LE VIE DEL RACCONTO
MARIAGRAZIA DE LUCA
 

 

 

Racconto di Natale (trash)

 

- Ragazze, il 7 dicembre sera si fa un’uscita solo donne, only women! – Sorastè ci manda un sms con un mese di largo anticipo. – Ci pensa la vostra Stefy ad organizzare, si va alle ore 20:00…- - Ma così presto, Sorastè?- ribatto io quando più tardi l’ho chiamata sul cellulare – non si potrebbe fare dopo cena?- - Scema che sei, Marylò! – scoppia in una fragorosa risata- non dirmi che non conosci il locale storico ‘alle ore 20:00’?- - Beh, veramente…- tentenno io. – È un posto chic, a San Giovanni, vengono anche due mie amiche da Riccia, Liliana e Silvia... ci tengo, sai com’è, per una volta che vengono a Roma… e poi, dai ci sballiamo!- -Affare fatto, Sorastè! Pensaci tu, ci affidiamo a te!- attacco il telefono rinfrancata.  Poco dopo  la richiamo, mi ero dimenticata di chiedere ulteriori dettagli organizzativi – Scusa ma dove sarebbe il locale alle ore 20.00? e poi a che ora ci vediamo, alle 20.00 o più tardi? Io farei alle 21.00?-  - Fa’ tu, il locale è alla Coin!- - Alla Coin?- chiedo io sbalordita. – In mezzo ai vestiti?- - Eh, ma dove vivi, Marylò! Si vede che non bazzichi la movida notturna della capitale…- Sorastè mi snobba bonariamente. –Ok, ok…- la Coin ce l’ho presente, a piazza San Giovanni… insomma, dai, per non vederla si deve essere orbi…- ci salutiamo, riattacco scettica. – Bah… sarà, ma nella Coin dubito che possa esserci una discoteca, ma ballano pure i manichini?-

Ore 20.00 del 7 dicembre 2009. Il duo Sere R.O.R e Maryloca s’avventurano da Seven Walk col pandino bianco in direzione San Giovanni, alle ore 20.00.  Al piazzale della Stazione Tiburtina salta in panda anche Ornelletta trafelata per la traversata cittadina da New Salary al centro. – Dannata città! Ci sono più automobili che abitanti, c’ho voluto meno tempo per arrivare ad Amsterdam il mese scorso in aereo, che per arrivare qui stasera in bus…- - Lascia fare, Ornellè, da Seven Walk sono solo 7 camini di strada ma ci voglio 7 ore…- - 7 camini di strada? ma che ti sei fumata, Marylò?- - Ma come? Ma dove vivi? Non sai che 7 camini è un’antica unità di misura che corrisponde a 2 km circa, fatti un conto…- - Eh, cavolo! Va bene che la matematica non è il mio forte, ma lo so che 2 per 7 fa…- tentenna, mozzicandosi un labbro. Nel frattempo Sere R.O.R, che era rimasta ad ascoltare divertita, contando con le dita esclama- fa 18, sceme!- - Eh, mica ci vuole la laurea… - la prendo in giro. Ornelletta sbuffa. – Sei la solita donna vigile, quante multe hai fatto oggi?- Da quando Sere R.O.R ha vinto il concorso da vigile urbano, le battute sul suo conto si sprecano. – Ne ho fatte quante bastano… ma sono ancora in tempo per togliere qualche altro punto a qualcuno…- la guarda in cagnesco. – Ragazze, dai!- sdrammatizzo io, che nel frattempo ho imboccato la sopraelevata della tangenziale. – Dove si va?- domanda Ornelletta, affacciandosi verso i sedili anteriori. – Nella Coin!- rispondo io prontamente. – Nella Coin?!- sobbalza lei. – Lascia fare, è un posto chic. – taglio corto io.

