Dialogo dei Massimi
(fra il Massimo Sistema e il Massimo D’Alema
parlando del Massimo)
a Mario Tronti perché
nel 1994 «non se ne fece nulla.
E non si è capito perché».
Il Massimo Sistema
Se tu dici che questo volevamo
quando allora c’incontravamo
tra una stanza e una speranza
tra un giudizio e un indizio
e tante istanze e tante titubanze
e problemi e teoremi
e scienza e pazienza
se dici che ciò era nelle nostre menti
io dico che no, tu non ti rammenti
Il Massimo D’Alema
Ma tu lo vedi che abbiamo tra i
piedi
questo amletico mondo fuori sesto
colmo solo d’un quotidiano nano
privo persino di maghi di classe
capaci d’involare anche le casse,
non c’è più belzebù ma solo berlicche
che fa berlocche dalle molte bocche.
Ah, belzebù nonostante quell’enorme ventre informe!
Almeno era battaglia, qui invece si raglia.
Qui senza orizzonti né mare né monti
nemmeno per giocare alle promesse
siamo ridotti alle castagne lesse,
agli stracotti, al brodo vegetale,
e ormai crediamo anche a babbo natale.
Il Massimo Sistema
Se tu dici tante parole, per dire
che ti duole
trovarti senza una meta, come fossi un poeta
privo delle parole per dire delle sue fole
(vedi dove porta la via chiamata: «qui non si fa poesia»?),
se tu parli tanto, per mascherare il disincanto
che di nuovo ti dà questa vecchia nuova realtà
(ma nella nostra storia c’è sempre
una requisitoria
del vecchio Reale, che risulta, ricordi?, sempre fatale),
io dico che no, non è bieco il Nuovo, è che non può un cieco
vedere come le cose sono fatte, deve prima far cadere
dagli occhi le cateratte, poi la poesia gli farà la spia.
Il Massimo D’Alema
Ma tu, poeta, lo vedi il reale? Un maratoneta del virtuale
mi sembri piuttosto, che cerca dove gli hanno nascosto
il traguardo (che non c’è) e aguzza lo sguardo (su ciò che non
è).
T’ha sottratto l’ingaggio il mastro del messaggio:
gente di fumo impegnata nel consumo del niente
ti dà da vedere, e tu tutte le sere cadi nell’inganno,
poi di notte sogni le lotte di classe e la teoria dei bisogni
e le masse al governo e, finalmente, un mondo fraterno.
Ecco sei astratto, poeta, mi fai l’esteta mentre io combatto
in concreto (benché non sappia perché): lotto e competo
contro la razza iconica dalla corazza bionica e contro
il suo trickster o leader o patron che assiste e ride e dice
sì.
Il Massimo
Sistema
Se tu dici che combatti, ormai in una gabbia di matti,
un cavaliere pazzo che vuole far decadere tutti a mazzo
di produttori e consumatori organizzati come suoi impiegati,
e nuvole idee fatte di nuvole matte che si pensano dee
e nello specchio di questo gioco quel poco di vecchio
umano ancora reale svapora come fosse virtuale ecco
se è questo che dici, allora ancora il futuro ci darà radici
e la poesia ci toglierà la miopia e ci dirà la rotta della
lotta
concreta ora e cieca e priva di meta – non si disprezza la
biblioteca,
dove sta la saggezza e la memoria di tutta questa
preistoria...
***
Che tu comunque la rivolti al dunque
è che il massimo è l’uomo. Così sta nel tomo
poetico e sintetico del massimo verbale.
Il Massimo Sistema lo
lesse e lo disse.
Il Massimo D’Alema
(peut-être) gli sembrò banale.
venerdì 5 maggio 2000