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ATTESA
PER IL ROMANZO INCOMPLETO
Una miniera di inediti,
appunti, lettere
nel garage di David Foster Wallace
Ancora deluse le attese di
centinaia di critici e scrittori e di milioni di lettori in tutto il mondo per
l’uscita del nuovo romanzo di David
Foster Wallace, l’amatissimo narratore, filosofo e saggista americano che
si è dato la morte il 12 settembre 2008 per una profonda crisi depressiva. The Pale King (Il Re Pallido), terzo romanzo
di Foster Wallace, lasciato incompiuto dopo un lavoro di anni, uscirà negli Usa
nell’aprile del 2011 secondo quanto annunciato dall’editore Little, Brown and
Company e quindi apparirà in Italia presso Einaudi soltanto nell’autunno del prossimo
anno.
Il manoscritto è circa un terzo della
stesura completa che l’autore aveva previsto in cinquemila pagine, da ridurre a
mille al momento della pubblicazione. Era questo il metodo di lavoro seguito da
Foster Wallace, come lui stesso ha spiegato in una lunga conversazione con Dave Eggers, lo scrittore divenuto famoso nel 2000 al suo esordio con La struggente
opera di un formidabile genio. «Di solito il mio modus operandi –
confidava David Foster Wallace – consiste nel mettermi a lavorare
contemporaneamente su un sacco di cose diverse, che a un certo punto o prendono
vita (ai miei occhi) oppure no. Una buona metà non prende vita e a me manca la
disciplina-costanza di lavorare a lungo su qualcosa che mi sembra morto, perciò
lo lascio perdere o lo metto via o gli rubo dei pezzi per altre cose». Insomma,
aggiungeva, arriveranno al lettore «solo le cose che per me, a livello
empatico, sono vive. Solo quelle vale la pena di finirle, sistemarle, editarle,
adeguarle alle norme redazionali, ritoccarle nei minimi dettagli e così via (so
che conosci l’angoscia e la fatica esistenziale di dover tornare e ritornare
mille volte su quelle cazzo di pagine quando stai per pubblicarle)».
Il romanzo incompleto The Pale King è stato ritrovato nel
garage della casa di Claremont, California, dove David Foster Wallace viveva con la moglie Karen Green e dove si è tolto la vita due anni fa a soli 46 anni,
essendo nato a Ithaca, Stato di New York, nel 1962. Ma, oltre al manoscritto di
The Pale King, quel garage umido e
pieno di ragni si è rivelato una miniera preziosa, sia pure in totale
disordine, offrendo un materiale enorme che va dalla fine degli anni ’60 fino
al 2008 e comprende migliaia di carte di pugno dello scrittore, di appunti,
bozze delle sue opere, poesie scritte da quando era alle elementari fino al
liceo, dizionari che leggeva con attenzione o meglio studiava parola per
parola, lettere con i suoi editor.
Traspare dalle frasi dette a
Eggers e dall’esame del materiale del garage l’ossessione dello scrittore nella
ricerca della forma perfetta, la correzione delle bozze in fasi successive,
ciascuna indicata con colori diversi, il puntiglioso lavoro di lima, la
consultazione del vocabolario, il cambiamento di una parola ripetuto più volte,
fino a raggiungere il livello di scrittura desiderato. La stessa scrupolosa
ricerca della perfezione assediava Foster Wallace nella stesura dei testi, dal magnifico
romanzo con il quale esordì nel 1987, La
scopa del sistema, al suo secondo romanzo, il fluviale Infinite Jest, editi da Fandango e poi da Einaudi Stile Libero, e al
gran numero di racconti, reportage, saggi come Tennis, Tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non
farò mai più) del 1997 e La ragazza
dai capelli strani (editore minimum
fax), Brevi interviste con uomini schifosi
(1999), Oblio (2004), Considera l’aragosta del 2006 (tutti
usciti da Einaudi). Una scrittura complessa
ma suggestiva, geniale, ironica, ricca, come incalzata di continuo da
un’ispirazione incontinente, che doveva cogliere ogni spunto per aggiungere in sorprendenti
note lunghe pagine su pagine, recuperi, associazioni
di idee, perfino spiegazioni tecniche.
Recuperato e riordinato da Bonnie Nadell, amica e agente
letteraria di Wallace, e da sua moglie
Karen, il grande archivio è consultabile
presso l’Harry Ransom Center dell’Università del Texas ad Austin, considerato
uno dei centri culturali più importanti del mondo, dato che conserva oltre 36
milioni di manoscritti e documenti relativi a scrittori come James Joyce, Samuel Beckett, Don DeLillo,
Norman Mailer e Doris Lessing. Esposta
anche la biblioteca personale di David Foster Wallace, che comprende più di
duecento libri, tra cui il dizionario con molte parole da lui cerchiate a mano
perché l’avevano particolarmente colpito e pensava di poterle usare scrivendo,
e le opere di Don DeLillo, Cormac
McCarthy, John Updike e tanti altri, pieni di annotazioni. Inoltre la casa
editrice Little, Brown and Company ha donato al Ransom Center tutte le lettere scambiate
da David con amici scrittori e con gli editori e anche un gran numero di
documenti riguardanti le sue opere. E ancora: nella mole del materiale
recuperato spunta anche la prima opera firmata da David Foster Wallace: la
poesia Viking Poem, scritta a sette
anni. E poi i temi scolastici su Orgoglio
e Pregiudizio e su Moby Dick e quattro
numeri del magazine Sabrina, fondato con
Mark Costello, suo compagno di
stanza alla Amherst University.
