AUDIO POETRY
GUALBERTO ALVINO
 


 

Corto  >  ( ascolta il file mp3 )

 

 

  La voce di questo audiofile – “Silvia” di Microsoft – è una voce robotica, virtuale, ricavata da un programma liberamente scaricabile dalla rete.

Oggi si ha la possibilità di selezionare la voce preferita e si può regolare la velocità, il tono ecc. per far leggere dal software qualsiasi testo ad alta voce; serve abitualmente per i ciechi o per ascoltare gli e-books.

Qui il suo uso è di tipo performativo e vuole suggerire un possibile campo di sperimentazione anche su testi letterari complessi.

 

***

 

 

Corto

 

trasfigurare Federico il dolore dovresti saperlo

non è rimuoverlo è quintessenziarlo

(rammenta quella notte l’unissono dei portuali la tresca forastica

dei loggiati da sezzo la sedizione Alfred dei merli sopra i fili

delle vie maestre la perduta cagnara spessa e viva

dei ragazzi imbottigliati nel niente ritentì il tuo nome

brillò la tua zucca monda quale acciaro

un singhiozzo ingorbiato nel gargherozzo

del resto potrei anche sopportarlo potrei benissimo senz’altro

benché sì s’insusi non fosse che m’unge et punge dicesti

fresco di Rerum Vulgarium

Cino

Cecco

lo trascinavi nell’umidore nel brago sognando

un colpo di pistola dentro il buchetto del naso sparato

col silenziatore dal primo passante le cervella a pioggia

sull’asfalto arso un bebè platino immusonito più invisibile d’una

rima per l’occhio appannava il vetro del suv un filo

spinato per corona righi di sangue sul mento tanto che mettiamo

facciamone un corto alla Roman sotto veste toscana sarebbe stato

l’affronto di gran lunga meno molesto)

né doma l’insidia dell’ora seda il tedio di questo

infame bastardo ticchettare sceverare dicibile indicibile

ma devi ammettere perdio che un radicale spostamento

del punto di vista è quanto di più igienico e salutare possa

scoppiare nella testa vuoi nella vita d’ogni giorno ma soprattutto

in letteratura nel pensiero soprattutto il zelo l’eletta qualità con cui

si snodano pian piano le cose si districano sete d’avvenire

non più rota cotidiana perfecta qua talis

la fine è la stessa del putto morso dal racano che tiene in mano

con alcuni grappoli d’uve diverse un solo elettrico acino marcio

al sommo della massa sì bello che pare spirar vita e moto

tutto questo è licenzia conceduta a li poete




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