LIBRERIA - MARZO 2010
LIBROSFERA
IN LIBRERIA
MARZO 2010

A cura di Massimo Vecchi
   



La Rizzagliata di Andrea Camilleri, edito da SELLERIO, comincia con il misterioso assassinio di Amalia, una bella ragazza siciliana, figlia di un deputato di un partito di destra. Il suo fidanzato Manlio, figlio di un politico di sinistra, viene accusato dell’omicidio. È una notizia bomba, ma il direttore della sede Rai di Palermo, Michele Caruso, nel timore di commettere passi falsi, rifiuta di trasmetterla in apertura del telegiornale e anzi la dà soltanto nel notiziario della notte. «Il romanzo si colloca nelle vicinanze della cronaca più recente – scrive nella presentazione Salvatore Silvano Nigro – e dà una rappresentazione storicamente ravvicinata del generale insordidamento politico: delle occulte geometrie e delle segrete intese fra poteri forti trasversali alle colorazioni stinte dei partiti; degli strusciamenti della corruzione; delle collusioni mafiose; dei vari gradi di perversione del linguaggio velato o atteggiato, elusivo o reticente, ossequioso o intimidatorio. Le apparenze abbagliano. Ed è sconsigliato denudare le parole e interpretare i fatti. L'impermeabilità della politica irradia di sé le carriere, nelle aziende pubbliche, e i passaggi dei pacchetti azionari nella Banca dell'Isola; e persino le alcove: le fedeltà e le infedeltà coniugali; l'amor costante e le passioni tattiche».

Dunque, il marcio prevale. «Mi sono ispirato a un delitto del 1953 – ha dichiarato Camilleri – la morte della giovane Wilma Montesi, di cui si servirono magistrati, giornalisti e politici per rovinare la carriera di Attilio Piccioni, un notabile democristiano». Perché la rizzataglia? «È una rete da pesca a ombrello con dei piombini – spiega lo scrittore – che si apre in aria. I piombini la tirano giù e i pesci grandi e piccoli non svelti rimangono impigliati. Uno dei personaggi del mio romanzo è un eccellente pescatore».   

 

 

Romanzi e racconti (vol. II) di Alberto Arbasino, secondo volume dei Meridiani di MONDADORI, a cura di Raffaele Manica,  è una sorta di omaggio allo scrittore che compie ottant’anni. Comprende i testi usciti da metà degli anni sessanta in poi: Narcisata, Super-Eliogabalo, La bella di Lodi, Il principe costante, Specchio delle mie brame, Amate sponde e, in appendice, il testo poetico Matinée.

Se potesse salvare una sola delle sue opere, Arbasino, intervistato per Repubblica da Nello Ajello, ha risposto che sceglierebbe Fratelli d’Italia. La prima edizione (Feltrinelli), che risale al 1963, è quella riprodotta nei Meridiani. Ma essendo un affresco della società italiana eseguito seguendo il viaggio attraverso la penisola di alcuni giovani intellettuali, è un’opera “aperta” tanto che l’autore l’ha riscritta più e più volte (1967, 1976, 1993). «Nell’ultima versione pubblicata da Adelphi – ha detto Arbasino – ci sono tante conversazioni fra giovani. Allora, Anni Sessanta, non esistevano né la televisione, né Internet e quindi si passavano le serate chiacchierando fra amici». La casalinga di Voghera è una metafora inventata da Arbasino, divenuta famosa: «Tanti anni fa la casalinga di Voghera – ha osservato lo scrittore – concentrava in sé tutto ciò che di arretrato e di piccolo-borghese c’era in Italia Da qualche tempo si è aggiornata. Vive di provocazioni e di trasgressioni. È impietosa. Irriverente. Dissacrante. Ma rimane più piccolo-borghese che mai, rappresentando la mutazione del gregge cui appartiene».  

Alberto Arbasino (Voghera, 1930) esordisce nel 1955 su Paragone col racconto Distesa estate. Romanziere sofisticato e sperimentale, ha fatto parte del Gruppo 63 ed è uno degli scrittori contemporanei più fertili e celebri anche all’estero. È stato e continua a essere uno degli intellettuali più attivi del secondo Novecento: i suoi interessi spaziano dalla letteratura al teatro, alla musica, all’arte, al cinema.

