A nuda voce
(Per i morti del Petrolchimico di Brindisi)
Di rabbia in rabbia
come raccontare la realtà
come accettare la realtà
come superare la realtà
andare avanti andare dentro
per capire per sapere
infausto compito ci tocca
Di rabbia in rabbia
non si abbandona il lavoro
bisogna portare avanti la famiglia
Di rabbia in rabbia
cincischiamo la nebbia
il labirinto ci morde
noi dobbiamo farci mordere
Di rabbia in rabbia
vesciche su vesciche la produzione
di vinile è continuata la gente
dovrebbe morire cantando
dovrebbe gioire benedetta dagli
dei della produzione
Rabbia su rabbia
e intanto si mangia si beve
finché si può
si dorme ci si accoppia
come per rimandare la morte
Rabbia su rabbia
cerca di sollevarti se ci riesci
prova a parlare se ci riesci
prova a farti ascoltare se ci riesci
Rabbia su rabbia
e intanto non ho saliva per lo sputo
e una sete che non riesco a saziare
ho un buco nella gola
dove si versa solo sale
Rabbia su rabbia
quanti cancri senza oroscopo
senza giochi astrali
che le stelle hanno altro
a cui pensare
Rabbia su rabbia
con queste dita che non riescono
a stringere neppure l’aria
che non riesco a spegnere neppure
una candela
Rabbia su rabbia
per questo mondo di plastica
in cui la carne operaia
non interessa a nessuno
Rabbia su rabbia
per le morti assurde
per i veleni che ti entrano dentro
senza chiedere permesso
Rabbia su rabbia
che lacrime non bastano più
che le ferite nessuno le sa
nessuno le può curare
Rabbia su rabbia
i viaggi della speranza non hanno speranza
non esiste niente in cielo
niente in terra che ci possa salvare
Rabbia su rabbia
con nessuna luce
neppure un misero chiarore
per poterci vedere in volto
solo buio e pochi rumori di passi strascicati
Rabbia su rabbia
per il bianco assoluto che
bruciava i polmoni i pensieri le gole
un silenzio gelato
era pronto ad accogliere
i vivi e i morti
Rabbia su rabbia
la politica era della politica
il sindacato del sindacato
i soldi dei ricchi
la chimica e la morte
solo degli operai
Rabbia su rabbia
quand’è che c’è stato un mondo migliore
che io non l’ho visto
che io non l’ho saputo
Rabbia su rabbia
verso la coscienza
una strada piena di mani amputate
verso la coscienza
con la puzza addosso
verso la coscienza
sputando rosso pisciando sangue
Rabbia su rabbia
per ogni cosa che ci cade sopra
per ogni cosa che ci brucia dentro
per ogni cosa creduta vera
Rabbia su rabbia
per questi martiri inutili
per queste morti maledette
Rabbia su rabbia
per un possibile più impossibile
dell’impossibile
si chiede e non si ottiene
si chiede e non si ottiene
forse bisogna prendere e basta
forse bisogna riprendersi il mondo
O6.01.2009
* L’anno
scorso, in occasione della presentazione del mio libro Anime bianche, ho conosciuto il giovanissimo Giuseppe Cristaldi, autore giovanissimo del
“docudramma” Un rumore di gabbiani,
edito da Besa. Abbiamo cominciato a parlare, e lui mi ha spiegato le ragioni e
i contenuti della sua opera di denuncia per i morti del Petrolchimico di
Brindisi. Quella stessa sera mi ha convinto ad accompagnarlo in una serie di
presentazioni con le mie performance sul tema tragico del cancerogeno in
fabbrica.
L’opera
H56256 nasce da questa serie di circostanze,
e dopo aver letto il libriccino di Cristaldi e aver visto il documentario che
lo accompagna.
Non
mi sono fermato più; ho continuato a scrivere per mesi.
Il
risultato sono quattrocento pezzi sulla condizione operaia, sul mondo del
lavoro, sulla lavorazione del P.V.C. che si svolgeva a Brindisi.
Il
titolo non credo provvisorio del libro sarà Sonata
per cancro e uomo solo.