LIBROSFERA
MIX - NEWS
DICEMBRE 2010

a cura di Massimo Vecchi

   

ATTESA PER IL ROMANZO INCOMPLETO

 

Una miniera di inediti, appunti, lettere

nel garage di David Foster Wallace

 

 

Ancora deluse le attese di centinaia di critici e scrittori e di milioni di lettori in tutto il mondo per l’uscita del nuovo romanzo di David Foster Wallace, l’amatissimo narratore, filosofo e saggista americano che si è dato la morte il 12 settembre 2008 per una profonda crisi depressiva. The Pale King (Il Re Pallido), terzo romanzo di Foster Wallace, lasciato incompiuto dopo un lavoro di anni, uscirà negli Usa nell’aprile del 2011 secondo quanto annunciato dall’editore Little, Brown and Company e quindi apparirà in Italia presso Einaudi soltanto nell’autunno del prossimo anno.

Il manoscritto è circa un terzo della stesura completa che l’autore aveva previsto in cinquemila pagine, da ridurre a mille al momento della pubblicazione. Era questo il metodo di lavoro seguito da Foster Wallace, come lui stesso ha spiegato in una lunga conversazione con Dave Eggers, lo scrittore divenuto famoso nel 2000 al suo esordio con La struggente opera di un formidabile genio. «Di solito il mio modus operandi – confidava David Foster Wallace – consiste nel mettermi a lavorare contemporaneamente su un sacco di cose diverse, che a un certo punto o prendono vita (ai miei occhi) oppure no. Una buona metà non prende vita e a me manca la disciplina-costanza di lavorare a lungo su qualcosa che mi sembra morto, perciò lo lascio perdere o lo metto via o gli rubo dei pezzi per altre cose». Insomma, aggiungeva, arriveranno al lettore «solo le cose che per me, a livello empatico, sono vive. Solo quelle vale la pena di finirle, sistemarle, editarle, adeguarle alle norme redazionali, ritoccarle nei minimi dettagli e così via (so che conosci l’angoscia e la fatica esistenziale di dover tornare e ritornare mille volte su quelle cazzo di pagine quando stai per pubblicarle)».

Il romanzo incompleto The Pale King è stato ritrovato nel garage della casa di Claremont, California, dove David Foster Wallace viveva con la moglie Karen Green e dove si è tolto la vita due anni fa a soli 46 anni, essendo nato a Ithaca, Stato di New York, nel 1962. Ma, oltre al manoscritto di The Pale King, quel garage umido e pieno di ragni si è rivelato una miniera preziosa, sia pure in totale disordine, offrendo un materiale enorme che va dalla fine degli anni ’60 fino al 2008 e comprende migliaia di carte di pugno dello scrittore, di appunti, bozze delle sue opere, poesie scritte da quando era alle elementari fino al liceo, dizionari che leggeva con attenzione o meglio studiava parola per parola, lettere con i suoi editor.

Traspare dalle frasi dette a Eggers e dall’esame del materiale del garage l’ossessione dello scrittore nella ricerca della forma perfetta, la correzione delle bozze in fasi successive, ciascuna indicata con colori diversi, il puntiglioso lavoro di lima, la consultazione del vocabolario, il cambiamento di una parola ripetuto più volte, fino a raggiungere il livello di scrittura desiderato. La stessa scrupolosa ricerca della perfezione assediava Foster Wallace nella stesura dei testi, dal magnifico romanzo con il quale esordì nel 1987, La scopa del sistema, al suo secondo romanzo, il fluviale Infinite Jest, editi da Fandango e poi da Einaudi Stile Libero, e al gran numero di racconti, reportage, saggi come Tennis, Tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più) del 1997 e La ragazza dai capelli strani (editore minimum fax), Brevi interviste con uomini schifosi (1999), Oblio (2004), Considera l’aragosta del 2006 (tutti usciti da Einaudi). Una scrittura complessa ma suggestiva, geniale, ironica, ricca, come incalzata di continuo da un’ispirazione incontinente, che doveva cogliere ogni spunto per aggiungere in sorprendenti note lunghe pagine su pagine, recuperi,  associazioni di idee,  perfino spiegazioni tecniche.          

Recuperato e riordinato da Bonnie Nadell, amica e agente letteraria di Wallace, e da sua moglie Karen, il grande archivio è consultabile presso l’Harry Ransom Center dell’Università del Texas ad Austin, considerato uno dei centri culturali più importanti del mondo, dato che conserva oltre 36 milioni di manoscritti e documenti relativi a scrittori come James Joyce, Samuel Beckett, Don DeLillo, Norman Mailer e Doris Lessing. Esposta anche la biblioteca personale di David Foster Wallace, che comprende più di duecento libri, tra cui il dizionario con molte parole da lui cerchiate a mano perché l’avevano particolarmente colpito e pensava di poterle usare scrivendo, e le opere di Don DeLillo, Cormac McCarthy, John Updike e tanti altri, pieni di annotazioni. Inoltre la casa editrice Little, Brown and Company ha donato al Ransom Center tutte le lettere scambiate da David con amici scrittori e con gli editori e anche un gran numero di documenti riguardanti le sue opere. E ancora: nella mole del materiale recuperato spunta anche la prima opera firmata da David Foster Wallace: la poesia Viking Poem, scritta a sette anni. E poi i temi scolastici su Orgoglio e Pregiudizio e su Moby Dick e quattro numeri del magazine Sabrina, fondato con Mark Costello, suo compagno di stanza alla Amherst University.

