LETTURE
ANGELO SCANDURRA
      

Quadreria dei poeti passanti

 

Bompiani, Milano 2010, pp. 80, € 7,50

    

      


di Stefano Lanuzza

              

 

Quasi un iniziatico Libro d’ore o “santuario di simboli”, di luminescenti miniature, tumultuosi preziosismi, invenzioni traslate in descrizioni, questo Quadreria dei poeti passanti di Angelo Scandurra. Anche un’ascetica eppure avventurosa o temeraria escogitazione di progetti cosmologici e manierati ermetismi, un’arazzeria o galleria di squisiti dagherrotipi letterari, un calepino di prose repleto di metafore: con sottili  riflessioni e schegge filosofiche metamorfosanti in pensieri di poesia o scolpite in asserzioni aforistiche… “Vi si sentono gli eccitamenti della letteratura eterna” denota il filosofo Manlio Sgalambro nella bandella di copertina del volumetto di Scandurra che, in meno di ottanta pagine, febbrilmente s’ingegna di porre mano a cielo e terra.

  

Fedele a un Canone antico e inobliabile, i veri poeti non fanno domande ma danno risposte – sembra dirci l’autore. Risposte ‘segrete’ quanto esatte o definitive. Il poeta non interroga, ma afferma e attesta; non tollera di essere contraddetto e ancora asserisce o lapidariamente conferma... Qui – aggiunge Sgalambro – “ogni parola tende all’insostituibile”.

 

Si tratta, poi, di sapere “incontrare il vuoto” per colmarlo di senso e poterlo nominare, di decifrarne i prodigiosi labirinti, certi artifici o estatici incantamenti, talune sacrali sconcezze, cerimonie segnaletiche, astratte mappe: di seguire un ductus scrittorio capace d’andare oltre ogni dubbia “pensabilità”; e, infine, di giungere al vero aderendo a eventi inattesi, epifanie misteriose, accensioni smaniose, flussi e sussulti visionari… “Il filo d’Arianna diventa così […] gomitolo di visioni, di trasalimenti”. 

  

Nella sua scrittura di parole edonistiche, pure forme scintillanti e tutte autoreferenziali, l’autore referta serie di estrose immagini e s’avventura in insidiosi cunicoli onirici; percorre  itinerari e paesaggi umbratili, arcaici e affascinanti, ora sostando in ascolto del “ronzio delle api quando l’afa è velo tremolante” o del “canto delle pietre” infuocate dal sole d’una magica Sicilia d’oriente…

  

In un pulviscolare “turbine di veli”, nell’“inquieto chiarore” e tra “gli aromi delle ombre”, lo accompagnano vaghe presenze, implacate legioni di fantasmi meridiani, divinità paniche sopravviventi “ai bordi del tempo”; mentre “il firmamento risuona di sirene con ali di farfalle e basta uno spiffero per raggelarle o sfarinarle”.




Scarica in formato pdf  
      

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006