Arriviamo alla Coin, verso le 21.00. – Ora dobbiamo andare alle ore 20.00.- esorto le amiche dopo aver trovato un parcheggio rocambolesco tra una smart, un bidone, un suv, un secchione del vetro e un cartello di divieto di sosta, rimozione forzata. – Ma che hai il fuso orario?- commenta Ornelletta. – Sono le 21.00!- - Il locale è alle ore 20.00!- - Ma potevamo partire prima! Verso le 19.00! - - Ma scherzi? Con tutto il traffico che c’è nell’ora di punta…- - Ora di punta? Ogni ora ha una punta in questa fottuta città…- biascica Ornelletta. A sinistra delle ampie vetrine della Coin, c’è un piccolo portoncino con un citofono. Leggiamo. – Alle ore 20.00. – suoniamo. Dallo spioncino un occhio ingrandito ci scruta. Poi s’apre la porta e appare un uomo dalla testa a patata, un sorriso AZ CONTROL, in cravatta rosa e smoking nero. – Prego?- ci domanda con diffidenza. – Ecco…- balbetto io intimorita – noi… ecco, avevamo… come dire… prenotato- - Nome?- domanda lapidario. – San…to…puo…li…- - Santo?- strabuzza gli occhi di fuori- avete sbagliato locale, forse… ecco… la basilica di san Giovanni, sta appena a 500 metri a sinistra…- - No, no…- lo fermo mentre sta richiudendoci la pesante porta sul naso. – Stefania!- - Ah, ok…- controlla la lista. –Stefania… ordunque… sì! Stefania sette!- - No…- balbetto io- deve esserci un errore… Stefania non fa di cognome Sette, ma Santopuoli…- - Senti bella!- sbotta ad un certo punto l’energumeno –Io non ho tempo da perdere, intesi? Sette non è il cognome ma il numero delle persone! Se non vi sta bene, il locale non è alle ore 20.00 ma un altro…- - Infatti l’appuntamento era alle ore ven…- do una gomitata a Ornelletta. – Lascia perdere… - mormoro- questo è di legno, Ornè…- poi con piglio sicuro. – Ok, scusi, sa, non avevo capito… sì, sì…siamo 7!- L’uomo con un sorriso compiaciuto ci indica l’ascensore. Lì ad attenderci c’è una donna minuta con alti tacchi e capelli rosso fuoco. –Prrrego, quarrrto piano!- ci stipano su un ascensore montacarichi che ci catapulta in una sala con luci verdi alla Starwar che brilluccicano sul soffitto all’impazzata. Una donna con tacchi grattacielo (cento piani in più della ascensorista), ci accompagna al nostro divanetto lucido dove accampiamo le montagne delle nostre giacche. Alla nostra destra c’è un tavolo con piatti e bevande. – Il buffet…- mi fiondo in quella direzione – è finito!- constato amareggiata. – E ci credo, siamo arrivati alle ore 21.00, chi è arrivato alle ore 20.00 s’è pappato tutto!- commenta Sere R.O.R facendo spallucce. Nel frattempo ci sediamo e ci guardiamo attorno. – Ma perché la gente sta in giacca e cravatta?- domanda Ornella, togliendosi la pasmina a quadri che teneva con doppio nodo attorno al collo.- Questo è un posto di politici?- Le grandi finestre danno sulla piazza di San Giovanni. –Però…- mi compiaccio – guardate un po’ dove c’ha portato la nostra Sorastè? Questo sì che è un posto chic… e noi sempre a bere birre in piazzetta a san Lorenzo, tra il piscio e la calca!- - Già,- appura Sere R.O.R, affacciandosi dalla finestrona. – Che paesaggio… San Giovanni l’avevo vista sempre dal basso, ora invece guardo faccia a faccia la statua del santo sul tetto della basilica…- Mentre io e Sere R.O.R ce ne stiamo a guardare estasiate la notte sangiovannina, Ornelletta si guarda attorno. – Ehi, ma com’è che l’età media qui è 80 anni?- - Ma dai! Sei sempre la solita esagerata! È ancora presto! - -Infatti, Ornè!- - Mi piace questo posto!- esclamo io- è trash al punto giusto!-

Ecco che ci raggiunge il quartetto Sorastè, Bacchy, Liliana e Silvia. – Si dia lo start alla serata only women!- Sorastè, visibilmente alticcia, prendendoci sottobraccio ci trascina nella pista semivuota. –Maracaibo… mare forza nove…- intanto la Carrà canta mixata dal dj in occhiali da sole e cravatta bianca a pois. – Ehi, ragazze, la musica è quella giusta, anni ’90!- si esalta Sere R.O.R. – Oddio, quando ballavo le canzoni di Corona avevo 12 anni!- ricordo io commossa. – E perché, Gala? – si gasa Ornelletta. – The summer is magic, is magic woooo the summer is magic ….- canta a squarciagola Bacchy, tirando fuori di tanto in tanto ululati lirici. – Bondighidighi bon dighi bon…- zompetta Sere R.O.R.

