perché sia ermetico (ancora non lo sai se è di ermetismo che si tratta), ma perché Babele l’abbiamo lasciata da quel dì, o vi siamo sprofondati al crollo della torre, e comunque non le parliamo tutte, le lingue del mondo: qualche cosa potremo scorgere, di qualcos’altro potremo forse godere, ma nel suo insieme, nella sua totalità sempre che un libro di poesie ne abbia una, o una sola ci rimarrà estraneo.

Il primo testo, Resistere come le salamandre, è presente, oltre all’italiano, in tre traduzioni, francese, lettone e ucraino, vale a dire che nemmeno l’alfabeto di alcune versioni della frase che ti augura buon viaggio (“Vi vedo, sapete? Non fatevi ingannare / dal mio sguardo svagato, sfocato. Vi vedo / ex incendiari ora ligi pompieri, / veggenti dell’altroieri, / acqua su fuoco [...]”) ti è comprensibile. In esergo una citazione da Ingeborg Bachmann: un doppio giro carpiato dal tedesco fantasma, e già ti gira la testa.

Si continua con Le immacolate concezioni, e alle tre lingue precedenti si aggiunge lo slovacco; ancora italiano e ucraino per L’epoca scorre via, “solo” traduzione danese per A nuoto nel vuoto ─ e sulfureo atterraggio e con Kalachakra blues (grafia inglese del termine sanscrito कालचक्र, perché a questo punto sei partito per un viaggio nei segni e quanto più ti sono lontani tanto più ti sembra di poterti avvicinare a questo libro cercandone altri, come faresti con una bestiolina che ti attiri ma della quale appunto ignori il verso: e invece quella non presta la minima attenzione al tuo richiamo) ecco che entra nella danza lo spagnolo, che si accosta a slovacco, lettone e francese in un giro turbinoso di rimandi fra aree linguistiche le più diverse, strutture che fanno attrito, assonanze e dissonanze (forse: provi a leggere a voce alta, ma non sai, sei completamente all’oscuro se quel che ti esce di bocca abbia senso). E allora non c’è più nulla che tu possa fare, scorri l’indice come l’ago di una bussola, ti lasci andare alla deriva dell’Ile flottante a Saint Michel, in italiano e francese, tanto da convincerti d’aver toccato una riva conosciuta: ma è già tempo di ripartire, e non ti resta che accettare come un destino incomprensibile, e perciò tanto più fascinoso, di sapere che Piena di suoni corre l’India (ma quali suoni mai saprai se la seconda traduzione è in bengali); chini il capo, in memoria di Nantej Singh, il sikh dato “per noia” alle fiamme da un gruppo di teppisti nella stazione di Nettuno e riparti, Tra le due rive del Baltico, per approdare nel Vento voce sospiro, onda sonora, con la quale le pagine si riempiono di versi in arabo, e prosegui: fino a quando, poco prima della fine, Se la nebbia dirada annuncia il trionfale ingresso del giapponese. Inizia così il viaggio di ritorno ancora francese, altro lettone, altro slovacco...

Ecco, sei approdata alla riva dell’ultima pagina. Sono fiamme o voci quelle che ti aspettano sul molo dell’ultimo verso (“ [...] rezavà / avantgarda / my”)? Non lo sapresti dire. Pare che tutto ciò stia a significare “tagliente / avanguardia / del buio”: ma non ne sei sicura, tu non sei più sicura di niente se non che il languore di ogni lingua ora è anche il tuo, e forse lo è sempre stato.

 

Appendice sulle traduzioni presenti nel libro La lingua langue, di Tiziana Colusso:

 

per Resistere come le salamandre: Diane Meur in francese, Dagnjia Dreika in lettone, Valentina Davidenko in ucraino.

Per Immacolate concezioni: Laurent Béghin in francese, Miroslava Vallova in slovacco, Dagnjia Dreika in lettone, Valentina Davidenko in ucraino

Per L’epoca scorre via: Valentina Davidenko in ucraino.

Per A nuoto nel vuoto ─ e sulfureo atterraggio: Centre CIRCE in francese, Jan Hupfeldt Nielsen in danese.

Per Kalachakra blues: Michela Della Croce in spagnolo, Miroslava Vallova in slovacco, Dagnjia Dreika in lettone, Brygitte Gyr in francese.

Per Ile flottant à Saint-Michel: Laurent Béghin in francese.

Per Eco-tempeste: Sebastian Schloessingk in inglese, Petru Iamandi in rumeno.

Per Di suoni piena corre l’India: Tiziana Colusso con Seni Seneviratne in inglese, Mrinal Basu Chaudhuri (dall’inglese) in bengali.

Per Tra due rive del Baltico: Dace Meiere in lettone.

Per Vento voce sospiro, onda sonora: Hussein Mahmoud in arabo.

Per Apologo da pochi carati:  Sebastian Schloessingk in inglese, Aurel Maria Baros in rumeno.

Per Il sanscrito del corpo: Laurent Béghin in francese, Dagnjia Dreika in lettone, Miroslava Vallova in slovacco.

Per Carne senza destino: Laurent Béghin in francese, Dagnjia Dreika in lettone.

Per Terra di latte e miele: Valentina Davidenko in ucraino.

Per Se ti tocco: Valentina Davidenko in ucraino.

Per Cuando se muere la carne: Michela Della Croce in spagnolo.

Per Cento anni (e non di solitudine): Valentina Davidenko in ucraino.

Per Se la nebbia dirada: Elisa Ceccarelli in giapponese.

Per Il suono del possibile: Laurent Béghin in francese, Miroslava Vallova in slovacco, Dagnjia Dreika in lettone.

Per Avenue de la Liberté: Maria Luisa Caldognetto in francese.

Per Corpo Babilonia ad ore 20: Dagnjia Dreika in lettone, Miroslava Vallova in slovacco.

Concludono il libro due poesie composte in francese dall’autrice: État de poésie e La lingua langue.

 

 

 

Fiamma Lolli

http://fiammalolliquantestorie.wordpress.com

 

 

 




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