Chi si mette a rovistare e a
sfogliare le carte di questa fitta collezione si rende conto della
straordinaria qualità intellettuale dell’autore. Parlando dei libri della sua
biblioteca, la curatrice Molly Schwartzburg ha dichiarato che «Wallace
sottolineava interi passaggi, faceva commenti ai margini e utilizzava la
copertina e l’ultima pagina dei libri per segnare note, liste di vocaboli e
idee. Il suo amore per le parole, il loro suono e l’etimologia erano
sorprendenti». A proposito di Infinite
Jest, la Schwartzburg
ha ricordato che una delle principali fonti d’ispirazione fu The Cinema Book, curato da Pam Cook nel 1985. «Il capolavoro di
David parla di molte cose – ha detto – ma
uno dei suoi temi dominanti è il potere ipnotizzante del cinema e una delle sue
figure centrali è James O. Incandenza, i cui film, in un modo o nell' altro,
hanno lasciato un' impronta indelebile su tutti i personaggi del romanzo». La
nota numero 24 di Infinite Jest riporta
l’intera filmografia di Incandenza (che nel libro muore suicida, dopo aver
infilato la testa in un forno a microonde) che occupa otto pagine fitte in
caratteri minuscoli. «Nelle note finali scopriamo che Infinite Jest è il titolo di uno dei film di Incandenza – afferma
la curatrice – sicché il lettore puntiglioso si accorge che è essenziale
leggere le note a piè di pagina». In due punti di The Cinema Book, Wallace annotò a mano le parole Infinite Jest. Nella sezione su Roberto Rossellini Wallace volle fare
un omaggio al grande regista italiano scrivendo: «Rossellini + "ad-hoc"
structure-Infinite Jest».
Tra i numerosi scrittori e
critici amici di David Wallace, Jonathan
Franzen, considerato uno dei migliori talenti letterari d’America, autore
de Le correzioni, che gli ha dato
fama mondiale, ha ricordato le lettere e le chiacchierate scambiate tra loro
negli anni, durante le quali erano riusciti a individuare qual è il fine della
narrativa: stabilire un legame profondo con un altro essere umano, una via di
fuga dalla solitudine, era la formula che ci mise d’accordo. «E dove, se non
nella sua lingua scritta, Dave era totalmente e splendidamente capace di
esercitare il controllo? Non esisteva scrittore vivente dotato di un
virtuosismo retorico più autorevole, entusiasmante e inventivo del suo». Poi Franzen ha detto che nell’ultima
telefonata con Dave ad agosto, poco prima della morte, «mi ha chiesto di
raccontargli una storia su come sarebbe migliorata la situazione e io gli
ripetei» una serie di considerazioni consolatorie, di spirargli di speranza,
che «era un saputone cocciuto con la smania di controllare tutto – “Anche tu,
mi rimbeccò” – e dissi che certe volte l’unico modo per obbligare noi stessi ad
aprirci è soffrire le pene dell’inferno e arrivare a un soffio
dell’autodistruzione» e infine che «le cose migliori doveva ancora scriverle».
E lui: «Mi piace questa storia. Mi faresti il favore di telefonarmi ogni
quattro o cinque giorni e di raccontarmene un’altra così?». Ma non ci fu
un’altra volta.
Tornando a The Pale King, che racconta la storia di un gruppo di impiegati del
Fisco in una cittadina del Middle West, non sono circolate molte notizie, salvo
che se n’è potuto leggere un brano anticipato tempo fa dal New Yorker. Il personaggio centrale di queste pagine, che si chiama
Chris Fogle, giocherella con un pallone da calcio cercando di farlo girare su
un dito mentre segue in tv una soap-opera il cui strano titolo si trasforma in
un ossessionante ritornello. Per leggere il romanzo, così come l’ha lasciato
l’autore, il lettore italiano deve aspettare ancora circa un anno.
Si può aggiungere che più o meno
nello stesso periodo uscirà un volume di circa trecento pagine dedicato a David
Foster Wallace da David Lidsky, che Martina Testa, direttore editoriale di
minimum fax, sta traducendo. È un ritratto a tutto campo del mitico scrittore
americano troppo presto scomparso, disegnato da Lidsky grazie alle dichiarazioni
e confessioni rilasciategli da Wallace nel corso di un gran numero di conversazioni.
Da ultimo ricordiamo la recente uscita
presso Casagrande dello splendido reportage di Foster Wallace Roger Federer come esperienza religiosa,
segnalato della rubrica Cominciamo dal
principio che appare in questo numero delle Reti di Dedalus.
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