Chi si mette a rovistare e a sfogliare le carte di questa fitta collezione si rende conto della straordinaria qualità intellettuale dell’autore. Parlando dei libri della sua biblioteca, la curatrice Molly Schwartzburg ha dichiarato che «Wallace sottolineava interi passaggi, faceva commenti ai margini e utilizzava la copertina e l’ultima pagina dei libri per segnare note, liste di vocaboli e idee. Il suo amore per le parole, il loro suono e l’etimologia erano sorprendenti». A proposito di Infinite Jest, la Schwartzburg ha ricordato che una delle principali fonti d’ispirazione fu The Cinema Book, curato da Pam Cook nel 1985. «Il capolavoro di David parla di molte cose – ha detto –  ma uno dei suoi temi dominanti è il potere ipnotizzante del cinema e una delle sue figure centrali è James O. Incandenza, i cui film, in un modo o nell' altro, hanno lasciato un' impronta indelebile su tutti i personaggi del romanzo». La nota numero 24 di Infinite Jest riporta l’intera filmografia di Incandenza (che nel libro muore suicida, dopo aver infilato la testa in un forno a microonde) che occupa otto pagine fitte in caratteri minuscoli. «Nelle note finali scopriamo che Infinite Jest è il titolo di uno dei film di Incandenza – afferma la curatrice – sicché il lettore puntiglioso si accorge che è essenziale leggere le note a piè di pagina». In due punti di The Cinema Book, Wallace annotò a mano le parole Infinite Jest. Nella sezione su Roberto Rossellini Wallace volle fare un omaggio al grande regista italiano scrivendo: «Rossellini + "ad-hoc" structure-Infinite Jest».

Tra i numerosi scrittori e critici amici di David Wallace, Jonathan Franzen, considerato uno dei migliori talenti letterari d’America, autore de Le correzioni, che gli ha dato fama mondiale, ha ricordato le lettere e le chiacchierate scambiate tra loro negli anni, durante le quali erano riusciti a individuare qual è il fine della narrativa: stabilire un legame profondo con un altro essere umano, una via di fuga dalla solitudine, era la formula che ci mise d’accordo. «E dove, se non nella sua lingua scritta, Dave era totalmente e splendidamente capace di esercitare il controllo? Non esisteva scrittore vivente dotato di un virtuosismo retorico più autorevole, entusiasmante e inventivo del suo».  Poi Franzen ha detto che nell’ultima telefonata con Dave ad agosto, poco prima della morte, «mi ha chiesto di raccontargli una storia su come sarebbe migliorata la situazione e io gli ripetei» una serie di considerazioni consolatorie, di spirargli di speranza, che «era un saputone cocciuto con la smania di controllare tutto – “Anche tu, mi rimbeccò” – e dissi che certe volte l’unico modo per obbligare noi stessi ad aprirci è soffrire le pene dell’inferno e arrivare a un soffio dell’autodistruzione» e infine che «le cose migliori doveva ancora scriverle». E lui: «Mi piace questa storia. Mi faresti il favore di telefonarmi ogni quattro o cinque giorni e di raccontarmene un’altra così?». Ma non ci fu un’altra volta.     

Tornando a The Pale King, che racconta la storia di un gruppo di impiegati del Fisco in una cittadina del Middle West, non sono circolate molte notizie, salvo che se n’è potuto leggere un brano anticipato tempo fa dal New Yorker. Il personaggio centrale di queste pagine, che si chiama Chris Fogle, giocherella con un pallone da calcio cercando di farlo girare su un dito mentre segue in tv una soap-opera il cui strano titolo si trasforma in un ossessionante ritornello. Per leggere il romanzo, così come l’ha lasciato l’autore, il lettore italiano deve aspettare ancora circa un anno.

Si può aggiungere che più o meno nello stesso periodo uscirà un volume di circa trecento pagine dedicato a David Foster Wallace da David Lidsky, che Martina Testa, direttore editoriale di minimum fax, sta traducendo. È un ritratto a tutto campo del mitico scrittore americano troppo presto scomparso, disegnato da Lidsky grazie alle dichiarazioni e confessioni rilasciategli da Wallace nel corso di un gran numero di conversazioni.

Da ultimo ricordiamo la recente uscita presso Casagrande dello splendido reportage di Foster Wallace Roger Federer come esperienza religiosa, segnalato della rubrica Cominciamo dal principio che appare in questo numero delle Reti di Dedalus.

 





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