| |
ELIZABETH STROUT
Resta
con me
Traduzione
di Silvia Castoldi
Ed.
Fazi, 2010
pp. 372,
€ 18,50
Nata a Portland,
Maine, Usa, nel 1956, Elizabeth Strout, autrice di Amy e Isabelle e di Olive Kitteridge, si ripropone con questo nuovo romanzo che
sembra in grado di confermare i successi precedenti. La Strout è stata finalista
all’Orange Prize nel 2000, candidata al premio PEN-Faulkner e nel 2009 si è
aggiudicata l’ambito Premio Pulitzer per la categoria fiction. Le sue opere
sono state pubblicate in Italia da Fazi Editore.
«Oh, saranno passati anni ormai, ma una volta un
ministro del culto viveva con la figlioletta in una cittadina del Nord, vicino
al Sabbanock River, lassù, dove il fiume è stretto e gli inverni sono
particolarmente lunghi. Il ministro del culto si chiamava Tayler Caskey, e per
un certo periodo questa storia fu raccontata nelle città lungo il corso del fiume,
e addirittura sulla costa, fino ad assumere un numero di variazioni tali da
perdere la propria originaria incisività, perché naturalmente solo il
trascorrere del tempo influisce sulla potenza di certi eventi. Ma si dice che
ci sia ancora qualche abitante della città di West Annett che ricorda con
chiarezza i fatti
verificatisi negli ultimi mesi invernali del 1959».
JOSÉ SARAMAGO
Quaderni
di Lanzarote
A cura
di Paolo Collo
Traduzione
di Rita Desti
Ed.
Einaudi, 2010
pp. 190,
€ 18,00
Dopo Caino, di cui abbiamo parlato nel numero scorso, ecco un altro libro del romanziere,
poeta, autore di teatro, giornalista, José Saramago, morto il 18 giugno 2010
nella sua casa di Lanzarote, nelle Canarie, dove risiedeva dal 1991. Era nato
ad Azinhaga in Portogallo nel 1922. Ateo, comunista, autore impegnato,
difensore della libertà, si è espresso compiutamente in decine di libri grazie
a una prosa inimitabile. Nel 1998 gli è stato attribuito il Premio Nobel per la
letteratura con questa motivazione:”Grazie a parabole sostenute
dall’immaginazione, la compassione e l’ironia, José Saramago ricostruisce e
rende tangibile una realtà difficile da afferrare”. Ha pubblicato Memoriale del convento (Feltrinelli 1984), L’anno della morte di Ricardo Reis (Feltrinelli 1985), Storia dell’assedio
di Lisbona (Bompiani 1990, Einaudi 2000),
Una terra chiamata Alentejo (Bompiani
1992, Feltrinelli UE 2010), Il Vangelo secondo Gesù Cristo (Bompiani 1993, Feltrinelli UE 2010), Cecità (Einaudi 1996, Feltrinelli UE 2010), Viaggio
in Portogallo (Bompiani 1996), La
caverna (Einaudi 2000), L’uomo
duplicato (Einaudi 2003, Feltrinelli UE
2010), Saggio sulla lucidità (Einaudi
2004), Le intermittenze della morte
(Einaudi 2005), Il viaggio dell’elefante (Einaudi 2009), Il quaderno (Bollati
Boringhieri, 2009), Caino (Feltrinelli, 2010).
«Questo libro, che se ci sarà vita e la salute non
mancherà avrà una continuazione, è un diario. Qualcuno malizioso lo vedrà come
un esercizio di narcisismo a freddo, e non sarò io a negare quella parte di
verità che vi sia nel sommario giudizio, se l’ho pensato anch’io talvolta
davanti ad altri esempi, ma illustri, di questa forma particolare di
compiacimento proprio che è il diario. Scrivere un diario è come guardarsi in
uno specchio di fiducia, addestrato a trasformare in bellezza il semplice bell’aspetto o, nel
peggiore dei casi, a rendere sopportabile la bruttezza massima. Nessuno scrive
un diario per dire chi è. In altre parole, un diario è un romanzo con un
personaggio solo. In altre parole ancora, e conclusive, la questione centrale
suscitata sempre da questo tipo di scritti è, credo io, quella della
sincerità».
JONATHAN
COE
I terribili segreti di Maxwell
Sim
Traduzione di Delfina Vezzoli
Ed.
Feltrinelli, 2010
pp.365,
€ 18,00
Nato a Birmingham
nel 1961, Jonathan Coe si è laureato a Cambridge e a Warwick. Vive a Londra. Ha
scritto due biografie (Humphrey Bogart e James Stewart) e i libri La famiglia Winshaw (1995), La casa del sonno (1998), L’amore non guasta (2000), La banda dei brocchi (2002), Donna per caso (2003), Caro Bogart. Una biografia (2004), Circolo chiuso (2005), La pioggia prima che cada (2007), tutti editi in Italia da
Feltrinelli. Invece Questa notte mi ha aperto gli occhi è uscito da Polillo nel 2003 e poi da Feltrinelli nel 2008.
