LIBROSFERA
MIX - NEWS
MARZO 2010

a cura di Massimo Vecchi

   

POLEMICHE

Allarme per la cultura italiana

avida la destra, inerte la sinistra

           

«Quando sento la parola cultura, metto mano alla pistola»: è la celebre frase di Goebbels, l’alto gerarca nazista, braccio destro di Hitler, suicida nel bunker del Führer con moglie e figli poco prima che le truppe sovietiche occupassero Berlino. Nessuno dei nostri governanti ha mai osato ripetere quelle parole, ma non si ricorda a memoria d’uomo che abbiano emanato leggi o anche solo leggine, o approvato provvedimenti finanziari per aiutare gli scrittori, gli artisti, gli attori di teatro, i cantanti, i musicisti. Qualche taglio di nastro per rubare la scena e niente altro. Fino ai Governi Berlusconi che, in sciagurata controtendenza rispetto al disinteresse precedente, si sono attivati in più campi e in più forme portando avanti lo scempio sistematico della nostra cultura, dalla scuola alla lirica, dalla scrittura al cinema. Il premier per primo, e i ministri berlusconidi a seguire, dell’operazione tagli hanno mantenuto quelli dei nastri, con sorriso a favore di telecamera, ma si sono specializzati soprattutto in quelli finanziari sforbiciando spietatamente le già scarse provvidenze previste.

 

Sull’argomento è intervenuto con grande energia e profonda amarezza Vincenzo Cerami, che circa un mese fa ha intitolato Incultura la sua rubrica Una parola, pubblicata la domenica dall’Unità. Prendendo spunto dal nastro tricolore che gli orchestrali mostravano sulle giacche, durante il Concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia, in segno di protesta per i tagli del Governo alle Fondazioni liriche, Cerami scriveva: «Mi sono chiesto subito qual è il punto di vista del mio partito, del Partito Democratico, sull’argomento, e soprattutto se il nuovo assetto messo in piedi da D’Alema-Bersani ha un qualche interesse per la Cultura e per l’Arte del nostro Paese. Rispondo senza esitazione: no, non ha alcun interesse per la Cultura e per l’Arte perché, né più né meno della destra, non possiede cultura della cultura».

E ne spiegava le ragioni: «La nostra classe al potere proviene dalla ex piccola borghesia, tradizionalmente sottoculturale quando non smaccatamente anticulturale. Sia per Tremonti che per Bersani la cultura è un passatempo, un hobby di cui si può fare a meno in tempo di crisi economica. Addolora che il PD, sull’argomento cultura non abbia nulla da dire». Poi aggiungeva che buttare a mare la cultura è un grosso errore per PD, che così dimostra di non tenere più «in giusta considerazione gli studiosi e gli artisti del nostro Paese, da sempre appartenenti, in maggioranza, all’area della sinistra».

 

Qualche giorno dopo Roberto Carnero pubblicava sulla stessa Unità alcune reazioni all’accusa di Cerami. Il primo chiamato in causa, Matteo Orfini, successore di Cerami nella carica di responsabile per la Cultura del PD, replica che non trova argomenti concreti su cui discutere, ma poi non porta alcun elemento concreto quando, a domanda specifica sugli interventi del PD in merito alle decisioni dell’esecutivo, risponde: «abbiamo criticato la scelta del Governo di commissariare le Soprintendenze di Pompei e di Roma perché quello del commissariamento non ci sembra lo strumento giusto. Dobbiamo lavorare per individuare le soluzioni più idonee a risolvere i problemi, che non neghiamo esserci» e sui fondi al cinema «Ritengo che dobbiamo uscire dall’idea che il cinema possa esistere solo se finanziato con soldi pubblici. Questi ultimi è bene che ci siano, ma solo nella prospettiva di favorire la nascita di un’industria cinematografica in grado di camminare con le proprie gambe sul mercato».

 

Tra gli altri interventi, lo scrittore Giorgio Van Straten, consigliere d’amministrazione della Rai, ha rilevato che in alcune città amministrate dal centrosinistra, come la Roma di Veltroni e la Torino di Chiamparino, «vedo una vitalità culturale che difficilmente potrei trovare in altre città con sindaci di centrodestra». Quindi, proseguiva, «mi sembra che, mediamente, la sinistra coltivi ancora un’idea di cultura come fattore di sviluppo e di civiltà». E concludeva con un notizia sulla Rai: «Proprio in queste settimane si sta discutendo dell’ipotesi di fare un canale del digitale terrestre tutto di cultura. Non è un caso che questa battaglia sia portata avanti dai consiglieri di sinistra».

 

La poetessa Biancamaria Frabotta, nella sua qualità di docente di Letteratura italiana alla Sapienza di Roma, affermava che «lavorando all’università e vedendo i guasti prodotti da dieci anni di riforma, non posso fare a meno di pensare che quella riforma partì proprio dal ministro di un Governo di centrosinistra, Berlinguer. Ormai anche la cultura che si trasmette nei nostri atenei è segnata dalla parcellizzazione dei saperi e dalla superficialità dovuta alla mancanza di approfondimento. È un modello aziendalistico e molto americano, ma senza la vastità di orizzonti e la multiculturalità che l’America possiede». Ma riguardo alle tesi di Cerami, la Frabotta non è d’accordo quando mette sullo stesso piano destra e sinistra. «A quest’ultima – ha detto – possiamo rimproverare una certa disattenzione e sollecitarla a fare di più. Ma non si può paragonarla al berlusconismo. Questo sì che produce danni terribili tutti i giorni. Perché è strutturalmente ostile alla cultura, concepita come spirito critico e visione umanistica della realtà».

           

Per finire, il poeta, narratore, saggista Edoardo Sanguineti, considerato “la voce storica della cultura marxista in Italia”, contraddiceva Cerami sulla caratteristica piccolo borghese del PD, ma sosteneva che la sinistra italiana di oggi non ha molte idee in campo culturale: «Probabilmente anche la sinistra confonde la cultura con lo spettacolo, o meglio con lo spettacolismo. Per i politici attuali sono cultura la notte bianca e la sagra della polpetta. Temo che la TV abbia spostato la concezione di cultura in questa direzione e anche i politici di sinistra non sono immuni da tale deriva».

 

 

 

 





Scarica in formato pdf  


   
Sommario Librosfera

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006