LETTURE
NICOLA LAGIOIA
      

Riportando tutto a casa

 

Einaudi ‘Supercoralli’, Torino 2009, pp. 292,
€ 20,00

    

      


di Tiziana Colusso

 

 

Così il cadavere degli anni Ottanta avrebbe sommerso le case di un intero continente mentre gli anni Ottanta erano al loro apice, il che non doveva sembrare strano visto che si trattava di un decennio assassinato a pochi istanti dalla nascita”: in questo passaggio, glissato a metà della narrazione, è racchiuso lo spirito e l’umore che attraversano tutto il libro: Lagioia segue con consapevole morbosità, a metà tra medico legale ed entomologo, l’effetto degli scintillanti, arricchiti, cinici anni Ottanta sugli abitanti di Bari, città proiettata da una dimensione rurale ad una sorta di levigata epopea del benessere. Nelle campagne pugliesi – dove il protagonista adolescente si reca a volte con il padre commerciante dalle alterne fortune – alberga ancora una densità di vita selvaggia e perfino terrorizzante per un ‘bambino di città’: “Il loro regno era una continua ubriacatura di sorrisi senza denti, casse da morto, bisbigli incomprensibili, conigli scuoiati in una specie di sgabuzzino sacrificale”.

Dopo pochi chilometri di una strada contaminata da lamiere e dall’incontenibile “espansione della proprietà privata” questo mondo primigenio lascia il posto ad una città emotivamente infetta, dove la vita  ha il tono di un cinismo senza scampo, che invade non solo i rapporti sociali ma anche i più intimi rapporti familiari.

 

Lagioia segue, attraverso la voce di un ragazzo ipersensibile e consapevole, i percorsi di alcuni personaggi sballottati in vicende private spinose e anche il generale involversi di una società locale e nazionale che, da un dopoguerra pieno di speranza, precipita a rotta di collo verso una vita mercantile e vacua: “il radioso movimento di lancette che separa la vasca polverosa di un cantiere dalla prima scritta UPIM”. È interessante riportare alcuni passaggi del libro, che ha tra i suoi meriti maggiori la capacità di sintetizzare in apoftegmi rapidi e centrati – di densità poetica a volte – tutta una catena di pensieri o di osservazioni apparentemente svagate.

Il carattere vacuo e luccicante degli anni Ottanta è ben rappresentato dall’avvento della televisione commerciale, che come l’autore ricorda a quel tempo “non si chiamava ancora televisione commerciale. Era semplicemente La Cosa Nuova” che imperversava in tutta la penisola, unificandola in un sogno o incubo plastificato, “nei paesi della provincia barese, così diversi dai paesi delle province lombarde ma accumunati dal prodigio di un cavetto bianco infilato in una presa Uhf” .

 

Programmi televisivi alla “Drive in”, Jaguar verde smeraldo da arricchiti, attici appena finiti di arredare, chiese “a forma di funghi atomici”,  febbrile mercato dell’eroina, quotazioni di Borsa, scalate sociali e divorzi, e soprattutto soldi, “soldi che bruciavano dalla voglia di passare di mano in mano”: questi sono gli ingredienti di una Bari appena uscita dal sonno della provincia e che già si atteggia come “una vecchia Chicago di un teatro di posa”. In questo teatro provvisorio e pericoloso di aggira un gruppo di adolescenti, impegnati a crescere e a diventare adulti evitando le molte scivolose trappole che si nascondono dietro la lucida superficie del benessere.

 

 

 

*  Nicola Lagioia ha ricevuto il Premio Speciale SIAE/Sindacato Nazionale Scrittori per la letteratura 2010.

 

 




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