di Piero
Ambrogio Pozzi
> Questo articolo trova un riferimento nel
precedente Hemingway segreto, nella rubrica Traducendo mondi dell’ottobre
2009 (http://www.retididedalus.it/sommario%20sito.htm).
Ernest Hemingway non aveva
un buon rapporto coi critici; ne aveva uno peggiore con gli accademici.
Combatteva spesso con i professori, soprattutto per convincerli a non scrivere
sue biografie mentre era ancora in vita. Una battaglia persa in partenza,
perché non c’era università in cui non si avviassero studi su un soggetto tanto
celebrato. Furono costruite carriere, sugli studi hemingwayani.
L’assedio degli studiosi
cominciò a farsi fastidioso, e poi insopportabile, nel secondo dopoguerra,
quando Hemingway tornò a pubblicare dopo un decennio di silenzio: prima Across
the River and Into the Trees, e poi The Old Man and the Sea, i libri
dei quali mi occuperò in questo articolo.
Quasi nessuna delle
critiche ad Across the River and Into the Trees gli fu favorevole. Poche di quelle a The Old Man and the Sea
gli furono gradite. Apprezzò, e ne fu fiero, soltanto il blurb chiesto
al rispettato storico dell’arte Bernard Berenson per la quarta di copertina di The
Old Man: An idyll of the sea as sea, as un-Byronic and un-Melvillian as
Homer himself, and communicated in a prose as calm and compelling as Homer’s
verse. No real artist symbolizes or allegorizes – and Hemingway is a real
artist – but every real work of art exhales symbols and allegories. So does
this short but not small masterpiece.
Hemingway si definiva uno scrittore che cercava di
scrivere bene storie vissute, o meglio rese verosimili dalle sue esperienze di
vita, che non erano precisamente le stesse dell’uomo medio. Davvero aveva
esperienza di guerra, di tauromachia, di caccia grossa, di amore in tutte le
sue declinazioni. Non aveva bisogno di assegnare simbolismi o sottintesi
psicologici alle sue costruzioni letterarie. Tuttavia era perseguitato da una
saggistica saccente e disinformata, frutto dell’invenzione di letterati che non
potevano avere accesso al suo stile di vita né cercavano di impostare i loro
studi sulla diretta conoscenza del soggetto: invariabilmente importunavano
Hemingway a progetto già definito, cercando conferme che Ernest non poteva
dare, e facendolo imbufalire per la perdita del suo prezioso tempo. Hemingway
voleva solo scrivere, e scrivere bene.
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Un'immagine di Ernest Hemingway nei suoi ultimi anni
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Dopo aver combattuto in
patria senza successo le biografie non autorizzate, figuriamoci se poteva
combattere le cattive traduzioni all’estero. E in Italia queste apparvero, in un
periodo in cui Ernest si costringeva a star lontano dal nostro paese,
soprattutto da Venezia (Il vecchio e il mare uscì nel 1952), e dopo che
aveva scelto con la morte di starne lontano per sempre (Di là dal fiume e
tra gli alberi uscì nel 1965). Il mito di Hemingway si dissolse
acriticamente nel mito di Fernanda Pivano, poi consacrato nel doppio Meridiano
dei romanzi di Ernest assieme alle altre traduzioni, che non sono, ripeto,
oggetto di questo articolo. Senza interventi di revisione, autentiche sciocchezze
scivolarono – ancora senza rimedio – sotto gli occhi dei lettori, molti dei
quali si saranno chiesti dov’era la grandezza di Hemingway. Più di un critico
nostrano scrisse degli ultimi libri di Hemingway come di libri minori.
