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di
Francesca Scala
Tradurre significa
cercare di rendere il testo di arrivo equivalente a quello di partenza
anzitutto dal punto di vista delle potenzialità espressive, lasciando così a
chi legge in traduzione le stesse possibilità di conferimento di senso che ha
chi legge l’originale.
Particolarmente ostico
può essere raggiungere questo obiettivo se ci si imbatte in un gioco di parole.
In Marzi 1984-1987, primo volume dell’autobiografia a fumetti di Marzena
Sowa (suoi sono i testi e i ricordi d’infanzia nella Polonia degli anni ’80;
del compagno Sylvain Savoia sono i disegni che li illustrano), molti dei titoli
degli episodi che compongono il libro si strutturano in un jeu de mots.
A volte l’arguzia è
riproducibile senza problemi nella lingua d’arrivo, poiché presuppone un
patrimonio culturale comune. È il caso di Un
tapis est pour la vie, reso col corrispettivo italiano “Un tappeto è per
sempre”, in quanto l’allusione al romantico diamante che impegna a vita è
chiara in entrambe le lingue, complici pubblicità e globalizzazione; in modo
analogo “Respirare può nuocere gravemente alla salute” quasi traslittera
l’originale francese (Réspirer peut
gravement nuire à la santé) e traduce l’amara ironia con la quale ci si
riferisce al disastro di Černobyl’.
Ugualmente agevole il
caso di un altro titolo, che allude al comune patrimonio religioso polacco,
francese e italiano (Marzena Sowa è polacca e scrive in francese). Poiché il
Papa ci accomuna tutti, Polacchi, Italiani e Francesi (anche se in misura
diversa e, più precisamente, decrescente), Le
fruit de nos entrailles di p. 195 non solo permette all’autrice di fare in
lingua francese dell’umorismo quasi blasfemo, ma non pone problema al
traduttore italiano: “Il frutto del nostro ventre” è infatti un’espressione il
cui doppio senso religioso e scatologico è chiaro a chiunque.
Allo stesso modo
l’esistenza di una Previdenza Sociale sia in Italia sia in Francia (Sécurité
Sociale) rende traducibile con poco sforzo il titolo di p. 175, Insécurité
Sociale, nell’omologo “Imprevidenza Sociale”. Se però la fatica richiesta
al traduttore è minima, si ha d’altro canto che l’effetto comico ottenuto è
minore rispetto all’originale: l’immediatezza espressiva del francese insécurité
(“insicurezza”), a suggello di un episodio di mala sanità, è senza dubbio
maggiore di quella dell’italiano “imprevidenza”. Il padre di Marzi si ammala di
itterizia a causa di un prelievo sanguigno fatto con una siringa infetta e,
così, quello che doveva essere un semplice controllo medico a scopo preventivo
diventa la causa del contagio. Efficaci traducenti di insécurité sarebbero stati, in questo contesto, “imprudenza” o
“insicurezza”, focalizzandosi l’uno sulla causa della malattia e l’altro sui
rischi cui espone un esercizio della medicina di dubbia qualità. Nessuno dei
due, però, era utilizzabile, pena la perdita del gioco di parole che in
italiano vincolava a negare in modo esplicito il termine “previdenza” e imponeva
l’uso del suo corradicale negativo.
Meno
banale la resa del titolo di uno degli ultimi episodi, Entrechats et petites
souris, in cui Marzi e un’amica sono ammesse a frequentare l’esclusivo
corso di ballo tenuto, alla Casa della Cultura, dall’inflessibile Madame
Bożena. Poiché il termine entrechat
denota un passo di danza e souris,
oltre a voler dire “topo”, ha il significato colloquiale di “ragazza”, potremmo
tradurre in prima battuta con “Entrechat
e ragazzine”, sicuri di rispettare l’originale sul piano dei contenuti. Così
facendo, però, non terremmo conto del doppio senso attivato dall’omofonia che
c’è tra entrechats e entre chat. Se la lettura rispettosa
della grafia riassume il contenuto dell’episodio, quella esclusivamente
fonetica, rendendo possibile una diversa suddivisione delle parole, dà luogo a
un jeu de mots e aggiunge un valore
connotativo: l’allusione ai rapporti tesi tra la severa insegnante (lo chat in questione) e le corsiste (petites souris).
Avendo
considerato impraticabile in italiano la strada dell’omofonia e volendo d’altra
parte conservare, se non il gioco di parole, almeno i tratti stilistici e il
tono ironico che percorre l’intero volume, si è scelto l’adattamento “Balzi
felini e topoline” (“salto” è uno dei significati di entrechat). Questa soluzione rinuncia sì al tecnicismo di danza
(funzionale al francese ma di intralcio in italiano); si mantiene però fedele
al testo originario sia sul piano formale (all’opposizione dei sostantivi chat/souris
fa da pendant l’opposizione tra aggettivo e sostantivo “felini”/“topoline”;
quest’ultimo termine rende, inoltre, l’affettività del francese petites
souris), sia almeno in parte su quello del significato (l’idea del balzo
può richiamare in qualche modo quella del ballo).
