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Le
perfezioni provvisorie di Gianrico
Carofiglio, in libreria per i tipi della SELLERIO, è un «romanzo d’investigazione», come lo
definisce l’autore, il cui protagonista è l’avvocato Guido Guerrieri, già apprezzato
in altri romanzi di successo del magistrato scrittore. Carofiglio, infatti, è
un magistrato, fino a ieri Pubblico ministero in molti importanti processi,
senatore del Partito democratico e autore di numerosi romanzi gialli,
ambientati a Bari, accolti con grande favore dalla critica e dal pubblico,
tanto da figurare ai primi posti delle classifiche dei più venduti. La storia
di quest’ultimo libro comincia quando all’avvocato Guerrieri viene fatta la
proposta, adatta più a un detective che a un avvocato, di cercare elementi
utili per trovare una ragazza scomparsa misteriosamente. Lui esita molto ad
accettare, ma poi la vicenda lo incuriosisce. La ragazza di nome Manuela è
figlia di una famiglia della buona borghesia barese, studentessa universitaria
a Roma, di cui si sono perse le tracce in una stazione ferroviaria dopo un week
end in campagna con amici. Guerrieri comincia a investigare e incontra vari
personaggi, prima fra tutti Caterina, l’amica del
cuore di Manuela. Al tempo stesso stringe amicizia con Nadia, una donna
affascinante ma con un
passato da escort. È un romanzo d’investigazione, s’è detto, «perché – spiega Carofiglio – ora che non faccio più il Pubblico
ministero, le indagini mi mancano». Ma, oltre questo, la storia, raccontata con
uno stile fluido, avvincente, soffuso di ironia, è anche una riflessione sulla
società di oggi. Lo scrittore afferma che non c’è alcun legame con le cronache
di questi anni, tuttavia ammette che «questo
romanzo, più dei miei precedenti, è molto influenzato dallo spirito del tempo».
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E
nessuno si accorse che mancava una stella di Antonio Debenedetti, a cura di Paolo
Di Paolo, cronologia di Michela
Monferrini, edito dalla BUR, propone la selezione dei racconti più riusciti
dello scrittore. Una antologia che va dal 1981 a oggi, consentendo di
ripercorrere un arco narrativo particolarmente convincente, che fa scrivere a
Di Paolo nel suo saggio introduttivo come sia in grado di rivelare «che sangue scorra nelle vene e nelle arterie
di questa nazione». Nelle storie di Debenedetti si trovano i drammi, le
speranze, i crimini e i misteri del nostro tempo, dalla persecuzione degli
ebrei alla crisi della borghesia, dal terrorismo alle perversioni sessuali come
appare citando alcuni titoli: Aria del
1943, ripreso dalla raccolta Ancora
un bacio del 1981, L’inquilino
misterioso dai Racconti naturali e
straordinari del 1993, La campagna
dell’intellettuale dal volume Spavaldi
e strambi del 1987 e poi Un’anima in
ghiaccio, Call center, Cara signora
Wilma, E fu settembre dalla raccolta omonima del 2005. Infine un racconto
inedito, intitolato lucilla@non ci
provare.it, i cui protagonisti, una blogger e un bamboccione mescolano il
reale con il virtuale.
Antonio
Debenedetti,
nato a Torino nel 1937, figlio del grande critico letterario Giacomo, al quale
ha dedicato un libro intitolato Giacomino,
come veniva abitualmente chiamato, nel 1994, cresciuto tra gli scrittori e gli
artisti più importanti del Novecento, allievo di Giorgio Caproni, Ungaretti e
Sapegno, vive e lavora a Roma: Nello Ajello l’ha
definito «scrittore uno e trino, ebreo,
piemontese e romano». Narratore eccellente nella forma breve, ha scritto
anche romanzi di successo come Se la vita
non è vita, Premio Viareggio 1991.
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Kapò (orig. Kapo)
di Aleksandar Tišma, traduzione di Alice Parmeggiani, uscito da ZANDONAI, descrive la caparbia
vitalità e la forza animalesca che consentono a Vilko Lamian, ebreo battezzato
e assimilato, di sopravvivere a Jasenovac e Auschwitz cambiando identità e
trasformandosi nel kapò Furfa. Finita la guerra, non riesce a liberarsi dal
ricordo dei suoi misfatti e dal terrore della vendetta postuma della storia.
Ossessionato soprattutto dalla figura di una delle sue vittime, Helena Lifka,
si mette sulle sue tracce, convinto che solo lei possa giudicarlo e magari
assolverlo.
Aleksandar Tišma (1924-2003) è stato tra
i più autorevoli e apprezzati scrittori della ex Jugoslavia per la marcata
sensibilità mitteleuropea. Di madre ebrea ungherese e di padre serbo, Tišma,
scampato allo sterminio degli ebrei di Novi Sad, ha ambientato nella complessa
e drammatica realtà del dopoguerra alcuni tra i suoi romanzi e racconti. Ne
sono testimonianza, oltre a Kapò,
anche L’uso dell’uomo (Jaca Book,
1988) e Il libro di Blam
(Feltrinelli, 2000). Tišma è noto inoltre al pubblico italiano per la raccolti di racconti Scuola
di empietà (e/o, 1988) e per il romanzo Pratiche
d’amore (Garzanti, 1993), storia di un gruppo di prostitute di Novi Sad.
► Cumulo
d'immagini infrante di Bernardo
Maiolo, edito da MAURO PAGLIAI, è una confessione-interlocuzione dell’io
narrante di fronte ai cadaveri dei propri genitori: eutanasia da parte del
padre sulla madre gravemente malata e suicidio di questo con una dose letale di
ipnotico miscelato ad alcol. Una ricognizione feroce e senza via d’uscita sul
dolore e nel dolore. Figlio legittimo nato per caso e secondo fratello di un
bambino tedesco, che i
genitori hanno adottato durante la guerra dopo averlo trovato all’uscita
di un rifugio dove erano riparati durante il bombardamento su Roma a San
Lorenzo e su cui hanno riversato un morboso amore. Rendiconto estremo dalla
seconda guerra al 1981 sulla vita, sulla morte e sulle efferatezze di
un’ipocrita pace borghese. Al di là delle apparenze sempre al limite della
follia, traspare che l’ambiente familiare altro non è che una tana di serpi
fatta di abusi e perversioni. Una discesa agli inferi: Ruggero, Emma e Aurelio
come una trinità al contrario.
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