Durante le scatenate danze ci si avvicina un stangona alta due metri di tacco a spillo, capello nero alla Mortisia lungo oltre le natiche, stile Space Girl pseudo spaziale, calze a rete nere, decolté mozzafiato cascaocchio, rossetto rosso stampa baci, età stimata 75. – Ehi, pupe!- ci chiama. –Benvenute alla serata speciale per gli over 50 single!- poi tira fuori dalla borsetta la macchina fotografica. – Dai, mettetevi vicine, una bella foto ricordo…- CLIK- potete trovarla su internet… scrivete su google, MIRO PARTY… - - Grazie…- - Buona serata, care!- sgambettando va via. Sorastè impallidisce, barcolla sulle gambe. Bacchy la sorregge per una spalla, Liliana corre a prendere un bicchiere di acqua e zucchero. – Vi giuro… - balbetta trafelata- vi giuro che non lo sapevo… che fosse la serata… over…- - Sorastè, ti senti bene?- tiro fuori il termometro che tengo nella borsetta per ogni evenienza e glielo insacco sotto l’ascella. Poi guardo Bacchy preoccupata. –Non ha una bella cera la nostra Sorastè…- - Vi giuro…- asciugandosi il sudore sulla fronte, Sorastè inizia a tremare. – Vi giuro che l’altro sabato c’erano tanti bei figlioli trentenni…- - Ma dai, Sorastè… non fare l’esagerata… è ancora presto, sono le ore vent…- controllo l’orologio. –Ventidue!- mi volto a destra e sinistra. Due vecchietti pomiciano come adolescenti vampiri. Lei, donnona in carne con un’ariosa chioma riccia, azzanna il suo leone bianco sdraiato mollemente sulla poltrona, tastandogli quatta quatta tra i quadricipiti interni. – Che passione, però!- commenta allibita Bacchy, che guardava nella mia stessa direzione. – Puoi dirlo!- confermo io. – Che schifo!- qualcun altro. Un vecchietto filiforme ci zompetta attorno grillescamente. Un altro imita Michel Jackson dei tempi di Triller, c’è anche qualcuno che s’aggira lupescamente in cerca di giovani pecorelle. Una signora scatenatissima fa assoli al centro della pista. M’avvicino a Sorastè, che a poco a poco, sorseggiando una Kapirosca alla fragola, riprende i sensi. – Sorastè… - lei mi guarda mortificata. – Sorastè…- le sgrullo le spalle-  grazie, è tanto che non mi divertivo così!- le do un bacio sulla fronte.

Sorastè si è ripresa presto, abbiamo ballato fino a notte fonda, come non facevamo da anni... tanti anni.

Maryloca, classe 1930

***

 

S.O.S

Nell’udire codesta nuova avventura con tutta probabilità crederete che non sia possibile ritrovarsi ogni giorno immischiati in situazioni di cotal eccezionalità. Ed invece, pur confidandovi il mio stesso riserbo in merito, devo giurarvi che tutto ciò di cui verrete a conoscenza è tanto assurdo quanto attendibile.

