LIBROSFERA
IN LIBRERIA
FEBBRAIO 2010

a cura di Massimo Vecchi
   



Le perfezioni provvisorie di Gianrico Carofiglio, in libreria per i tipi della SELLERIO, è un «romanzo d’investigazione», come lo definisce l’autore, il cui protagonista è l’avvocato Guido Guerrieri, già apprezzato in altri romanzi di successo del magistrato scrittore. Carofiglio, infatti, è un magistrato, fino a ieri Pubblico ministero in molti importanti processi, senatore del Partito democratico e autore di numerosi romanzi gialli, ambientati a Bari, accolti con grande favore dalla critica e dal pubblico, tanto da figurare ai primi posti delle classifiche dei più venduti. La storia di quest’ultimo libro comincia quando all’avvocato Guerrieri viene fatta la proposta, adatta più a un detective che a un avvocato, di cercare elementi utili per trovare una ragazza scomparsa misteriosamente. Lui esita molto ad accettare, ma poi la vicenda lo incuriosisce. La ragazza di nome Manuela è figlia di una famiglia della buona borghesia barese, studentessa universitaria a Roma, di cui si sono perse le tracce in una stazione ferroviaria dopo un week end in campagna con amici. Guerrieri comincia a investigare e incontra vari personaggi, prima fra tutti Caterina, l’amica del cuore di Manuela. Al tempo stesso stringe amicizia con Nadia, una donna affascinante ma con un  passato da escort. È un romanzo d’investigazione, s’è detto, «perché – spiega Carofiglio – ora che non faccio più il Pubblico ministero, le indagini mi mancano». Ma, oltre questo, la storia, raccontata con uno stile fluido, avvincente, soffuso di ironia, è anche una riflessione sulla società di oggi. Lo scrittore afferma che non c’è alcun legame con le cronache di questi anni, tuttavia ammette che «questo romanzo, più dei miei precedenti, è molto influenzato dallo spirito del tempo».

 

 

E nessuno si accorse che mancava una stella di Antonio Debenedetti, a cura di Paolo Di Paolo, cronologia di Michela Monferrini, edito dalla BUR, propone la selezione dei racconti più riusciti dello scrittore. Una antologia che va dal 1981 a oggi, consentendo di ripercorrere un arco narrativo particolarmente convincente, che fa scrivere a Di Paolo nel suo saggio introduttivo come sia in grado di rivelare «che sangue scorra nelle vene e nelle arterie di questa nazione». Nelle storie di Debenedetti si trovano i drammi, le speranze, i crimini e i misteri del nostro tempo, dalla persecuzione degli ebrei alla crisi della borghesia, dal terrorismo alle perversioni sessuali come appare citando alcuni titoli: Aria del 1943, ripreso dalla raccolta Ancora un bacio del 1981, L’inquilino misterioso dai Racconti naturali e straordinari del 1993, La campagna dell’intellettuale dal volume Spavaldi e strambi del 1987 e poi Un’anima in ghiaccio, Call center, Cara signora Wilma, E fu settembre dalla raccolta omonima del 2005. Infine un racconto inedito, intitolato lucilla@non ci provare.it, i cui protagonisti, una blogger e un bamboccione mescolano il reale con il virtuale.

Antonio Debenedetti, nato a Torino nel 1937, figlio del grande critico letterario Giacomo, al quale ha dedicato un libro intitolato Giacomino, come veniva abitualmente chiamato, nel 1994, cresciuto tra gli scrittori e gli artisti più importanti del Novecento, allievo di Giorgio Caproni, Ungaretti e Sapegno, vive e lavora a Roma: Nello Ajello l’ha definito «scrittore uno e trino, ebreo, piemontese e romano». Narratore eccellente nella forma breve, ha scritto anche romanzi di successo come Se la vita non è vita, Premio Viareggio 1991.

 

 

Kapò (orig. Kapo) di Aleksandar Tišma, traduzione di Alice Parmeggiani, uscito da ZANDONAI, descrive la caparbia vitalità e la forza animalesca che consentono a Vilko Lamian, ebreo battezzato e assimilato, di sopravvivere a Jasenovac e Auschwitz cambiando identità e trasformandosi nel kapò Furfa. Finita la guerra, non riesce a liberarsi dal ricordo dei suoi misfatti e dal terrore della vendetta postuma della storia. Ossessionato soprattutto dalla figura di una delle sue vittime, Helena Lifka, si mette sulle sue tracce, convinto che solo lei possa giudicarlo e magari assolverlo.            

Aleksandar Tišma (1924-2003) è stato tra i più autorevoli e apprezzati scrittori della ex Jugoslavia per la marcata sensibilità mitteleuropea. Di madre ebrea ungherese e di padre serbo, Tišma, scampato allo sterminio degli ebrei di Novi Sad, ha ambientato nella complessa e drammatica realtà del dopoguerra alcuni tra i suoi romanzi e racconti. Ne sono testimonianza, oltre a Kapò, anche L’uso dell’uomo (Jaca Book, 1988) e Il libro di Blam (Feltrinelli, 2000). Tišma è noto inoltre al pubblico italiano per la raccolti di racconti Scuola di empietà (e/o, 1988) e per il romanzo Pratiche d’amore (Garzanti, 1993), storia di un gruppo di prostitute di Novi Sad.

 

 

Cumulo d'immagini infrante di Bernardo Maiolo, edito da MAURO PAGLIAI, è una confessione-interlocuzione dell’io narrante di fronte ai cadaveri dei propri genitori: eutanasia da parte del padre sulla madre gravemente malata e suicidio di questo con una dose letale di ipnotico miscelato ad alcol. Una ricognizione feroce e senza via d’uscita sul dolore e nel dolore. Figlio legittimo nato per caso e secondo fratello di un bambino tedesco, che i  genitori hanno adottato durante la guerra dopo averlo trovato all’uscita di un rifugio dove erano riparati durante il bombardamento su Roma a San Lorenzo e su cui hanno riversato un morboso amore. Rendiconto estremo dalla seconda guerra al 1981 sulla vita, sulla morte e sulle efferatezze di un’ipocrita pace borghese. Al di là delle apparenze sempre al limite della follia, traspare che l’ambiente familiare altro non è che una tana di serpi fatta di abusi e perversioni. Una discesa agli inferi: Ruggero, Emma e Aurelio come una trinità al contrario.

 





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