CHECKPOINT POETRY
ELIO CORIANO
 

 

 

A nuda voce

(Per i morti del Petrolchimico di Brindisi)

 

 

Di rabbia in rabbia

        come raccontare la realtà

        come accettare la realtà

        come superare la realtà

        andare avanti andare dentro

        per capire per sapere

        infausto compito ci tocca

Di rabbia in rabbia

        non si abbandona il lavoro

        bisogna portare avanti la famiglia

Di rabbia in rabbia

        cincischiamo la nebbia

        il labirinto ci morde

        noi dobbiamo farci mordere

Di rabbia in rabbia

        vesciche su vesciche la produzione

        di vinile è continuata la gente

        dovrebbe morire cantando

        dovrebbe gioire benedetta dagli

        dei della produzione

Rabbia su rabbia

        e intanto si mangia si beve

        finché si può

        si dorme ci si accoppia

        come per rimandare la morte

Rabbia su rabbia

        cerca di sollevarti se ci riesci

        prova a parlare se ci riesci

        prova a farti ascoltare se ci riesci

Rabbia su rabbia

        e intanto non ho saliva per lo sputo

        e una sete che non riesco a saziare

        ho un buco nella gola

        dove si versa solo sale

Rabbia su rabbia

        quanti cancri senza oroscopo

        senza giochi astrali

        che le stelle hanno altro

        a cui pensare

Rabbia su rabbia

        con queste dita che non riescono

        a stringere neppure l’aria

        che non riesco a spegnere neppure

        una candela

Rabbia su rabbia

        per questo mondo di plastica

        in cui la carne operaia

        non interessa a nessuno

Rabbia su rabbia

        per le morti assurde

        per i veleni che ti entrano dentro

        senza chiedere permesso

Rabbia su rabbia

        che lacrime non bastano più

        che le ferite nessuno le sa

        nessuno le può curare

Rabbia su rabbia

        i viaggi della speranza non hanno speranza

        non esiste niente in cielo

        niente in terra che ci possa salvare

Rabbia su rabbia

        con nessuna luce

        neppure un misero chiarore

        per poterci vedere in volto

        solo buio e pochi rumori di passi strascicati

Rabbia su rabbia

        per il bianco assoluto che

        bruciava i polmoni i pensieri le gole

        un silenzio gelato

        era pronto ad accogliere

        i vivi e i morti

Rabbia su rabbia

        la politica era della politica

        il sindacato del sindacato

        i soldi dei ricchi

        la chimica e la morte

        solo degli operai

Rabbia su rabbia

        quand’è che c’è stato un mondo migliore

        che io non l’ho visto

        che io non l’ho saputo

Rabbia su rabbia

        verso la coscienza

        una strada piena di mani amputate

        verso la coscienza

        con la puzza addosso

        verso la coscienza

        sputando rosso pisciando sangue

Rabbia su rabbia

        per ogni cosa che ci cade sopra

        per ogni cosa che ci brucia dentro

        per ogni cosa creduta vera

Rabbia su rabbia

        per questi martiri inutili

        per queste morti maledette

Rabbia su rabbia

        per un possibile più impossibile

        dell’impossibile

        si chiede e non si ottiene

        si chiede e non si ottiene

        forse bisogna prendere e basta

        forse bisogna riprendersi il mondo

 

O6.01.2009

 

 

 

 

*  L’anno scorso, in occasione della presentazione del mio libro Anime bianche, ho conosciuto il giovanissimo  Giuseppe Cristaldi, autore giovanissimo del “docudramma” Un rumore di gabbiani, edito da Besa. Abbiamo cominciato a parlare, e lui mi ha spiegato le ragioni e i contenuti della sua opera di denuncia per i morti del Petrolchimico di Brindisi. Quella stessa sera mi ha convinto ad accompagnarlo in una serie di presentazioni con le mie performance sul tema tragico del cancerogeno in fabbrica.

L’opera H56256 nasce da questa serie di circostanze, e dopo aver letto il libriccino di Cristaldi e aver visto il documentario che lo accompagna.

Non mi sono fermato più; ho continuato a scrivere per mesi.

Il risultato sono quattrocento pezzi sulla condizione operaia, sul mondo del lavoro, sulla lavorazione del P.V.C. che si svolgeva a Brindisi.

Il titolo non credo provvisorio del libro sarà Sonata per cancro e uomo solo.




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