Il fatto è accaduto durante la riunione del lunedì prefestivo al Natale del 2009, alla CDS [1] . Pochi volontari radunati nella sede di via Giolitti, un incontro lampo per fare il resoconto dell’ultima festa prenatalizia, del 18 dicembre. – Una serata fantastica!- - È riuscita alla grande!- - Ci siamo divertiti un mondo!- - Gli studenti si sono scatenati a ballare!- - Forse però dovevamo preparare più cose da mangiare, c’è stato l’assalto ai tavoli e tutto è finito in un batter d’occhio!- Dopo i commenti sulla festa di fine anno, restiamo a fare due chiacchiere tra volontari. – Tanti auguri!- - Ci vediamo dopo le feste!- Ed intanto organizziamo le tre classi che dovranno accogliere gli studenti per le lezioni delle 17 e 30. – Ti aiuto a portare qualche sedia su, Isabè?- domando a Isabella, la ragazza sarda, volontaria che resta per la lezione avanzata del pomeriggio. – Sì, cara, grazie… portiamo al piano di sopra una decina di sedie… passamele dalle scale…- Lei sale, io afferro una sedia, gliela porgo sollevandola. – Oplà!- Lei la prende, la porta alla stanza piccola di sopra, poi torna ed io gliene passo un’altra. Si unisce a noi un ragazzone robusto, dalla carnagione scura, occhiali da sole sul volto, giacca di pelle lunga stile dark. Ha in mano una busta di Foot Looker che poggia su una sedia. Non ha una faccia familiare, ma di sicuro è un nuovo studente. – Che gentile!- inizia a portare su le sedie, insieme ad Isabella. – Che strano che di notte indossi gli occhiali da sole… - mi domando io. – Beh, forse è lo stile hip hop… o forse ha qualche disturbo alla vista, poverino…- Ricambio il suo sorriso allargato, sorriso di denti bianchi. Porta su due, tre sedie alla volta.- Però… che forza…- commento estasiata io. E mentre lui di gran lena si occupa di questa mansione, io resto a chiacchierare del più e del meno con altri volontari. – Dunque… quanto costano i calendari della Cds, quelli per la beneficenza?- - Voi che fate in queste vacanze? Io resto a Roma…- La maggior parte degli studenti sono fuori la scuola, aspettando di essere chiamati per le lezioni attraverso la lista. – Ehi, scendi da lì!- il ragazzo con gli occhiali da sole s’è aggrappato al corrimano delle scale e penzola per i piedi. Alcuni volontari lo ammoniscono di scendere. – Scendi, che cadi!- Lui sorridendo divertito, con molta nonchalance salta atleticamente giù e riprende a trasportare sedie dal piano terra al primo piano. Il lavoro è bell’e fatto. Le sedie sono sistemate, manca poco alle 17 e 30, ed è quindi ora di far entrare gli studenti.

- Ragazzi! Il mio portafoglio!- esclama Isabella frugando dentro la propria borsa. – Mi hanno rubato il portafoglio!- allibiti ci voltiamo nella sua direzione. – Ma sei sicura?- Mentre cerchiamo il portafoglio di  Isabella – Magari, sì… dai t’è caduto…- controllando a terra, spostando le sedie, sotto al tavolo, ecco che Linda caccia un urlo. – Mi hanno rubato il portafoglio!- - Anche a te?!-

Bilancio: 4 tentativi di furto di portafogli, 2 dei quali sventati, perché Francesca, accortosi di non avere più con sé la propria borsa, ha adocchiato il tipo in occhiali da sole che vi frugava dentro, tenendo sotto braccio anche quella di Massimo. Isabella in preda ad una crisi nervosa- No! Nel portafoglio avevo anche i documenti… i miei e quelli di mio padre! Ed ora come faccio? Domani devo partire per la Sardegna…- cerchiamo di consolarla – Dai, credo che ti rilascino un documento sostitutivo della carta d’identità… ma quanti soldi avevi?- - 3 euro…- tira un sospiro di sollievo. Linda amareggiata si siede. – Io non avevo proprio 3 euro…- Con Massimo usciamo fuori a chiedere agli studenti. – Avete visto un tipo in occhiali da sole?- Alcuni l’hanno visto ma nessuno lo conosce. – Mai visto prima…- Massimo già si precipita verso la stazione Termini. Io raduno attorno a me una ventina di studenti, per lo più bangla e africani. – Inseguiamolo! Venite, venite…- Corriamo tutti verso piazza Vittorio, sembra una scena da film. Una ronda multietnica. Ma del ladro nessuna traccia. – Si sarà tolto gli occhiali da sole…- - Che stronzo!- commentano gli studenti, mortificati per non poter far nulla. Torniamo mesti a scuola, a testa bassa. – Missione fallita…- - Ce l’ha fatta sotto al naso, quel tipo in occhiali da sole…- commenta sarcastico qualcuno. – Già, e ancora una volta il ladro dal sorriso smagliante mi ha buggerato…- constato io con sconcerto.

 

 

*  Mariagrazia De Luca ha 26 anni ed è nata a Roma. Si è laureata in Lettere alla Sapienza. Laspro (rivista letteraria) ha pubblicato un suo racconto nel mese di giugno-luglio 2009.

I suoi racconti sono ispirati semplicemente da ciò che le accade, direttamente, oppure da ciò che vede intorno, o sente. Di certo è tutto reale, rivissuto attraverso anche elementi fantastici, autentici anch’essi. Vede la letteratura, la poesia, e tutto quanto possa essere definito artistico, come ausilio alla vita. Necessario per “orientarci” nel caos, per avere qualche direttiva, o semplicemente per conoscerci, raccontando di noi. Un noi che pure sia il più possibile universale.

 

 


[1] Casa dei diritti sociali.

 




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