TEATRICA
MARIO PERROTTA

Amaro gran varietà per una vita senza più sogni
né desideri


      
Nel suo ultimo spettacolo “I Cavalieri – Aristofane Cabaret”, il quarantenne attore-regista leccese si scatena a riscrivere temi e personaggi del commediografo greco in una chiave grottesca e tragicamente attuale. Ne viene fuori un ‘condominio Italia’ che appare una comunità dispersa, ossessionata dalla crisi e da un futuro senza prospettive e tuttavia pronta a ogni compromesso, tutti abilissimi nell’arte di arrangiarsi.
      




      

di Titti Danese

 

 

I Cavalieri – Aristofane Cabaret

Elaborazione drammaturgica dai testi di Aristofane di Mario Perrotta.

Con Mario Perrotta, Paola Roscioli, Lorenzo Ansaloni, Maria Grazia Solano, Giovanni Dispenza, Donatella Allegro. Con musiche dal vivo eseguite da Mario Arcari.

 

 

Il cabaret contemporaneo di Mario Perrotta attinge in sintonia ma con palese irriverenza al commediografo greco in questa seconda puntata  di  “Trilogia sull’individuo sociale” a cui approda dopo il successo dei suoi straordinari monologhi. Così oggi i suoi racconti scelgono la coralità, ‘necessaria’ per un confronto a più voci, che, dopo la rigorosa messinscena del Misantropo di Molière, qui si scatena a riscrivere temi e personaggi di Aristofane in chiave tragicamente attuale.

Così l’agone politico è un avanspettacolo squallido, esibito in TV, a cui partecipano spettatori inebetiti e ansiosi di farsi protagonisti di questo tempo cinico e scellerato. “Me ne fotto della crisi pago in nero e non ci penso, c’ho lo sconto sul compenso dal dentista e dal dottor..”

Un popolo incapace di reagire e di indignarsi che vive di sotterfugi e di espedienti, coltivando ognuno il proprio privatissimo interesse, senza leggi, senza regole, senza più valori di riferimento. Il “condominio Italia” è una comunità dispersa, ossessionata dalla crisi e da un futuro senza prospettive e tuttavia pronta a ogni compromesso, abilissimi tutti nell’arte di arrangiarsi.

 

In scena sei attori (tra cui lo stesso Perrotta) e un musicista che si raccontano e ci raccontano, usando diversi dialetti, con motivetti orecchiabili e rime triviali, in un crescendo impietoso e profondamente amaro. E non sfuggono alcuni accenti brechtiani (del resto la dimensione musicale è un chiaro omaggio a Kurt Weill) a scompaginare l’atmosfera da gran varietà. Perrotta riscrive Aristofane, ma  ne prende a prestito la veemenza politica e tra siparietti teatrali, spot televisivi e quiz del Milionario compare a sorpresa il Salsicciaio (l’uomo nuovo de I Cavalieri) e il sogno di un cambiamento chiama in causa Lisistrata e lo sciopero dell’amore. Ma le utopie restano tali e la speranza si vanifica in un finale cupo e surreale in cui non c’è più musica, non ci sono più canti, non ci sono più parole.

 

E gli  attori schierati in proscenio non hanno più nulla di umano, ora sono animali inoffensivi e affamati a raccontare una metamorfosi che li condanna a una vita vegetativa senza più sogni, né desideri. Spettacolo complesso, orchestrato con elegante rigore, con un gruppo di interpreti che si destreggiano sapientemente tra canzoni, monologhi e un microfono che li accompagna fino all’epilogo, quando l’invettiva si fa muta e ti senti coinvolto e complice. Anche tu dentro la scena che si fa trincea  mentre parte l’applauso a invadere lo spazio intorno, a rassicurarti nel tuo ruolo di spettatore. Forse più tardi tornerai a farti delle domande, a coltivare l’esigenza di un cambiamento per questa jungla contemporanea abitata dalla stupidità, dalla violenza e dalla cinica ossessione del denaro.




I Cavalieri - Aristofane Cabaret (2010), regia di Mario Perrotta



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