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di Titti Danese
I Cavalieri – Aristofane Cabaret
Elaborazione drammaturgica dai testi di Aristofane di
Mario Perrotta.
Con
Mario Perrotta, Paola Roscioli, Lorenzo Ansaloni, Maria Grazia Solano, Giovanni
Dispenza, Donatella Allegro. Con musiche dal vivo eseguite da Mario Arcari.
Il cabaret
contemporaneo di Mario Perrotta attinge in sintonia ma con palese irriverenza
al commediografo greco in questa seconda puntata di
“Trilogia sull’individuo sociale” a cui approda dopo il successo dei
suoi straordinari monologhi. Così oggi i suoi racconti scelgono la coralità,
‘necessaria’ per un confronto a più voci, che, dopo la rigorosa messinscena del
Misantropo di Molière, qui si scatena
a riscrivere temi e personaggi di Aristofane in chiave tragicamente attuale.
Così l’agone
politico è un avanspettacolo squallido, esibito in TV, a cui partecipano
spettatori inebetiti e ansiosi di farsi protagonisti di questo tempo cinico e
scellerato. “Me ne fotto della crisi pago in nero e non ci penso, c’ho lo
sconto sul compenso dal dentista e dal dottor..”
Un popolo
incapace di reagire e di indignarsi che vive di sotterfugi e di espedienti,
coltivando ognuno il proprio privatissimo interesse, senza leggi, senza regole,
senza più valori di riferimento. Il “condominio Italia” è una comunità
dispersa, ossessionata dalla crisi e da un futuro senza prospettive e tuttavia
pronta a ogni compromesso, abilissimi tutti nell’arte di arrangiarsi.
In scena sei
attori (tra cui lo stesso Perrotta) e un musicista che si raccontano e ci
raccontano, usando diversi dialetti, con motivetti orecchiabili e rime
triviali, in un crescendo impietoso e profondamente amaro. E non sfuggono
alcuni accenti brechtiani (del resto la dimensione musicale è un chiaro omaggio
a Kurt Weill) a scompaginare l’atmosfera da gran varietà. Perrotta riscrive
Aristofane, ma ne prende a prestito la
veemenza politica e tra siparietti teatrali, spot televisivi e quiz del
Milionario compare a sorpresa il Salsicciaio (l’uomo nuovo de I Cavalieri) e il sogno di un
cambiamento chiama in causa Lisistrata e lo sciopero dell’amore. Ma le utopie
restano tali e la speranza si vanifica in un finale cupo e surreale in cui non
c’è più musica, non ci sono più canti, non ci sono più parole.
E gli attori schierati in proscenio non hanno più
nulla di umano, ora sono animali inoffensivi e affamati a raccontare una
metamorfosi che li condanna a una vita vegetativa senza più sogni, né desideri.
Spettacolo complesso, orchestrato con elegante rigore, con un gruppo di
interpreti che si destreggiano sapientemente tra canzoni, monologhi e un
microfono che li accompagna fino all’epilogo, quando l’invettiva si fa muta e
ti senti coinvolto e complice. Anche tu dentro la scena che si fa trincea mentre parte l’applauso a invadere lo spazio
intorno, a rassicurarti nel tuo ruolo di spettatore. Forse più tardi tornerai a
farti delle domande, a coltivare l’esigenza di un cambiamento per questa jungla
contemporanea abitata dalla stupidità, dalla violenza e dalla cinica ossessione
del denaro.
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I Cavalieri - Aristofane Cabaret (2010), regia di Mario Perrotta
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