TRADUCENDO MONDI
INTERVISTA A
SINÉAD MAC AODHA
Residenze professionali in Irlanda, anche per superare stereotipi e luoghi comuni


      
Una conversazione con la direttrice dell’ILE (Ireland Literature Exchange) che finanzia borse di soggiorno ai traduttori che si occupano degli scrittori irlandesi. L’ospitalità permette di entrare in contatto sia con il mondo urbano che con quello rurale e di avvicinare pure varî esponenti del mondo artistico e culturale dell’isola. Di contro, come nel resto del mondo anglofono, i libri stranieri tradotti nel paese sono meno del 3% di quelli pubblicati.
      



      

di Federica Aceto

 

 

L’ILE (Ireland Literature Exchange) è un ente che si occupa della promozione della letteratura irlandese nel mondo. Oltre a finanziare traduzioni di autori irlandesi e dare sovvenzioni a editori irlandesi che vogliono pubblicare opere straniere in traduzione, l’ILE offre anche residenze per traduttori che desiderano trascorrere dei periodi di tempo in Irlanda. Di recente, in quanto traduttrice dall’inglese, ho usufruito di una borsa di soggiorno a Dublino per la traduzione di Glover’s Mistake di Nick Laird, autore nord irlandese, e ho avuto modo di fare qualche domanda a Sinéad Mac Aodha, direttrice dell’ILE.

 

Secondo te perché le residenze sono importanti per il lavoro dei traduttori?

 

Le residenze sono importanti perché permettono ai traduttori di conoscere meglio il paese in cui ha avuto origine il libro che stanno traducendo e di entrare in contatto con le specificità culturali, le sfumature, le sottigliezze linguistiche a tutto vantaggio della qualità del prodotto finale.

E inoltre i traduttori, come anche gli scrittori, spesso portano si trovano a dover gestire diversi lavori contemporaneamente e le residenze danno loro l’opportunità di concentrarsi soltanto sul lavoro traduzione.

 
Che tipo di residenze offrite ai traduttori e che genere di feedback avete da loro?

 

Offriamo residenze di tre o quattro settimane. È importante che il traduttore trascorra un periodo continuato di tempo in un luogo confortevole, immerso nella letteratura e nella cultura irlandese. Quando è possibile, facciamo in modo che il traduttore conosca personalmente l’autore che sta traducendo. E poi lo accompagniamo alla National Library, nei migliori negozi di libri per aiutarlo nei suoi acquisti, e a vari eventi letterari come reading e presentazione di libri.

Da qualche tempo abbiamo deciso di offrire un doppio tipo di residenza: una parte si svolge in città, a Dublino, e una parte in campagna nel Tyrone Guthrie Centre di Annaghmakerrig una meravigliosa residenza per artisti. Così i traduttori entrano in contatto con due diverse realtà irlandesi: il mondo urbano e quello rurale e hanno la possibilità di conoscere anche rappresentanti del mondo artistico e culturale irlandese.

Il feedback è senz’altro positivo. Noi offriamo un generoso sostegno finanziario per le spese quotidiane e per l’acquisto di libri di autori irlandesi che ci premuriamo di spedire direttamente a casa del traduttore.






Qual è il paese in cui la letteratura irlandese in traduzione ha più successo?

 

Più di uno. La Bulgaria per noi è uno dei mercati editoriali più interessanti: lì i redattori hanno un occhio molto attento e un ottimo gusto. Poi l’Olanda, sempre molto dinamica, che spesso acquista autori irlandesi prima ancora che vengano pubblicati in inglese. Da qualche tempo anche la Cina, il cui mercato editoriale è estremamente interessante: negli ultimi cinque anni hanno pubblicato autori quali Colm Toibín, William Trevor, John Banville, Claire Keegan, John Connolly, Joseph O’Neill e Colum Mc Cann. Speriamo vivamente che John McGahern, autore meraviglioso scomparso da qualche anno, possa presto essere tradotto in cinese. La maggior parte di questi autori, anche se non tutti, è stata naturalmente già tradotta in Italiano.

 

Nel mondo anglofono la percentuale di libri stranieri in traduzione pubblicati ogni anno è molto bassa, il 4% circa. Gli irlandesi leggono volentieri libri tradotti o da voi la situazione è la stessa?

 

A me purtroppo risulta che siano addirittura meno del 3%. Ma credo che le cose stiano un po’ migliorando, basti pensare al successo di 2666 di Roberto Bolaño.

In Irlanda la situazione è un po’ diversa e se possibile ancora peggiore! È un mercato molto piccolo – la popolazione supera di poco i cinque milioni e mezzo di abitanti. La difficoltà principale è che tra i libri che circolano in Irlanda la percentuale di quelli effettivamente pubblicati da noi è molto bassa, circa un migliaio di libri l’anno. E fra questi, i libri di narrativa sono pochi e quelli in traduzione ancor meno.

 

Tradurre letteratura straniera aiuta a superare molte barriere e stereotipi. Quali stereotipi sulla cultura irlandese sono i più duri a morire?

 

Scommetto che non è così difficile indovinare. L’irlandese ubriacone, la vita idilliaca in campagna, l’Irlanda ferma agli anni ’50. In questi giorni l’argomento è molto sentito qui da noi per via di un film americano, Leapyear (Una proposta per dire sì in Italia, NdT) che dà una rappresentazione alquanto stereotipata dell’Irlanda. Come sottolineava un giornalista a tale riguardo, la vita di un irlandese medio non è molto diversa da quella di un californiano (a parte le giornate di sole), eppure c’è ancora chi descrive gli irlandesi come una massa di cafoni rozzi e ignoranti che vivono in tuguri, parlano un inglese stentato e non sono mai usciti dal loro paesello.

 




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