CHECKPOINT POETRY
ALBERTO SCARPONI
 


Dialogo dei Massimi

(fra il Massimo Sistema e il Massimo D’Alema

parlando del Massimo)

 

 

a Mario Tronti perché

nel 1994 «non se ne fece nulla.

E non si è capito perché».

 

 

Il Massimo Sistema

 

Se tu dici che questo volevamo

quando allora c’incontravamo

tra una stanza e una speranza

tra un giudizio e un indizio

e tante istanze e tante titubanze

e problemi e teoremi

e scienza e pazienza

se dici che ciò era nelle nostre menti

io dico che no, tu non ti rammenti

 

 

Il Massimo D’Alema

 

Ma tu lo vedi che abbiamo tra i piedi

questo amletico mondo fuori sesto

colmo solo d’un quotidiano nano

privo persino di maghi di classe

capaci d’involare anche le casse,

non c’è più belzebù ma solo berlicche

che fa berlocche dalle molte bocche.

Ah, belzebù nonostante quell’enorme ventre informe!

Almeno era battaglia, qui invece si raglia.

Qui senza orizzonti né mare né monti

nemmeno per giocare alle promesse

siamo ridotti alle castagne lesse,

agli stracotti, al brodo vegetale,

e ormai crediamo anche a babbo natale.

 

 

Il Massimo Sistema

 

Se tu dici tante parole, per dire che ti duole

trovarti senza una meta, come fossi un poeta

privo delle parole per dire delle sue fole

(vedi dove porta la via chiamata: «qui non si fa poesia»?),

se tu parli tanto, per mascherare il disincanto

che di nuovo ti dà questa vecchia nuova realtà

(ma nella nostra storia c’è sempre una requisitoria

del vecchio Reale, che risulta, ricordi?, sempre fatale),

io dico che no, non è bieco il Nuovo, è che non può un cieco

vedere come le cose sono fatte, deve prima far cadere

dagli occhi le cateratte, poi la poesia gli farà la spia.

 

 

Il Massimo D’Alema

 

Ma tu, poeta, lo vedi il reale? Un maratoneta del virtuale

mi sembri piuttosto, che cerca dove gli hanno nascosto

il traguardo (che non c’è) e aguzza lo sguardo (su ciò che non è).

T’ha sottratto l’ingaggio il mastro del messaggio:

gente di fumo impegnata nel consumo del niente

ti dà da vedere, e tu tutte le sere cadi nell’inganno,

poi di notte sogni le lotte di classe e la teoria dei bisogni  

e le masse al governo e, finalmente, un mondo fraterno.

Ecco sei astratto, poeta, mi fai l’esteta mentre io combatto

in concreto (benché non sappia perché): lotto e competo

contro la razza iconica dalla corazza bionica e contro

il suo trickster o leader o patron che assiste e ride e dice sì.   

 

 

Il Massimo Sistema

 

Se tu dici che combatti, ormai in una gabbia di matti,

un cavaliere pazzo che vuole far decadere tutti a mazzo

di produttori e consumatori organizzati come suoi impiegati,

e nuvole idee fatte di nuvole matte che si pensano dee

e nello specchio di questo gioco quel poco di vecchio

umano ancora reale svapora come fosse virtuale ecco  

se è questo che dici, allora ancora il futuro ci darà radici

e la poesia ci toglierà la miopia e ci dirà la rotta della lotta

concreta ora e cieca e priva di meta – non si disprezza la biblioteca,

dove sta la saggezza e la memoria di tutta questa preistoria...

 

***

 

Che tu comunque la rivolti al dunque

è che il massimo è l’uomo. Così sta nel tomo

poetico e sintetico del massimo verbale.

Il Massimo Sistema lo lesse e lo disse.

Il Massimo D’Alema (peut-être) gli sembrò banale. 

 

 

venerdì 5 maggio 2000




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