FILOSOFIE DEL PRESENTE
FILOSOFIA E TEATRO
Gli ultimi giorni di vita di Simone Weil


      
Nell’ambito delle molte manifestazioni capitoline dedicate alla pensatrice francese, viene presentato il 10 marzo al Teatro Palladium di Roma il testo di Maria Sandias “Al modo di un melo in fiore”. Si tratta di un atto unico in forma di lettura scenica, in cui la scrittrice siciliana ripercorre i momenti finali in un sanatorio inglese della filosofa, cercando di restituire la forza del suo linguaggio così ricco di idee e di vibrante poesia.
      



      


di Tiziana Colusso

 

 

Abbiamo avuto già modo di presentare su questa rivista il lungo e articolato programma dell’Omaggio a Simone Weil, promosso dalle Biblioteche di Roma in collaborazione con una serie di Istituzioni: Comune, Provincia, Università Romatre, Ambasciata di Francia, Centro Culturale Aracoeli e molte altre (vedi il mio articolo precedente).

Qui vogliamo parlare in particolare di uno degli eventi, che si terrà il 10 marzo al Teatro Palladium (ore 18.00): si tratta della presentazione, in lettura scenica, dell’atto unico Al modo di un melo in fiore, che Maria Sandias ha dedicato a Simone Weil e che sarà preceduto da un dibattito sulla filosofa francese, nel quale interverranno Francesca Brezzi, docente di filosofia morale all’Università Romatre e presidente dell’Osservatorio Interuniversitario per gli Studi di genere; Ida Dominijanni, editorialista de “Il Manifesto”, Emanuela Piovano, regista di un film recentissimo dedicato a Simone Weil “Le stelle inquiete”; e la stessa Maria Sandias, autrice dell’atto unico.

La Sandias non è nuova a questa ricerca tra filosofia e teatro: non solo è laureata in filosofia, ma forse il fatto di essere originaria di Alcamo, una cittadina del trapanese non lontana dal Teatro Greco di Segesta può aver contribuito ad una concezione del teatro come filosofia in atto, filosofia colta nel suo attualizzarsi in parola e dialogo. Nel 2006 Maria Sandias ha già presentato una lettura scenica nell’aula magna dell’Università Romatre, ad un pubblico di studenti e docenti di filosofia.

Del resto anche la stessa Simone Weil ha utilizzato la drammaturgia filosofica nel  testo teatrale Venezia salva, tragedia ambientata nel ’600 e dedicata al tema del destino che impedisce il libero arbitrio degli umani.

 

Il testo di Maria Sandias deve il titolo a una frase della Weil citata nel finale: “Testimoniare al modo di un melo in fiore, al modo delle stelle” (da il primo volume de I Quaderni). La scena si svolge in una stanza del sanatorio inglese nel quale Simone ha passato gli ultimi mesi della sua vita, e dove si è spenta – probabilmente per consunzione, conseguenza di una vita fin troppo intensa e bruciante – nell’agosto del 1943, all’età di 34 anni. I personaggi in scena sono Simone stessa, Selma (la madre) e André, fratello di Simone nonché uno dei maggiori matematici del XX secolo, noto per essere stato uno degli iniziatori del gruppo Bourbaki,e appassionato come Weil del pensiero e delle lingue (compreso il sanscrito, studiato da entrambi). Ai tre personaggi in scena si aggiunge poi una voce fuori campo, che fa fluire citazioni dei testi weiliani.

I temi trattati dal dialogo tra i tre personaggi, o dal loro monologare con se stessi, sono moltissimi e vari, come varia e composita è stata la vicenda umana e di pensiero di Simone: il senso dello stare al mondo, il lavoro, il corpo con le sue ripulse per les nourritures terrestres, i bisogni e nutrimenti spirituali, la guerra,  momenti della vita familiare e dell’infanzia.




Maria Sandias


Abbiamo chiesto a Maria Sandias di raccontarci il senso del suo incontro con il pensiero di Simone Weil, e la genesi di Al modo di un melo in fiore:

Con Simone Weil ebbi un incontro folgorante in libreria, così come è capitato altre volte con personalità eccezionali che sono entrate a fare parte della mia vita. Mi colpì per prima cosa la copertina azzurra della biografia della Weil scritta da Gabriella Fiori. Comprai il libro e lo lessi, lentamente, con attenzione, prendendo appunti. Un libro prezioso perché è una biografia accurata, ricca di inserti tratti dai diversi lavori della Weil. Fu un incontro bellissimo. Passai poi ad altre letture. Il libro sulla Weil (ed. Garzanti – gli elefanti) rimaneva sul mio tavolo. Ricordo che ne comprai altre copie – due, tre – e le regalai ad amici. Per la gioia e la speranza di condividere.

Qualche tempo dopo una mia collega mi propose di scrivere un lavoro sulla Weil – quasi un radiodramma – per la Radio Vaticana, nell’ambito di un programma dal titolo “Rivoluzionarie dell’amore “ Fu l’occasione per una conoscenza più profonda. Il radiodramma avrebbe avuto la durata soltanto di 30 minuti ma io lessi tante pagine di Simone Weil e su Simone Weil. E mentre studiavo la struttura del breve lavoro, mi dicevo che avrei dovuto scrivere un testo che avesse un respiro più ampio, un testo più completo che desse risalto alla figura della Weil. Vivevo allora un periodo molto difficile per problemi familiari e condividere le mie giornate con la Weil, con le sue parole, mi era di grandissimo aiuto. Così fu anche il desiderio di fare conoscere ad altri questa personalità così ricca, così luminosa a indurmi a iniziare il lavoro teatrale. Scegliere un percorso, dare una struttura, trovare le parole è stato un lavoro lungo e complesso. Tanti i problemi da affrontare. Volere mettere in scena un pensiero filosofico è forse un osare eccessivo. Da un lato temevo di banalizzare e di rimpicciolire la filosofa e la mistica, riducendola a proporzioni “ quotidiane”, dall’altro era necessario trovare linguaggio e modalità “teatrali”. Inoltre non volevo rinunciare alle parole di Simone Weil, alla sua lingua così ricca di poesia, così nitida e vibrante; mi sembrava importante che tutti potessero sentirle le sue parole e accoglierle. Trovai infine una soluzione che mi sembrò adeguata per le mie possibilità ed efficace per coinvolgere ed emozionare.

È Simone, negli ultimi giorni della sua vita, nel sanatorio in Inghilterra,  a ricordare e ripercorrere le giornate intense della sua vita, con il sostegno e la complicità della madre e del fratello, due persone costantemente partecipi della sua esistenza. Lo scopo del mio lavoro è soprattutto quello di mettere in luce la figura di Simone Weil – il suo pensiero, il suo grande amore per la vita e per l’uomo – e di dare cornice e spazio alle sue parole perché raggiungano ed emozionino gli spettatori”.




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