Ah, se qualche revisore avesse scrostato via la sciatteria, se qualche
redattore avesse indagato solo un poco sulla incomprensibilità di certe frasi,
qualche generazione di lettori avrebbe potuto meglio capire, soprattutto
sentire. Avrebbe sentito che in Across the River si parlava di amarezza
del mestiere di soldato, di onore, amore e morte, che il passaggio in
Veneto da Latisana non era preso dal Baedeker né dalla Guida Michelin, ma dal
cuore. Avrebbe sentito che The Old Man era scritto in una prosa per la
quale Hemingway aveva lavorato tutta la vita, una prosa che si leggesse
facilmente, in semplicità, che sembrasse concisa pur avendo tutte le dimensioni
del mondo visibile e del mondo che sta nello spirito d’un uomo.
Non solo. I nostri
studiosi, stimolati da traduzioni decenti, avrebbero scoperto molte cose
interessanti. Per esempio la stretta derivazione di Across the River dal
Notturno di Gabriele D’Annunzio, al limite del plagio. La lettura
parallela di Across the River e del Notturno è emozionante, e dà
un’idea di quanto l’Italia e l’anima italiana fossero ammirate da Hemingway,
una constatazione non da poco in questo periodo in cui ci si trastulla a
sentirsi derisi dal mondo. Cito solo uno scampolo di parallelismo: D’Annunzio
infermo lascia fluire i suoi ricordi di guerra, vita e morte steso sul letto
della Casa Rossa, il colonnello Cantwell prossimo a morire lascia scorrere
pensieri simili steso su un letto del vicino Hotel Gritti, nel sestiere di San
Marco, a Venezia. La narrazione del Vate è raccolta dalla figlia Renata, quella
del colonnello da… Renata, la sua Daughter. E spesso parlano degli
stessi campi di battaglia, sul Carso, sul Pasubio, nel Basso Piave; o di
sorella Morte, che per Cantwell è Thanatos, il fratello del Sonno.
Tre esempi di cattiva
traduzione, tra gli innumerevoli da Across the River.
Il
protagonista, colonnello Cantwell, parla di D’Annunzio:
…writer, poet, national hero, phraser of the dialectic of Fascism,
macabre egotist, aviator, commander, or rider, in the first of the fast torpedo
attack boats, Lieutenant Colonel of Infantry without knowing how to command a
company, nor a platoon properly, the great, lovely writer of Notturno whom we
respect, and jerk.
Questa
la traduzione corrente:
…scrittore, poeta, eroe nazionale, cantore della
dialettica del fascismo, egoista macabro, aviatore, comandante o autista nella
prima Mas, tenente colonnello di fanteria che non sapeva da che parte si
comincia a comandare una compagnia e neanche un plotone, il grande,
meraviglioso autore del Notturno che tutti rispettiamo
e sfottiamo.
Ci
sono alcune cose da rettificare, soprattutto che D’Annunzio non era un autista,
ma l’eroe della Beffa di Buccari:
…scrittore, poeta, eroe nazionale, formulatore
della dialettica fascista, macabro egotista, aviatore, comandante – o membro
d’equipaggio – sulla prima delle motosiluranti d’attacco, tenente colonnello di
fanteria senza sapere come comandare decentemente una compagnia e nemmeno un
plotone, il grande, delizioso autore del Notturno rispettato da tutti, e imbecille.
Cantwell racconta la tragedia
della battaglia nella foresta di Hurtgen, nella seconda guerra mondiale:
Tree burst wounds hit men where they would never be wounded in open
country.
Questa la traduzione corrente:
Tre ferite laceranti colpirono gli uomini
dove non sarebbero mai stati feriti se fossero stati in zona aperta.
Questa una traduzione più attenta, dove si comprende che gli uomini
erano feriti dall’esplosione degli alberi colpiti dalle cannonate:
L’esplosione di alberi feriva gli uomini dove
non sarebbero mai stati feriti in aperta campagna.
Cantwell
ricorda la battaglia di Gettysburg, combattuta durante la guerra di secessione
americana:
They killed several men from the Academy at Gettysburg.
