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di Barbara Delfino
Non sono in
molti a tradurre la letteratura polacca in lingua italiana, eppure il numero
dei traduttori supera di gran lunga quello dei libri tradotti e pubblicati in
Italia in un anno. Fortunatamente non è sempre stato così e ce lo dimostra una
veloce analisi dei dati a nostra disposizione (sapientemente raccolti e
rielaborati da Katarzyna Pięczak nella sua tesi di laurea intitolata La Polonia in Italia: editoria e traduzione
1989-2008). In base ai dati pubblicati dall’Istituto del Libro di Cracovia
(Instytut Książki) tra gli autori polacchi della cosiddetta literatura piękna (belletristica),
quelli maggiormente tradotti in altre lingue sono ancora Stanisław Lem,
Witold Gombrowicz, Czesław Miłosz, Ryszard Kapuściński,
Sławomir Mrożek, Wisława Szymborska; per quanto riguarda i
classici invece trionfano le opere di Henryk Sienkiewicz, Adam Mickiewicz e
Bolesław Prus. Negli ultimi 25 anni la lingua nella quale viene
maggiormente tradotta la letteratura polacca è il tedesco subito seguita dal
russo; gli annuari sulla produzione libraria in Italia , consultabili sul sito
dell’Istat, relativamente al numero di opere pubblicate in lingua originale e
traduzioni, ci dicono che per tutto il periodo dal 1999 al 2006 la maggioranza
delle traduzioni proviene dalla lingua inglese e da quella francese (seguono
quella tedesca e spagnola). Per quanto riguarda le lingue slave non viene
ancora applicata una differenziazione per paese di provenienza ma vengono
raccolte sotto un’unica categoria (lingue slave) rappresentando in media
nemmeno l’un per cento del totale dei libri tradotti.
Le opere
tradotte per la prima volta dal polacco nel 1999 erano solo 7, senza contare le varie ristampe, e
questo numero negli anni successivi tende a crescere molto poco. Tra il 2001 e
il 2005 il numero delle traduzioni dal polacco è rimasto più o meno costante arrivando in media a 12
libri all’anno, mentre dal 2006 al 2008 questa media raddoppia.
Il periodo
compreso tra il 1945 e il 1989 in Italia sembrava promettere bene: in quel
lasso di tempo infatti sono stati pubblicati 175 autori polacchi; nell’ultimo ventennio assistiamo purtroppo ad
una vera e propria decimazione: 70 di questi autori sono completamente scomparsi
dai circuiti editoriali italiani. Una grande perdita se si considera che autori
classici del calibro di Stefan
Żeromski, Bolesław Prus e Władysław Reymont (solo per fare
alcuni nomi) sono andati nel “dimenticatoio”. Per contro vengono pubblicate
alcune traduzioni dei classici polacchi per eccellenza come Frasche di Jan Kochanowski (BUR, 1995) e
Avventure di Niccolò d’Esperientis di
Ignacy Krasicki (Voland, 1997). Sempre nello stesso periodo assistiamo anche
alla completa scomparsa di tutte le autrici nate sul finire del XIX secolo e
all’inizio del XX quali Maria Dąbrowska, Pola Gojawiczyńska, Maria
Konopnicka, mentre cominciano ad apparire sulla scena italiana alcune autrici
contemporanee tra le quali due scrittrici polacche di origini ebraiche: Hanna
Krall e Ida Fink.
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Hanna Kowalewska, protagonista della nuova letteratura polacca
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A partire dal 1989 si registra una nuova tendenza in
Italia che va consolidandosi sempre di più, rispecchiando anche il trend
presente in Polonia: l’affacciarsi sulla scena editoriale di autori e autrici
nati intorno agli anni ’60 come Izabela Filipiak, Katarzyna Grochola, Hanna
Kowalewska, Paweł Huelle, Andrzej Stasiuk e altri. I polonisti e gli
amanti della letteratura polacca sono al corrente di quanto è accaduto e sta
accadendo in ambito editoriale negli ultimi venti anni in Polonia: la
generazione dei giovani scrittori polacchi cresce e propone ai lettori degli
altri paesi europei una varietà di temi e forme con delle basi solide grazie
all’assimilazione dei modelli del passato e alla continua ricerca di
innovazione. A detta degli esperti del settore (polonisti, traduttori, scout,
cultori della letteratura polacca) ci sarebbe molto materiale interessante da
proporre al pubblico italiano: la giovane letteratura polacca rappresenta il
proprio mondo, fornisce una cornice all’interno della quale inquadra i propri
personaggi che sono costantemente alla ricerca del senso della propria
esistenza.
Sembra che gli
editori italiani non siano ancora pronti a cogliere la sfida. Si investe ancora
troppo poco, chi lo fa è generalmente un piccolo-medio editore che pubblica per
una nicchia di cultori della letteratura “esotica” (sfido chiunque a trovare un
aspetto esotico in Polonia!); si sfruttano i finanziamenti europei per pagare
un traduttore e poi si spende poco o nulla per la promozione di un autore dal
nome già così difficile da leggere, figuriamoci cosa potrebbe scrivere!
La mia personale
esperienza di scout e traduttrice (convinta!) dal polacco conferma quanto
sostenuto fino ad ora in questo articolo: posso vantare solo due titoli
tradotti dal polacco, Mai più in vita
mia! di Katarzyna Grochola e Quell’estate
a Zawrocie di Hanna Kowalewska, ma più numerose richieste di schede,
consulenze, contatti con la Polonia e qualche idea “soffiata”. Pensavo che con
l’ingresso della Polonia nell’UE la situazione sarebbe migliorata e forse negli
altri Paesi è stato così; in Italia siamo ancora lontani anni luce dalla
sensibilità che il resto d’Europa ha nei confronti del Paese dell’Europa
Centrale per eccellenza. Quando gli editori si convinceranno che i polacchi non
cercano più il senso della propria esistenza nell’impegno patriottico e nella
lotta politica, ma nelle relazioni con il resto d’Europa avremo fatto dei
grandi passi avanti e da quel giorno in poi i traduttori dal polacco anche in
Italia avranno vita più facile.
* Barbara Delfino è laureata in Lingue Moderne
all’Università di Torino. Dopo numerosi corsi e seminari in giro per l’Italia e
l’Europa volti all’apprendimento dei segreti della traduzione editoriale e
tecnica, nel 2006 apre uno studio di traduzioni tutto suo (Studio Globus): qui
si occupa a tempo pieno di traduzioni e promozione della prosa femminile
contemporanea polacca. Ha tradotto due romanzi di due autrici polacche,
ritradotto Zamjatin dal russo e attualmente collabora con uno studio artistico
traducendo dal russo letteratura per ragazzi. Non perde occasione per
partecipare a conferenze, convegni, festival, incontri per compiere quella che
sente come la sua missione per eccellenza: far conoscere la prosa polacca in
Italia.
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