TRADUCENDO MONDI
LETTERATURA POLACCA
Una prosa narrativa di grande tradizione e rinnovata qualità che rimane da noi sostanzialmente sconosciuta


      
Tra il 1945 e il 1989 sono stati pubblicati in Italia ben 175 autori polacchi. Dopo la caduta del Muro, la situazione è rapidamente peggiorata, portando ad una vera decimazione di titoli e autori. Ormai sotto l’onnicomprensiva categoria di “lingue slave” si rappresenta neppure l’1% del totale dei libri tradotti nel nostro paese. Eppure vale la pena rilanciare la sfida agli editori italiani, perché negli ultimi vent’anni in Polonia è emersa una generazione di giovani scrittori molto interessante proprio nella chiave di un dialogo interculturale europeo.
      



      

di Barbara Delfino

 

Non sono in molti a tradurre la letteratura polacca in lingua italiana, eppure il numero dei traduttori supera di gran lunga quello dei libri tradotti e pubblicati in Italia in un anno. Fortunatamente non è sempre stato così e ce lo dimostra una veloce analisi dei dati a nostra disposizione (sapientemente raccolti e rielaborati da Katarzyna Pięczak nella sua tesi di laurea intitolata La Polonia in Italia: editoria e traduzione 1989-2008). In base ai dati pubblicati dall’Istituto del Libro di Cracovia (Instytut Książki) tra gli autori polacchi della cosiddetta literatura piękna (belletristica), quelli maggiormente tradotti in altre lingue sono ancora Stanisław Lem, Witold Gombrowicz, Czesław Miłosz, Ryszard Kapuściński, Sławomir Mrożek, Wisława Szymborska; per quanto riguarda i classici invece trionfano le opere di Henryk Sienkiewicz, Adam Mickiewicz e Bolesław Prus. Negli ultimi 25 anni la lingua nella quale viene maggiormente tradotta la letteratura polacca è il tedesco subito seguita dal russo; gli annuari sulla produzione libraria in Italia , consultabili sul sito dell’Istat, relativamente al numero di opere pubblicate in lingua originale e traduzioni, ci dicono che per tutto il periodo dal 1999 al 2006 la maggioranza delle traduzioni proviene dalla lingua inglese e da quella francese (seguono quella tedesca e spagnola). Per quanto riguarda le lingue slave non viene ancora applicata una differenziazione per paese di provenienza ma vengono raccolte sotto un’unica categoria (lingue slave) rappresentando in media nemmeno l’un per cento del totale dei libri tradotti.

Le opere tradotte per la prima volta dal polacco nel 1999 erano  solo 7, senza contare le varie ristampe, e questo numero negli anni successivi tende a crescere molto poco. Tra il 2001 e il 2005 il numero delle traduzioni dal polacco è rimasto  più o meno costante arrivando in media a 12 libri all’anno, mentre dal 2006 al 2008 questa media raddoppia.

Il periodo compreso tra il 1945 e il 1989 in Italia sembrava promettere bene: in quel lasso di tempo infatti sono stati pubblicati 175 autori polacchi;  nell’ultimo ventennio assistiamo purtroppo ad una vera e propria decimazione: 70 di questi autori sono completamente scomparsi dai circuiti editoriali italiani. Una grande perdita se si considera che autori classici del calibro di  Stefan Żeromski, Bolesław Prus e Władysław Reymont (solo per fare alcuni nomi) sono andati nel “dimenticatoio”. Per contro vengono pubblicate alcune traduzioni dei classici polacchi per eccellenza come Frasche di Jan Kochanowski (BUR, 1995) e Avventure di Niccolò d’Esperientis di Ignacy Krasicki (Voland, 1997). Sempre nello stesso periodo assistiamo anche alla completa scomparsa di tutte le autrici nate sul finire del XIX secolo e all’inizio del XX quali Maria Dąbrowska, Pola Gojawiczyńska, Maria Konopnicka, mentre cominciano ad apparire sulla scena italiana alcune autrici contemporanee tra le quali due scrittrici polacche di origini ebraiche: Hanna Krall e Ida Fink.




Hanna Kowalewska, protagonista della nuova letteratura polacca


A partire  dal 1989 si registra una nuova tendenza in Italia che va consolidandosi sempre di più, rispecchiando anche il trend presente in Polonia: l’affacciarsi sulla scena editoriale di autori e autrici nati intorno agli anni ’60 come Izabela Filipiak, Katarzyna Grochola, Hanna Kowalewska, Paweł Huelle, Andrzej Stasiuk e altri. I polonisti e gli amanti della letteratura polacca sono al corrente di quanto è accaduto e sta accadendo in ambito editoriale negli ultimi venti anni in Polonia: la generazione dei giovani scrittori polacchi cresce e propone ai lettori degli altri paesi europei una varietà di temi e forme con delle basi solide grazie all’assimilazione dei modelli del passato e alla continua ricerca di innovazione. A detta degli esperti del settore (polonisti, traduttori, scout, cultori della letteratura polacca) ci sarebbe molto materiale interessante da proporre al pubblico italiano: la giovane letteratura polacca rappresenta il proprio mondo, fornisce una cornice all’interno della quale inquadra i propri personaggi che sono costantemente alla ricerca del senso della propria esistenza.

Sembra che gli editori italiani non siano ancora pronti a cogliere la sfida. Si investe ancora troppo poco, chi lo fa è generalmente un piccolo-medio editore che pubblica per una nicchia di cultori della letteratura “esotica” (sfido chiunque a trovare un aspetto esotico in Polonia!); si sfruttano i finanziamenti europei per pagare un traduttore e poi si spende poco o nulla per la promozione di un autore dal nome già così difficile da leggere, figuriamoci cosa potrebbe scrivere!

La mia personale esperienza di scout e traduttrice (convinta!) dal polacco conferma quanto sostenuto fino ad ora in questo articolo: posso vantare solo due titoli tradotti dal polacco, Mai più in vita mia! di Katarzyna Grochola e Quell’estate a Zawrocie di Hanna Kowalewska, ma più numerose richieste di schede, consulenze, contatti con la Polonia e qualche idea “soffiata”. Pensavo che con l’ingresso della Polonia nell’UE la situazione sarebbe migliorata e forse negli altri Paesi è stato così; in Italia siamo ancora lontani anni luce dalla sensibilità che il resto d’Europa ha nei confronti del Paese dell’Europa Centrale per eccellenza. Quando gli editori si convinceranno che i polacchi non cercano più il senso della propria esistenza nell’impegno patriottico e nella lotta politica, ma nelle relazioni con il resto d’Europa avremo fatto dei grandi passi avanti e da quel giorno in poi i traduttori dal polacco anche in Italia avranno vita più facile. 

 

 

*  Barbara Delfino è laureata in Lingue Moderne all’Università di Torino. Dopo numerosi corsi e seminari in giro per l’Italia e l’Europa volti all’apprendimento dei segreti della traduzione editoriale e tecnica, nel 2006 apre uno studio di traduzioni tutto suo (Studio Globus): qui si occupa a tempo pieno di traduzioni e promozione della prosa femminile contemporanea polacca. Ha tradotto due romanzi di due autrici polacche, ritradotto Zamjatin dal russo e attualmente collabora con uno studio artistico traducendo dal russo letteratura per ragazzi. Non perde occasione per partecipare a conferenze, convegni, festival, incontri per compiere quella che sente come la sua missione per eccellenza: far conoscere la prosa polacca in Italia.

 




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