L’ultimo viaggio di Ucciu Aloisi, il cantore antico del Salento
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Si è spento all’età di 82 anni, il
grande aedo della taranta salentina. Era il depositario postremo di una
tradizione musicale-contadina studiata quasi sessant’anni fa da Ernesto De Martino
nel suo famoso saggio “Sud e magia”. Nella ‘tarantata’ le
veementi espressioni del canto, il ritmo sostenuto della fisarmonica, le note
stridenti del violino e le percussioni potenti dei tamburelli inducevano uno
stato di trance, di ‘malattia-guarigione’ dal ‘ri-morso’ del ragno. Celebrato
ogni anno alla Festa della Taranta a Melpignano, adesso la sua eredità passa al
gruppo di otto elementi che porta il suo nome.
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di Paolo Rausa
Si è spento lo scorso
21 ottobre nella sua casa di Cutrofiano, un paesino del Salento, a sud di
Lecce, il grande aedo Ucciu Aloisi. La sua storia è narrata dai mille concerti tenuti in tutte le
piazze del sud, in ogni sagra o festa paesana, quando si presentava l’occasione
di cantare le gesta non dei grandi eroi, ma delle fatiche inenarrabili dei
contadini, della povera gente che si sforzava di riuscire a vivere e che
trovava solo nel ritmo irrefrenabile, cadenzato delle canzoni, la vaghezza di
perdersi. Quel sollievo necessario a sopportare le sofferenze, la rudezza
tipica della vita popolare, ma non di meno colpivano anche, nelle espressioni e
nelle immagini dei suoi testi, il calore e la passione di uno sguardo, di un
amore fugace, così come l’invito a danzare ritmi forsennati, un piroettamento
senza fine delle tarantate, portate alla cronaca antropologica da Ernesto De Martino,
nel suo celebre saggio Sud e magia
del 1952.
Nel suo nome Ucciu,
diminutivo di Antonio o Raffaele, divenuto esso stesso tipico nome salentino, e
nel cognome dalla vaga discendenza grecanica così come nel suo volto squadrato,
essenziale, acuto, come fosse il contenitore di una voce non melodiosa ma
cantilenante quasi imitasse la metrica antica, c’era tutto il personaggio. A
vegliare Ucciu, che è giunto all’ultimo viaggio all’età di 82 anni, c’erano
tutti i suoi eredi musicali, quei giovani che lo ricordano per la sua leggera
ironia, per la prontezza di spirito, per la battuta pronta e salace, ma
soprattutto per il vocalizzo e per il gorgheggio della voce. Ecco perché la sua
fine lascerà tutti un po’ più soli, orfani dell’ultimo grande cantore che
insieme a Uccio Bandello e a Uccio Melissano aveva costituito il grande
complesso di musica folk degli “Ucci”.
Le potenti espressioni
del canto e il ritmo sostenuto della fisarmonica, le note stridenti del violino
e le percussioni potenti dei tamburelli accompagnavano la tarantata, ridotta in
trance dal ri/morso del ragno. Solo il ritmo indiavolato della pizzica
accompagnato dalla danza taumaturgica riusciva ad espellere il veleno inoculato
dal ragno e a liberare la vittima, risanandola. Ucciu Aloisi era considerato da
tutti i giovani il depositario della tradizione. Per questo all’annuale Festa della
Taranta, in agosto a Melpignano, i giovani lo applaudivano incessantemente,
forse temendo data la sua età una fine imminente.
Certo la pizzica ha
ormai valicato lo stretto territorio del Salento per giungere in tutte le piazze dell’Europa, finanche in Cina, a
rimorchio della Fondazione che ha rinnovato la tradizione, ma sempre mantenendo
vivo quel canto che assumeva nelle cadenze il ritmo del suo stesso lavoro nei
campi, quel lavoro di cavatore, quella durezza dell’esistenza che si scioglieva
in un’armonia musicale che ha forgiato le esistenze ed ha costituito la
migliore testimonianza e un grande esempio.
Di un maestro che non
ha mai avuto la pretesa di insegnare, di un uomo che ha dedicato una vita alla
canzone popolare della pizzica, un Omero moderno delle genti diseredate del sud
che sanno dare il meglio di sé nell’arte, nella musica e nel canto. Rimasto
legato a quel cantare popolare ha raccolto le sue canzoni in quel memorabile cd
dal titolo Robba de smuju, titolo
intraducibile in italiano, ma che all’incirca ha il significato di canto che fa
ribollire il sangue e da quella raccolta è nato il suo gruppo di otto elementi,
che con lo stesso nome continuerà il suo percorso culturale e umano, ben
sapendo che Ucciu non li abbandonerà mai.
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Ucciu Aloisi
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