 

 

Strano l’amore di Andrea Manni, pubblicato da E/O, racconta le peripezie di un dongiovanni che non si prende sul serio in una Roma contemporanea, godereccia e incasinata. Il suo nome è Nino, quarantuno anni, allegro e spensierato. Ha una piccola libreria, dove lavora. E’ simpatico, buffo e intelligente, ma è ostaggio della propria irrequietezza.  Non vuole storie d’amore importanti, nell’Amore proprio non crede. Finché un giorno irrompe nella sua vita Clelia e inizia una bellissima,  allegra e appassionata storia d’amore. Ma c’è un problema: Clelia, oltre ad essere una donna straordinaria, è uguale a Nino. Sono due single convinti che non hanno intenzione di avere rapporti seri.  

Andrea Manni è nato nel 1958 a Roma, dove vive e lavora. Come regista ha diretto cinque film: Da cosa nasce cosa…, di cui è anche cosceneggiatore, Il fuggiasco, tratto dall’omonimo romanzo di Massimo Carlotto, con cui ha scritto la sceneggiatura; Troppi equivoci per Raidue, Voce del verbo amore, di cui è anche co-sceneggiatore, e Bestie, sempre per  Raidue. Questo è il suo primo romanzo.

 

 

I ragazzi di Charleston di Pat Conroy, in libreria per i tipi di BOMPIANI, è una autobiografia in forma di fiction. Non è una novità per lo scrittore americano visto che in tutte le sue opere precedenti sono preponderanti i rimandi e i riscontri tra la sua storia personale e le vicende e i personaggi raccontati. «Le mie fonti di ispirazione – ha dichiarato Conroy – sono suicidi familiari, separazioni, amori attesi per anni». Basta tornare indietro nel tempo. Nato nel 1945 ad Atlanta, in una famiglia numerosa, dominata da un padre violento, Donald Conroy, colonnello dei marines, che tiranneggia la moglie e i figli,  sette tra fratelli e sorelle, Pat esordisce nel 1970 con The Boo e già nel secondo romanzo The Water is Wide, uscito due anni dopo, attinge alla propria esperienza raccontando il lavoro fatto come insegnante per recuperare i ragazzi poveri ed emarginati di una scuola di campagna. Il romanzo ebbe successo e fu trasposto in film, titolo Conrack, protagonista John Voight. Anche il padre non sfugge al destino di diventare un personaggio dei romanzi del figlio. Nel ’76 Pat Conroy racconta la storia del colonnello Donald nel libro The Great Santini. Anche questo ha una versione cinematografica con Robert Duvall nei panni del protagonista, ma scatena un putiferio. «Avevo violato la regola del silenzio – ha ricordato tra l’altro lo scrittore in una intervista a Ranieri Polese del Corriere della sera – qualunque cosa accadeva in casa non doveva essere rivelata. I miei nonni non mi rivolsero più la parola. Mia madre chiese il divorzio e produsse il libro in tribunale come prova a carico contro il marito. Però il libro ebbe anche un buon risultato. Mio padre prese coscienza del ruolo devastante che aveva avuto nella nostra famiglia e cominciò a cambiare. Mi disse: sono io la fonte della tua ispirazione, il tuo successo lo devi a me. Veniva anche nelle librerie dove presentavo il romanzo. E firmava i libri con me. Scriveva: “Donald Conroy, The Great Santini. Spero vi piaccia quest’opera di fiction di mio figlio” e sottolineava la parola fiction tre volte». Altri guai quando esce il suo romanzo di maggior successo Il principe delle maree (cinque milioni di copie vendute nel mondo e riduzione cinematografica di e con Barbra Streisand) una sorella del protagonista (Nick Nolte) tenta di suicidarsi e Pat viene chiamato dalla psicanalista della donna perché l’aiuti a capire i motivi del suicidio.

Nei Ragazzi di Charleston il protagonista si chiama Leo King e ha un fratello, Steve, che si è ucciso. Anche Pat ha avuto un fratello, Tom, morto suicida nel 1994. Il romanzo racconta la storia di un gruppo di compagni di classe all’ultimo anno delle superiori. Leo King, l’io narrante, è sconvolto per il suicidio del fratello e quando viene fermato dalla polizia perché trovato in possesso di un pacco di cocaina, lui non dichiara che uno sconosciuto glielo ha messo nel giubbotto e finisce in carcere. Mentre scade la libertà vigilata, nel 1969, conosce alcuni amici veri, bianchi e neri e di diverso ceto. Vent’anni dopo gli amici si incontrano a Charleston, dove Leo è il columnist del giornale locale, Ike, figlio dell’allenatore nero della squadra di football, è il capo della polizia e Sheba è diventata una star di Hollywood. Ricordi, scontri, pianti, gesti affettuosi, ma di fronte ad alcune morti per Aids sul gruppo cala un Grande Freddo.  

 



 





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