La
traduzione corrente:
Hanno
ucciso parecchi che uscivano dall’Accademia di Gettysburg.
Una
traduzione che tiene conto della Storia:
A
Gettysburg hanno ammazzato parecchi uomini che venivano dall’Accademia.
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La locandina di Il vecchio e il mare (1958) per la regia di John Sturges
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Anche il capolavoro di Hemingway, The Old Man and the Sea, il libro che l’ha portato al Premio
Pulitzer e al Nobel, è stato rovinato. L’originale del lungo racconto è
costruito in assoluta semplicità lessicale, con personaggi umili e
ambientazioni ridotte al minimo. Il ritmo è lento, dialoghi e monologhi sono
brevi e poco articolati, espressi con la calma cadenza di chi ha tempo per
pensare e parlare con le poche parole che conosce, usandole con naturale
precisione. La versione corrente non rispecchia la semplicità dell’originale, e
talvolta usa impropriamente parole rare o ricercate, con una stringatezza in
contrasto con le intenzioni dell’autore e il carattere dei personaggi, tanto
che contro la normalità il testo italiano risulta talora più breve di quello
inglese. E poi continua la seminagione di errori, anche grotteschi.
Tre esempi.
Si descrivono le pareti della baracca di
Santiago, il pescatore:
…there was a picture in colour of the Sacred Heart of Jesus and another
of the Virgen of Cobre.
La
traduzione corrente:
…
vi era una fotografia a colori del Sacro Cuore di Gesù e un’altra della Vergine
di Cobra.
Una
traduzione che tiene conto dell’impossibilità di fotografare il Sacro Cuore di
Gesù ed è informata che la patrona di Cuba, la Vergine del Cobre (rame,
da una miniera presso il Santuario), non ha a che fare con serpenti:
… c’era una stampa a colori
del Sacro Cuore di Gesù e un’altra della Vergine del Cobre.
Una frase tecnica, formulata con parole semplici:
Each line, as thick around as a big pencil, was looped on to a
green-sapped stick so that any pull or touch on the bait would make the stick
dip and each line had two forty-fathom coils which could be made fast to the
other spare coils…
La
traduzione corrente:
Ogni
lenza, spessa come una grossa matita, era fissata a un bastoncino instabile in
modo che ogni volta che l’esca veniva tirata o sfiorata il bastoncino cadeva, e
per ogni lenza c’erano due duglie di quaranta tese che si potevano aggiungere
ad altre duglie di riserva…
Nella traduzione si deve far
capire cos’è un green-sapped stick, e usare parole semplici, ma esatte.
I fathom non sono tese, e i coil non sono duglie:
Ogni sagola, della sezione
d’una grossa matita, era annodata su un ramo verde asciutto in modo che ogni
trazione o tocco sull’esca avrebbe fatto immergere il ramo, e consisteva in due
rotoli da settantacinque metri che potevano essere giuntati agli altri rotoli
di scorta…
Una riflessione di Santiago:
I have eaten the whole bonito. Tomorrow I will eat the dolphin. He
called it dorado.
La
traduzione corrente:
Io
ho mangiato tutto il bonito. Domani mangerò il delfino. Lo
chiamò dorado.
Nella traduzione si deve
tener conto che dolphin(fish) non è un delfino, come è pure spiegato. Si
tratta di un dorado, che nei nostri mari si chiama lampuga. Si può
risolvere così, conservando il bel nome spagnolo:
Io ho mangiato tutto il bonito. Domani mangerò il
dorado. Che gli americani chiamano dolphin.
Ora si sono
materializzate nuove traduzioni. Chissà se da Mondadori qualcuno sarà disposto
a riconoscere che alcune edizioni non possono più essere ristampate, ma devono
essere riconsiderate, rifatte, magari impaginate con materiale nuovo. Potrebbe
anche essere un affare, sicuramente un atto dovuto a Papa Hemingway. Novità su
questi schermi, tra qualche mese?
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