| |
di Tiziana Colusso
“Così il cadavere degli anni Ottanta avrebbe
sommerso le case di un intero continente mentre gli anni Ottanta erano al loro apice,
il che non doveva sembrare strano visto che si trattava di un decennio
assassinato a pochi istanti dalla nascita”: in questo passaggio, glissato a
metà della narrazione, è racchiuso lo spirito e l’umore che attraversano tutto
il libro: Lagioia segue con consapevole morbosità, a
metà tra medico legale ed entomologo, l’effetto degli scintillanti, arricchiti,
cinici anni Ottanta sugli abitanti di Bari, città proiettata da una dimensione
rurale ad una sorta di levigata epopea del benessere. Nelle campagne pugliesi –
dove il protagonista adolescente si reca a volte con il padre commerciante
dalle alterne fortune – alberga ancora una densità di vita selvaggia e perfino
terrorizzante per un ‘bambino di città’: “Il
loro regno era una continua ubriacatura di sorrisi senza denti, casse da morto,
bisbigli incomprensibili, conigli scuoiati in una specie di sgabuzzino
sacrificale”.
Dopo
pochi chilometri di una strada contaminata da lamiere e dall’incontenibile “espansione della proprietà privata”
questo mondo primigenio lascia il posto ad una città emotivamente infetta, dove
la vita ha il tono di un cinismo senza
scampo, che invade non solo i rapporti sociali ma anche i più intimi rapporti
familiari.
Lagioia segue,
attraverso la voce di un ragazzo ipersensibile e consapevole, i percorsi di
alcuni personaggi sballottati in vicende private spinose e anche il generale
involversi di una società locale e nazionale che, da un dopoguerra pieno di
speranza, precipita a rotta di collo verso una vita mercantile e vacua: “il radioso movimento di lancette che separa
la vasca polverosa di un cantiere dalla prima scritta UPIM”. È interessante
riportare alcuni passaggi del libro, che ha tra i suoi meriti maggiori la
capacità di sintetizzare in apoftegmi
rapidi e centrati – di densità poetica a volte – tutta una catena di pensieri o
di osservazioni apparentemente svagate.
Il carattere vacuo e luccicante degli anni Ottanta è
ben rappresentato dall’avvento della televisione commerciale, che come l’autore
ricorda a quel tempo “non si chiamava
ancora televisione commerciale. Era semplicemente La Cosa Nuova” che
imperversava in tutta la penisola, unificandola in un sogno o incubo
plastificato, “nei paesi della provincia
barese, così diversi dai paesi delle province lombarde ma accumunati dal
prodigio di un cavetto bianco infilato in una presa Uhf”
.
Programmi televisivi alla “Drive in”, Jaguar verde
smeraldo da arricchiti, attici appena finiti di arredare, chiese “a forma di
funghi atomici”, febbrile mercato
dell’eroina, quotazioni di Borsa, scalate sociali e divorzi, e soprattutto
soldi, “soldi che bruciavano dalla voglia
di passare di mano in mano”: questi sono gli ingredienti di una Bari appena
uscita dal sonno della provincia e che già si atteggia come “una vecchia Chicago
di un teatro di posa”. In questo teatro provvisorio e pericoloso di aggira un
gruppo di adolescenti, impegnati a crescere e a diventare adulti evitando le
molte scivolose trappole che si nascondono dietro la lucida superficie del
benessere.
* Nicola
Lagioia ha ricevuto il Premio Speciale SIAE/Sindacato
Nazionale Scrittori per la letteratura 2010.
Scarica in formato pdf
|
|