«Quando vidi la donna cinese e la figlia che
giocavano a carte a un tavolo del ristorante, il baluginio dell’acqua e le luci del porto di
Sidney che brillavano dietro di loro, mi venne in mente Stuart e il motivo per
cui aveva dovuto smettere di guidare la macchina.
Stavo
per dire “il mio amico Stuart”, ma credo che ormai non lo sia più, un mio
amico. Sembra che io abbia perso un bel po’ di amici negli ultimi anni. Non è
che abbia troncato con loro in modo drammatico, abbiamo solo deciso di non
tenerci in contatto. Proprio di questo si è trattato: di una decisione, una
decisione consapevole, perché non è poi così difficile tenersi in contatto con
la gente al giorno d’oggi, con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per
farlo. A mano a mano che invecchi, però, alcune amicizie ti sembrano sempre più
ingiustificate. E un bel giorno ti chiedi: “A che servono?”. E allora
interrompi i contatti.
Comunque,
per tornare a Stuart e alla sua macchina: dovette smettere di guidarla a causa
degli attacchi di panico. Era un ottimo pilota, attento e coscienzioso, e non
aveva mai avuto un incidente. A volte, però, quando si metteva al volante
veniva colto con questi attacchi di panico che, col tempo, peggiorarono e
diventarono sempre più frequenti».
NICK
HORNBY
È nata una star?
Traduzione di Silvia Piraccini
Ed.
Ugo Guanda, 2010
pp.
73, € 10,00
Nato nel 1957,
Hornby ha lavorato come insegnante prima di dedicarsi interamente alla
scrittura. Vive a Londra. Ha pubblicato (in Italia presso Guanda) Alta fedeltà, Febbre a 90, Un
ragazzo, Come diventare buoni, 31 canzoni, Non buttiamoci giù, Una vita da
lettore, Tutto per una ragazza, Shakespeare scriveva per soldi, Tutta un’altra
musica. Presso Guanda sono anche usciti a
cura di Hornby tre volumi: i racconti di Le parole per dirlo, la raccolta di scritti sulla musica Rock,
pop, jazz e altro, la raccolta di scritti
sul calcio Il mio anno preferito e lo
script cinematografico An Education.
«Ho scoperto che mio figlio era una pornostar quando
Karen, la vicina di casa, ci ha lasciato una busta nella buca della posta.
Nella busta c’era un video e un biglietto. Il biglietto diceva:
Cara Lynn, non è mia abitudine lasciare film sconci
nella posta altrui. Ma ho pensato che a te e a Dave questo potesse interessare! Venerdì sera Carl è andato a
casa di un amico con cui era uscito a bere qualcosa. L’amico ha messo su questo
video, sai come sono i ragazzi... E Carl ha individuato “Qualcuno” che forse
conosci. Ha riso come un matto. Non ne avevo idea! Ha preso dal padre? Se è
così che tomba sei stata!
Baci,
Karen.
Chi
doveva scoprirlo se non lei? Quella cavolo di Karen. Fa l’infermiera
all’ospedale. Così sa tutto di tutti. E qualsiasi cosa venga a sapere, la
comunica al primo che incontra. Non importa se non sono affari suoi o se
all’altro non gliene frega niente. Aveva saputo che Dave si era fatto vasectomizzare
più o meno dieci minuti prima che lo sapessi io. Cinque minuti dopo lo sapeva
mezza città. Tutto deve passare attraverso di lei. Così era destino che proprio
suo figlio vedesse il film di Mark. In un altro modo non poteva andare. È la
legge, da queste parti».
JEFFERY DEAVER
Il filo che brucia
Una nuova indagine
per Lincoln Rhyme
Traduzione
di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini
Ed.
Rizzoli, 2010
pp. 533,
€ 19,50
Nato a Chicago nel
1950, Jeffery Deaver è uno degli autori di thriller più famosi, è tradotto in
centocinquanta Paesi e i suoi libri sono tra i più venduti. Il suo ultimo libro
con protagonista Lincoln Rhyme è La finestra rotta
ora disponibile in BUR. Tra i titoli più recenti, tutti editi da Rizzoli,
ricordiamo Nero a Manhattan, La strada delle croci e Requiem per una
pornostar.
«Al centro di controllo dell’azienda elettrica
Algonquin Consolidated
Power sull’East River, Queens, New York, il supervisore del mattino aggrottò la
fronte vedendo lampeggiare in rosso sul monitor le parole: CRITICAL FAILURE.
Sotto era indicato l’istante in cui si erano prodotte: 11:20:20:003 a.m.
Appoggiò
il bicchiere di caffé, di carta, bianca e blu con immagini stilizzate di atleti
greci, e si raddrizzò sulla scricchiolante sedia girevole.
Gli
impiegati del centro di controllo della Algonquin Consolidated sedevano
ciascuno davanti alla propria postazione di lavoro come controllori del
traffico aereo. La grande stanza era fortemente illuminata e dominata da in
gigantesco schermo piatto, su cui era riportata l’intera rete elettrica che
prendeva il nome di Northeastern Interconnection e che forniva energia a New
York, Pennsylvania, New Jersey e Connecticut. Anche architettura e arredi erano
all’avanguardia… nel 1960, però»
Scarica in formato pdf
|
|