Decisamente
più complessa la resa di p. 63, Certaines fêtes tombent à l’eau.
Nell’originale c’è un gioco di parole fra tomber
à l’eau, che alla lettera significa “cadere in acqua” ma che in senso
traslato equivale ad “andare in fumo”, e la vicenda narrata: al termine dell’episodio
Marzi cade effettivamente in acqua, si ammala ed è costretta a porre fine alle
vacanze pasquali. Se fossimo liberi di tradurre tenendo conto solo della trama,
potremmo cavarcela con “certe feste vanno a monte”. Verremmo però così a
perdere la rivitalizzazione di un’espressione ormai grammaticalizzata della
lingua francese. Perché anche in italiano significato proprio e traslato
coincidessero e il senso proprio rivivesse nella frase fatta, si è usato “A
volte capita di fare un buco nell’acqua”. In tal modo svanisce sì il
riferimento alle festività, ma si conservano sia l’espressione figurata che
trasmette il significato del fallimento (il “buco nell’acqua” in senso
traslato), sia il nesso con la disavventura descritta (il tragico tuffo non
voluto: il buco nell’acqua “effettivo”).
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Una tavola in lingua originale del graphic novel Marzi 1984-1987
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Un
altro caso di rivitalizzazione è quello di p. 121, Le naturel revient au galop.
Sul
Robert, alla voce chasser, si legge la seguente espressione proverbiale
di Destouches: Chassez le naturel, il
revient au galop, che significa all’incirca “Scacciate pure la vostra
indole, tanto lei torna al galoppo”, a voler dire che le cattive abitudini non
si perdono mai. La massima sembrerebbe equivalere, dunque, al nostro “il lupo
perde il pelo ma non il vizio”.
Anche
stavolta, però, il titolo francese ha senso su un duplice piano: da un lato si
riferisce all’immagine mentale che la madre di Marzi ha della propria figlia
(quella bambina non cambierà mai, finirà sempre per combinarne una delle sue: è
il piano metaforico); dall’altro rimanda molto concretamente al cavallo presente nell’episodio e che ne
costituisce anzi il fulcro (con una sola zoccolata, l’animale renderà
inservibile il candido completino domenicale di Marzi, impedendole così di
andare alla santa messa e spingendola inesorabilmente tra le grinfie di
Satana). In altri termini, la parola galop
oltre a intendersi in senso traslato riacquista qui il suo valore proprio, e
trascurare questo dato di fatto traducendo la frase che la contiene con la
corrispondente espressione italiana codificata (quella del lupo che perde il
pelo ma non il vizio), sarebbe una scelta fortemente iposemantica.
Dovendo
scartare il cavallo francese, in quanto manca un proverbio italiano che lo
contenga e sia pertinente, e dovendo scartare il lupo italiano, di fatto non
raffigurato nei disegni dell’episodio, si è scelto l’incipit del vecchio adagio
“tanto va la gatta al lardo...”. L’espressione trasmette l’idea di un vizio (il
ripetersi di un’azione è elemento costitutivo di ogni vizio) e rispetto al
proverbio del lupo offre il vantaggio di una maggiore prossimità icastica alla
vicenda: Marzi si avvicina effettivamente al cavallo e per questo verrà
imbrattata dagli escrementi dell’animale scalpitante. Il riferimento al galoppo
di un cavallo concretamente raffigurato è perso (come pure si perde la nozione
del naturalissimo sterco, le “naturel”), ma è bilanciato
dall’allusione all’effettivo avvicinarsi di Marzi a un luogo di potenziale, e
concreto, pericolo. I puntini di sospensione sono infine il corrispettivo della
modificazione subita dal proverbio in originale: anche in italiano, come in
francese, una parte dell’aforisma è soppressa.
A parziale
compensazione delle fatiche traduttive e di perdite espressive inevitabili, vi
è infine il fortuito esempio di p. 191, Au
top de la mode, tradotto con “All’ultimo grido”. Folgorata da Mireille
Mathieu, Marzi decide di farsi un taglio di capelli come lei. Con sua grande
soddisfazione non passa inosservata: a nessuno dei parenti infatti sfugge la
sua somiglianza con “quella cantante che strilla come un’aquila in TV”. La resa
italiana aderisce semanticamente all’originale, aggiungendo una nota “acustica”
per nulla estranea all’aneddoto narrato, in perfetta consonanza con la passione
dell’autrice per i giochi di parole.
* Francesca Scala ha tradotto per Einaudi il noir
di Jean-Claude Derey Toubab or not Toubab.
Dopo un breve intermezzo saggistico (case editrici Mesogea e Atlante) e
parallelamente ad attività redazionali, traduce dal 2002 per Coconino Press
romanzi e racconti a fumetti di autori francesi e francofoni, tra i quali
Jacques Tardi, Loustal, Baru, David B. (Il Grande male), Sfar e Manu Larcenet.
Tra gli ultimi lavori Marzi,
l’autobiografia a fumetti di Marzena Sowa (disegni di Sylvain Savoia), il cui
primo volume inaugura la collaborazione tra Fandango libri e Coconino Press.
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